Radio Onda Rossa

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Radio Onda Rossa episodes

  • Colpit dall'accordo UE-Mercosur da Nord a Sud del mondo (3/4: Audio Moises Borges (MAB/Via Campesina, Brasile))

    In questo redazionale proveremo ad attraversare le contraddizioni relative al trattato UE-Mercosur, ascoltando voci che arrivano dal Brasile, dalle mobilitazioni francesi contro l’agricoltura industriale e da ricercatorx italianx che da tempo analizzano criticamente questo accordo. Un percorso per capire cosa c’è davvero dietro il trattato UE-Mercosur e perché rappresenta una minaccia concreta per il clima, i territori e l’autodeterminazione dei popoli.

    Con noi al telefono Claudia Terra e Federico Scirchio, ricercator* indipendenti. 

    Contributi audio da Stephane Galais (Confederation Paysanne, Francia) e Moisés Borges (MAB/Via Campesina, Brasile).  

    21 min
  • Colpit dall'accordo UE-Mercosur da Nord a Sud del mondo (4/4: Audio Stephane Galais (Confederation Paysanne, Francia) )

    In questo redazionale proveremo ad attraversare le contraddizioni relative al trattato UE-Mercosur, ascoltando voci che arrivano dal Brasile, dalle mobilitazioni francesi contro l’agricoltura industriale e da ricercatorx italianx che da tempo analizzano criticamente questo accordo. Un percorso per capire cosa c’è davvero dietro il trattato UE-Mercosur e perché rappresenta una minaccia concreta per il clima, i territori e l’autodeterminazione dei popoli.

    Con noi al telefono Claudia Terra e Federico Scirchio, ricercator* indipendenti. 

    Contributi audio da Stephane Galais (Confederation Paysanne, Francia) e Moisés Borges (MAB/Via Campesina, Brasile).  

    23 min
  • Una lettera di Paolo Todde dal carcere di Uta

    UNA LETTERA DI PAOLO DA UTA


    Mi chiamo Paolo Todde ed il 16/12/2025 ho presenziato ad un’udienza del tribunale della libertà/riesame a Cagliari, concernente la mia richiesta di mutare la mia detenzione carceraria, in quella meno afflittiva dei domiciliari con braccialetto elettronico.
    In quell’udienza avrei voluto parlare di carcere, non ci sono riuscito, perché in parte mi è stato impedito dal presidente, ed anche dal mio stato d’animo molto nervoso ed ansioso.
    Ho un tarlo che mi rode, mi sta consumando piano piano, perché devo riuscire a parlare di carcere in maniera esaustiva, senza peli sulla lingua e con poche paure dietro, questo tra l’altro lo devo ai morti, ai disperati di questo lager.
    Mi sono sempre occupato di carcere nella mia vita, ed una volta che ci sono finito dentro, ho potuto sperimentare, documentare la vigliaccheria, il sadismo dei “Lei non sa chi sono io”, ed è stato quindi per me molto facile parlare con l’esterno, su come si vive in un carcere dello stato italico.
    Questo mio documentare con l’esterno è stato visto dalla componente securitaria, come la rottura di un tabù.
    Di carcere, fuori meno se ne sa meglio è, tra l’altro quando gli organi di informazione, quando parlano di carcere, fanno i velinari dei sindacati dei secondini, che in quanto a lamentele sono esperti, ma nessuno si degna di ascoltare/sentire i prigionieri, di noi/loro si parla se in “negativo” di aggressioni ai secondini (senza però chiedersene le ragioni, se in “positivo” quando fanno croci per il giubileo, scrivono poesie e balle varie.
    La galera è altro, è sofferenza, è lontananza dagli affetti, è anche stare nelle mani di loschi figuri in divisa, che il più delle volte non hanno nessuna idea di come ci si comporti con la controparte (siamo noi prigionieri), oppure scaricano frustrazioni esterne sul disgraziato di turno che hanno davanti, e meno male che non sono tutti così miseri.
    Io di questo parlavo, e parlerò, però come dicevo prima i tabù non bisogna sfiorarli, perché poi in breve tempo sono iniziate le manovre dilatorie, provocazioni di bassa lega nei miei confronti.
    La prima che ricordo è stata quando io, comprando in carcere l’”Unione Sarda”, lo ricevevo alle 8 di sera se non anche il giorno dopo. A quel punto dopo varie settimane passate in questa maniera, decidemmo io e L. (una compagna), che lei mi spedisse i quotidiani (una volta la settimana) tramite piego libri (le vecchie stampe).
    Anche qui il diavolo (in divisa) si mise a fare i dispetti.
    Per ritirare i giornali dovevo (supinamente) che questi invii figurassero come pacchi postali, ovviamente io rifiutavo tutto ciò, ed i giornali si accumulavano nel casellario del carcere, tutto questo era fatto per impedire alle persone che venivano in carcere a farmi colloquio, di portarmi dei pacchi con roba da mangiare, vestiario e altre cose permesse.
    In un mese ogni prigioniero non può ricevere più di 4 pacchi, per un max di 20 kg al mese, al conto non si possono mettere giornali, riviste, libri perché hanno un’altra procedura.
    “Maestri” di questa viltà erano Pinto e Nonnis (due secondini), uno coordinatore del piano (il 2º in questo caso) l’altro al casellario, alla fine un brigadiere della sorveglianza ha risolto il tutto, facendomi avere giornali (una cinquantina), riviste e libri, non so come abbia saputo di questo stupido giochetto.
    Sono diversi mesi che io cerco di poter fare una visita odontoiatrica con una dentista che viene da fuori, non ci sono mai riuscito perché o manca la mia richiesta (falso visto che io le facevo), oppure Chiara (la dentista) veniva cacciata perché fuori tempo massimo, quindi io saltavo la visita, anche perché malgrado fossi messo in una lunga lista di pazienti, io finivo sempre ultimo.
    Poiché io ho già subito una condanna sono finito nelle grinfie di Borruto (direttore del carcere), e secondo la prassi dovrei fare la domanda a lui, per potere fare questa dannata visita odontoiatrica, tutte le domandine che ho fatto nel tempo non valgono più, comunque mi rifiuto di fare domanda a Borruto, m’apoderu su dollori ‘e kasciali.
    Anche di questa situazione c’è di mezzo un secondino, ne parlerò più avanti.
    Ho scoperto di soffrire di claustrofobia, quando un giorno andando in tribunale, sono stato portato con un furgone blindato, dove le cellette con meno di un metro quadro di spazio, completamente buie se non con i led rossi della telecamera interna, a dir poco spettrale la situazione, in verità ci sarebbe anche una lampada sul soffitto della celletta, ma malgrado le mie urla fu tenuta spenta dolosamente.
    Nella sezione in cui siamo chiusi (Arborea C, al 2º piano), le celle sono chiuse 24 ore al giorno, l’unica possibilità di libertà sono le ore d’aria, che dovrebbero essere 4 ore al dì, questo in teoria perché, se va bene riusciamo a farne 2 e/o 3 ore al giorno, certo c’è la saletta, ma sempre chiuso sei.
    Nelle celle ci sono 4 brande, e con questo dovrebbero starci (secondo loro) 4 persone che su meno di 10 metri quadri calpestabili, per 22/24 ore al giorno sono una tortura al supplizio.
    Di notte la situazione peggiora ulteriormente, perché chi soffre di claustrofobia si trova sopra di sé un ostacolo (materasso per incominciare), quindi per evitare problemi mettevo il materasso in terra per potere dormire.
    Ho provato a parlare con una psicologa del carcere spiegandogli la situazione, l’unica cosa che voleva fare per me era darmi degli psicofarmaci, per risolvere, secondo lei, i miei problemi.
    Ovvio che io ho sdegnosamente rifiutato il tutto, però non avevo fatto i conti con Sarno (ispettore del piano), che nel mese di novembre dell’anno scorso, con un bliz ha cercato di infilare una quarta persona in cella, io gli ho spiegato i miei problemi, ha fatto finta di niente, e mentre comandava ad un suo sottoposto di aprire la cella, io ho dato un cazzotto allo schermo della tv distruggendola, al che si sono bloccati e sono andati via. Scampato pericolo!
    Un dieci/quindici giorni dopo nuovo bliz, hanno fatto entrare un quarto in cella, ma sono riuscito ad uscire dalla cella, e mi sono procurato una scopa e uno spazzolone e con quelle ho distrutto numerose lampade del corridoio della sezione; anche allora scampato pericolo, però con due denunce sul groppone perché a nessuno importa delle mie sofferenze.
    Per quanto ancora dovrò combattere, dovrò prendere denunce per evitare di stare male, sono più di 14 mesi rinchiuso in una sezione con celle chiuse!
    In tutti questi mesi non mi sono fatto mancare niente, ho fatto 44 giorni di sciopero della fame per protestare contro l’inquinamento di coliformi fecali dell’acqua che sgorga dai rubinetti delle celle, per una migliore fruizione della biblioteca, del campo di calcio del carcere. Ora biblioteca blindata, campo di calcio chiuso. Sono stato sconfitto, diciamo vinto ma non convinto.
    Mi sono scontrato con un’infermiera (penso sia la responsabile, ma non ho certezza di ciò) che faceva dei giochetti quando di tanto in tanto mi pesavano, tanto che una volta è intervenuto il secondino (penso responsabile) dell’infermeria centrale: Tiziano Portas che si è rivolto a me dicendo – avresti bisogno di schiaffi -, in quel momento gli ho risposto – perché non lo fai tu se hai il coraggio? -Ho fatto subito dopo lo sciopero delle medicine, sempre per gli stessi motivi (acqua, biblioteca…) dello sciopero della fame. Dal 25/12 ri-rifiuto le medicine.
    Ho salvato la vita a due compagni di cella, che impiccandosi cercavano la morte, per sfuggire alle loro sofferenze (questo con l’aiuto di un altro compagno di cella), in due situazioni temporali distanti.
    Sono recidivo di situazioni “scabrose” in carcere, nel 2020/21 ho avuto a che fare con un ispettore (Sanna, ora sta a Buoncammino) che, come mi vedeva, mi faceva il saluto fascista e/o cantava “Faccetta nera”.
    Ho raccolto e fatto uscire storie di disperazione come quella di Osvaldo Olla residente a Sinnai, che era finito sotto le grinfie di un secondino di Guasila (oggi presta servizio a Massama), che con prepotenza gliene faceva di tutti i colori, di fatto per impedirgli di utilizzare apparati sanitari (sedia a rotelle, grucce) per aiutarlo nei movimenti in quanto fratturato ad un piede. Dopo un po’ di tempo il tipo si sarebbe sgozzato di notte (sarà vero?).
    Che dire di Angelo Frigeri di Tempio, trasferito da Bad’e Carros, perché accusato di avere aiutato Raduano ad evadere dal carcere nuorese.
    In quel carcere Frigeri era stato interrogato da un ufficiale proveniente da Uta (Angelucci), ed al tipo, l’ufficiale, disse che avrebbe fatto di tutto affinché fosse trasferito proprio al carcere di Uta, e lì gli avrebbe fatto passare le pene dell’inferno.
    Detto e fatto, tanto che il tipo di Tempio dopo un po’ di tempo si è ucciso strozzandosi nel letto.
    Ne ho tante altre di storie così, più o meno funeste, sicuramente tristi, ed io imperterrito continuerò a documentarle e a farle uscire dal carcere.
    So benissimo anche che, se avessi seguito il consiglio di un amico – est mellusu fai is scimprus po no pagai datziu -, ma io sono un inguaribile idealista, ed è più forte di me: alla prepotenza e alla vigliaccheria non so fare come lo struzzo, è più forte di me devo dire la mia, non riesco a voltarmi con nonchalance, e questo mio modo di fare lo pago sempre.
    So long Paullheddu

    0 min
  • [more fire] "Noise & Emptiness"

    La puntata è dedicata al cantante, produttore e polistrumentista britannico Joe Yorke, figura di spicco della scena reggae e dub contemporanea, celebre per la sua distintiva voce in falsetto e per uno stile che fonde radici rocksteady e roots con influenze folk, soul e punk.

    In apertura, ascoltiamo la sua voce al naturale, accompagnata solo dalla chitarra, con “Babylon” e “Murder at Midnight” – quest’ultima scritta a quattro mani con Eeyun Purkins, con cui avrà una collaborazione continuativa nelle produzioni e nella band di Bristol The Co-operators (Waggle Dance Records).

    Come ci racconta lui stesso nell’intervista rilasciata sul web, fu proprio Purkins a suggerirgli di usare la stessa voce in falsetto spesa per i cori, per il primo singolo in scaletta “Tonight”.

    Joe racconta anche dei primi contatti con il reggae, della curiosità per il rastafarianesimo e di come la visita al famigerato Carnevale di Notting Hill a Londra, da adolescente, lo abbia introdotto per la prima volta alla musica roots suonata con i sound system. Di fianco, la passione per il punk, lo ska, la musica contemporanea, ma anche quella degli anni ’50 e ’60.

    Yorke dipinge una visione “retro‑futuristica”, radicata nella nostalgia ma sempre protesa verso il futuro, fondendo i diversi generi in qualcosa di unicamente suo.

    Prima di tuffarci nelle sue produzioni, ascoltiamo la cover di “Smalltown Boy” dei Bronski Beat prodotta dai Gentleman’s Dub Club.

    “Living Dead” e “All Nite Skankin’”, dal 10" prodotto dall’italiana Warriar Charge Records, tracciano molte delle linee che percorrono la sua discografia, nei suoni, nello stile, ma anche nelle tematiche militanti di denuncia e di amore per le balere circondate dai sound system.

    Continuiamo con la solenne “Judgement Tree”, e “Gentrification”, nella quale affronta in modo diretto il tema dell’espulsione delle classi popolari e dei migranti dai quartieri storici delle città.

    Amore e dedizione per la musica sono i temi dell’ipnotica “Night & Day”, primo titolo della serie Rhythm 45 per l’etichetta Rhythm Steady, di proprietà dello stesso Yorke.

    “End of The Day” vede l’incontro tra due realtà tra le più interessanti del reggae contemporaneo, ovvero gli svizzeri The 18th Parallel della Fruits Records e il nostro duo Yorke–Purkins.

    Torniamo alla Rhythm Steady label con “Noise & Emptiness”, primo album e capolavoro di Joe Yorke, dove viene celebrata la tradizione classica roots & dub con suoni puliti e moderni.

    Le liriche seguono la tradizione “conscious”, con temi sociali, spirituali e politici, mentre la voce lascia spazio ampio agli strumentali e alle sezioni dub, sottolineando il rapporto tra rumore e silenzio che dà il nome al concept.

    Ascoltiamo “Downtown”, che riprende il singolo “Ride On”, il cui incipit in qualche modo cita “Kinky Reggae” di Bob Marley.

    Con il secondo estratto, “Pressure” con il feat di Pupajim, introduciamo anche la collaborazione con il collettivo bretone Stand High Patrol, pionieri del “dubadub style”, produttori dei prossimi singoli in scaletta.
    Nell’incalzante groove rocksteady di “Quicksand”, le tematiche di fragilità umana si sposano con l’estetica dub di casa Stand High, che sboccia nella seguente “Midnight Rock”, giocata sull’idea di mezzanotte come momento di unità e di tensione: nel dancehall tutti ballano insieme, ma fuori dalla pista tornano le divisioni sociali e le responsabilità individuali.

    In chiusura di puntata, l’atmosfera si distende nuovamente e le tematiche di unità e stabilità emotiva si adagiano in “Rocksteady”, un classico one drop arricchito dalle riconoscibili cifre del duo di dj/producer L’Entourloop.

    1 hr 3 min
  • Sulla prossima Sumud Flotilla

    Con Tony della Global Sumud Flotilla facciamo una valutazione della precedente missione verso Gaza per annunciare la prossima per la primavera. Più di 100 navi si stanno preparando con più di 140 mila contatti di solidali che vogliono raggiungere Gaza per terra e per mare. Un interessante punto di vista su una unione di lotta anche dei popoli del Mediterraneo. 

    0 min
  • [Likewise] Don't Skip Likewise #130 S5

    questa settimana l'appuntamento di ascolto di un album per intero, accompagnato dalle nostre voci:

    PVA/no more like this

    Uscita: 23 Gennaio 2026
    Etichetta: It’s All For Fun

    ***

    La nostra sigla è di Koumiya - Ayaw

    La grafica di Likewise è curata da Le

    ***

    canale telegram: likewise_trx

    1 hr 4 min
  • [Ora di buco] Scuola, Olimpiadi, Dad e perdita di memoria (2/3: Collettivo del Liceo Righi)

    Apriamo la trasmissione sulle Olimpiadi d'inverno che apriranno il 7 febbraio: scuole chiuse a Milano per l'inaugurazione e dad per molti e molti studenti in Valtellina per circa un mese. Ne parliamo con Carlotta di Non una di meno. 

    Nella seconda parte una studente del collettivo del Liceo Righi racconta cosa è successo nella sua scuola in occasione della Giornata della Memoria: viene ospitata "alla chetichella" Noemi di Segni e per questo la scuola viene militarizzata, riempita di Digos e "preparata", viene cioè cancellato un murales e smontata una mostra in solidarietà con il popolo palestinese.

    Infine parliamo dei percorsi abilitanti previsti per entrare a lavorare di ruolo a scuola, dove ormai le gabelle per candidate e candidati assomigliano ai furti.

    0 min
  • [Ora di buco] Scuola, Olimpiadi, Dad e perdita di memoria (1/3: Carlotta Non una di meno Milano)

    Apriamo la trasmissione sulle Olimpiadi d'inverno che apriranno il 7 febbraio: scuole chiuse a Milano per l'inaugurazione e dad per molti e molti studenti in Valtellina per circa un mese. Ne parliamo con Carlotta di Non una di meno. 

    Nella seconda parte una studente del collettivo del Liceo Righi racconta cosa è successo nella sua scuola in occasione della Giornata della Memoria: viene ospitata "alla chetichella" Noemi di Segni e per questo la scuola viene militarizzata, riempita di Digos e "preparata", viene cioè cancellato un murales e smontata una mostra in solidarietà con il popolo palestinese.

    Infine parliamo dei percorsi abilitanti previsti per entrare a lavorare di ruolo a scuola, dove ormai le gabelle per candidate e candidati assomigliano ai furti.

    0 min
  • [Ora di buco] Scuola, Olimpiadi, Dad e perdita di memoria (3/3: Trasmissione intera)

    Apriamo la trasmissione sulle Olimpiadi d'inverno che apriranno il 7 febbraio: scuole chiuse a Milano per l'inaugurazione e dad per molti e molti studenti in Valtellina per circa un mese. Ne parliamo con Carlotta di Non una di meno. 

    Nella seconda parte una studente del collettivo del Liceo Righi racconta cosa è successo nella sua scuola in occasione della Giornata della Memoria: viene ospitata "alla chetichella" Noemi di Segni e per questo la scuola viene militarizzata, riempita di Digos e "preparata", viene cioè cancellato un murales e smontata una mostra in solidarietà con il popolo palestinese.

    Infine parliamo dei percorsi abilitanti previsti per entrare a lavorare di ruolo a scuola, dove ormai le gabelle per candidate e candidati assomigliano ai furti.

    0 min

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