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Una testimonianza dal Donbass prima e dopo il 2014: Nastya racconta un’infanzia russofona ma ucraina, senza fratture identitarie, e il brusco passaggio dalla normalità alla propaganda, dalle proteste agli “uomini verdi”, fino alla guerra aperta. Un racconto diretto su ciò che le narrazioni filorusse cancellano: la vita concreta di chi ha visto il proprio mondo diventare irraggiungibile.
La deriva messianica del trumpismo, il nodo irrisolto dell'immigrazione e la sfida al liberalismo: Alfonso Lanzieri, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, analizza il cortocircuito tra politica e religione nell'America di Trump. Un fenomeno che sequestra il Vangelo per farne bandiera partitica, trasforma l'avversario politico in nemico escatologico e alimenta il complottismo. Con uno sguardo sull'Europa e una domanda aperta: quale Occidente vale davvero la pena difendere?
In questo nuovo episodio abbiamo affrontato un tema che riguarda da vicino il funzionamento dell’informazione in Italia, e lo abbiamo fatto partendo da un caso concreto per arrivare a una questione più ampia: chi costruisce davvero l’agenda mediatica? E con quali criteri?
Ne abbiamo parlato con Carmelo Palma e con Iuri Maria Prado, che porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto: quello degli esposti disciplinari e delle reazioni — o delle mancate reazioni — del sistema.
Lo spunto ce lo ha dato da un articolo di Carmelo Palma, L’agenda setting dello scandalo. I sommersi e i salvati dell’informazione “democratica”, che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso: la diversa capacità di trasformare fatti marginali in scandali nazionali.
Non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole: non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche, producono gli stessi effetti.
Nel corso della conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che, almeno formalmente, sembrerebbe cambiato.
A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato: quello delle regole. Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?
È una discussione che tocca nervi scoperti: informazione, potere, conformismo e libertà. Senza slogan e senza semplificazioni.
«Se non pensate che questo porterà alla nazionalizzazione della nostra tecnologia, siete dei ritardati.» Il 3 marzo, davanti all'élite tech americana, il CEO di Palantir Alex Karp ha pronunciato una frase che nessuno si aspettava. Cosa intende esattamente per nazionalizzazione — e cosa c’entra con il caso Anthropic? Alessandra Libutti ne parla con il giurista Andrea Venanzoni e con Samuele Murtinu, professore di International Business all’Università di Utrecht.
Come si costruisce un’influenza globale nel XXI secolo? Partendo dal caso del Telegraph e passando per Stati Uniti e Regno Unito, ricostruiamo la rete di relazioni finanziarie, tecnologiche e ideologiche legate a Peter Thiel. Una riflessione su informazione, democrazia e sul ruolo dei dati nel ridisegnare il potere.
Giorgio Tonini , storico esponente del riformismo di centrosinistra e del cattolicesimo democratico, ci racconta le ragioni della sinistra per il SÌ. Il paradosso di una riforma che completa la defascistizzazione del nostro sistema giudiziario, ad opera di un governo guidato da un partito tecnicamente post-fascista , e viene avversata dalla sinistra per mero politicismo.
Pigi Battista ci racconta il suo impegno diretto per il Sì al referendum. Una battaglia di civiltà per allinearci alle grandi democrazie e contro il cumulo delle bugie dei nemici della riforma, la politicizzazione della magistratura e gli intrecci perversi tra stampa e pm.
Con Stefano Ceccanti, costituzionalista di riferimento della sinistra riformista e liberale, abbiamo tentato un'impresa disperata: tornare a parlare delle norme su cui saremo effettivamente chiamati a votare e non degli scenari propagandistici e apocalittici costruiti a prescindere dal contenuto della riforma della giustizia. Una riforma liberale e di sinistra.
Che c’azzecca il simbolo di Tangentopoli con il fronte del Sì? Antonio Di Pietro ci racconta perché, nel processo, un giocatore non può essere collega dell’arbitro. Un appassionato appello per una campagna referendaria priva di fake news sul contenuto della riforma. Come quelle messe in circolazione da troppi suoi ex colleghi.
Nel primo podcast di InOltre, Gianni Vernetti interpreta l’attacco a Khamenei come l’esito di una lunga escalation iniziata il 7 ottobre: non un episodio isolato, ma il tentativo di colpire al cuore la strategia iraniana della “mezzaluna sciita”, che per anni ha armato e finanziato attori come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’obiettivo, più che militare, sarebbe politico: aprire la strada a un possibile cambio di regime. Le conseguenze, secondo Vernetti, andrebbero oltre Teheran, rafforzando l’asse tra Israele e monarchie del Golfo, indebolendo Russia e Cina e incidendo sugli equilibri globali, dall’Ucraina a Taiwan. Non manca una critica alle ambiguità di una parte della sinistra occidentale verso il regime iraniano.
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