La predicazione cristiana è la proclamazione e la spiegazione della Parola di Dio.
La Parola di Dio è sempre stata il modo in cui Dio ha fatto conoscere il suo messaggio e ha portato la vita.
Forse è già successo anche a te: ascoltando la predicazione della Parola di Dio, ti sei accorto che ciò che sentivi non erano solo parole dette da uomini, ma qualcosa che veniva da molto più in alto, cioè, che erano ispirate dallo Spirito di Dio, ed erano rivolte e indirizzate a te.
Per questo, la predicazione è veramente il fuoco, il fulcro della chiesa cristiana.
Ma la predicazione non è l’unica opera di una chiesa cristiana. Gesù Cristo ha anche comandato ai Suoi discepoli di ripetere dei memoriali, in forma di simboli, che ricordano in che modo Egli provvede al bene e alla salvezza dei peccatori.
Ci sono due azioni, in particolare, per la chiesa locale, che Dio ci dice di eseguire regolarmente, che sono ci ricordano la nostra salvezza, che sono atti simbolici più che riti.
Il battesimo è il primo, e la Cena del Signore il secondo.
Il battesimo è il segno iniziale dell’appartenenza al popolo di Dio. Quando una persona si battezza testimonia che da adesso in poi, la sua vita appartiene a Cristo, e vuole vivere per Lui.
La Cena del Signore, invece, è il ricordo continuo, il segno continuo dell’appartenenza al popolo di Dio.
Chiunque ha creduto in Gesù dovrebbe battezzarsi, anche se questo non dona la salvezza, ma la rappresenta.
La Cena del Signore, invece, si ripete e rinnova continuamente nel corso del cammino con Dio, per ricordare e celebrare l’opera di Cristo in nostro favore.
Per mezzo della partecipazione alla Santa Cena, noi testimoniano di partecipare alla grazia di Dio, che abbiamo ricevuto per mezzo di Gesù Cristo.
Per questo, ogni comunità cristiana è chiamata a celebrare la Cena del Signore regolarmente, seguendo le istruzioni della Parola. A insegnare il suo significato, spiegare chi è un cristiano, e, soprattutto a predicare, annunciare fedelmente la Parola senza togliere, senza aggiungere nulla.
Prima di morire, Gesù ordinò ai suoi di ricordare la sua morte. Istituì un vero memoriale, con dei simboli, per aiutare i suoi a riattivare questi ricordi.
La Santa Cena non è soltanto un rito tradizionale, un qualcosa che si fa perché si deve. Se vogliamo coglierne il senso pieno, dobbiamo viverla per quella che è.
Ci è stata lasciata dal nostro Signore, affinché possiamo ricordarci di Lui e di ciò che Egli ha fatto per noi.
Per permetterci di rivedere la nostra vita davanti ai suoi occhi, alla Sua presenza. Egli, che ci conosce, ha istituito un memoriale per permetterci regolarmente di gettare via ciò che ci oscura e fa buio nella nostra vita, per lasciar riemergere il ricordo più bello che un cristiano possa avere: quello del Suo Signore e della sua opera redentrice, dove attinge ogni volta di nuovo luce e speranza.
Il Signore ha voluto lasciarci quello che deve essere per un cristiano il ricordo più prezioso.
L’apostolo Paolo scriveva a Timoteo un’esortazione che suona strana a prima vista: Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti (2Timoteo 2, 8).
Ecco, la Santa Cena ci lascia rivivere esattamente il ricordo della morte di Cristo in nostro favore, e la realtà della Sua risurrezione. È il ricordo più prezioso per un credente.
Si tratta di questo! Il ricordo più prezioso per un credente è quello del Signore risorto, che per donarci vita eterna ha sacrificato la sua stessa vita.
1. Cosa ricordò Gesù inizialmente durante l’ultima cena? Qual era il ricordo più prezioso per gli Israeliti?
2. Cosa c’entrano i ricordi degli Israeliti con noi oggi?
3. E, infine, guarderemo più da vicino cosa significano i simboli del pane e del calice.
Lettura: Luca 22,7-20 + Matteo 26,28