Si Può Uscirne Crescendo Sviluppo Interiore, crescita personale metodo Igor Sibaldi

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Si Può Uscirne Crescendo Sviluppo Interiore, crescita personale metodo Igor Sibaldi episodes

  • 📨 42 Ciò che arriva da lontano non è ancora ciò che serve | MiYKaʼeL

    📨 42 Ciò che arriva da lontano non è ancora ciò che serve | MiYKaʼeL

    MiYKaʼeL è il quarantaduesimo dei settantadue e il secondo delle Virtù. Attributo secondo Lenain (1823): «Vertu de Dieu, maison de Dieu, semblable à Dieu» — virtù di Dio, casa di Dio, simile a Dio. Il suo mandato riguarda i viaggi e la politica: «Il sert pour voyager en sûreté», serve per viaggiare in sicurezza, e si estende a monarchi, principi e nobili. Il Corpus propone di leggerlo come un movimento: MiYKaʼeL rende il lontano utilizzabile.

    Per osservarlo, il Corpus ha scelto Gertrude Bell: una scelta editoriale, non un'associazione fondata sulla nascita nella finestra 19–23 ottobre di Sibaldi. Nel 1915, al Cairo, Bell scrive di contribuire a riempire i fascicoli d'intelligence con informazioni sulle tribù. A Baghdad, nell'ottobre 1920, dopo la lamentela dei notabili lasciati fuori da una cerimonia, prepara una lista di oltre cento nomi e un secondo elenco per i colloqui privati; gli inviti partono la sera stessa.

    Ciò che arriva da lontano non è ancora utile a chi deve decidere: trasmesso così com'è, può lasciare al destinatario qualcosa che non sa come usare. Nelle lettere di Bell, il Corpus legge anche una tensione tra il ruolo di chi media e la sua posizione personale: un'interpretazione del Corpus, non un fatto biografico.

    Una domanda da portare con te

    Che cosa fai di ciò che ricevi prima di trasmetterlo ad altri?

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    L'articolo completo su MiYKaʼeL

    Il coro — Le Virtù

    Glossario del Corpus

    🌐 Si Può Uscirne Crescendo

    23 min
  • 🧭 Il “come” lo metti tu | #12 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS

    🧭 Il “come” lo metti tu | #12 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS

    La serata dell’8 ottobre comincia con una battuta: gli audio e gli articoli, quasi nessuno li ascolta o li legge. Da lì un primo filo: ammettere una cosa a parole non basta. Se la si sentisse davvero, qualcosa sarebbe già cambiato. Poi un secondo filo, sulla presenza: interessarsi all’altra persona vuol dire esserci e accorgersi di cosa succede, senza avere in testa solo il risultato da portare a casa.

    Nessuna energia da studiare e nessun testo preparato: la data cade nell’ultimo giorno della reggenza di RaHaʿeʼeL, ma l’angelo resta sullo sfondo. A un certo punto viene letto un passo di un corso del 2017, e la domanda cambia: non più cosa succede nella stanza, ma chi la guarda. Il semaforo c’è. Se non lo noto, per me non esiste, senza negare la realtà fuori di noi. E allora, se è soggettivo, è falso?

    La conversazione attraversa la paura di perdere la possibilità di avere ragione, l’affidarsi prima di capire tutto, l’agente 007 che sa chi è sotto ogni travestimento, l’attenzione spesa a sorvegliare la reazione degli altri. Cambiare lettura costa, perché capire davvero chiede di rinunciare a ciò che la lettura di oggi fa ottenere. E poi il tempo: il viaggio non è nascere per poi morire, ma stare qui nel frattempo.

    Chiude una coda registrata a serata finita: partire da cento e andare a cinquanta, cinque cose invece di dieci. Se c’è sacrificio, un po’ di meno. Se c’è divertimento, un po’ di più.

    Una domanda da portare con te

    Nelle cose che fai oggi, il “come” lo stai mettendo tu, o lo lasci mettere alle reazioni degli altri?

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    ⁠Il giovedì del Corpus⁠ — tutte le puntate della serie

    ⁠Glossario del Corpus⁠

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    17 min
  • 🚪 41 Ciò che esiste non è tutto ciò che può esistere | HaHaHeʼeL

    🚪 41 Ciò che esiste non è tutto ciò che può esistere | HaHaHeʼeL

    HaHaHeʼeL è il quarantunesimo dei settantadue e il primo delle Virtù.

    Attributo secondo Lenain (1823): «Dieu en trois personnes» — Dio in tre persone.

    Lenain non lo spiega e il Corpus non lo colma.

    Legge invece il suo mandato, proteggere chi annuncia la parola «aux nations», alle nazioni, come un movimento oltre il confine noto: HaHaHeʼeL apre il possibile oltre l’esistente.

    Per osservare il movimento il Corpus ha scelto Gasparo Contarini. Nel 1535 diventa cardinale quando è ancora laico. Presiede la commissione che mette per iscritto come la Chiesa potrebbe essere riformata. Nel 1541, a Ratisbona, partecipa a una formula sulla giustificazione che raccoglie un accordo parziale; sull’eucaristia l’accordo non c’è. A Roma la formula non viene accolta. Una possibilità prende la forma di un progetto, e il progetto incontra risposte che non coincidono.

    «Le cose stanno così» descrive ciò che esiste adesso e non dice nulla su ciò che potrebbe esistere. Il Corpus legge in HaHaHeʼeL la distinzione tra i vincoli che puoi documentare e quelli che stai soltanto supponendo, e il gesto di consegnare ciò che hai scritto a chi può rispondere, anche se la risposta torna a metà.


    Una domanda da portare con te


    Quale possibilità stai escludendo perché dai per definitiva la situazione in cui ti trovi?


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    ⁠L’articolo completo su HaHaHeʼeL⁠

    ⁠Il coro — Le Virtù⁠

    ⁠Glossario del Corpus⁠

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    14 min
  • ☀️ Il sesto coro porta il centro fino a dove serve - LE VIRTÙ — Malakim

    ☀️ Il sesto coro porta il centro fino a dove serve - LE VIRTÙ — Malakim

    Non tutto ciò che hai al centro di te è fatto per restarci. Alcune cose hanno senso solo quando arrivano dove servono.

    Le Virtù, in ebraico Malakim — il nome che Lenain dà al sesto ordine — sono il sesto coro nel sistema dei 72 di Igor Sibaldi: otto energie, dal #41 al #48, che il Corpus legge come variazioni di un solo gesto, fare da tramite. Dopo le Potestà, che definiscono il confine, le Virtù fanno passare. Il loro attributo, per Lenain, è Thiphereth — bellezza, sole, splendore — la sesta Sephirah; Fabre d'Olivet descrive la lettera Waw come il nodo che unisce, il segno che fa passare da una natura all'altra.

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    Approfondimento completo sul coro delle Virtù

    Coro precedente — le Potestà

    Mappa delle 72 energie

    Glossario del Corpus

    20 min
  • ✏️ 40 Ciò che vedi non è ancora ciò che mostri | YeYaSeʼeL

    ✏️ 40 Ciò che vedi non è ancora ciò che mostri | YeYaSeʼeL

    YeYaSeʼeL è il quarantesimo dei settantadue e l'ottavo e ultimo delle Potestà. Attributo secondo Lenain (1823): «Dieu qui réjouit» — Dio che rallegra. Il suo mandato indica ambiti: «l'imprimerie et la librairie», la stampa e la libreria, gli «hommes de lettres et les artistes». Ma nel Corpus questi ambiti vengono riletti in una direzione precisa: sono mezzi, i luoghi in cui ciò che qualcuno ha visto passa a un altro.

    Per osservare il movimento il Corpus ha scelto Alberto Giacometti, nato il 10 ottobre 1901: dentro il periodo 9–13 ottobre di Sibaldi, fuori dai giorni di Lenain, e l'articolo dichiara la differenza. Nell'atelier parigino del dopoguerra i suoi amici e modelli posano per ore su uno sgabello, nel freddo, mentre lui dipinge o scolpisce con la sensazione di non riuscire mai a ottenere ciò che vede. Anche a successo ottenuto, secondo le fonti consultate, continua spesso a rielaborare i modelli. Le fonti non dicono perché.

    Il Corpus legge nelle lettere — Yod, Yod, Zayin — un movimento: la visione, la mano tesa, il dardo che tende a uno scopo. È una lettura del Corpus, non una dottrina di d'Olivet. Il rischio sta nel rifare: può avvicinare a ciò che vedi, oppure servire a non mostrarlo. Quando riprendi un lavoro da capo, ti stai avvicinando o stai evitando lo sguardo degli altri?

    Una domanda da portare con te

    Che cosa vedi che non hai ancora messo in forma?

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    Il coro — Le Potestà

    Glossario del Corpus

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    22 min
  • 🧭 39 Trasforma l'eredità in direzione | RaHaʿeʼeL

    🧭 39 Trasforma l'eredità in direzione | RaHaʿeʼeL

    RaHaʿeʼeL è il trentanovesimo dei settantadue e il settimo delle Potestà. Attributo secondo Lenain (1823): «Dieu qui reçoit les pécheurs» — Dio che riceve i peccatori. Il suo mandato riguarda la salute, la longevità, «l'amour paternel et filial» — l'amore paterno e filiale — e l'obbedienza dei figli verso i genitori. Ma nel Corpus questo mandato viene riletto in una direzione precisa: non l'obbedienza come regola, ma la domanda su che cosa, di ciò che hai ricevuto da chi ti ha preceduto, è davvero tuo.

    Il Corpus ha scelto Denis Diderot per osservare il passaggio: nato il 5 ottobre 1713, dentro la finestra 4–8 ottobre di Sibaldi. Figlio di un maestro coltellinaio di Langres, nel 1742 vede il padre rifiutare il suo matrimonio e rinchiuderlo in un convento. Nel 1743 si sposa comunque. Nel 1749, detenuto a Vincennes, riceve dal padre una lettera: dare al pubblico «quelque production chrétienne» in cambio delle buone grazie. Nel 1751 esce il primo volume dell'Encyclopédie. Il Corpus non lo legge come una ribellione, né come un conflitto chiuso.

    Il Corpus legge la sequenza Resh–He–Ayin come movimento proprio, respiro e forma: una forma ricevuta senza il respiro si ripete soltanto. È una lettura del Corpus, non una dottrina attestata. Dove, in ciò che ripeti, c'è ancora respiro, e dove è rimasta soltanto la forma?

    Una domanda da portare con te

    Ciò che ripeti è tuo, o è soltanto ricevuto?

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    ⁠Il coro — Le Potestà⁠

    ⁠Glossario del Corpus⁠

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    14 min
  • 🧭 Ottieni sempre e solo quello che vuoi | #11 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS

    🧭 Ottieni sempre e solo quello che vuoi | #11 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS

    La serata del 1 ottobre comincia con un'agitazione raccontata ad alta voce. Non è la difficoltà in sé, è lo sguardo: la sensazione che qualcuno, dall'altra parte, stia guardando e giudicando quello che si fa. La risposta è una frase semplice: per te è così. Ed è una cosa diversa dal dire che è così.

    Il testo di partenza è Mollare per ottenere, riletto nella versione appena pubblicata. ḤaʿMiYaH, la numero 38, è negli ultimi giorni della sua reggenza tra le Potestà, ma resta sullo sfondo. La tesi che torna a ogni passaggio è una sola: si ottiene sempre e solo quello che si vuole. L'agitazione di ogni giorno, il lamento, il problema che si ripresenta sono risultati. La domanda non è se siano giusti o sbagliati: è che cosa si sta realmente ottenendo, e quindi che cosa si sta realmente volendo.

    Da lì la conversazione si sposta su ciò che non si vuole mollare: il guadagno nascosto, l'avarizia come paura di rimanere senza, il bisogno di dimostrare che il proprio giudizio su di sé è giusto. Poi una fermata dove da trent'anni non passa nessun tram, e una decisione che, finché resta dichiarata e non succede niente, non era ancora una decisione. Qualcuno vorrebbe giocare meglio a tennis ma non smette di mangiare dolci: se non smette, che cosa vuole davvero?

    Alla fine rimane un'immagine sola: chi vuole ottenere altro deve prima lasciare andare quello che ottiene adesso. Il resto è un tram che non passa.

    Una domanda da portare con te

    Quale risultato continui a ottenere ogni giorno — e che cosa non stai mollando, proprio perché ti serve per ottenerlo?

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    ⁠L'episodio completo⁠

    ⁠Mollare per ottenere⁠ — il testo da cui è partita la serata

    ⁠Il giovedì del Corpus⁠ — tutte le puntate della serie

    ⁠Glossario del Corpus⁠

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    14 min
  • 🌳 L'Albero delle Vite | Una mappa per orientarsi tra le 72 intelligenze

    🌳 L'Albero delle Vite | Una mappa per orientarsi tra le 72 intelligenze

    Dieci stazioni, nove cori, settantadue intelligenze. E se la mappa non servisse a classificarti, ma a capire dove, adesso, la tua vita chiede attenzione?

    L'Albero delle Vite ('Etz Ḥayyim) letto secondo Igor Sibaldi, che ne mantiene il plurale: non un percorso verso un'unica vita ideale, ma il processo con cui l'Infinito si articola in molte vite. Un episodio per orientarsi tra le dieci Sefirot, le tre colonne (Grazia, Severità, Equilibrio) e i cori angelici del Corpus, dalle fonti di Lazare Lenain e Antoine Fabre d'Olivet.

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    ⁠Articolo completo⁠ sull'Albero delle Vite

    ⁠Troni⁠ — Binah

    ⁠Dominazioni⁠ — Ḥesed

    ⁠Potestà⁠ — Geburah

    ⁠Mappa delle 72 energie⁠

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    25 min
  • 🏠 38 La verità ha bisogno di una casa | ḤaʿMiYaH

    🏠 38 La verità ha bisogno di una casa | ḤaʿMiYaH

    ḤaʿMiYaH è il trentottesimo dei settantadue e il sesto delle Potestà. Attributo secondo Lenain (1823): «Dieu, l'espérance de tous les enfans de la terre» — Dio, la speranza di tutti i figli della terra. Il suo mandato è breve: protegge «tous ceux qui cherchent la vérité», chi cerca la verità. Ma nel Corpus questa formula viene riletta in una direzione precisa: non la difesa di un culto, ma la domanda su che cosa custodisce il vero dopo che lo hai riconosciuto.

    Per osservare il movimento il Corpus ha scelto Florence Nightingale: un caso scelto, non una nativa della finestra 29 settembre–3 ottobre. A Scutari, nel 1854, contribuisce all'organizzazione dei registri e delle forniture. Dopo la guerra lavora con i numeri e li trasforma in diagrammi. Nel 1860 apre una scuola per infermiere. Prima della leggenda della lampada, i registri. La bonifica dell'ospedale, peraltro, non fu opera sua soltanto.

    Il vero riconosciuto, lasciato a sé, si deforma. Per Lenain il genio contrario «domine l'erreur et le mensonge»; il Corpus lo legge come un meccanismo: la forma resta, mentre il principio che la orientava viene sostituito. Quale regola, nella tua vita, resta in piedi perché è scritta e non perché regge?

    Una domanda da portare con te

    Che cosa devi costruire perché ciò che riconosci come vero continui a esistere, senza essere deformato?

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    L'articolo completo su ḤaʿMiYaH

    Il coro — Le Potestà

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    21 min
  • 🧭 Non è la forma che cerchi | #10 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS

    🧭 Non è la forma che cerchi | #10 IL GIOVEDÌ DEL CORPUS


    La serata del 24 settembre comincia con un corriere che sbaglia indirizzo, un monitor che torna indietro con giorni di ritardo, un pannello solare montato sul balcone — e che si rompe quasi subito. Tra una cassetta spostata e l'altra, però, qualcosa succede: le zanzariere che chiudevano quel balcone da trent'anni vengono tolte, e dietro c'era un panorama che nessuno aveva più guardato.

    Il testo di partenza è l'energia di MaNaDèʼeL, al numero 36 del calendario angelico, quarto angelo delle Potestà. L'articolo distingue i beni semplicemente smarriti da quelli sottratti alla loro destinazione — e la domanda che il gruppo porta in serata è precisa: che cosa faceva esattamente ciò che ho perso?

    La conversazione attraversa l'automatismo che non si vede finché lo si sta usando, una perdita che si sposta dalla persona alla funzione che quella relazione permetteva, il caso di Louis Braille che non restituì una forma ma costruì uno strumento nuovo, e l'ombra di chi — come Stephen King dopo l'incidente del 1999 — potrebbe rientrare e sceglie di restare fuori.

    La serata si chiude di nuovo sul balcone. Il conduttore racconta di essere riuscito, dopo trent'anni, a starci davvero: «È come se fosse finita la pena.»


    Una domanda da portare con te

    Quando perdi qualcosa, stai cercando di riavere la forma che avevi — o la funzione che quella forma ti permetteva di vivere?


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    ⁠L'episodio completo⁠


    ⁠MaNaDèʼeL — #36⁠ — l'energia del bene che non puoi recuperare nella sua vecchia forma


    Il giovedì del Corpus⁠ — tutte le puntate della serie


    ⁠Glossario del Corpus⁠


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    22 min

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