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Prima e dopo l'uccisione di Renée good il 7 ottobre a Minneapolis la resistenza contro l'assedio di ICE alla città si organizza e radicalizza. Un vasto movimento popolare che in un processo di acculturazione collettivo, di contaminazione tra città diverse impara a riconoscere le macchine in borghese, identificare e seguire gli agenti, cercando di rallentare, o quando possibile impedire, le deportazioni.
«Se veniamo attaccati dal nemico, è un bene, poiché ciò dimostra che
abbiamo tracciato una linea di demarcazione molto precisa tra noi e
il nemico. E se quest'ultimo ci attacca con violenza, dipingendoci a
fosche tinte e denigrando tutto ciò che noi facciamo, è meglio ancora,
poiché ciò dimostra non soltanto che noi abbiamo tracciato una linea
di demarcazione molto precisa tra noi e il nemico, ma anche che
abbiamo conseguito un notevole successo nel nostro lavoro».
Dopo la grande manifestazione del 31 gennaio a Torino abbiamo assistito a una forte reazione del governo in due direzioni: una stretta securitaria e autoritaria, già parte del suo programma da destra radicale, e un importante sforzo mediatico per attaccare l’opposizione reale, quella sociale e di piazza.
La nostra opposizione si manifesta attraverso un conflitto reale, costruito con percorsi di lotta dal basso, contro lo stato attuale delle cose, e, al contempo, attraverso iniziative di informazione e condivisione, formazione e dibattito, attività sociali a tutti i livelli. Basterà dire che abbiamo avuto conoscenza del servizio, in parte anche a noi dedicato, subito dopo una bella giornata di distribuzione indumenti nell’àmbito del nostro progetto di Guardaroba Solidale e apprestandoci a discutere della prosecuzione del percorso nazionale, tracciato a partire dalla grande assemblea del 17 gennaio a Torino. Siamo entrambe le cose, seppur per il potere ciò non sia concepibile né ammissibile, e in ogni caso da reprimere. Rifiutiamo e non ci riconosciamo nella dicotomia tra buoni e cattivi, sempre più spesso utilizzata da questo governo, come anche da quelli precedenti, per dividerci e criminalizzarci. L’apparato dello stato ci attacca con le sue armi. Dobbiamo sempre ricordare che, oltre alla necessità di difenderci, ciò offre opportunità e che la scelta del campo di battaglia spetta a noi. Crediamo che questo campo sia nei quartieri delle città, nei piccoli centri e in ogni comunità che si forma attorno a bisogni che questo sistema tradisce quotidianamente. Si trova nelle attività sociali e culturali che le realtà propongono dal basso. Si trova nei movimenti e nelle piazze che, con le loro specificità, sono attivi ogni giorno per creare un’opposizione concreta a questo stato di cose.
La lotta mediatica non ci appartiene: al momento è sproporzionata in termini di forze e la propaganda, che avvelena le persone sedute davanti alla TV, non può essere affrontata ad armi pari. Ma possiamo mostrare a tutti che cosa realmente siamo, nella quotidianità e nelle lotte, mantenendo la nostra identità, la nostra narrazione e soprattutto la nostra agenda, nella consapevolezza che un mondo diverso, senza disparità o ingiustizia, è possibile.
Ci appelliamo quindi a tutti i centri sociali, i collettivi, le assemblee e le realtà della città che vogliano condividere con noi idee e proposte per rilanciare un percorso cittadino di lotta, che difenda e promuova gli spazi e tutto ciò che facciamo quotidianamente, che unisca contro il costante attacco e ribalti il tavolo, che faccia vera opposizione in base alle proprie pratiche e specificità.
Proprio per questo invitiamo collettivi, percorsi e singole individualità ad un’assemblea per discutere di tutto il 1 marzo alle 14:30 presso il nostro spazio in via Aurelio Bacciarini, 12, Valle Aurelia.
Ci vedremo in piazza il 14 febbraio per L38 e il 21 febbraio in ricordo di Valerio Verbano. Ad Askatasuna la nostra solidarietà militante, vicinanza ideale e gratitudine per quanto fa e rappresenta.
A ZK Squat e Leoncavallo la complicità e la vicinanza per i recenti sgomberi. A L38 Squat, Officina 99, CaseMatte e Spin Time la solidarietà per le minacce ricevute. A tutti gli spazi e i collettivi oggi sotto attacco la nostra rabbia, perché, se continuiamo la lotta, gli apparati dello stato non potranno fermarci mai.
Contro il governo Meloni Contro ogni oppressore Contro il pacchetto sicurezza e l’attacco mediatico. In difesa degli spazi sociali e per il rilancio di un’opposizione reale, dal basso e conflittuale. Il popolo si ribella Ostinatamente,
Spazio Sociale Ex 51- Valle Aurelia - Roma, 11 febbraio 2026
Con la scrittrice Igiaba Scego commentiamo il particolare accanimento dell'ICE e del Presidente Trump contro la comunità somale statunitense. Inizialmente contro Ilhan Omar, deputata democratica aggredita a Minneapolis e poi creando un particolare accanimento contro tutta la comunità molto presente a Minneapolis. Un discorso che ci porta ad analizzare la struttura ancora colonialista da cui nascono gli USA e che non viene neanche affrontata nelle Università che come raccontano gli Epstein file sono sottomesse ai finanziatori e al potere.
Con Igiaba analizziamo anche la politica internazionale degli USA in Somalia e il riconoscimento della Somaliland da parte di alcuni paesi ma non riconosciuta dalla stessa Somalia.
Infine grosse sono le mobilitazione dalla comunità somala di resistenza all'ICE e alle politiche razziste e coloniali del Presidente Trump, una comunità allargata che ha saputo a sa aiutarsi in questo brutto momento dove per alcune famiglie è anche difficile uscire di casa.
Ddl anti-immigrazione, blocco navale, armi a Kiev, la ragnatela di Epstein
TUTTA SCENA CINEMA
giovedì 12 febbraio 2026 ore 14
ospiti:
● il regista Nicolangelo Gelormini presenta il suo film LA GIOIA (Ita, 2025)
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segnalazioni:
● il regista/montatore Francesco Di Gioia presenta il suo cortometraggio TERRA DEI PADRI (Ita, 2021)
● Stefano Pierpaoli di Filmstudio presentail ciclo di incontri CIAK! SI LEGGE - cinema letteratura società
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suggerimenti sui film in SALA a Roma e provincia:
● 2 Cuori e 2 capanne
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Tutta Scena / Visionari e il Cinema a ROR
Diari di Cineclub n°60, aprile 2018, pgg.59-60
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TUTTA SCENA CINEMA
trasmissione settimanale di cinema, il giovedì ore 14, sigla musicale: David Schacherl
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l'Archivio completto TuttaScenaCinema e Visionari:
2026 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2026/01/archivio-tutta-scena-cinema-2026
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buon ascolto!
In studio, con una compagna, parliamo del Rafiqueer Boat Project: una barca queer e transfemminista per la solidarietà globale al fianco della popolazione palestinese. Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più militarizzati del pianeta: un territorio di conquista coloniale attraversato da merci, armi, gas, petrolio e da chi può permettersi libertà di movimento. Per molte altre persone, invece, lo stesso mare è una frontiera segnata da stragi, segregazioni e torture: il luogo dove si spezzano le vite di chi, lasciando affetti e terre d'origine, tenta di costruirsi un futuro migliore rischiando tutto. Una barca queer e transfemminista autofinanziata navigherà questo mare inseme a Thousand Madleens e parteciperà alla flottiglia che la prossima primavera salperà verso la Palestina. La Rafiqueer Boat porterà con sé pratiche, relazioni e immaginari di chi si riconosce in un movimento globale di resistenza contro la violenza patriarcale. Negli ultimi anni, la propaganda omonazionalista messa in campo da Israele e, cioè, l'uso dei diritti LGBTQIA+ come vetrina per mostrarsi progressista mentre si occultano politiche coloniali e violenze sistematiche, ha superato un punto di non ritorno. Si è ormai intrecciata in modo tale con la logica nazionalista che giustifica la pulizia etnica e il genocidio contro la popolazione palestinese. Prendere il mare non è un gesto unilaterale di solidarietà; è un modo per unire resistenze, intrecciare lotte e testimoniare come colonialismo e patriarcato siano elementi inseparabili della stessa oppressione. E' possibile sostenere il Rafiqueer Boat Project qui.
Inoltre con un compagno, telefonicamente, parliamo della Global Sumud Flotilla che partirà per una nuova missione verso Gaza il 29 marzo: più di tremila persone su più di 100 imbarcazioni da oltre 100 Paesi. Nella conferenza stampa che c'è stata a Johannesburg, in Sudafrica, gli organizzatori hanno detto che si aspettano una partecipazione più ampia della prima Flotilla, conclusa ad ottobre quando le forze navali israeliane abbordarono e sequestrarono le oltre 40 imbarcazioni che facevano parte della flottiglia di aiuti umanitari. La partenza avverrà da Barcellona, seguita da Tunisia, Italia e altri porti del Mediterraneo: “Questa volta salperemo con migliaia di partecipanti, tra cui oltre mille medici, infermieri, operatori sanitari... Avremo con noi professionisti del settore sanitario. Avremo con noi eco-costruttori. Avremo con noi investigatori per crimini di guerra, il che rappresenta la differenza rispetto alla missione precedente” . Parallelamente alla missione marittima, verrà realizzato “un nuovo grande movimento riguardante la terra, un nuovo convoglio terrestre Sumud".
In una corrispondenza con un compagno da Cuba, approfondiamo la situazione nell'isola che, in questi giorni, sta affrontando sfide gigantesche a causa dell'inasprimento del bloqueo criminale da parte dell'amministrazione Trump. Il governo rivoluzionario sta attuando misure eccezionali per riorganizzare tutti i settori della vita economica e sociale; è stato necessario ristrutturare le attività scolastiche e sanitarie: gli ospedali stanno concentrando lo sfruttamento del flusso energetico disponibile per la salvaguardia delle situazioni più complicate, che comportano il rischio di vita. Nel frattempo, si stanno costruendo parchi fotovoltaici per assicurare l'approvvigionamento quotidiano e la completa sovranità energetica dell'isola. Il discorso si sposta quindi su quanto accaduto in Venezuela il 3 gennaio 2026, che ha segnato uno spartiacque enorme, che ha profondamente scosso il popolo cubano. Enormi mobilitazioni spontanee, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, si sono svolte in occasione del rientro a Cuba delle salme dei compagni caduti in Venezuela e nei giorni successivi. Tutti gli sforzi si stanno concentrando sull'obiettivo di difendere il paese e la rivoluzione. In chiusura l'invito di rompere il silenzio mediatico e le false notizie ascoltando e leggendo i mezzi di informazione cubani.
Ottava puntata di una trasmissione dedicata alla condivisione di cori e canti di lotta.
menù del giorno:
> Violeta Parra, Anita Tijoux, Beatriz Pichi Malen
> (Manman) La grev baré mwen
> Dans nos chants
scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)
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