La fede cristiana – come è noto – viene vissuta e interpretata in modi molto diversi, a seconda della personalità, delle esperienze, dell’età, della cultura, della teologia degli individui. C’è chi la vive in costante polemica con il “mondo”, chi al contrario appare pacificato con se stesso e con gli altri, chi con grande esuberanza e chi invece con una spiritualità un po’ tormentata… Papa Leone XIV in una antologia dei suoi scritti (che precedono l’elezione al pontificato), cita la massima di Agostino: “Ti dispiaccia sempre ciò che sei”, come se la scontentezza di sè fosse la condizione necessaria per continuare a cercare. Come è noto anche Lutero, prima di avviare la Riforma protestante, era un monaco agostiniano tormentato dal senso di colpa. Ma c’è un limite al modo in cui interpretiamo la spiritualità cristiana? Claudio Coppini e Roberto Vacca hanno chiesto un parere al professor Fulvio Ferrario, docente alla Facoltà valdese di teologia di Roma.