Un festival che intreccia scienza, arte e spiritualità per ricostruire un rapporto autentico con la natura. Elena Marconi racconta la nascita di “Selvatica” e la comunità che sta crescendo attorno al progetto.
“Selvatica” non è solo un festival, ma un invito a ripensare il nostro rapporto con il mondo naturale. Come racconta Elena Marconi, ideatrice e coordinatrice del progetto, l’iniziativa prende forma all’interno di “Roots – Radici Mediterranee”, realtà impegnata nella tutela della biodiversità, dell’educazione ambientale e nella valorizzazione delle pratiche legate alla terra.
Il festival nasce anche come atto di memoria e continuità, dedicato a un biologo e botanico del team prematuramente scomparso. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma…
In un tempo segnato da crisi climatica, guerre, perdita di biodiversità e crescente disumanizzazione, il concetto di “selvatico” diventa per Marconi un gesto politico e poetico insieme: un modo per resistere all’omologazione, per recuperare radici e connessioni profonde.
Scienza, arte e spiritualità: tre linguaggi che tornano a dialogare
Una delle caratteristiche più originali di “Selvatica” è l’intreccio tra linguaggi considerati spesso distanti: scienza, arte e spiritualità.
Secondo Marconi, l’essere umano appartiene a un unico sistema vivente, e separare i saperi ha contribuito a una visione riduttiva e frammentata del nostro rapporto con la terra. Per questo il festival promuove incontri dove discipline diverse si riconnettono, creando
spazi di dialogo capaci di ispirare nuovi immaginari. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma…
Una rete di realtà che praticano la rigenerazione ecologica e sociale
"Selvatica" non è solo un evento, ma una rete in crescita.
Durante l’intervista emergono molte realtà coinvolte: Agricura, La Nuova Era, Punti di Vista, Tutte Storie, Mesano, Terre Ritrovate, Our Garden.
Ognuna porta con sé un’esperienza concreta di agricoltura sostenibile, educazione all’aperto, rigenerazione dei territori, consumo responsabile. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma…
Questa rete diventa un ecosistema culturale che sostiene il progetto anche dopo la perdita del biologo che lo aveva accompagnato agli inizi. Una comunità che cresce spontaneamente e che partecipa a incontri, trekking, laboratori, ricerca sulle piante e attività di autoproduzione.
Essere “selvatici” oggi: un gesto quotidiano di resistenza e cura
Alla fine dell’intervista, Elena Marconi offre una riflessione che diventa la vera anima del festival:
essere selvatici significa resistere, disobbedire alla monocultura del pensiero e riannodare i fili che ci uniscono alla natura e agli altri esseri viventi.
Un invito a praticare gesti quotidiani di cura, immaginazione, lentezza, responsabilità e connessione.