Respiro

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Respiro episodes

  • Pregare con fiducia

    Un credente chiese a un ragazzino di anni, suo parente:

    Tu preghi Dio ogni giorno? Il ragazzo rispose:

    Sì, prego ogni sera prima di andare a dormire.

    Allora l’uomo domandò:

    Preghi anche di mattina? 

    No, disse il ragazzo, Durante il giorno so cavarmela da solo. Allora l’uomo chiese:

    Perché, quando dormi ti cacci nei guai? 

     

    Questo piccolo aneddoto ci aiuta a riflettere su una tragedia del mondo perduto: la mancanza di consapevolezza del bisogno che abbiamo di Dio.

    Eppure Dio desidera aiutarci, guidarci, parlarci, istruirci. Prov. 16, 9 dice: Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi.

    Abbiamo bisogno di parlare, dialogare con Lui. Egli è il vero esperto della nostra vita. Perché Lui ci ha fatti, ci conosce.


    Quando è stata l'ultima volta che hai trascorso del tempo con Dio parlando della tua vita e di ciò che ti sta davvero a cuore? 

    Qual è stata l'ultima volta che hai dedicato del tempo alla preghiera, per scelta, con desiderio, perché cercavi una risposta, cosciente di avere bisogno di Dio, della sua guida e del suo aiuto? 

     

    Il tema di questa mattina: Pregare con fiducia è un invito a imparare a dare respiro spirituale alla tua vita. Uno spazio chiuso ha bisogno di aprire le finestre e respirare, così noi abbiamo bisogno di aprire il nostro cuore davanti a Dio. 

     

    Non si tratta solo di senso di dovere, di pressione religiosa. Alcune persone amano creare sensi di colpa in altri dicendo: preghi troppo poco. Ma questo non aiuta. È manipolazione. 

    La pressione religiosa non aiuta a crescere. 

    Ma così come il respiro ci mantiene in vita, così la preghiera ci aiuta a restare vicino alla fonte della vita: Dio. Ne abbiamo bisogno. 

     

    In Giacomo 1, 5 – 6 leggiamo:

    Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. (NRV)

    Un’altra versione, più recente, dice: 

    Se avete bisogno di saggezza, chiedetela al nostro Dio, che è generoso, e ve la donerà; egli non vi rimprovererà di certo per avergliela chiesta. Quando chiedete, però, assicuratevi che la vostra fede sia in Dio soltanto. Non esitate; infatti chi esita ha una fedeltà fluttuante e somiglia a un'onda del mare che il vento agita e sospinge qua e là. (NTV)

    E nel v. 8 aggiunge: La sua fedeltà è divisa fra Dio e il mondo; egli è instabile in tutto quel che fa.  

     

    La preghiera è un rimedio all’instabilità umana. Ci dona nuove forze, orientamento e rende saldi i nostri piedi nel cammino con Dio. 

     

    Giacomo ci invita a pregare con fiducia. 

    Oggi ti invito a fare il punto della tua situazione della vita di preghiera personale vissuta come momento esclusivo davanti a Dio.

    Si tratta di concederci un “check up” di questa una disciplina di base della vita cristiana.

    38 min
  • Salmo 23

    Il salmo più noto della Bibbia è il Salmo 23.

    Molti lo recitano a memoria. È un salmo per tutte le età.

    Dà fiducia ai bambini, forza e speranza agli adulti, ed è una delle consolazioni più belle per la persona di età più avanzata. Alcuni desiderano sentirlo prima di lasciare questa terra.

     

    Perché questo Salmo non comincia con una richiesta a Dio ma con una dichiarazione di fiducia: “Il Signore è il mio pastore”.

    Esso racchiude però anche un pericolo. Siccome è così conosciuto, rischiamo di leggerlo senza fare davvero caso a ciò che dice, quindi in modo superficiale. 

     

    C’era un uomo che era partito dal nulla nella sua vita professionale, ma era deciso a fare carriera.

    E dopo aver raggiunto, ciò che aveva sempre sognato, cioè successo e denaro, a costo di tante rinunce, si accorse di non aver raggiunto una cosa a cui anche teneva e aspirava, cioè la felicità.

    Così si ritrovò nervoso, teso e preoccupato. Uno dei suoi medici, che non sapeva più cosa consigliargli, gli consigliò di rivolgersi a un pastore. E lui, ci andò per provare anche questo. 

    Dopo aver parlato delle cure mediche, che aveva seguito fino ad allora, il pastore prese un foglietto e gli prescrisse una cura. Gli disse: devi leggere cinque volte al giorno il salmo 23, per sette giorni di fila.

    E doveva leggerlo al mattino, appena si sveglio, dopo colazione, dopo pranzo, dopo cena, e prima di andare a letto. Non avrebbe dovuto leggerlo di fretta, ma di riflettendo su ogni frase dando tempo alla mente di assorbire il più possibile il significato di ogni parola. 

    Come far sciogliere il cioccolato in bocca, senza masticarlo.

    Gli disse che alla fine della settimana qualcosa sarebbe cambiato nella sua vita. 

    Il pastore fece questa prescrizione convinto che il salmo 23 può avere un grande impatto sulla nostra vita, se letto e meditato.  

     

    Il Salmo 23 è un modello di pensiero. Aiuta a pensare a Dio nella maniera giusta. 

    E nonostante parli degli alti e dei bassi della vita del credente, così com’è la vita reale, ci mostra un modo per affrontare la quotidianità in maniera positiva, cioè con fede. 

    L’immagine del gregge che pascola nell’erba verde e del pastore era un immagine che risvegliava nelle persone l’idea della fiducia.

    Ancora oggi ci trasmette una sensazione di sicurezza, cura e amore. 

     

    Non importa come lo conosciamo e quante volte lo abbiamo letto, esso è un pozzo di conoscenza e di valore per noi.

    35 min
  • Anche tu puoi essere felice!

    La felicità è uno dei desideri maggiori nella vita umana, da quando ha perso il suo posto nel Paradiso in Eden.

    E infatti, da allora ad oggi è stato l’argomento di cui si sono occupati poeti, scrittori, filosofi, psicologi, persone comuni, ognuno impegnato a cercarla e scoprirla dove meglio gli pareva bene.


    Il filosofo Aristotele (384 – 322 a.C.) diceva che “il fine dell’uomo è la felicità, la quale consiste in una vita secondo virtù, cioè secondo l’esercizio perfetto di tutte le proprie capacità, sia quelle del carattere (virtù etiche) che quelle della mente (virtù dianoetiche).”

    Aristotele credeva che l’uomo non realizzasse la felicità nell’isolamento, ma quando è inserito in un contesto.

    “L’uomo può realizzare la propria felicità solo nella città (polis), intesa come società perfetta, cioè autosufficiente, fondata sulla natura comunicativa degli esseri umani (la parola) e dotata della costituzione più adatta alla cultura dei suoi abitanti”. (E. Berti, Quaderno di Filosofi e Classici, Università di Padova).

     

    La felicità è tema trattato anche nella Bibbia. Diversi autori delle scritture ne hanno parlato. E lo stesso Gesù, per esempio nelle Beatitudini, dove ha descritto alcune chiavi della vera felicità.

    Chi coglie il suo messaggio e vive seguendo Gesù ha ragioni in più e molto valide, di essere felice. Anche perché il Dio che segue e serve è un Dio felice. Ed è un Dio che basta. Questo è uno dei significati dei vari nomi di Dio nell’AT. 

    In 1 Timoteo 1, 11, dopo aver introdotto il suo tema, l’autore dice: “secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.” Il nostro Dio è felice.

    E ci basta.

    37 min
  • Messaggi personali dai Salmi

    I salmi possiedono la straordinaria capacità di catturare tutta la realtà delle nostre esperienze umane.

    I salmi sono un’espressione universale di quella che è la nostra esperienza umana. Per questo sono senza tempo. 

    Qualcuno ha apprezzato molto l’introduzione alla lettera agli Ebrei, della scorsa volta, e ha detto che sarebbe bello avere ogni tanto un’introduzione a un libro della Bibbia, per stimolare la lettura e per capire meglio (vedi podcast precedente). 

    Oggi condivido alcuni pensieri introduttivi sul libro dei Salmi, che spero vi siano utili e vi incoraggino a leggere questo libro. Chiunque può leggere i salmi. E più si cresce nella fede, più si comprendono. 

    Cosa sono i Salmi? 

    Sono 150 preghiere, suddivisi in 5 libri diversi. E proprio perché si compongono di 5 libri, essi sono stati anche definiti “il Pentateuco di Davide.”

    Infatti, 73 salmi sono attribuiti a Davide, 49 sono anonimi, altri sono scritti da autori vari.

    Gli svariati autori del Pentateuco di Davide descrivono percezioni, sentimenti personali, atteggiamenti, interessi, e anche la lode, la gratitudine del credente.

    Sono delle preghiere con le quali ogni lettore, nel corso dei secoli, si può identificare. Esso sono anche delle poesie. Contengono dei parallelismi.

    Questa mattina, senza esaurire il tema, vorrei condividere alcuni messaggi personali che i Salmi ci rivolgono ancora oggi.  

    Il libro dei salmi è da sempre la guida del credente alla preghiera. Per questo leggiamo spesso dai Salmi, nella prima parte del nostro culto.

    Essendo una guida alla preghiera, essi ci introducono alla presenza di Dio. 

    L’inizio del culto è un “entrare alla presenza del Signore.” 

    Nei Salmi troviamo delle espressioni molto personali e chiare, a volte sofferte di vita vissuta e di chi cerca Dio.

    35 min
  • L’irrinunciabile messaggio di una lettera (quasi) anonima

    Introduzione alla lettera agli Ebrei

     

    Sempre più persone oggi dicono di aver fede. Una persona in difficoltà una volta mi ha detto: “Ho abbastanza fede per far fronte alla mia situazione”.

    Ma come si fa per coltivare e possedere la fede? 

     

    La fede viene dall’ascolto, e ciò che si ascolta proviene dalla Parola di Cristo.

    Così scrive l’apostolo Paolo ai Romani. Ed è questo il motivo per cui studiamo la Parola di Dio.

    Questa mattina vorrei introdurre una porzione di Parola di Dio che ci è stata trasmessa come lettera. È una lettera (quasi) anonima: la lettera agli Ebrei. 

     

    La lettera agli Ebrei contiene alcuni passaggi che creano difficoltà agli studiosi e sono difficili da comprendere. 

    Contiene anche diversi avvertimenti, che sono stati scritti affinché li leggiamo e ce li poniamo a cuore. 

     

    Ma, soprattutto, la lettera agli Ebrei è stata scritta con uno scopo preciso. La sua intenzione è di fortificare la fede; fortificare la fede nell’opera perfetta compiuta da Gesù Cristo. È stata scritta per risvegliare nei lettori la certezza che chi confida in Lui raggiungerà la meta.  

    Questa mattina introdurrò questa lettera per incoraggiarvi e invogliarvi a leggerla. Più in generale a dedicare ogni giorno almeno un po’ di tempo alla lettura della Parola, all’ascolto, allo studio, alla pratica della Parola di Dio. 

    Quando una persona si trova in difficoltà ciò che rimane è la fede. Se quindi c’è qualcosa che forma e rafforza la nostra fede quando stiamo bene, facciamo bene a coglierla, affinché possiamo stare in piedi, quando tutte le altre sicurezze della vita vengono a mancare. 

    Ciò che mantiene in piedi il credente nella prova (me incluso) è la fede nella Parola di Dio. Posso testimoniare che è vero!

     

    Questa mattina ci occuperemo dell’autore della lettera, del suo contenuto e dei suoi destinatari. 


    L’autore non è noto. Cioè, non si presenta in maniera ufficiale dicendo il suo nome nelle prime righe, così come era consuetudine iniziare le lettere nell’antichità.

    L’autore della lettera agli Ebrei non comincia con un saluto, o con un augurio, come si usava nelle lettere, ma inizia subito a parlare di Dio. Rileggiamo l’inizio.

    43 min
  • Risparmiati dal Dio che fa grazia

    2Re 6, 18-23

    Chi non è mai venuto in contatto col tema: bullismo?

    Bullismo è il comportamento aggressivo di un gruppo, spesso di ragazzi che si diverte a far soffrire qualcuno che è stata presa di mira.

    Il bullismo può essere

    a) fisico

    b) verbale

    c) indiretto 

    Bullismo fisico o diretto: utilizza la forza fisica per nuocere all’altro. In questa categoria rientrano i comportamenti come picchiare, spingere, fare cadere, ecc.

    Bullismo verbale: comportamenti che utilizzano le parole per arrecare danno alla vittima, come le offese, le prese in giro insistenti, le minacce, le intimidazioni, e anche la calunnia per danneggiare l’immagine di qualcuno. 

    Bullismo indiretto: esso non è rivolto direttamente alla vittima ma prova a danneggiare le sue relazioni con gli altri.

    Si tratta di comportamenti spesso poco visibili che portano all’esclusione e all’isolamento della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie, l’ostracismo (impedire a qualcuno di affermarsi) e il rifiuto di esaudire le sue richieste. 

    Di questo tema si parla frequentemente nelle scuole, ma avviene anche in altri campi.


    Il testo di questa mattina, soprattutto l’inizio del testo mi ha fatto pensare a questo tema. Ve lo leggo, partendo dal v. 14, per ricordare il contesto. Lettura: 2 Re 6, 14 – 23.

     

    14 Il re vi mandò cavalli, carri e numerosi soldati; i quali giunsero di notte e circondarono la città. 15 Il servo dell'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, andò fuori e vide che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. Il servo disse all'uomo di Dio: «Ah, mio signore, come faremo?» 16 Quegli rispose: «Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro». 17 Ed Eliseo pregò e disse: «SIGNORE, ti prego, aprigli gli occhi, perché veda!» E il SIGNORE aprì gli occhi del servo, che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.
    18 Mentre i Siri scendevano verso Eliseo, questi pregò il SIGNORE e disse: «Ti prego, acceca questa gente!» E il SIGNORE li accecò, secondo la parola di Eliseo. 19 Allora Eliseo disse loro: «Non è questa la strada, e non è questa la città; venite dietro a me, e io vi condurrò dall'uomo che voi cercate». E li condusse a Samaria. 20 Quando furono entrati a Samaria, Eliseo disse: «O SIGNORE, apri loro gli occhi, affinché vedano». Il SIGNORE aprì loro gli occhi, e a un tratto videro che si trovavano nel mezzo di Samaria. 21 Il re d'Israele, come li ebbe veduti, disse a Eliseo: «Padre mio, li debbo colpire? li debbo colpire?» 22 Eliseo rispose: «Non li colpire! Colpisci tu forse quelli che fai prigionieri con la tua spada e con il tuo arco? Metti loro davanti del pane e dell'acqua, affinché mangino e bevano, e se ne tornino dal loro signore». 23 Il re d'Israele preparò loro abbondanza di cibi; e quando ebbero mangiato e bevuto, li congedò, e quelli tornarono dal loro signore; e le bande di Siri non vennero più a fare incursioni sul territorio d'Israele.

     

    Un grosso contingente di soldati armati oltrepassa i suoi confini per catturare un uomo solo e disarmato, per portarlo davanti al re e per castigarlo, è una forma di bullismo.

    Umanamente parlando, l’uomo di Dio è spacciato. Egli è il più debole, solo col suo servo leale, circondato da soldati armati e minacciosi, più forti, che escludono ogni via di scampo. 

    v. 14 e 15 Il re vi mandò cavalli, carri e numerosi soldati; i quali giunsero di notte e circondarono la città. E nel v, 18 

    “I siri scendevano verso Eliseo” e si avvicinavano sempre di più a lui. I molti più forti, contro l’uno più debole.

     

    Ti sei già trovato in una situazione un po’ simile?

    Ti sei già sentito solo o sola, senza via di scampo in una minaccia più grande di te? Forse conosci questa situazione: essere circondato da persone malvagie, ostili, che ti spaventano e ti intimidiscono. 

    39 min
  • Non si vede ma c’è!

    Protetti dal Dio che è presente. 2Re 6, 14-17

     

    Il testo di oggi ci porta a considerare una situazione senza via di uscita. Perché mai Dio dovrebbe permettere a un suo figlio, a un credente, al suo popolo, di trovarsi in una tale situazione? 

     

    Leggiamo: 2Re 6, 14 – 17

    14 Il re vi mandò cavalli, carri e numerosi soldati; i quali giunsero di notte e circondarono la città. 15 Il servo dell'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, andò fuori e vide che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. Il servo disse all'uomo di Dio: «Ah, mio signore, come faremo?» 16 Quegli rispose: «Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro». 17 Ed Eliseo pregò e disse: «SIGNORE, ti prego, aprigli gli occhi, perché veda!» E il SIGNORE aprì gli occhi del servo, che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.

     

    Oltre alla realtà visibile, immediata, che percepiamo con i nostri sensi umani, esiste una realtà spirituale, invisibile, che a noi sfugge.

    Questo testo ci mostra un esempio concreto per aiutarci a guardare oltre ciò che vediamo.

    E ci insegna che, anche se non lo vediamo, Egli c’è. Dio è reale, è sempre coi suoi figli, ma non in modo distratto; è presente.

    Egli ci circonda, ci avvolge nella sua protezione. Vede. È qui, anche in quelle difficoltà umanamente senza via di uscita. 

    Non si vede ma c’è. Siamo protetti dal Dio presente. 

    Da forze invisibili al suo servizio. 

    Per questo possiamo fidarci di lui. 

     

    Conosci anche tu situazioni senza via d’uscita?

    Forse ne hai già vissuta qualcuna. 

    Come reagiamo quando siamo circondati dal male.

    Quando sembra che siamo presi di assedio, quando ci tocca lottare contro il male, quando soffriamo a causa di difficoltà irrisolvibili, e in situazioni senza via di uscita?  

    37 min
  • Strategia vincente - Sotto lo sguardo del Dio che vede

    2Re 6, 8 – 14 

     

    Il testo di questa mattina è 2 Re 6, 8 – 14.

    Si tratta della prima parte di un testo più ampio, di cui ci occuperemo in seguito. 

     

    8 Allora il re di Siria faceva guerra contro Israele; e in un consiglio che tenne con i suoi servitori, disse: «Io porrò il mio accampamento nel tale e tal luogo». 

    9 L'uomo di Dio mandò a dire al re d'Israele: «Guàrdati dal trascurare quel tal luogo, perché vi stanno scendendo i Siri». 10 Allora il re d'Israele mandò gente verso il luogo che l'uomo di Dio gli aveva detto, e circa il quale era stato preavvisato; e là si tenne in guardia. Il fatto avvenne non una né due, ma più volte. 11 Questa cosa turbò molto il cuore del re di Siria, che chiamò i suoi servitori, e disse loro: «Fatemi sapere chi dei nostri è per il re d'Israele». 12 Uno dei suoi servitori rispose: «Nessuno, o re, mio signore! ma Eliseo, il profeta che sta in Israele, fa sapere al re d'Israele persino le parole che tu dici nella camera dove dormi». 13 Allora il re disse: «Andate, vedete dov'è, e io lo manderò a prendere». Gli fu riferito che era a Dotan.
    14 Il re vi mandò cavalli, carri e numerosi soldati; i quali giunsero di notte e circondarono la città.

     

    Ho intitolato questo testo: Strategia vincente. Eliseo riesce a vincere, a salvare il suo popolo, senza usare le armi.

    Qual è la strategia vincente di Eliseo in questo conflitto, e cosa possiamo imparare per la nostra vita oggi? 

     

    1. Ricorda: il nostro Dio è un Dio che vede. 

    Innanzitutto, il testo ci invita a ricordare che abbiamo un Dio che vede. Questo può non piacere a tutti, ma è incoraggiante per un figlio di Dio. Qualunque sia il tipo di attacco, o di difficoltà che ci viene incontro, possiamo sapere che il nostro Dio è un Dio che vede.

     

    Egli vede perché è l’Onnipotente, perché non è come gli idoli che “hanno occhi ma non vedono” (Salmo 115, 5 b). 

    E la sua presenza è sempre con me.

    Il Signore sa quando mi siedo, quando mi alzo. Conosce da lontano il mio pensiero. In più lui conosce le parole che sto per dire, prima ancora che le penso e prima ancora che le dico (Salmo 139, 1 – 4). 

     

    Egli vede anche nel nostro cuore. 

    Non soltanto ciò che è visibile, le nostre azioni, le nostre opere ma conosce anche i nostri pensieri, e anche le motivazioni più profonde.

    Vede i nostri silenzi. Quando potremmo dire qualcosa o agire, e rimaniamo fermi e tacciamo.

    33 min
  • Dio può!

    Testo biblico: 2 Re 6, 4 – 7

    Che cos’è un miracolo?

    Miracolo è tutto ciò che soltanto Dio può operare.

    Miracolo è ciò che Dio opera costantemente nella sua sovranità, senza che ce ne rendiamo sempre conto, dando tutto per scontato.

    Miracolo è la cura che Dio si prende del creato, e lo sostiene vegliando su di esso.

    Miracolo è la provvidenza che Dio manifesta a favore dei giusti e degli ingiusti (Matteo 5, 45).

    Miracoli sono anche quegli episodi inaspettati nella nostra vita, che ci riempiono di stupore.

    Sono gli interventi mirati di Dio che assaporiamo come soprannaturali. 


    Nel dizionario Biblico GBU leggiamo: “Molta confusione sul tema dei miracoli è stata causata dall’avere trascurato il fatto che la Scrittura non distingue nettamente tra la costante azione sovrana provvidenziale di Dio e i suoi atti particolari.”

    In altre parole, la Bibbia non distingue quei miracoli che Dio compie nel silenzio, ogni giorno, senza che ce ne rendiamo conto, e quegli atti straordinari, che sperimentiamo ogni tanto, di cui ci rendiamo conto, e che sono umanamente inspiegabili. Per questo, alcuni sono confusi e pensano che l’azione di Dio sia presente soltanto negli episodi fuori dal comune che creano sensazione.

    E ignorano invece tanti miracoli di Dio. 

    Ogni giorno Dio compie i suoi miracoli. 

    Gli ultimi tempi sono caratterizzati anche da falsi miracoli. 

    Ogni vero miracolo fa eco alla domanda retorica che Dio pone a Sara, che era sterile, quando le dice che avrebbe avuto un figlio in tarda età: Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Genesi 18,14.

     

    Miracolo è anche la guida divina che sperimentiamo quotidianamente. Una preghiera esaudita è un miracolo.

    Un intervento provvidenziale di Dio. 

    Credo che ciascuno di noi possa testimoniare di aver vissuto entrambi questi aspetti miracolosi. 

     

    Il testo di oggi tratta di un inconsueto miracolo. 

    Leggiamo il testo in 2Re 6, i primi versetti.

    1 I discepoli dei profeti dissero a Eliseo: «Ecco, il luogo dove noi ci raduniamo in tua presenza è troppo stretto per noi. 2 Lasciaci andare fino al Giordano; ciascuno di noi prenderà là una trave, e ci costruiremo un locale dove possiamo riunirci». Eliseo rispose: «Andate». 3 Uno di loro disse: «Ti prego, vieni anche tu con i tuoi servi». Egli rispose: «Verrò». 4 Così andò con loro. Quando giunsero al Giordano, si misero a tagliar legna. 5 Mentre uno di loro abbatteva un albero, il ferro della scure gli cadde nell'acqua. Perciò egli cominciò a gridare: «Ah, mio signore! l'avevo presa in prestito!» 6 L'uomo di Dio disse: «Dov'è caduta?» Quello gli indicò il luogo. Allora Eliseo tagliò un pezzo di legno, lo gettò in quel medesimo luogo, fece venire a galla il ferro, e disse: «Prendilo». 7 Quello stese la mano e lo prese. (2Re 6, 1 – 7)

    42 min
  • La nostra amata comunità.

    Testo biblico: 2 Re 6, 1 – 3

    Quando tra due persone esiste un rapporto positivo, basato sull’affetto, la stima, la comprensione e la fiducia reciproca, si dice che tra queste persone “scorre buon sangue”. 

    Nel nostro corpo, il sangue scorre e circola liberamente, senza ostacoli, quando tutto va bene.  

    Quando le relazioni sono rispettore, pacifiche, senza ostilità o conflitti, scorre buon sangue.

    Con questa espressione si usa indicare in italiano buoni rapporti, in un’amicizia, in famiglia, tra colleghi, e anche nella comunità.


    Il testo di oggi descrive una comunità di fedeli, del tempo del profeta Eliseo, dove scorre buon sangue. Le relazioni funzionano. Il clima è gradevole, sereno. I suoi partecipanti collaborano in modo armonioso. Le persone che la frequentano sono felici di farne parte. 

    E la amano.

    Da qui il titolo del messaggio di oggi: La nostra amata comunità. 

    Perché penso che tutti noi amiamo la nostra comunità e che frequentiamo volentieri. 


    Una chiesa sana, dove scorre buon sangue, “fa buon sangue”, cioè produce buon frutto. Alimenta una sana spiritualità nei suoi partecipanti. 

    E favorisce un sano sviluppo di ogni sua parte. 

    Tutto questo non è scontato. Infatti, tutti sappiamo come ci si sente nella vita reale, quando ci possono essere relazioni che: “fanno venire il sangue amaro”, cioè guastano l’umore, creano l’irritazione, rabbia. In questo caso, scorre cattivo sangue, le persone non si sopportano e non s’incontrano volentieri. 

    Una comunità è amata e frequentata volentieri, quando in essa scorre buon sangue.

    Leggiamo insieme il testo Biblico, che ci mostra l’esempio di una comunità sana, e vediamo quali spunti di riflessione ci offre, per la nostra vita.

     

    Lettura: 2Re 6, 1 - 3

    1 I discepoli dei profeti dissero a Eliseo: «Ecco, il luogo dove noi ci raduniamo in tua presenza è troppo stretto per noi. 2 Lasciaci andare fino al Giordano; ciascuno di noi prenderà là una trave, e ci costruiremo un locale dove possiamo riunirci». Eliseo rispose: «Andate». 3 Uno di loro disse: «Ti prego, vieni anche tu con i tuoi servi». Egli rispose: «Verrò». 

     

    Questa comunità ci ispira a meditare su alcuni segni di una chiesa sana.

    Ma vediamo prima brevemente il contesto.

    40 min

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