“Liberiamo nodi, tessiamo trame” è lo slogan scelto da Non Una di Meno per lanciare l’assemblea nazionale prevista nelle giornate del 12 e 13 aprile a Genova, presso Palazzo Ducale.
Il movimento transfemminista si dà quindi nuovamente appuntamento in presenza, per la prima volta a Genova, per “intessere le trame che hanno abitato le piazze dell’8 marzo appena trascorso”. Una due giorni per fare il punto sulla fase politica attuale, interna ed esterna al movimento, condividere pratiche e intessere riflessioni. Il tutto attraverso un fitto programma tra assemblee plenarie e 4 tavoli tematici: violenza di genere, guerra e disarmo, educazione e formazione, cura del movimento.
L’assemblea nazionale di Non Una di Meno si svolgerà in concomitanza e sinergia con l’assemblea nazionale di Non Sulla Nostra Pelle, in programma negli stessi giorni a Palermo. “Da nord a sud vogliamo costruire legami e resistenza – scrivono le transfemminist* sui propri profili social – perché le lotte si intersecano e non esiste lotta antirazzista che non sia transfemminista e viceversa. Abbiamo deciso di connettere questi due momenti politici e di unire le nostre voci e le nostre rivendicazioni. Perché “La libertà è una lotta costante” A. Davis
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Caterina di Non Una di Meno Genova Ascolta o scarica
Il testo di convocazione di Non Una di Meno
LIBERIAMO NODI, TESSIAMO TRAME
Mentre scriviamo stiamo occupando nuovamente lo spazio pubblico, fisico e virtuale, per lx ultimx sorellx uccisx e per quellx che non hanno goduto e non godranno dello stesso clamore mediatico. Ancora una volta ci siamo ritrovatx a rompere la politica del silenzio promossa da istituzioni e comunità diseducante e a fare rumore in ogni città, stringendoci forte nel dolore e nella rabbia: perché tutte le retoriche e tutte le misure adottate dal governo, innanzitutto ma non solo quelle che dovrebbero contrastare la violenza di genere, sono in realtà la causa del problema.
Non ci siamo mai fermatx: dopo la potenza espressa dalla nona marea transfemminista del 25 novembre e dallo sciopero globale dell’8 marzo, il 12 e 13 aprile ci riuniamo in assemblea nazionale a Genova, per confrontarci sul posizionamento, le possibilità e i limiti del movimento femminista e transfemminista in questa fase.
Ci riuniamo in un contesto italiano e internazionale dominato dalla violenza patriarcale promossa come “legittima rivalsa”, esplicitamente antifemminista, da stati e governi di destra estrema, che stanno consolidando alleanze e allineando le loro politiche. Da Trump a Milei, passando per i loro alleati europei governo italiano in testa, la priorità della restaurazione del binarismo di genere, meglio se in seno alla famiglia eterosessuale, viene coniugata con un feroce ed esplicito razzismo. Stanno fomentando il loro elettorato con l’individuazione di “nemici”, a cui vengono tolti diritti e resa la vita impossibile, stanno costruendo odio sociale verso persone trans* e non binarie, corpi femminili e femminilizzati, corpi queer, persone migranti e loro discendenti. Contesto internazionale segnato dal riarmo, della finanziarizzazione dell’economia e dalla crisi economica, da quella climatica, dalla ridefinzione delle democrazie. Sentiamo il bisogno di confrontarci e organizzarci, per reagire insieme al senso di impotenza e disperazione, mettere in atto pratiche per trasformare l’esistente e tutelarci collettivamente.
Ci riuniamo per condividere e aggiornare riflessioni e pratiche per opporci alla guerra, intesa come massima espressione della violenza patriarcale e della disumanizzazione, come sistema che ridefinisce i rapporti di produzione e riproduzione, moltiplica i confini e distrugge i territori insieme a ogni forma di vita, ipotecando il futuro di generazioni; ma anche intesa come paradigma che si estende alle relazioni sociali e normalizza la violenza, incarna la legge del più forte ed esprime una postura machista e nazionalista di abitare il mondo. Ci opponiamo al genocidio perpetrato da Israele e da questa angolazione lottiamo per la fine dell’occupazione coloniale della Palestina presente e futura. Sosteniamo l’orizzonte politico e sociale dell’amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est. Sentiamo forte la connessione con quei territori in cui la guerra vuol dire bombardamenti, sfollamenti, mutilazioni e distruzioni, in cui a pagare il prezzo più alto sono civili: innanzitutto le donne e le soggettività non conformi, le persone piccole, quelle malate e lx anzianx.
Vogliamo allargare al massimo il contrasto al piano ReArm Europe con cui l’Unione Europea si impegna a trovare 800 miliardi da investire nella ricerca e nella produzione bellica e approva lo sforamento del tetto di bilancio – mentre la priorità della transizione ecologica viene negata. Non vogliamo continuare a subire gli effetti di un’economia di guerra che concentra tutte le risorse nell’industria bellica, lasciandoci con un’inflazione che ci rende sempre più poverx, mentre le donne sono le più disoccupate proprio perché prestano lavoro di cura gratuito, nel contesto della famiglia eterosessuale, per supplire ai tagli al welfare – e quando lavorano hanno i salari più bassi e i contratti più precari. Vogliamo ampliare contaminare le lotte contro la riconversione industriale bellica.
Siamo contro la guerra che attraversa le nostre città, almeno in due sensi: per la presenza di fabbriche di morte e della loro logistica – con profitti stellari fatti seminando devastazione – e per l’istituzione di “zone rosse” dove ogni arbitrio poliziesco è concesso in nome di una disciplina classista e razzista che genera caos e alimenta le disuguaglianze. Ci riuniamo in assemblea per confrontarci e organizzarci su risposte efficaci all’avanzata delle destre fasciste in Italia, in Europa e in tutto il mondo, nel pieno di una deriva autoritaria che chiude progressivamente gli spazi di lotta e di partecipazione democratica. Grave in questo senso l’approvazione in Consiglio dei Ministri del più che contestato DDL 1660(il cosiddetto “Decreto Sicurezza”), che imprime un’enorme stretta repressiva, criminalizzando comportamenti sociali dex poverx delle metropoli e di chi lotta, ed estendendo il ricorso a misure carcerarie.
Con un’attività legislativa martellante, dagli USA all’Argentina, dall’Ungheria all’Italia, ogni giorno si passa dall’agitazione propagandistica all’azione, sotto un segno razzista, nazionalista, omo-lesbo-bi-trans-odiante, abilista e misogino, prevedendo pene, punizioni, tagli, sottrazione di diritti, restrizione di tutele per il lavoro dipendente. Alle nostre lotte, i governi ultra-reazionari rispondono con l’esplicito obiettivo di restaurare i ruoli di genere “tradizionali” e normalizzare la violenza. La reazione si manifesta con gli attacchi all’autodeterminazione di genere e all’aborto libero, sicuro e gratuito; con lo smantellamento del welfare basato sul lavoro gratuito delle donne, con lo svuotamento degli interventi antiviolenza femministi e transfemministi e il trasferimento di risorse ad associazioni “neutre” o anti-scelta; con il mancato sostegno ai progetti di vita delle persone con disabilità e caregivers; con la salute singolare e collettiva che diventa affare privato; con il boicottaggio dell’educazione alla sessualità e alle emozioni nelle scuole; con l’indottrinamento sul primato dei “valori occidentali” e cristiani espressi dalle nuove indicazioni nazionali per le scuole del primo ciclo, alla proposta di legge contro la fantomatica ideologia del gender nella scuola.
Ci incontriamo in assemblea per trovare insieme forme organizzative praticabili anche in questa fase in cui lottare è sempre più difficile, perché i tempi e gli spazi che abbiamo a disposizione vengono compressi dalle condizioni materiali sempre peggiori, con l’inflazione che assottiglia i salari, già troppo bassi, di lavori già troppo precari e sfruttati. Mentre ci dicono che non ci sono soldi per nulla salvo che per l’industria bellica, mentre i vincoli di bilancio possono saltare solo in nome del riarmo, abbiamo bisogno oggi più che mai di reclamare reddito universale, per garantirci l’autonomia economica, sottrarci ai ricatti della precarietà e della violenza di genere e liberare tempo per vivere, desiderare, tramare, lottare, amare, costruire un mondo giusto.
E’ fondamentale verificare vecchie e nuove forme, molteplici, attraverso cui dare voce e corpo all’opposizione sociale e transfemminista, un’opposizione già ampiamente diffusa, che vorremmo rinforzare per darle ancora più forza e continuità. Per rispondere insieme a questi attacchi multipli e senza precedenti, abbiamo bisogno di ascoltare e ascoltarci, costruire alleanze, contaminazioni, nuove relazioni, consapevoli che, seppure i posizionamenti possono essere diversi, dobbiamo provare a camminare insieme per trasformare l’esistente di tuttx.
Sabato 12 Aprile, dalle 10 alle 13, ci troveremo in assemblea plenaria per confrontarci sull’analisi della drammatica fase attuale, sul ruolo dei movimenti femministi e transfemministi e su campi, forme e pratiche di lotta che possiamo implementare.
Nel pomeriggio, ci divideremo in tavoli di lavoro sulla guerra, sulla scuola, sul contrasto alla violenza patriarcale, sulla cura del movimento.
Domenica 13 aprile, dalle 10 alle 16 ci riuniremo nuovamente in plenaria.