Andrea Costa, sindaco del Pd di un comune in provincia di Reggio Emilia, ha emesso un’ordinanza anticattiveria che vieta “ogni esibizione di rancore o rabbia, sia essa perpetrata verbalmente", nei luoghi pubblici, "o nelle piazze virtuali della Rete", che abbiano per scopo "l'offesa di singoli o gruppi di persone", e "ogni forma di violenza".
I colpevoli riceveranno sanzioni culturali: "la lettura della Costituzione" o di testi come "Se questo è un uomo" di Primo Levi, o "Il razzismo spiegato a mia figlia", e ore di volontariato.
Bene, sembra una bella cosa.
E invece no: è repressione, anche se fatta con le migliori intenzioni (come le migliori repressioni, del resto). È un sintomo dell’incapacità della vecchia politica di offrire risposte nuove ai problemi di oggi, e del grosso rischio di lasciarsi ispirare dalle parti peggiori dei propri avversari.
Perché la “cattiveria” non è solo un comportamento, ma è innanzitutto uno stato interiore: è prima di tutto un “essere”, e poi un “fare” l’oggetto della punizione rieducativa, e chi sanziona la cattiveria eleva la Bontà a categoria politica centrale, sostituendola all’Onestà degli “altri”. È l’anticamera dello Stato di Polizia, perché manifesta lo stesso schema del Noi Buoni contro Loro Cattivi, Noi Onesti contro Loro Disonesti, che porta al massimo alla dittatura della maggioranza. I virtuosi contro il resto del mondo corrotto: è sempre populismo.
Perché non è con la sanzione ma con l’immaginazione che si cambia oggi un modo di fare politica. Non è puntando sulle punizioni ai cattivi, colpevoli di “pensare male”, ma promuovendo la spinta vitale presente in tutti che si può cambiare registro e muoversi, insieme, verso un futuro.
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