Il peso delle aspettative nei giovani atleti
"E’ più facile fare in modo che le nostre aspettative siano conformi ai nostri mezzi piuttosto che i nostri mezzi conformi alle nostre aspettative"
(Robert E. Lee)
Secondo una definizione generica ma classica le aspettative sono definibili come un’anticipazione immaginaria di eventi futuri in grado di realizzare le nostre aspirazioni. Se ci soffermiamo con maggiore attenzione sul concetto di anticipazione, possiamo evidenziare come esse sia basato, almeno in parte, su di un’esperienza passata da parte di chi la sperimenta. Ciò che ho vissuto mi insegna cosa pensare su di me. Tolman, un importante psicologo, ci dice come gli essere umani esposti a sequenze regolari di eventi anticipano le componenti successive della sequenza quando i primi si siano verificati. Semplificando se ci si trova in una situazione già vissuta in passato è possibile che inavvertitamente si cominci a prevedere quello che ci possa accadere, con un meccanismo definibile come una profezia autoavverante. In qualche modo si crea un circolo in cui ciò che sappiamo o pensiamo di sapere su di noi ci impedisce di costruire ove fosse necessario un’idea diversa di noi.
E su cosa si basa la nostra visione del mondo e quella che abbiamo di noi stessi?
Una frase piuttosto nota dice che il bambino sia il padre dell’uomo , frase che trova conferma in tutti gli studi in materia che evidenziano come i nuclei fondamentali della struttura di personalità di un individuo si strutturino nei suoi primi anni di vita.
Ciò che riflettiamo sui nostri ragazzi avrà un peso determinante nel costruire lo specchio in cui poi si guarderanno nel corso della loro per riconoscere se stessi ed il loro valore. Ciò che trasmettiamo non ha un peso solo nel qui ed ora ma avrà una eco che risuonerà per il resto della loro vita.
Una personalità che si forma nelle relazioni attraverso un noi, in un epoca dove quel noi è sempre più ristretto, dove si è passati nel giro di poco decenni da famiglie numerose, a nuclei molto più piccoli in cui spesso c’è un solo figlio con un conseguente investimento in aspettative e risorse da parte dei genitori.
Una scelta razionale e volontaria quella da parte di madri e padri intenti nel caricare i figli di sogni propri infranti o di proiettare su di loro sentimenti di riscatto rispetto frustrazioni mai superate?
Non del tutto o almeno a modesta opinione di chi scrive, non in maniera così esplicita come si potrebbe pensare.Qualcuno sosteneva un concetto che può più o meno suonare così “con le migliori intenzioni si fanno i danni peggiori” ed è questo un concetto chiave su cui poter ragionare per capire come operare al meglio.
Migliori intenzioni su cuoi si poggia anche l’idea opposta ma non meno pericolosa, di esonerare completamente i figli rispetto le difficoltà delle vita, non consentendogli di vivere traumi necessari allo sviluppo di capacità necessarie per far fronte alle difficoltà.
Come sostiene la Psicologia infatti il bambino è in grado per sua struttura di sostenere ed elaborare traumi, sconfitti e difficoltà più di quanto si possa pensare se inserito all’interno di un contesto relazionale adeguato. Ciò che sembra produrre maggiori complicazioni sul benessere e la stabilità è basato infatti su meccanismi di evitamento e sulla costruzione di messaggi ambigui che i ragazzi non hanno possibilità di comprendere in maniera autentica.
Per farlo sarebbe necessario operare uno svelamento di bisogni ed aspirazioni, portare in superficie il non detto, in quanto spesso terreno fertile per lo sviluppo di incomprensioni ed emozioni negative. Seguendo una logica strategica, pare opportuno inoltre non perseguire una soluzione se questa non produce alcun risultato positivo, per cui potrebbe essere necessario riflettere se sia il caso di utilizzare mezzi e canali comunicativi diversificati per raggiungere la finalità di...