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Or


Abbiamo iniziato a studiare la storia di Naaman, e delle persone che Dio ha messo sulla sua strada per guidarlo verso la salvezza.
Sì, verso la salvezza, perché principalmente si tratta di questo.
Naaman prende sul serio la testimonianza di una ragazza, che viveva in Samaria, e ora è serva di sua moglie. È lei a parlarle di Eliseo, il profeta che lo avrebbe potuto guarire dalla lebbra. Naaman inizia così a preparare il suo viaggio alla ricerca dell'uomo di Dio.
Il re di Siria gli agevola il suo cammino, scrivendo una lettera per il re di Israele. Ma Il re di Israele, condizionato dalla sua sfiducia e dalle sue paure, interpreta la richiesta del re straniero come una provocazione, un pretesto per iniziare una nuova guerra e si straccia le vesti.
Abbiamo colto l’invito ad essere portatori di pace, come Gesù vuole che siano i suoi discepoli.
Infine, abbiamo potuto vedere come al di sopra di tutto c’è Dio, che guida gli eventi. In qualche modo parla e opera nella vita di tutti questi personaggi. E sta guidando la ricerca di Naaman, affinché trovi il vero Dio e la salvezza.
Per noi vale la stessa verità: se incontriamo veramente Dio, la nostra vita non rimane più la stessa. Cambiano gli obiettivi, cambia il contenuto, il carattere, le amicizie, le priorità. Quando incontriamo Dio la nostra vita non è più la stessa.
Sì, Quando incontri veramente Gesù, la tua vita non rimane più la stessa di prima!
Nello stesso tempo, questo non vuol dire che non vivremo più alti e bassi, e che saremo immuni allo scoraggiamento. Infatti, il cammino di Naaman verso la salvezza è un cammino di speranze, delusioni, dubbi, rabbia, resistenze, fiducia e obbedienza.
Come Naaman, ci troviamo sulla via della salvezza tra delusioni, dubbi, resistenze, fiducia e obbedienza. Fa tutto parte del cammino.
Iniziamo dalle delusioni.
Lettura 2Re 5, 8 – 14
Ti è mai successo di fermarti a osservare qualcosa per strada, e di notare che altri passanti, incuriositi, si sono fermati a guardare anche loro?
Oppure ti è già capitato di andare di fretta, essere distratto e picchiare contro un palo o uno spigolo? E hai notato anche tu, che sempre più persone, quando camminano o guidano, invece di guardare la strada, guardano il cellulare?
Tante volte guardiamo la realtà dalla parte, o dal lato sbagliato. Anche metaforicamente. A volte guardiamo e non vediamo. Ti è già successo di guardare dalla parte sbagliata?
Cosa, o dove stai guardando? In che direzione stai andando?
Questa mattina vedremo insieme alcuni versetti del primo capitolo dell’Apocalisse, nei quali Dio mostra all’apostolo Giovanni qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa di grandioso che non aveva mai visto, durante il suo esilio a Patmos verso la fine del primo secolo. Non so che effetto ti fa sentire la parola: Apocalisse.
Ad alcuni richiama eventi catastrofici. Altri lo considerano un antico libro di mitologia superato. Per altri un testo oscuro, incomprensibile, celato. Ai riformatori risultava incomprensibile. Lutero lo riteneva uno scritto che non rivela Cristo. Per i primi cristiani, invece, era un libro incoraggiante. Ecco tre aspetti da tener presente.
È un libro indirizzato ai suoi servi
Per leggere l’Apocalisse la sola curiosità non basta. Non basta il desiderio di sapere, o la voglia di sentire un po’ di calore nel cuore, occorre qualcosa di più! Che cosa? Per capire l’apocalisse non basta essere solo ascoltatori. Occorre anche il desiderio di essere un esecutore della parola. Questo libro infatti è stato scritto per un tipo di persone precise.
Per chi è stato scritto?
La risposta si trova nel v. 1: “Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare … ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve”
Dio ha scritto questo libro, non per i curiosi, non per i critici, non per i religiosi, o per i sapienti: ma per i suoi servi. I destinatari di questo testo sono “i suoi servi”.
E chi sono?
Tutti i credenti che amano il Signore sono suoi servi. Per leggere questo testo è necessario l’atteggiamento e il desiderio di essere servo del Signore.
Il testo di oggi ci aiuta a focalizzarci su due aspetti, due elementi chiave, vitali, essenziali, portanti della fede, che sono: la Parola di Dio e la preghiera.
Molti non sanno che la Bibbia contiene una parte unica che è la vera profezia.
È nell’esattezza della Parola profetica, che questo libro dimostra in modo particolare di essere affidabile, preciso, di essere la Parola di Dio.
L’apostolo Pietro parla di questo nella sua seconda lettera quando scrive:
Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori (2Pietro 1, 19).
La stella mattutina, o stella del mattino è Gesù Cristo, vedi Apocalisse 22, 16 …Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino»
La Parola profetica, come tutta la Scrittura, ci guida da Gesù, e fa si che Cristo nasca e cresca in noi, mentre aspettiamo il suo ritorno.
L’altro elemento portante della vita cristiana è la preghiera.
E il testo che leggeremo tra poco, è l’esempio di preghiera autentica, intensa, genuina, e incoraggia a pregare anche noi.
Gli antichi uomini di Dio non erano supereroi, ma persone come noi, così dice il NT. Ciò che li caratterizzava era la loro intensa relazione con Dio, con la sua Parola, ed erano uomini e donne di preghiera. Essi possedevano una visione della grandezza di Dio. Una visione che includeva ogni aspetto del carattere di Dio: la sua santità, la sua potenza, la sua misericordia.
Lo esprimevano nei loro messaggi, ma anche nelle loro preghiere. Leggiamo ora la prima parte della preghiera di un profeta, vediamo in che modo egli è conquistato ed esprime ciò che ha conosciuto di come Dio è grande. E scopriamo insieme da dove riceve la spinta per pregare, cosa lo porta davanti a questo grande Dio.
Leggiamo insieme dal libro del profeta Daniele, al capitolo 9, i versetti da uno a dieci.
Quando eravamo bambini, osservando gli adulti, forse ci siamo già chiesti, se un giorno saremmo stati capaci anche noi di fare le stesse cose.
Magari osservavamo qualcuno, con delle abilità particolari, e restavamo affascinati. E nello stesso tempo pensavamo: io non ci riuscirò mai! Ma ci sarebbe piaciuto imitarli.
Io ero incantato, per esempio, nel vedere un mio zio che tornava dal bosco con un banale pezzo di legno insignificante in mano, e col sorriso sul volto. In quel legno lui vedeva una figura, un animale, o un uomo, una donna.
E mesi dopo, grazie al suo paziente lavoro di intaglio nel tempo libero era visibile a tutti. Da un ramo rozzo ne ricavava una meravigliosa figura. Tra l’altro, questa è l’opera che Dio compie in ogni suo figlio, trasformandoci sempre di più all’immagine di Gesù.
Non tutti siamo portati o dobbiamo praticare le stesse arti o dedicarci allo stesso tipo di lavoro. Ma forse, anche tu, in altri ambiti nella tua vita ti sei già chiesto: ci riuscirò?
Sarò in grado? Forse davanti a un nuovo lavoro, una nuova formazione, o anche una nuova situazione familiare.
Anche nelle discipline cristiane, molte volte siamo convinti di non essere all’altezza in alcune cose.
Possiamo, per esempio, non sentirci in grado di testimoniare la nostra fede, di pregare, come vorremmo, di comprendere la Bibbia quando la leggiamo.
Di recente ho sentito qualcuno affermare che non è bene leggere la Bibbia da soli, perché non siamo in grado di capirla. “È come dare nelle mani di un ragazzo un testo di giurisprudenza”, affermava.
Ma è davvero così? Oppure alcuni cercano di scoraggiare e impedire la lettura di questo libro, oggi accessibile a tutti, per altri motivi? Forse perché potremmo scoprire qualcosa che rivoluzionerebbe il nostro credo e la nostra vita?
Persino i discepoli di Gesù erano tormentati da dubbi simili.
Nel capitolo 16 del Vangelo di Giovanni 16 li troviamo tristi, abbattuti e smarriti proprio per questo motivo.
Gesù aveva appena detto loro che se ne sarebbe andato. E loro erano tristi. Gli dissero: "Signore, possiamo venire anche noi?” Gesù dice: “Non è possibile, ma la via la conoscete…” E loro: "Signore, ma siamo tristi, che sarà di noi? Come faremo? Mostraci la via!”
Gesù era stato per tre anni il loro maestro a tempo pieno. Aveva insegnato loro la Parola di Dio, risposto alle loro domande. Li aveva protetti dalle menzogne, ma ora era giunto il momento di partire, e il loro cuore era turbato.
“Siamo smarriti senza di te, come potremo conoscere la volontà di Dio? Non siamo in grado. Non siamo pronti per vivere senza di te!”
Gesù ha risposto ai suoi discepoli. La sua risposta doveva incoraggiarli ed è di incoraggiamento anche per noi oggi. Leggiamola insieme in Giovanni 16,13 e cerchiamo di cogliere l’insegnamento e l’incoraggiamento che Gesù intende dare ai discepoli.
Giovanni 16,13
“Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.”
Io non sarò più qui in carne ed ossa, ma tu ce la farai. Anche tu puoi.
Sicuramente sarà capitato anche a te di incontrare qualcuno inaspettatamente, e di accorgerti dopo, che era stato un incontro guidato o “pianificato” dall’Alto.
Qualche giorno fa sono andato in libreria, fuori dai normali orari di apertura, e “casualmente” viene a trovarmi un uomo.
È stato uno di questi momenti buoni e benefici per entrambi.
Quando incontriamo qualcuno e c’è un arricchimento reciproco siamo sorpresi, diamo e riceviamo contemporaneamente. La vita è fatta di incontri inaspettati che possono influenzarci, nel bene e nel male, che possono darci gioia, e che possono aiutarci a crescere.
Queste parole di antica saggezza trovano conferma nel tempo di oggi.
Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875 – 1961) ha detto: “L'incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche se c'è una qualche reazione entrambi ne vengono trasformati.”
Il testo di oggi descrive delle dinamiche simili, e ci aiuta a comprendere meglio questa verità. Narra di persone che si incontrano, ne ricevono un beneficio, a volte non subito evidente.
Questi incontri innescano nell’altro un cambiamento che porterà a una crescita, a un miglioramento, alla guarigione, alla vita eterna.
Lettura del testo: 2Re 5, 1 – 7
1 Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest'uomo, forte e coraggioso, era lebbroso. 2 Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d'Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. 3 La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!» 4 Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: «Quella ragazza del paese d'Israele ha detto così e così». 5 Il re di Siria gli disse: «Ebbene, va'; io manderò una lettera al re d'Israele». Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro, e dieci cambi di vestiario (doni molto apprezzati in oriente); 6 e portò al re d'Israele la lettera, che diceva: «Quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra». 7 Appena il re d'Israele lesse la lettera, si stracciò le vesti, e disse: «Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me».
Proverbi 27:17 “Il ferro forbisce il ferro; così un uomo ne forbisce un altro.”
In molte parti della terra, in ambienti con maggioranza cattolica, come in Ticino o l’Italia, si riscontra un fenomeno, una tendenza generale: la maggior parte delle persone che frequentano una chiesa sono donne.
Ci sono più donne che uomini. Per cui, molti pensavano un tempo “la religione è una cosa per donne.”
È una realtà, che in genere, nella chiesa le donne sono più numerose degli uomini. E di solito sono anche più attive e si impegnano di più come guide spirituali della loro casa. Questo non vuol dire però la fede sia più accessibile alle femmine che ai maschi. Mi permetto di utilizzare questi termini liberamente.
Dio ha creato l’uomo e la donna con delle con delle differenze.
Anche se esiste una corrente oggi, che vorrebbe uniformare e omogeneizzare gli individui, a far sparire le differenze che esistono in modo naturale.
Le Scritture in più passi parlano non solo della diversità tra mascolinità e femminilità, ma anche di ruoli diversi. E la diversità è stata voluta da Dio, come bellezza e arricchimento.
Dio ha creato la diversità. Nelle scritture troviamo anche delle indicazioni su quali sono le caratteristiche tipiche di un uomo e di una donna.
C’è addirittura un passo nel NT dove l’apostolo Paolo esorta i maschi a comportarsi da veri uomini.
Nel NT in 1Cor 16, 13 leggiamo l’esortazione (Andrizeste, imperativo Andrizomai, comportarsi da uomo) “Comportatevi virilmente”.
Ma cosa vuol dire? Significa siate forti e coraggiosi.
Il testo che leggiamo stamattina ci presenta una nuovo personaggio andrà a trovare Eliseo. È uno straniero, cioè non è un Israelita, non conosce ancora il vero Dio. Quest’uomo viene descritto esattamente con queste due qualità.
Lettura del testo 2Re 5, 1
1 Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE (YHWH, il Dio d’Israele) aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest'uomo, forte e coraggioso, era lebbroso.
Le due virtù caratteristiche di Naaman sono: la forza e il coraggio. Come immaginiamo una persona forte e coraggiosa?
E’ una persona dura? Rozza, bruta? Che litiga con tutti? Caparbia? Testarda? Che vuole sempre avere ragione? Aggressiva?
Come definiamo una persona forte e coraggiosa?
Essere coraggioso non vuol dire essere incoscienti, essere disposti a correre dei rischi immotivati. Essere coraggiosi non significa ignorare ed essere ciechi sui pericoli, sulla realtà
Coraggio non è nemmeno quel genere di attitudine a essere sempre pronti a contrastare gli altri, a combattere contro tutti tutti in qualsiasi circostanza.
Il significato scritturale del coraggio descrive quella forza interiore, che rende una persona capace di affrontare le proprie paure, le proprie mancanze, di migliorare, avanzare, di compiere il compito che Dio gli ha affidato. Naaman era forte e coraggioso. In che modo?
In Basilicata esiste un paesino, nascosto tra le montagne, dove non si passa per caso, bisogna cercarlo, che è stato scelto tra i borghi più belli d’Italia. È stato fondato nel decimo secolo da alcuni abitanti della zona, in fuga dall’invasione dagli arabi.
Essi si rifugiarono tra le vette delle montagne, dove trovarono un rifugio sicuro. La zona è ricca di acqua ed è piena di enormi massi, facili da rotolare dall’alto, per difendersi dagli invasori.
Nel corso della storia, questo paesino nascosto è stato uno dei punti di riferimento dell’Ordine dei Templari.
Il suo stemma attuale, infatti, riporta due cavalieri su un unico cavallo, che identifica l’ordine.
La chiesa di questo paese è stata costruita a immagine del tempio di Salomone a Gerusalemme, e contiene anch’essa simboli templari. All’interno c’è una lastra di marmo che descrive l’edificio come: “tempio di Dio che assurge (che si eleva) a vera dignità di fede cristiana”.
La parola “tempio” è un termine biblico. Il tempio originale, quello vero costruito da Salomone, è stato un luogo di adorazione importante, voluto da Dio, centrale per Israele.
Per comprendere meglio il testo di oggi, è importante partire dal ruolo del tempio nell’Antico Patto.
Il tempio era il luogo dove i credenti si recavano per celebrare le feste, offrire i sacrifici, e portare le offerte, le decime.
Al tempo del profeta Eliseo (tra il 850 e 800 a.C.) Era già avvenuta la scissione tra il regno di Israele (regno del nord) e il regno di Giuda. A chi rimase il tempio dopo la scissione?
Il tempio si trovava a Gerusalemme, nel regno di Giuda, a sud. Il primo re del nord, Geroboamo per evitare che i credenti emigrassero a Sud per rimanere nei pressi del tempio, per ragioni di culto, aveva fatto costruire diversi luoghi di adorazione nel regno del nord, dei templi idolatri non ordinati da Dio. Fece costruire due vitelli d’oro.
Il re decide da un’ottica politica e non di fede, anche se vuole passare per credente fondando centri religiosi. (Vedi 1Re 12, 26 - 29)
Molti veri credenti però, tra cui diversi leviti e sacerdoti fedeli, che rifiutavano l’idolatria, si trasferirono in giudea. Per loro era importante continuare a praticare regolarmente ciò che Dio aveva ordinato e rimanere fedeli al tempio.
E coloro che erano rimasti a nord, ma rifiutavano di adorare gli idoli?
Non potendo portare le loro decime e le offerte a Gerusalemme per sostenere il vero culto e il tempio, portavano i loro doni alla scuola di profeti più vicina, gestita da persone rimaste fedeli alla legge di Mosè.
Certamente Dio onorava questi suoi figli, che si erano rifiutati di prostrarsi davanti ai due vitelli d’oro, di Dan e di Bethel.
Il testo di oggi, è un’immagine di una chiesa vivente. Un’immagine per noi credenti che formiamo il tempio di Dio. Noi tutti siamo il tempio di Dio, secondo quanto insegnano le scritture del Nuovo Patto.
“Qui c’è sotto del marcio”. Chi di noi non ha mai pronunciato questa o frasi simili davanti a situazioni poco chiare, ingarbugliate, in circostanze dubbiose.
La storia del nostro pianeta è segnata da scandali, ingiustizie, guerre, intrighi, dal male, misteri ancora irrisolti che lasciano l’impressione che “sotto ci sia del marcio”.
E questo può accadere a qualsiasi livello o contesto sociale, nelle famiglie, in politica, nel mondo del business, non per ultimo anche in contesti religiosi, nella chiesa!
“Qui c’è sotto del marcio” pensarono coloro, che nel 2012, durante un’indagine, scoprirono nella cripta, quindi all’interno di una famosa chiesa di Roma, poco distante dal Vaticano, la tomba di un noto boss della criminalità organizzata.
Tutti noi conosciamo esempi, anche attuali, di questioni nel mondo, che lasciano presumere che qualcosa non quadri. Che la realtà dei fatti non coincide sempre con la versione ufficiale che ci viene servita.
Ecco un esempio dal contesto scolastico.
Tempo fa ho visto dei video elaborati da studiosi competenti sulla teoria dell’evoluzione. Questi dimostrano che alcune “prove archeologiche” a favore dell’evoluzione, sono in realtà dei falsi, e vengono usati e strumentalizzati per discreditare la Bibbia.
Pur essendo svelati come falsi, i testi scolastici non vengono aggiornati. Ai ragazzi oggi viene trasmesso anche di peggio.
L'importante è minare e distruggere i valori cristiani, e la famiglia così come Dio l’ha pensata, per il nostro bene. Perché succede? “Dov’è il marcio?” o la morte? Da dove viene questo male?
Chi elabora questi piani? Cosa bolle in pentola? Nel testo di stamattina, il marcio, la morte bolle letteralmente in una pentola.
Leggiamo il testo: 2Re 4, 38 – 41
Sono parole che forse hai già pronunciato anche tu, o che hai già sentito. Parole dedicate a chi non si vorrebbe mai perdere o abbandonare.
Parole, o promesse, che si fanno anche nelle relazioni sentimentali. A volte, queste non durano.
Una vecchia canzone, la canzone dell’amore perduto, diceva: Ricordi, sbocciavano le viole con le nostre parole: “Non ci lasceremo mai, mai e poi mai... Vorrei dirti ora le stesse cose. Ma come fan presto ad appassir le rose… così per noi”
Sono parole che possiamo rivolgere anche a Dio. Quanti hanno già detto a Dio: “voglio vivere per sempre con te!”
O quanti amici o conoscenti, ci hanno promesso, per esempio di frequentare una volta la chiesa? Ma non lo hanno fatto.
Ho udito dire da più persone: Da ora in poi frequenterò tutte le domeniche. E già dalla domenica successiva sono sparite.
Nel testo di questa mattina le parole: “io non ti lascerò” le dice una donna sofferente a un profeta. Si tratta della Sunamita, nel testo di 2Re capitolo 4. È una di quelle che ho definito le “tre frasi famose”, o caratteristiche della Sunamita.
a) La prima è: “Non mi ingannare” (2Re 4, 16 fine). Lo dice a Eliseo subito dopo aver ricevuto la promessa di avere un figlio. È una frase che mostra la sua autenticità, sensibilità, ma anche la sua fragilità, la sua lotta tra fede e dubbio.
b) La seconda è “Va tutto bene” (v 23 “lascia fare” NR e v 26 “stanno bene” NR) sulla quale abbiamo meditato domenica scorsa. Se non lo hai ancora fatto, puoi ascoltate il podcast, intitolato appunto “Va tutto bene!” dove c’è la spiegazione.
c) La terza frase, quella del testo di oggi, si trova in 2Re 4, 30 “com’è vero che il Signore vive, e che tu vivi, io non ti lascerò”. Una frase detta in modo risoluto.
La domanda è: Sarà vero? Manterrà questo proposito?
Tempo fa un uomo, che abitava nel quartiere dove predicavo, mi fermò e incuriosito mi disse: Sai una cosa? Io osservo e domenica per domenica vedo le persone che escono dalla vostra chiesa. Di solito chi esce dalla chiesa ha il viso cupo e l’aria appesantita. Da voi, invece, la gente esce con aria soddisfatta, in pace, felice”.
Non so tu che sei qui oggi, ti senti così come il mio vecchio vicino aveva percepito. Forse non ti sei mai preoccupato dell’impressione che lasci agli altri di te stesso, oppure non ti sei mai accorto di lasciare una simile impressione di te.
Una cosa è certa, (e questo spiegai poi anche a quel signore, che era una persona molto gentile), che anche chi va a casa la domenica uscendo dalla nostra assemblea, che è chiesa, può portare con sé anche dei pesi che altri non vedono.
Da un lato l’effetto della parola di Dio, della parola della grazia che ci avvicina al Signore, si nota, e d’altra parte, forse attraversiamo periodi difficili, ma il Signore è con noi.
Anche se non ci si accorge, sul viso si nota la differenza tra un’ora vissuta alla presenza di Dio e un’ora passata altrove.
Gli altri lo notano, anche quando la vita non ci risparmia le stesse difficoltà che attraversano tutti gli esseri umani. Perché “Dio fa splendere il sole sui giusti e sugli ingiusti, e fa piovere su chi lo teme e chi non lo conosce”.
Anche i cristiani portano dei pesi. Alcuni sono pesi quotidiani, che portiamo in silenzio, che soltanto chi ci conosce da vicino sa.
A volte può trattarsi di situazioni difficili che emergono all’improvviso, imprevisti, situazioni gravi, acute. Cose non avevamo calcolato o potuto prevedere. Pesi talmente grandi impossibili da portare tutti i giorni, che ci distruggerebbero se il loro tempo non fosse limitato. Pesi di cui la Parola dice: “Dio non ci lascia provare al di là delle nostre forze!”
Ma dove c’è un inizio, e anche una fine!
Il tema di questa mattina è: Va tutto bene. È una frase che è difficile da pronunciare con tutto il cuore, senza mentire.
Anche se ad altri può sembrare così. Accade solo in certi film – uno viene trasportato mezzo morto in ospedale dopo un grave incidente, è spaventato e preoccupato – e l’eroe del film lo rassicura dicendogli: “va tutto bene!”.
Nel testo biblico a pronunciare questa frase, che non si nota leggendo a prima vista nella traduzione in italiano, perché non è tradotta così, è una persona in grave difficoltà.
Ascoltiamo, e vedremo dove e perché.
Ritorniamo a Sunem, dove abbiamo lasciato tempo fa la donna ricca detta Sunamita. La ricordate?
La signora che aveva fatto costruire una camera in casa sua per ospitare il profeta Eliseo durante i suoi viaggi. Quando Eliseo le aveva annunciato, che l’anno successivo avrebbe avuto un figlio, lei gli aveva detto: “non mi ingannare”. Il figlio era nato davvero. Diventato grandicello muore. È un momento di prova acuta.
Leggiamo da: 2Re 17 – 27.
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