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Il discorso con cui Arianna Ciccone, cofondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo, ha introdotto l'evento “Resistere: un monologo di Roberto Saviano” durante la XIX edizione dell'International Journalism Festival.
La lotta per i diritti delle donne: dalle proteste in Iran per dire basta a un governo di terrore che dura da 43 anni, all'Afghanistan dei Taleban, il paese più repressivo al mondo per le donne e le ragazze, private di tutti i loro diritti basilari, secondo le Nazioni Unite, allo Yemen, dove la guerra civile cominciata 8 anni fa ha portato a una delle più devastanti crisi umanitarie al mondo, con forti ripercussioni anche sulla vita e i diritti delle donne. Ne parliamo con Laura Silvia Battaglia al-Jalal, giornalista, documentarista, conduttrice e autrice per Rai Radio 3, esperta di Medioriente, reporter in aree di crisi dal 2007. Musiche: Calm Down - 5 ragazze iraniane ballano sulle note del noto brano di Selena Gomez e Rama in segno di protestaJin, jiyad, azadi - Coro di giovani donne iraniane all'Università di arte di Teheran
Ha detto il procuratore Nino Di Matteo: "L’arresto di Matteo Messina Denaro è una tappa importante nella lotta alla mafia ma è oggettivamente scandaloso che oggi, in un’epoca di tecnologie avanzate e con la preparazione delle nostre forze di polizia, un soggetto resti latitante per 30 anni” ha sottolineato ancora Di Matteo, concludendo: In questi anni sulla latitanza di Messina Denaro si è detto di tutto ma le cronache di questi giorni ci dicono invece che è stato rintracciato a casa sua, il suo volto è uguale a quello delle foto della polizia. Ha abitato a Campobello di Mazara, ha girato con il documento di un’altra persona che abitava nello stesso posto, è stato arrestato in una clinica frequentata da centinaia di persone, aveva un cellulare con cui scambiava messaggi con altri pazienti e si scattata selfie. Lo Stato deve mostrare di non avere paura di fare certe domande e di indagare su cose molto scomode”.
E dunque chi ha protetto Matteo Messina Denaro, l’ultimo dei Corleonesi? Ne parliamo con uno dei più noti giornalisti italiani esperti di mafia, sotto scorta da anni per il suo lavoro d’inchiesta, Lirio Abbate.
A due anni dall'insediamento del governo Meloni, l'Italia ha assistito a una serie di riforme che hanno inciso profondamente su vari settori, tra cui giustizia, sicurezza e autonomia regionale. Queste iniziative legislative hanno suscitato dibattiti accesi riguardo al loro impatto sulla struttura istituzionale e sui diritti fondamentali dei cittadini.
Ne hanno parlato al Festival Internazionale del Giornalismo Dino Amenduni, comunicatore politico e pianificatore strategico presso l'agenzia Proforma; Vitalba Azzollini, giurista e membro del Comitato Scientifico del Policy Observatory della Luiss; Adriano Biondi, condirettore e caporedattore dell'area politica di Fanpage.it; e Annalisa Cuzzocrea, già vicedirettrice de La Stampa, oggi firma di Repubblica.
Regia: Vudio
Brano musicale: Propaganda - Fabri Fibra, Colapesce, Dimartino
Sono settimane in cui stiamo vedendo la Storia, quella con la S maiuscola, comporsi in tempo reale e in modo caotico davanti ai nostri occhi. Questo sta portando a una profonda ristrutturazione della geografia della politica. Il Parlamento Europeo, considerato per decenni una sorta di ‘cimitero degli elefanti’ della politica italiana, è diventato il luogo più centrale in assoluto. E così sono proprio le decisioni prese dai nostri partiti a Strasburgo, per la prima volta da tantissimo tempo, a determinare in modo fondamentale anche le questioni di politica interna. La discussione e il successivo voto sul piano di riarmo europeo proposto da Ursula Von der Leyen, il cosiddetto “ReArm Europe”, potrebbero modificare in modo drastico anche le questioni di casa nostra. La premier, e ancor di più la leader dell’opposizione, sono apparse totalmente impreparate rispetto a ciò che stava per accadere, e nel frattempo assistevamo ad alleanze nuove ma poi non così nuove: Conte e Salvini tornano a votare allo stesso modo, ma anche Fratoianni e Vannacci: tutti uniti da un ‘no’ al riarmo che in questo momento sembra più un regalo a Putin che un gesto pacifista. Ne abbiamo parlato con il nostro Dino Amenduni (e con un contributo di Gabriele Catania) in questa nuova puntata del nostro viaggio nella politica italiana.
Regia: Vudio
Brano musicale: Propaganda - Fabri Fibra, Colapesce, Dimartino
La Repubblica Democratica del Congo è dilaniata da un conflitto che affonda le radici in rivalità etniche, interessi economici e instabilità politica. L’M23, sostenuto dal Rwanda, ha conquistato città strategiche nel Nord e Sud Kivu, ricche di minerali preziosi come coltan e oro, alimentando violenze e saccheggi. Il governo congolese accusa il Rwanda di sfruttare il conflitto per il controllo delle risorse, mentre la popolazione civile subisce massacri, stupri e sfollamenti di massa. La comunità internazionale, tra pressioni diplomatiche e accordi economici contraddittori, fatica a trovare una soluzione sostenibile. Senza un intervento deciso e strutturale, il ciclo di violenza rischia di proseguire senza fine.
Regia: Vudio
Brano musicale: Delcat Idinco – Bunduki Za Kwetu
Ormai è chiaro che Trump e Putin si sono alleati contro l’Europa e le democrazie liberali.
Il discorso del vice-presidente Vance alla Conferenza di Monaco è stata una dichiarazione di guerra ideologica all’Unione Europea e ai suoi valori. Riecheggia in maniera inquietante il discorso di Putin nel 2007 sempre alla Conferenza di Monaco.
Fu l’inizio dello strappo fra Putin e l’Occidente. Un discorso sottovalutato. Nessuno capì davvero la portata di quelle parole, quando dichiarò che il collasso sovietico fu la più grande catastrofe geopolitica del secolo. Pensavano fosse una iperbole, invece era un manifesto.
“Ogni azione successiva (l'invasione della Georgia, l'annessione della Crimea, l'abbattimento del volo MH17, l'avvelenamento di Skripal, l'uccisione di Navalny) non è stata un incidente isolato, ma una mossa a scacchi attentamente orchestrata. E ora ha vinto la partita lunga due decenni, realizzando ciò che generazioni di leader sovietici potevano solo sognare: Putin lo ha fatto non attraverso carri armati e missili, ma attraverso la pazienza strategica, la manipolazione delle istituzioni democratiche e una fede incrollabile nel destino geopolitico russo.
Questo nuovo finale della Guerra Fredda non si conclude con il trionfo della democrazia liberale occidentale, ma con il suo sistematico smantellamento. L'impalcatura ideologica portante del Cremlino, in cui il potere è verità, i principi sono debolezza e il clientelismo è l'unica vera ideologia, ora definisce la Casa Bianca”.
E questo non deve sorprendere. Trump e Putin sono ‘alleati’ di lunga data, ancora prima del 2016, quando Trump vinse per la prima volta le elezioni americane. Le tracce di questa relazione pericolosa per l’America e per il resto del mondo risalgono a molto prima e si intrecciano con i movimenti estremisti di matrice cristiano-nazista e più recentemente con il progetto politico dei signori della Silicon Valley.
Oggi gli Usa sono leader di un movimento fascista globale.
(00:00:00) USA, Russia e l'imperialismo mafioso
(03:30:21) La conferenza di Monaco è l’inizio di una nuova era
(10:34:20) Trump-Putin “alleati” contro l'Europa e le democrazie liberali
Regia: Vudio
Brani musicali: Rage Against The Machine - Wake Up ; One Day (Vandaag) - Bakermat
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