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Or


La Bibbia è, tra i tanti aspetti, anche il libro delle promesse di Dio per noi. Dio ci ha lasciato in questo libro tante promesse per la nostra vita.
Tra queste, la promessa di essere con noi ogni giorno e di insegnarci come vivere bene, seguendo la sua via.
Domenica scosa abbiamo visto che noi esseri umani non siamo in grado per natura di credere, di praticare fino in fondo la giustizia, di vivere come piace a Dio.
Gesù ci chiede di seguirlo, ma noi non siamo in grado con le nostre sole forze. Per questo, dopo la morte, la risurrezione, l’ascensione di Gesù Cristo al cielo, Egli ci ha mandato il suo Spirito, affinché dimorasse con noi per sempre.
In Giovanni 14, 15 - 17 Gesù dice:
«Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.
Lo Spirito Sarà con noi per permetterci di amare Gesù, osservando i suoi comandamenti.
Non essendo il Signore più in modo visibile sulla terra, lo Spirito Santo ci aiuta a seguire Gesù per fede, come se lo vedessimo. Ci rende possibile vivere con Dio, e di fare nostre la parola che Gesù ha ispirato.
Se lo coinvolgiamo nella nostra vita e non lo lasciamo in un angolo dicendogli di disturbarci il meno possibile Dio farà qualcosa di bello nella nostra vita e con la nostra vita.
Farà in modo che il carattere di Cristo si sviluppi in noi. Farà di noi persone che maturano frutto spirituale. E renderà possibile per noi la presenza di Cristo nella nostra vita.
Molti anni fa, in un territorio indiano in USA venne trovato il petrolio. La tribù locale diventò improvvisamente ricca, ma non poteva immaginare quanto.
Degli uomini d’affari senza scrupoli si recarono sul posto per rifilare agli indiani di tutto, da oggetti privi di valore ad altri più costosi, di lusso. La loro intenzione era di sfruttare questa gente prima che fosse pienamente consapevole di quanto valesse il loro patrimonio naturale.
Uno degli uomini della tribù acquistò una Rolls-Royce.
La guidò per una circa una settimana. Quando finì la benzina, pensò che si fosse rotta. Siccome non voleva fare brutta figura disse che si era stancato dell'auto e non la voleva più. Uno dei suoi amici chiese per sé l'auto scartata, tolse il motore per renderla più leggera, e la attaccò ad una squadra di cavalli. Per molti anni, la Rolls-Royce trainata dai cavalli fu il suo mezzo di trasporto.
Molti a cercano di vivere la vita cristiana allo stesso modo. Siccome non comprendono la natura e il valore dello Spirito Santo, si aggrappano altri mezzi per alimentare la propria vita spirituale. Cercano di generare energia interiore con le proprie forze, oppure appoggiandosi a un gruppo di persone, oppure, cercano altre fonti di energia.
Fanno di tutto, tranne che attingere alla vera fonte di potenza che Dio ci ha dato: il suo Spirito che dimora in noi.
Come cristiani, seguiamo un cammino e valori diversi da quelli del mondo. Ci viene insegnato ad amarci l'un l’altro, e anche i nostri nemici, ad ubbidire al Signore, a pregare per i nostri bisogni, a vivere nella semplicità e nella santità, a camminare nella luce e ad essere saggi, a vivere l’umiltà.
Tutto questo è impossibile con le nostre sole forze o energie. Per maturare queste qualità e virtù, abbiamo bisogno di essere ripieni e controllati dallo Spirito Santo.
Egli è l’unico carburante, l’unica fonte di energia che Dio abbia provveduto per la vita pratica cristiana. Cercare di essere cristiani senza lo Spirito Santo è come possedere un pozzo di petrolio e non capire che esso produce ciò che serve a far funzionare la propria auto.
Un passo del NT dice: 15 Guardate, dunque, con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi;
16 ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.
17 Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore. 18 Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito. (Sott’inteso: Spirito Santo, Efesini 5, 15 – 18).
Oggi mediteremo insieme principalmente su due punti.
Il primo è una domanda: Quale spirito anima la tua vita? Da quale spirito ti lasci guidare, motivare. Quale spirito c’è dietro le tue azioni e ti da forza?
Il secondo è l’imperativo: Siate ripieni di Spirito Santo.
La predicazione cristiana è la proclamazione e la spiegazione della Parola di Dio.
La Parola di Dio è sempre stata il modo in cui Dio ha fatto conoscere il suo messaggio e ha portato la vita.
Forse è già successo anche a te: ascoltando la predicazione della Parola di Dio, ti sei accorto che ciò che sentivi non erano solo parole dette da uomini, ma qualcosa che veniva da molto più in alto, cioè, che erano ispirate dallo Spirito di Dio, ed erano rivolte e indirizzate a te.
Per questo, la predicazione è veramente il fuoco, il fulcro della chiesa cristiana.
Ma la predicazione non è l’unica opera di una chiesa cristiana. Gesù Cristo ha anche comandato ai Suoi discepoli di ripetere dei memoriali, in forma di simboli, che ricordano in che modo Egli provvede al bene e alla salvezza dei peccatori.
Ci sono due azioni, in particolare, per la chiesa locale, che Dio ci dice di eseguire regolarmente, che sono ci ricordano la nostra salvezza, che sono atti simbolici più che riti.
Il battesimo è il primo, e la Cena del Signore il secondo.
Il battesimo è il segno iniziale dell’appartenenza al popolo di Dio. Quando una persona si battezza testimonia che da adesso in poi, la sua vita appartiene a Cristo, e vuole vivere per Lui.
La Cena del Signore, invece, è il ricordo continuo, il segno continuo dell’appartenenza al popolo di Dio.
Chiunque ha creduto in Gesù dovrebbe battezzarsi, anche se questo non dona la salvezza, ma la rappresenta.
La Cena del Signore, invece, si ripete e rinnova continuamente nel corso del cammino con Dio, per ricordare e celebrare l’opera di Cristo in nostro favore.
Per mezzo della partecipazione alla Santa Cena, noi testimoniano di partecipare alla grazia di Dio, che abbiamo ricevuto per mezzo di Gesù Cristo.
Per questo, ogni comunità cristiana è chiamata a celebrare la Cena del Signore regolarmente, seguendo le istruzioni della Parola. A insegnare il suo significato, spiegare chi è un cristiano, e, soprattutto a predicare, annunciare fedelmente la Parola senza togliere, senza aggiungere nulla.
Prima di morire, Gesù ordinò ai suoi di ricordare la sua morte. Istituì un vero memoriale, con dei simboli, per aiutare i suoi a riattivare questi ricordi.
La Santa Cena non è soltanto un rito tradizionale, un qualcosa che si fa perché si deve. Se vogliamo coglierne il senso pieno, dobbiamo viverla per quella che è.
Ci è stata lasciata dal nostro Signore, affinché possiamo ricordarci di Lui e di ciò che Egli ha fatto per noi.
Per permetterci di rivedere la nostra vita davanti ai suoi occhi, alla Sua presenza. Egli, che ci conosce, ha istituito un memoriale per permetterci regolarmente di gettare via ciò che ci oscura e fa buio nella nostra vita, per lasciar riemergere il ricordo più bello che un cristiano possa avere: quello del Suo Signore e della sua opera redentrice, dove attinge ogni volta di nuovo luce e speranza.
Il Signore ha voluto lasciarci quello che deve essere per un cristiano il ricordo più prezioso.
L’apostolo Paolo scriveva a Timoteo un’esortazione che suona strana a prima vista: Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti (2Timoteo 2, 8).
Ecco, la Santa Cena ci lascia rivivere esattamente il ricordo della morte di Cristo in nostro favore, e la realtà della Sua risurrezione. È il ricordo più prezioso per un credente.
Si tratta di questo! Il ricordo più prezioso per un credente è quello del Signore risorto, che per donarci vita eterna ha sacrificato la sua stessa vita.
Oggi vediamo insieme:
1. Cosa ricordò Gesù inizialmente durante l’ultima cena? Qual era il ricordo più prezioso per gli Israeliti?
2. Cosa c’entrano i ricordi degli Israeliti con noi oggi?
3. E, infine, guarderemo più da vicino cosa significano i simboli del pane e del calice.
Lettura: Luca 22,7-20 + Matteo 26,28
Possiamo essere ingannati dalle persone?
Possono avvenire inganni nel regno di Dio?
Vedi Atti 20, 28 – 31 a
1Timoteo 4, 1 – 5
Il tema di oggi è: Ma Dio può ingannarci?
La volta scorsa abbiamo lasciato Eliseo in un paese di nome Sunem nel nord d’Israele, in casa di una donna ricca, sposata ma senza figli. Suo marito si occupava della terra.
Un giorno, dopo aver conosciuto bene il profeta, la moglie chiede al marito: “Sai, quell’uomo che passa da noi regolarmente è un vero uomo di Dio. Fa del bene dovunque va. Quando passa di qui, lo invito a mangiare e a riposarsi... Se sei d’accordo, facciamo costruire una stanza sul tetto, ci mettiamo un letto, una lampada, un tavolo e una sedia in modo che quando viene possa stare un po’ tranquillo...”
“Va bene” risponde il marito “trovo che sia una buona idea."
Così questa donna, di cui non conosciamo il nome, ma che, dal luogo dove vive è soprannominata “Sunamita”, fa costruire questa stanza molto semplice, la arreda, e quando è pronta questa diventa il rifugio di Eliseo. Là si sarebbe fermato ogni volta che sarebbe passato da Sunem, di solito, accompagnato dal suo servo Gheazi, un uomo che pur vivendo vicino al profeta, non gli somigliava molto.
Dopo aver accettato e dormito nella sua nuova stanza, Eliseo si chiede come può ricambiare. E la chiama.
Ha saputo ricevere, accettare, con umiltà, e poi, non solo per contraccambiare, perché si sentisse in obbligo, o per vantarsi di qualcosa, ha a cuore di darle liberamente qualcosa di cui lei ha veramente bisogno.
La fa chiamare e le chiede se ha bisogno di qualche favore, perché Eliseo ha un buon rapporto coi capi dell’esercito e col re d’Israele.
La donna risponde: “No, grazie, non mi serve niente. Ciò che ho fatto era davvero per te!”.
Allora Eliseo, che non ha accesso soltanto al re, ma a un trono ancora più alto: quello di Dio, vuole davvero farle del bene. Chiede consiglio al servo, che le fa notare l’assenza di figli, il marito vecchio, e quindi la futura solitudine alla quale la signora è destinata una volta morto il marito.
Allora, Eliseo, che conosce la volontà di Dio, la fa chiamare, e le annuncia che entro un anno avrebbe avuto un bambino.
Leggiamo in 2Re capitolo 4 i versetti da 15 a 17.
15 Eliseo gli disse: «Chiamala!» Gheazi la chiamò, e lei si presentò alla porta. 16 Ed Eliseo le disse: «L'anno prossimo, in questo stesso periodo, tu abbraccerai un figlio». Lei rispose: «No, mio signore, tu che sei un uomo di Dio, non ingannare la tua serva!»
17 Questa donna concepì e, l'anno dopo, in quel medesimo periodo partorì un figlio, come Eliseo le aveva detto.
La grazia di Dio dona la vita, è fonte di vita.
La scorsa volta abbiamo approfondito il miracolo dell’olio della vedova, l’episodio in cui un creditore si rivolge a una vedova, che non può pagare il debito del suo defunto marito, per prendere i suoi figli come schiavi.
Quest’uomo vuole agire da giusto, ma manca di misericordia. Abbiamo visto come chi si sente giusto, può tendere ad essere duro: La durezza del giusto.
La vedova si rivolge a Eliseo, perché suo marito temeva il Signore. E Dio risponde con un miracolo a porte chiuse.
Una piccola fiala di olio profumato, che la vedova ha in casa, riempie tutti i vasi vuoti, che la donna è riuscita a trovare, con l’aiuto dei suoi figli e dei suoi vicini.
Il ricavato della vendita di quest’olio sarà sufficiente per saldare il suo debito e permetterà alla vedova e ai suoi figli di continuare a vivere libera e in pace. Romani 9, 16 dice: “non dipende dunque da chi vuole, né da chi corre (da chi può), ma da Dio, che fa misericordia”.
Aggiungo un aspetto sul significato simbolico dell’olio nelle Scritture. L’olio è simbolo dello Spirito Santo.
Quando ci rivolgiamo a Dio e crediamo in Gesù Cristo, egli ci dona il suo Spirito, e lo Spirito Santo, rimane nella vita del credente fino alla fine, donando vita in abbondanza e producendo i frutti dello spirito. Anche nella nostra vita l’olio non si esaurisce mai, se viviamo nel timore di Dio, e gli permettiamo di riempire la nostra vita.
Continuiamo oggi la lettura del capitolo 4 dove conosceremo un nuovo personaggio importante nella storia di Eliseo: una donna pia e devota che abita a Sunem.
Lettura: 2Re 4, 8 – 14
8 Un giorno Eliseo passava per Sunem; là c'era una donna ricca che lo trattenne con premura perché mangiasse da lei; così tutte le volte che passava di là, andava a mangiare da lei. 9 La donna disse a suo marito: «Ecco, io so che quest'uomo che passa sempre da noi, è un santo uomo di Dio. 10 Ti prego, costruiamogli, di sopra, una piccola camera in muratura e mettiamoci per lui un letto, un tavolino, una sedia e un candeliere, affinché, quando verrà da noi, egli possa ritirarvisi». 11 Così, un giorno che egli giunse a Sunem, si ritirò in quella camera, e vi dormì. 12 E disse a Gheazi, suo servo: «Chiama questa Sunamita». Egli la chiamò, e lei si presentò davanti a lui. 13 Eliseo disse a Gheazi: «Dille così: "Tu hai avuto per noi tutta questa premura; che si può fare per te? Hai bisogno che si parli per te al re o al capo dell'esercito?"» Lei rispose: 14 «Io vivo in mezzo al mio popolo». Ed Eliseo disse: «Che si potrebbe fare per lei?» Gheazi rispose: «Certo non ha figli, e suo marito è vecchio».
Quando insegnavo ai bambini della scuola domenicale mi piaceva cantare il canto: Dio ha tutto il mondo nelle sue mani, i grandi e i piccoli, … Egli ha tutto nelle sue mani.
Questo canto che ci mostra la svariata grandezza di Dio.
Sa occuparsi delle grandi questioni, conosce per nome tutte le stelle dell’Universo, e contemporaneamente conosce ogni parte del microcosmo.
In più, conosce, capisce e consola un singolo cuore, di una singola persona, insignificante e indifesa agli occhi degli uomini, ma grande davanti a Lui. Quando leggo i Salmi, mi rendo conto di questa realtà.
Dio riduce a poco le grandezze e rende grandi le piccole cose.
Nella storia di Eliseo, abbiamo visto Dio occuparsi di tre grandi potenze militari, che rischiavano di soccombere nel deserto per mancanza di acqua. Abbiamo visto come Dio ha riversato la sua grazia su di loro.
Oggi vediamo Dio che si dedica a una singola vedova, dimenticata da tutti, per sollevare il suo cuore afflitto. La sua grazia che ha salvato tre re e i loro eserciti, è la stessa che ora si rivolge a questa vedova disperata.
Grande è il nostro Dio. Questa volta lo vediamo nel testo di 2Re 4, 1 – 7 che segue:
1 Una donna, moglie di uno dei discepoli dei profeti, si rivolse a Eliseo, e disse: «Mio marito, tuo servo, è morto; e tu sai che il tuo servo temeva il SIGNORE. Il suo creditore è venuto per prendersi i miei due figli come schiavi».
2 Eliseo le disse: «Che devo fare per te? Dimmi, che cosa hai in casa?» La donna rispose: «La tua serva non ha nulla in casa, tranne un vasetto d'olio». 3 Allora egli disse: «Va' fuori, chiedi in prestito a tutti i tuoi vicini dei vasi vuoti; e non ne chiedere pochi. 4 Poi torna, chiudi la porta dietro di te e i tuoi figli, e versa dell'olio in tutti quei vasi; e, a mano a mano che saranno pieni, falli mettere da parte. 5 La donna se ne andò e si chiuse in casa con i suoi figli; questi le portavano i vasi, e lei vi versava l'olio. 6 Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: «Portami ancora un vaso». Egli le rispose: «Non ci sono più vasi». E l'olio si fermò. 7 Allora lei andò e riferì tutto all'uomo di Dio, che le disse: «Va' a vender l'olio, e paga il tuo debito; e di quel che resta sostèntati tu e i tuoi figli».
Immaginate di essere alla ricerca di una persona amata di cui sentite la mancanza. Probabilmente i discepoli di Gesù, quella domenica mattina della risurrezione, dovevano sentirsi così. Avrebbero voluto vederlo, concentrare la loro attenzione su di lui. Dirgli: “Signore, sei qui. Eccoti! Ti abbiamo cercato ovunque, perché tu sei importante per noi. Anzi, indispensabile!”
Nel sepolcro non c’era più. A casa sua non c’era più. Nei luoghi dove usava trattenersi, non c’era più. Era irreperibile. Eppure, non si era allontanato troppo.
Il bello, quando si tratta di Gesù, è che anche se noi non riusciamo a vederlo e a trovarlo, Lui sa sempre dove trovare noi!
E così va incontro ai suoi, li trova là, dove sa che sono. E va a trovarli per mangiare e parlare un po’ con loro.
Leggiamo questa conversazione avvenuta in riva al lago di Galilea.
Lettura Giovanni 21, 15 – 19
Davanti al fallimento!
Abbiamo davanti a noi un Pietro afflitto, scoraggiato. Si sente un fallito. Cosa era successo? Qualche giorno prima era il più zelante degli apostoli. Era stato sempre il primo a parlare. Pietro voleva servire Gesù. Voleva vivere alla gloria del Signore.
Facciamo un salto indietro e leggiamo: Matteo 26, 30 – 35.
Prima di ascoltare questo messaggio, ti consiglio la lettura del testo Biblico di 2Re, il capitolo 3.
Mediante questa parola Dio vuole dirci che le vittorie nella vita della fede sono possibili soltanto con la Sua grazia. Non per i nostri sforzi, non per la saggezza o strategie umane, che sono efficaci fino a un certo punto. La vera vita, la vera vittoria, è possibile soltanto per mezzo della grazia di Dio. Per questo, ho intitolato il testo di oggi: Vincere con grazia.
Questo testo non è solo insegnamento spirituale. Si tratta di una storia vera, ben documentata e provata dall’archeologia. La pietra di Mesa, scoperta nel 1865 in Giordania, che risale agli anni 840 – 820 a.C. porta le iscrizioni di Moab, vassallo all’epoca di Israele, ai quali doveva pagare dei tributi.
Questa pietra rivela molte informazioni storiche sulla lingua dei moabiti, e contiene la scrittura di molti particolari scritti del terzo capitolo del secondo libro dei Re.
La pietra di Mesa è una testimonianza della Bibbia, fuori di essa.
Trovo molto utili queste informazioni che provano che la Bibbia non è favola, ma storia, Perché ci incoraggiano a credere e così essa può diventare parte della tua storia.
Il re di Moab, che alla fine della guerra scampa e si salva la vita, dichiara su questa pietra di esser stato liberato dalla mano degli Israeliti dal suo dio Chemos. Il testo biblico spiega come questo è avvenuto.
Il re di Moab quando vede che sta subendo una sconfitta, pensa, come pensavano tutti gli adoratori degli dei pagani, che il suo dio era in collera verso di lui, perciò gli offre in sacrificio, sulle mura della città, davanti agli occhi di tutti, l’erede al suo trono, cioè suo figlio.
Gli Israeliti sono talmente turbati, e offesi alla vista di questo sacrificio umano, che lasciano subito perdere e tornano a casa loro.
Cosa ci viene più facile credere, per natura, che Dio è arrabbiato con noi, o che è ben disposto?
Non succede anche a noi che seguiamo il vero Dio, di esser confrontati con degli atteggiamenti verso il nostro Signore, che sono tipici dell’adorazione pagana?
Per esempio, quando sappiamo cosa vuole Dio, ma pensiamo di fargli cambiare idea, perché non sappiamo accettare i suoi piani e cerchiamo di convincere Dio che ciò che noi desideriamo sia molto meglio?
Ogni volta che ci lasciamo condizionare dai nostri pensieri umani, piuttosto che dalla Parola, pensiamo di Dio con un concetto pagano. Con quanta facilità siamo tentati di pensare che Dio è arrabbiato con noi, quando qualcosa non va come ci piace?
Pensiamo di esser stati abbandonati, dimenticati, da Lui quando qualcosa non riesce così come ci eravamo proposti. Ma Dio è ben disposto verso di noi. Dio non è lunatico. Non cambia umore. Non ci salva per grazia un giorno, per poi in un altro aspettare nascosto che cadiamo per coglierci sul fatto. Il nostro modo di vedere Dio può cambiare. Lui stesso no!
Dio vuole farci riflettere sule sue vittorie che lui ci concede per grazia perché Egli è ben disposto verso di noi. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono. Salmo 103, 13.
Ad eccezione delle parole di giudizio pronunciate contro i “bulli” del paese che lo hanno sfidato, i miracoli di Eliseo, anche in questi capitoli, sono una rivelazione della grazia e della misericordia divina.
Egli, come Gesù “egli è andato dappertutto facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (Atti 10,28). Un passo ricco di ispirazione anche per noi, che ci ricorda: “la mia grazia ti basta”.
Non esiste un metodo per vincere nella fede, non c’è uno schema. Ma in questo testo possiamo semplicemente vedere alcuni elementi.
Come ci comportiamo nella chiesa? Come si vive nella casa di Dio? Non voglio presentarvi un nuovo codex o un regolamento. Non ho nemmeno io inventato il titolo del messaggio. Ce lo suggerisce l’apostolo Paolo, che scrive in
1 Timoteo 3, 14 – 15, che dice: Ti scrivo queste cose sperando di venir presto da te, affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
Il nome della nostra comunità, suggerisce importanza della spiritualità. Quando Dio creò l’uomo, gli soffiò nelle narici il suo alito vitale e l’essere umano iniziò a vivere. Desideriamo anche noi, che sia Dio ad imprimere per mezzo del suo soffio, la sua vita in noi. Egli è colui che ci dona la vita, il respiro, e che imprime in noi il suo carattere.
Che cosa conta davvero nella chiesa? Qual è il cuore della chiesa? Diamo uno sguardo alle prime parole sulla chiesa, pronunciate da Gesù stesso, dove lui parla di questo suo piano. Osserviamo in quale contesto il Signore ha parlato della chiesa la prima volta, per capire qual è l’essenza della chiesa
1. Cosa intende il Signore per chiesa?
Lettura del testo e due foto sul contesto. Matteo 16, 13 – 18.
a) Identità di Gesù.
Questo è il testo dove Gesù annuncia che avrà la Sua chiesa. (Nota: La “mia” chiesa v. 18)
Per introdurre questo annunciò Gesù chiede: Chi dice la gente che io sia. Cioè inizia interrogando i discepoli sulla sua identità! Quindi, per capire cos’è la chiesa, dobbiamo partire da: Chi è Gesù?
In 2Re 2, 23 – 25 leggiamo: Poi di là Eliseo salì a Betel; e, mentre camminava per la via, uscirono dalla città dei ragazzi, i quali lo beffeggiavano, dicendo: «Sali, calvo! Sali, calvo!» Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome del SIGNORE. Allora due orse uscirono dal bosco e sbranarono quarantadue di quei ragazzi.
Di là Eliseo si recò sul monte Carmelo da dove poi tornò a Samaria.
Questo testo si potrebbe illustrare con un segnale di “pericolo di morte!” A causare la morte non sarebbero radiazioni, scariche elettriche, caduta sassi, o altro, ma il farsi beffe di Dio. Il segnale di pericolo direbbe: “Beffarsi di Dio? Pericolo di morte”.
Il NT lo descrive In Galati 6,7 in questo modo “Non v'ingannate: Iddio non si può beffare.”. La NRV dice: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà.” Oppure, la NTV“Non fatevi illusioni: Dio non si lascia prendere in giro! Si raccoglie sempre quello che si semina!”
Il brano in questione scotta. Gli scettici, gl’increduli, coloro che sono contro di Dio lo usano per mettere in discussione la sua bontà, la sua benevolenza, e anche la sua saggezza. E forse anche a noi siamo scioccati, o confusi, davanti a questo testo.
La domanda che alcuni si pongono è: ma era poi così grave ciò che questi ragazzi avevano fatto al profeta? Era solo una ragazzata? Uno scherzo? O c’è di più dietro?
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