A 100 anni, dopo una lunga malattia, il 29 dicembre 2024 si è spento Jimmy Carter, 39° presidente degli Stati Uniti (il più longevo della storia americana), che aveva scelto di non prolungare le cure mediche in ospedale e di ricevere soltanto cure palliative nella propria casa di Plains, in Georgia, dove aveva vissuto con la moglie Rosalynn (deceduta il 19 novembre 2023) dal giorno del loro matrimonio il 7 luglio 1946. Nelle elezioni presidenziali del 1976, che si svolsero in un paese ancora segnato dalle dimissioni di Nixon in seguito allo scandalo Watergate, Carter sconfisse il candidato repubblicano Gerald Ford ma fu presidente per un unico mandato, perché nelle elezioni del 1980 fu sconfitto da Ronald Reagan, sull’onda della crisi legata all’invasione sovietica dell’Afghanistan nel dicembre 1979 e al sequestro, un mese prima, dei dipendenti dell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Abbiamo chiesto un parere, sull’uomo e sul politico, allo storico Massimo Rubboli, già professore di Storia dell’America del Nord e direttore del Centro di ricerca sul Nord America dell’Università di Genova, prendendo spunto da un suo recente articolo per il mensile Confronti.