Il coronavirus è la prima "guerra" mondiale della mia generazione e l’abbiamo persa.
In questo video rifletto su come il coronavirus stia rappresentando per la mia generazione una “prima guerra mondiale” intesa come percezione per la prima volta di essere direttamente in pericolo per la nostra salute o incolumità.
Ed in questo video voglio ragionare con voi su tre spunti legati a questo tema:
1) Come stiamo reagendo alla nostra prima vera difficoltà globale?
Molto male direi, ce la stiamo prendendo con persone asiatiche perché le vediamo come carnefici e non come prime vittime di questa situazione sviluppando sentimenti di odio. Ci sono stati infatti diversi episodi di aggressione e discriminazione, vi ricorda qualcosa del passato?
Stiamo inoltre agendo di pancia ed in linea di massima stiamo pensando al nostro tornaconto personale mettendo in secondo piano l’interesse collettivo.
2) Come i social stanno influendo in tutto questo?
Quando parlo con i miei coetanei ho la percezione che i social siano visti come qualcosa da usare per passare il tempo o per fare conoscenze con finalità "ricreative" o sentimentali, ma si ignora facilmente quanto invece stiano influendo sul nostro modo di percepire la realtà. I social premiano le opinioni polarizzanti ed estreme ed è cosi che queste hanno maggiore visibilità. Inoltre in tutto questo mare di pareri si finisce per non capire più a chi si può credere o meno, si ha la percezione che non ci si possa fidare di nessuno.
Per aggiunta da quando abbiamo internet le informazioni sono cresciute in modo esponenziale, ma sono diventate così tante che non siamo più in grado di gestirle. L’eccesso di informazione si trasforma paradossalmente in stupidità e torniamo a scegliere di pancia, andando dietro a chi la spara più grossa.
3) Cosa possiamo imparare per le sfide future come il riscaldamento globale?
Un paio di cose rispetto anche alle sfide future che ci attendono ad esempio nel contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Se pensiamo che volontariamente le persone rinunceranno a qualcosa che porta loro un vantaggio personale (ad esempio rinunciare a
ad usare la propria macchina) per salvare il pianeta siamo degli illusi.
Solo quando gli effetti del cambiamento climatico ci toccheranno in prima persona e non saranno percepiti come qualcosa di lontano, allora saremmo disposti a fare di tutto pur di salvarci, funzioniamo così. Per questo le campagne ed il grido di allarme degli scienziati rischia di essere poco ascoltato. Per stare bene ignoriamo queste informazioni finche possiamo, è un processo di dissonanza cognitiva.
Se invece vogliamo fare qualcosa prima che sia tardi allora dovremmo interrogarci sul concetto di libertà di scelta, è giusto lasciare le persone libere di scegliere anche se questo avrà delle conseguenze per il nostro futuro? Riflettiamo insieme.
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