Radio Onda Rossa

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Radio Onda Rossa episodes

  • Beirut: in migliaia in piazza contro il progetto di bilancio 2026

    Nell’ audio che ci arriva dal Libano, Elisa, fotoreporter e giornalista freelance, ci aggiorna sui continui attacchi israeliani nel sud e ci racconta la manifestazione che ieri , 27 gennaio, c’è stata davanti al Parlamento di Beirut. Migliaia di persone si sono radunate mentre nel parlamento iniziava l’esame del progetto di bilancio 2026. Militari in pensione, insegnanti del pubblico, funzionari e inquilini hanno occupato le strade attorno a Place des Martyrs e a Riad el-Solh per chiedere adeguamenti salariali e pensionistici che tengano conto di un’inflazione che, dal collasso economico del 2019, ha svuotato stipendi e rendite fino a renderli insufficienti alla sopravvivenza.

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  • Antisionismo non è Antisemitismo

    Corrispondenza dal Presidio a Piazza Capranica. Mercoledì 29 gennaio - Ore 17:00

    di seguito il Comunicato di convocazione del Movimento Studenti Palestinesi in Italia

    Negli ultimi mesi assistiamo a un’escalation sempre più evidente di repressione politica: una strategia che punta a impedire le manifestazioni, a intimidire chi scende in piazza e a criminalizzare il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. 

    È in corso una vera e propria guerra psicologica per scoraggiare la partecipazione, colpire il dissenso e limitare il diritto costituzionale alla libertà di espressione e di manifestazione.
    Le mobilitazioni degli ultimi due anni — in particolare quelle di settembre e ottobre — hanno dimostrato la forza di questo movimento: scioperi generali, manifestazioni oceaniche, culminate il 4 ottobre a Roma con oltre un milione di persone in piazza per la Palestina.
    Un numero che ha spaventato il governo.
    Non è un caso che proprio in quella fase arriva il cosiddetto “piano di pace” di Trump: un piano che di pace non ha nulla, un progetto apertamente colonialista, che punta alla cancellazione di Gaza, alla sua “ricostruzione” sulle macerie e all’espulsione del popolo palestinese.
    Parallelamente, da destra alla cosiddetta sinistra, avanza un attacco legislativo senza precedenti.
    Sono sette i disegni di legge attualmente all’esame della commissione: quelli presentati da Massimiliano Romeo (lega), Maurizio Gasparri (Forza Italia), Ivan Scalfarotto (Italia viva) e, già dal novembre scorso, anche da graziano Delrio (partito democratico), a cui si sono aggiunti i testi di Fratelli d’Italia, movimento 5 stelle e Noi Moderati.
    È particolarmente grave il ruolo di Delrio e dei firmatari del suo disegno di legge, che ritenendo “insufficiente” il DDL Gasparri 1627, hanno scelto di superarlo a destra, presentando il DDL 1722, che rafforza ulteriormente l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo.
    Un salto di qualità repressivo che chiarisce l’obiettivo politico: mettere un vero e proprio bavaglio sulla Palestina, colpire il movimento, rendere rischioso e perseguibile esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare i crimini dello stato di Israele.
    In questo quadro si adotta la definizione IHRA di antisemitismo, secondo la quale:
    “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei.
    Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o le loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
    Una definizione che viene strumentalizzata per confondere deliberatamente la critica politica allo stato di israele con l’odio antiebraico, aprendo la strada alla repressione delle piazze, alla censura e alla criminalizzazione del dissenso.
    Noi lo diciamo con forza: il movimento per la Palestina non è antisemita.
    L’antisemitismo è odio verso gli ebrei in quanto tali, e noi questo odio non lo abbiamo.
    Esistono in tutto il mondo ebrei antisionisti, che rifiutano che la propria identità venga usata per giustificare occupazione, apartheid e genocidio.
    Opporsi al progetto sionista e criticare lo stato di Israele non solo è legittimo, è doveroso.
    Benjamin Netanyahu, responsabile politico dello sterminio in corso a gaza, dovrebbe essere arrestato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come affermato dalla corte penale internazionale.
    Questo dimostra chiaramente chi è il vero criminale e chi, invece, viene colpito per aver denunciato l’ingiustizia.
    Il fatto che in italia si tenti di imporre per legge il silenzio sulla palestina e sulle responsabilità di israele dimostra come gli apparati politici e ideologici israeliani stiano imponendo i propri diktat anche qui, esportando un modello repressivo che punta a normalizzare guerra, occupazione e apartheid.
    È in atto un processo di israelizzazione della società, sostenuto dalla stretta repressiva in italia, in cui chi denuncia un genocidio viene perseguito, mentre chi lo commette viene protetto.
    Siamo orgogliosamente antisionisti e non permetteremo che decreti repressivi e leggi liberticide ci zittiscano.
    Per questo scendiamo di nuovo in piazza.

     

    8 min
  • [Da Roma a Bangkok] Proteste contro gli investimenti cinesi nel mondo

    La quantità di investimenti e infrastrutture sviluppate dalla Cina in giro per il mondo negli ultimi 20 anni è, in un certo qual modo, di dimensione epocale. In questa trasmissione, affrontiamo il tema delle conseguenze sociali, economiche e culturali che la costruzione di queste infrastrutture ha determinato sulle popolazioni, in particolare su quelle indigene o su quelle che vivono ai margini delle società o, ancora, su quelle che più semplicemente vivono in zone devastate dalle infrastrutture. Ci soffermiamo, soprattutto, sulle proteste che gli investimenti cinesi hanno ingenerato in America Latina, Africa e Asia.

    0 min
  • Libertà per Amir Babai

    In una corrispondenza con un compagno del "Comitato oltre i confini", nato nel 2024 in Calabria per offrire supporto legale ed economico alle persone ingiustamente accusate di scafismo, facciamo il punto sulla situazione di Amir Babai, già condannato a sei anni in primo grado, che dovrà affrontare il processo di appello a febbraio. Amir, che ha già tentato il suicidio in carcere, era coimputato in primo grado con Marjan Jamali, che invece, nella stessa occasione, è stata assolta. Riflettiamo quindi sul carattere ingiusto e propagandistico delle imputazioni di "scafismo", che colpiscono in maniera indiscriminata persone che fuggono da condizioni materiali di vita insostenibili per cercare un futuro migliore in Italia, dove invece vengono ricattate e sfruttate.

    Contatti del Comitato Oltre i confini: [email protected]


     
    24 min
  • Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità

    Un breve aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità", partita mercoledì 28 gennaio da Salonicco e diretta in Rojava per portare solidarietà concreta alla resistenza del Kurdistan. Il percorso della carovana è stato accolto con partecipazione da compagni e compagne e sono state organizzate mobilitazioni a sostegno dell'iniziativa. In termini più generali, in questi giorni, le iniziative di solidarietà tese a raggiungere il Bakur (Kurdistan turco) si stanno moltiplicando attraverso diversi canali. La corrispondenza si conclude con un appello a tutte e a tutti a continuare a prestare attenzione e sostegno alla situazione in Rojava e a mantenere viva la solidarietà internazionale.

    13 min
  • [Blekket] NEVER SAY NEVER VVVVERSION

    JADECORE/YUNG AEON - TENTATIVE - TROTSKI NAUTIQUE - CHEVAL DE TRAIT - VIOLETOV GENERAL - TAMPAX - CUASI MALEABLE - DALLE BETON - AMMAR 808 - HELLO PSYCHOALEPPO/CHADEN - RAYESS BEK - NESHEZ - SOVIET SUPREME - ROMEO VOID - BETTY TROUPE - ANNE ARTIKEL - EVVY SHARK - WORMMOTHER - ORANGEPEELMYSTIC - PHIXEL -LAMAKKINAA - IANNIS ANISAKIS....FEDHOLTS - THE EAT - GUILTY RAZOR - UK SUBS

    2 hr 9 min
  • Biji Berxwedana Rojava (Viva la Resistenza del Rojava)

    L’audio che ascolterete è la testimonianza politica di Nesli, compagna curda nata nel Kurdistan del Nord. Nel suo intervento ricostruisce il contesto storico e politico della repressione dello Stato turco contro il popolo curdo e racconta l’esperienza del Rojava, nel Nord-Est della Siria. Parla della guerra in Siria, della lotta contro l’ISIS, della nascita delle forze di autodifesa e del modello politico del confederalismo democratico, basato sull’autogoverno dei popoli e sulla centralità della liberazione delle donne. L’intervento affronta anche gli attacchi in corso contro Rojava, il ruolo della Turchia, delle potenze internazionali e i rischi attuali per questo esperimento politico unico.

    Jin Jiyan Azadî

    24 min
  • La lotta delle donne contro il ddl stupri

    Un commento di una compagna del Centro Donna Lisa su ciò che è avvenuto il 27\01 fuori dal Senato alle compagne in conferenza stampa con grande resistenza e dignità contro la votazione in Commissione Giustizia del ddl stupri. 

    Prossimi appuntamenti:

    - 15 febbraio mobilitazioni territoriali 

    - 28 febbraio mobilitazione nazionale 

     

     

     

     

     

    9 min
  • Colpit dall'accordo UE-Mercosur da Nord a Sud del mondo (1/4: Redazionale completo)

    In questo redazionale proveremo ad attraversare le contraddizioni relative al trattato UE-Mercosur, ascoltando voci che arrivano dal Brasile, dalle mobilitazioni francesi contro l’agricoltura industriale e da ricercatorx italianx che da tempo analizzano criticamente questo accordo. Un percorso per capire cosa c’è davvero dietro il trattato UE-Mercosur e perché rappresenta una minaccia concreta per il clima, i territori e l’autodeterminazione dei popoli.

    Con noi al telefono Claudia Terra e Federico Scirchio, ricercator* indipendenti. 

    Contributi audio da Stephane Galais (Confederation Paysanne, Francia) e Moisés Borges (MAB/Via Campesina, Brasile).  

    1 hr 26 min
  • Colpit dall'accordo UE-Mercosur da Nord a Sud del mondo (2/4: Intervento Lourdes Huanca, leader indigena peruviana, durante la Cupula dos Povos (14/11/25, Belém, Brasile))

    In questo redazionale proveremo ad attraversare le contraddizioni relative al trattato UE-Mercosur, ascoltando voci che arrivano dal Brasile, dalle mobilitazioni francesi contro l’agricoltura industriale e da ricercatorx italianx che da tempo analizzano criticamente questo accordo. Un percorso per capire cosa c’è davvero dietro il trattato UE-Mercosur e perché rappresenta una minaccia concreta per il clima, i territori e l’autodeterminazione dei popoli.

    Con noi al telefono Claudia Terra e Federico Scirchio, ricercator* indipendenti. 

    Contributi audio da Stephane Galais (Confederation Paysanne, Francia) e Moisés Borges (MAB/Via Campesina, Brasile).  

    14 min

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