Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia

Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia

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Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia episodes

  • Decima settimana del Tempo Ordinario – venerdi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/venerdi.mp3
    Mt 5,27-32

    [27]Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; [28]ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore. [29]

    Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 

    [30]E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. [31]Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; [32]ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

    Nel contesto della misericordia anche i rapporti tra le persone debbono seguire la via chiara del Vangelo. L’impegno di fedeltà tra moglie e marito non deve essere scavalcato dall’amore per se stessi e dalla schiavitù delle proprie soddisfazioni. Vi è una serietà nella sequela del Vangelo e non si può essere pietra di inciampo (questo significa “scandalo”) per i fratelli. E’ meglio perdere un occhio o perdere una mano se sono occasione di scandalo.Il parlare quindi non deve essere ambiguo; la parola del discepolo deve rispecchiare la forza e la chiarezza della parola di Dio. Lo spergiuro, da cui mette in guardia il Signore, avviene quando l’uomo è talmente egocentrico da sentirsi onnipotente fino a piegare ai suoi interessi Dio e gli altri. In verità, dice Gesù, non abbiamo potere neppure su un capello. L’umiltà è a fondamento dei rapporti tra gli uomini. E all’umiltà segue la verità e la franchezza. Il Signore ha creato l’uomo dandogli la dignità della parola; per questo Gesù dice: “Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno”. E’ a dire che le parole hanno un peso, non possono essere vane o ambigue. Attraverso di esse appare il cuore, come per Dio stesso. Il maligno allarga la sua forza con la corruzione delle parole.

    5 min
  • Decima settimana del Tempo Ordinario – giovedi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/giovedi.mp3
    Mt 5,20-26

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

    «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
    Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.

    Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

    Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
    Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

    Gesù mostra cosa vuol dire portare a compimento la legge: cogliere in essa il pensiero e il cuore stesso di Dio. La giustizia, pertanto, non consiste in un egualitarismo esteriore, peraltro impossibile, ma nell’amore senza limiti che Dio ha per i suoi figli. Aggiunge, infatti, con una severa ammonizione: “Se la vostra giustizia non sorpasserà quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. A esser buoni alla pari dei farisei, vuol dire Gesù, vale lo stesso che esserlo per nulla. E lo spiega. Le parole che seguono nessuno ha mai osato dirle come le ha dette Gesù e nessuno le ha udite da altro luogo se non dal Vangelo. Il primo tema è tratto dal quinto comandamento: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai…io, invece, vi dico: chiunque s’adira con il suo fratello sarà sottoposto al giudizio”. Gesù non propone una nuova casistica (con l’aggiunta delle altre due scansioni: chi dice stupido e pazzo al proprio fratello), o una nuova prassi giuridica, bensì un nuovo modo di intendere i rapporti tra gli uomini. Gesù afferma che l’amore è il compimento della legge. Occorre, quindi, passare da un precetto in negativo alla positività dell’amicizia. L’amore ha un valore così alto da richiedere, se manca, l’interruzione dell’atto supremo del culto. La “misericordia” vale più del “sacrificio”; il culto, come relazione con Dio, non può prescindere da un rapporto d’amore con gli uomini.

     

    5 min
  • Decima settimana del Tempo Ordinario – mercoledi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/mercoledi.mp3
    Mt 5,17-19

    [17]Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. [18]In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.

    [19]Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

    Questo brano è chiamato “discorso delle antitesi”. Matteo solleva il grave problema del rapporto tra Gesù e la legge, tra il Vangelo e le norme morali. La frase “avete inteso che fu detto, io invece vi dico”, che scandisce come un ritornello questa pagina del Vangelo, potrebbe indurre a pensare che si tratti di una sorta di abolizione della legge. Tuttavia Gesù fin dall’inizio chiarisce: “Non sono venuto ad abrogare, ma a compiere”. Ed è proprio il “compimento” della legge il centro di questo brano evangelico. Per Gesù si tratta di diventare “perfetti come perfetto è il vostro Padre che è nei cieli” (v. 48), richiamando la frase analoga del Levitico: “Siate santi, perché sono io Santo, il Signore vostro Dio!” (Lv 19,2). Egli stesso è il completamento della parola di Dio che risuona sulla terra sin da Abramo. Gesù, infatti, non aggira le disposizioni date da Dio, le porta fin nel più profondo; non cambia neppure uno “iota” (la lettera più piccola dell’alfabeto ebraico), perché nessuna parola della Scrittura va disattesa, anche la più piccola. Il discepolo, seguendo il Maestro, deve anche lui portare a compimento nella vita di ogni giorno quanto è scritto nella Bibbia.

     

    5 min
  • X settimana del Tempo Ordinario – Martedì
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/martedi.mp3
    Mt 5,13-16

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

    «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.


    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

    Gesù dice ai discepoli che sono sale della terra e luce del mondo. Siamo ancora all’inizio della predicazione evangelica, e senza dubbio i discepoli non possono vantare una esemplare condotta da “uomini delle beatitudini”. E tuttavia Gesù insiste: “Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato?”. In questo interrogativo è nascosta una domanda di responsabilità. Gesù sembra dire: “Non ho altro che voi per l’annuncio del Vangelo”, oppure: “Se il vostro comportamento è insipido e senza gusto, non ho altro rimedio per l’annuncio evangelico.” E’ quel che accade se la lucerna accesa viene posta sotto il secchio (a volte, rovesciato, serviva anche da mensola). Anche in questo caso non c’è rimedio, si resta al buio. Ognuno di noi sa bene di essere una povera persona. Ma il Vangelo insiste: “Voi siete il sale della terra.” E’ vero, non lo siamo da noi stessi, ma solo se siamo uniti al vero sale e alla vera luce, Gesù di Nazarethh. I discepoli di Gesù, a differenza di quel che avviene tra gli uomini, non sono condannati a nascondere davanti a Dio la loro debolezza e la loro miseria. Queste non attentano alla potenza di Dio, non la cancellano, semmai la esaltano. Il primo a non vergognarsi della nostra debolezza è proprio il Signore; la sua luce non è smorzata dalle nostre tenebre. Non c’è alcun disprezzo per l’uomo da parte del Vangelo; non c’è alcuna antipatia da parte del Signore. Aggiunge il Vangelo: “così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, che vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. E’ l’invito che il Signore fa a noi perché diventiamo operatori del Vangelo.

     

    5 min
  • Decima settimana del Tempo Ordinario – lunedi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/lunedì.mp3
    Mt 5,1-12

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

    «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
    Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
    In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
    Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

    Matteo da al cosiddetto “discorso della montagna” un rilievo tutto particolare; fa salire Gesù su di un monte, il luogo per eccellenza da cui Dio ammaestra, come per suggerire un parallelo tra l’antica e la nuova alleanza. La prima fu sancita sul Sinai, la seconda riceve il suo sigillo su questo monte. Gesù ha davanti agli occhi una folla che lo segue da più giorni. Possiamo immaginarlo mentre guarda quegli uomini e quelle donne: ne conosce se non le storie, certamente le domande e i bisogni. E ne ha compassione. Ed è sul sentimento forte di compassione che si trova la ragione di questa scena evangelica. Le sue prime parole sono sulla felicità. O meglio su chi è felice. Gesù vuole proporre la sua idea di felicità e di beatitudine. Già i salmi avevano abituato i credenti di  Israele al senso della beatitudine: “Beato l’uomo che spera nel Signore, beato l’uomo che ha cura del debole, beato l’uomo che confida nel Signore”. Quest’uomo poteva dirsi felice. Gesù continua su questa linea e afferma che beati sono gli uomini e le donne poveri di spirito (e non vuol dire ricchi di fatto, ma poveri spiritualmente), e poi sono beati i misericordiosi, gli afflitti, i miti, gli affamati di giustizia, i puri di cuore, i perseguitati a causa della giustizia ed anche coloro che sono insultati e perseguitati a causa del suo nome. Parole come queste non le aveva dette mai nessuno; e i discepoli non le avevano mai udite sino a quel momento. E a noi che le ascoltiamo oggi paiono davvero molto lontane. Sembrano del tutto irreali. Potremmo anche dire che sono belle, ma certamente impossibili. Eppure, non è così, per Gesù. Egli vuole per noi una felicità vera, piena, robusta. In verità, quel che a noi sta più a cuore è vivere un po’ meglio, un po’ più tranquilli. E nulla più. Non vogliamo essere “beati” davvero. La beatitudine è diventata una parola estranea, troppo piena, eccessiva; è una parola così forte e così carica da essere troppo diversa dalle nostre soddisfazioni spesso insignificanti. Questa pagina evangelica ci strappa da una vita banale e ci spinge verso una vita piena, verso una gioia ben più profonda di quella che noi possiamo anche solo immaginare. Le beatitudini non sono troppo alte per noi, come non lo erano per quella folla che per prima le ascoltò. Esse hanno un volto davvero umano: il volto di Gesù. E’ lui l’uomo delle beatitudini, l’uomo povero, mansueto e affamato di giustizia, l’uomo appassionato e misericordioso, l’uomo perseguitato e messo a morte. Guardiamo quest’uomo e seguiamolo; saremo beati anche noi.

    6 min
  • Nona settimana del tempo ordinario – sabato
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/9ordinario/sabato.mp3

    Mc 12,38-44

    In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».


    Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
    Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

    E’ l’ultimo episodio nel tempio. Marco lo pone a conclusione della vita pubblica di Gesù e del suo insegnamento. Il giovane profeta di Nazareth ha appena tracciato un ritratto impietoso degli scribi, i quali “divorano le case delle vedove”. Mentre sta parlando vede avvicinarsi una povera vedova verso la cassetta ove si gettano le elemosine. Nessuno fa caso al piccolo gesto che ella compie. Del resto, in un mondo fatto di calcolo e di misure, di mercanteggio e di dare e avere, cosa poteva valere quello spicciolo gettato furtivamente nella cassetta del tempio? Eppure Gesù, che guarda nel profondo, la osserva e la propone ad esempio per tutti, facendo emergere la sua grandezza di cuore e la sua generosità: “Ha gettato tutto ciò che aveva, non ha trattenuto nulla per sé”. Per Gesù, quella donna povera e indifesa è modello di vita per i discepoli di ogni tempo. Ecco perché nessuno è tanto povero da non poter aiutare altri più poveri di lui. Quel che conta è il cuore. E il cuore toccato da Dio sa compiere miracoli.

     

     

    7 min
  • Nona settimana del Tempo Ordinario – venerdi
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/9ordinario/venerdi.mp3

    Mc (12,35-37)

    In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:


    “Disse il Signore al mio Signore:
    Siedi alla mia destra,
    finché io ponga i tuoi nemici
    sotto i tuoi piedi”.
    Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
    E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

    Gesù non smette di parlare, nonostante le opposizioni e le minacce. E neppur erifiuta di affermare l’autorevolezza con cui insegna: lui è il vero pastore, colui che si prende cura del gregge e lo guida verso “pascoli erbosi”. La gente – come nota Marco – lo ascolta volentieri perché finalmente ha trovato un maestro che sa dire parole autentiche e concrete per tutta la vita. Gesù, appunto, come maestro buono, esorta tutti ad abbandonare la via degli “scribi”, che è la via della superbia, dell’autosufficienza, dell’orgoglio che porta sempre ad essere buoni con sé stessi e cattivi con i deboli. E’ facile per tutti sentirsi “scribi”, sosia persone sagge e sapienti che sanno quel che conta nella vita e per questo degne di essere rispettate ed ascoltate. La vera sapienza è mettersi ogni giorno alla sequela del Vangelo, alla scuola dell’unico maestro, il Signore Gesù venuto sulla terra tutti abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza. Con lui non si perde nulla, si guadagna tutto.

    7 min
  • Nona settimana del Tempo Ordinario – giovedi
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/9ordinario/giovedi.mp3

    Mc (12,28-34)

    In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

    Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”.

    Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

    Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
    Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
    E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

    Un scriba si avvicina a Gesù e gli chiede quali è il primo dei comandamenti. In genere lo scriba è un buon conoscitore della Legge: questi tuttavia si avvicina al Maestro non per metterlo alla prova, bensì per apprendere da lui questo importante insegnamento. Aveva ragione: nessuno può essere maestro a sé stesso. Tutti abbiamo bisogno di continuare a chiedere al Signore il senso profondo delle SCritture per la nostra vita. E Gesù risponde che il “primo comandamento” è duplice: amare Dio e amare il prossimo. Sono due amori inscindibili: anzi, formano un solo amore, una cosa sola. Scrive l’apostolo Giovanni: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20). Gesù che ha amato Dio sopra ogni cosa, più della sua stessa vita, e che ugualmente ha amato gli uomini sopra ogni cosa, più della sua stessa vita, ci offre l’esempio più alto del “primo” comandamento. Quello scriba è stato dato a noi. Apprendiamo da lui almeno la sua disponibilità a chiedere e la sua prontezza a ricevere.

     

    8 min
  • Nona settimana del Tempo Ordinario – mercoledi
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/9ordinario/mercoledi.mp3

    Mc 12,18-27

    In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 

     

    C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

    Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

    E’ l’ultimo dibattito di Gesù nel tempio. Avviene con i sadducei sul tema della resurrezione, alla quale essi non credono. Usando lo stile rabbinico, essi si profondono in una esercitazione teorica sul matrimonio che conduce all’assurdo. Di qui, essi concludono, l’impossibilità della fede nella resurrezione. Gesù non risponde sul piano della razionalità teorica, ma su quello delle Scritture e della potenza di Dio. Riprende anzitutto le parole rivolte da Dio stesso a Mosè dal roveto ardente, quando gli aveva detto che era il Signore dei vivi e dei morti. Gesù afferma quindi che Dio è il creatore e il Signore della vita e protegge i suoi figli salvandoli dal potere della morte. In queste parole evangeliche c’è come  l’apertura di uno spiraglio sulla Gerusalemme dal cielo: in essa i credenti, liberati dai vincoli della carne, vivranno “come angeli”, ossia saranno animati dallo Spirito che è più forte della carne. Ma questa vita dei cieli inizia già da questa terra quando i credenti si alsciano guidare dalla paorla del Signore che è seme di eternità e di incorruttibilità.

     

    0 min
  • Nona settimana del Tempo Ordinario – martedi
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/9ordinario/martedi.mp3

    Mc (12,13-17)

    In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.

    Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».


    Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.  Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
    E rimasero ammirati di lui.

    La giornata di Gesù continua ancora. Questa volta sono i farisei e gli erodiani che gli si avvicinano. E gli pongono la questione del tributo a Cesare. Fino dall’inizio si nota la loro doppiezza. Essi adulano Gesù per poi tendergli un tranello. Ma non è con la furbizia che ci si accosta al Vangelo. La parola di Gesù non si compra con le proprie astuzie o con raggiri. Essa è chiara e buona, senza infingimenti e sotterfugi. Gesù non accetta la faslità e sposta la questione. Se nella moneta c’è l’immagine di Cesare sia ridata a lui. Ma bisogna altresì ridare a Dio tutto ci che ha la sua impronta, la sua immagine. E’ su questo che Gesù chiede la decisione: date a Dio quel ch’è di Dio. E l’uomo è di Dio, perché è nell’uomo che è iscritta l’immagine di Dio. L’uomo, ogni uomo, anche il più piccolo e indifeso, appartiene a Dio e a Dio deve tornare. C’è un primato assoluto di Dio sulla vita dell’uomo che va difeso ad ogni costo. Come pure si deve rispetto alla società civile e alle sue leggi. Questa pagina evangelica deve aiutare al rispetto e alla tolleranza, sapendo però che nessuno può ferire e umiliare la vita dell’uomo. Solo Dio è padre e Signore di tutti.

     

    9 min