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Non è la prima volta che i media ci propongono un linguaggio semplicistico quando si parla di disabilità. Il “ruolo” del disabile è quello di rassicurare o commuovere il pubblico o il normodotato, che in realtà rimane il vero protagonista. È arrivato il momento di pretendere e di non accettare più questo continuo racconto pietistico della persona disabile.
Il femminismo africano esiste, ed ha una sua specificità, risente di culture, modelli di vita ed aspirazioni specifiche della donna africana. Ed è prima di tutto, nelle sue varie forme ed espressioni, lotta al patriarcato, lotta all’imperialismo, ma anche processo di decolonizzazione per riportare la donna a ruoli e dignità che il colonialismo le ha rubato.
I paesi più ricchi hanno rapidamente prenotato dosi sufficienti per vaccinare la propria popolazione più volte, ma è profondamente ingiusto che gli africani più vulnerabili siano costretti ad aspettare i vaccini mentre i gruppi a basso rischio nei paesi ricchi vengono messi in sicurezza. L’OMS e l’UNICEF hanno denunciato che “questa strategia autolesionista costerà vite e mezzi di sostentamento e darà al virus ulteriore opportunità di mutare, eludere i vaccini e minacciare la ripresa economica globale”.
La campagna vaccinale contro la COVID-19 è sicuramente molto indietro rispetto ai ritmi che erano stati annunciati e sperati a fine dicembre. In due mesi abbiamo vaccinato 1.452.000 persone con entrambe le dosi: 2 abitanti su 100. Di chi è la responsabilità di questi ritardi?
Per Uber, i driver iscritti alla piattaforma sono independent contractors, cioè lavoratori autonomi, professionisti che lavorano, quanto e quando vogliono, per diversi clienti che usano Uber come semplice servizio di prenotazione. La Corte suprema britannica smentisce la tesi di Uber, finendo per qualificare gli autisti iscritti alla piattaforma come workers, così riconoscendo loro il diritto al salario minimo, alle ferie annuali e altre tutele.
In un articolo pubblicato su Feminist Post Marina Terragni critica in maniera molto dura un’intervista rilasciata da Massimo Recalcati a Repubblica TV. La risposta secca di Recalcati su Facebook nel tentativo di delegittimarla finisce per attaccare tutto un mondo che con fatica e impegno cerca di inserirsi nel dibattito culturale e politico del paese.
Le forme “non razionali” di conoscenza – i sogni, le intuizioni, le ispirazioni o le “esperienze mistiche” – sono importanti nella vita di ciascuno di noi, ma se queste forme non sono bilanciate dal pensiero critico e razionale, ecco che la spiritualità si unisce al complottismo politico e si tramuta in conspiritualità.
Più che "prima le persone", "prima la loro riduzione in dati". È questo il modello di umanità e civiltà, anche attraverso la tecnologia, che l’Europa intende esportare nel resto del mondo, nel nome del primato dei diritti e delle persone?
“Incel”, acronimo che sta per “celibe involontario”, è una delle community più violente e sessiste di Internet. Volendo semplificare: uomini che odiano le donne, ritenute “colpevoli” del loro essere esclusi dalle relazioni sessuali. Ma le intersezioni tra misoginia e suprematismo bianco sono state recentemente analizzate in un rapporto dell’organizzazione americana Anti Defamation League (ADL), secondo cui tra e due ideologie esiste “una solida simbiosi”.
Repubblica Democratica del Congo, un paese dove la parola pace è legata a una sigla, MONUSCO, la Missione delle Nazioni Unite che mira a portare stabilità in un’area dove invece regna il caos. Si tratta di una delle più lunghe missioni al mondo di questo genere, cominciata nel 1999 e ancora in corso. Perché la pace non c’è. Perché la pace qui non vuol dire molto. Forse non vuol dire nulla.
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