Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia

Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia

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Vangelo del giorno – Vincenzo Paglia episodes

  • Quattordicesima settimana del Tempo Ordinario – giovedì
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/14settimana/giovedi.mp3
    Mt 10,7-15

           E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

    [9]Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.

    In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città

                 Gesù, dopo aver scelto i dodici e aver loro affidato la missione di annunciare la venuta del Regno di Dio continua con alcune parole che rendono sempre più chiaro il contenuto dell’annuncio. Proclamare il Vangelo comprende varietà e ricchezza di strade e diversità di cammini. Ma c’è un nucleo centrale, un cuore dell’annuncio che non può essere vissuto e comunicato: “guarire gli infermi, sanare i lebbrosi, cacciare i lebbrosi” e far “scendere la pace” sopra le case degli uomini. Questo contenuto è essenziale ed inderogabile. Ed è per questo che anche noi, le nostre comunità sono chiamate e inviate. Quando Gesù parla del saluto da rivolgere si riferisce al “saluto della pace” (come scrive Luca nel brano corrispondente (Lc. 10.5)). E’ un saluto di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno. L’inizio di questo nuovo secolo è segnato da violenze e da conflitti che avvelenano la vita di tanti. E spesso sono proprio le nostre case, le nostre famiglie a cercare quella pace che non trovano e che è l’unico terreno fertile perché la gente viva serena e felice. Tensioni ed incomprensioni rendono troppo spesso le nostre case un luogo dove non regna la pace, anzi dove il terreno fertile per divisioni e lacerazioni sembra allargarsi. La comunità cristiana è chiamata ad essere operatrice e portatrice di pace nei conflitti che feriscono i popoli così come nelle case delle nostre città. I discepoli di Gesù sono mandati in questo mondo come agnelli, ossia come uomini e donne deboli, pacifici e pacificatori. Questo non avviene senza contrasti e opposizioni. Il Vangelo che abbiamo ascoltato ne è testimone: “se qualcuno poi non vi accoglierà…”. La mancata accoglienza e il rifiuto non diminuiscono la forza e la consapevolezza che l’unica missione della Chiesa sia annunciare il Vangelo e portare, preparandola, la pace.

    0 min
  • Quattordicesima settimana del Tempo Ordinario – mercoledi
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/14settimana/mercoledi.mp3
    Mt 10,1-7

      Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello;


    Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della c a d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

    Dalla compassione per le folle, stanche e sfinite, nasce la chiamata dei dodici e la consegna della missione evangelica. Gesù ne sceglie dodici, tanti quante le tribù di Israele: nessuno deve restare privo dell’annuncio del Vangelo. L’evangelista riporta i nomi dei dodici apostoli. C’è di tutto tra loro. Ci sono nomi greci accanto a nomi giudaici; uomini provenienti dal nord e altri dal sud; semplici pescatori assieme a membri del partito rivoluzionario degli zeloti (Simone il Cananeo), seguaci del Battista (Giacomo e Giovanni) e pubblicani (Matteo). E’ un gruppo eterogeneo nel quale l’origine territoriale e la militanza ideologica passano in secondo ordine. Quel che conta è l’adesione a Gesù e l’obbedienza alla sua Parola; queste due dimensioni costituiscono la loro nuova identità. Non sono più riconosciuti e additati come il pubblicano, lo zelota, il pescatore, bensì come quelli che stanno con il Nazareno. Tutti, come accade con Simone, ricevono un nuovo nome, ossia una nuova missione e un nuovo potere. Non sono più come prima dell’incontro con Gesù, identificati dal loro lavoro. Da quel momento sono testimoni del Vangelo, di un sogno universale che non è il loro ma di Dio, e ricevono il potere di cambiare i cuori, di sconfiggere il male, di raccogliere i deboli, di amare i disperati, di affrettare il regno di Dio. E’ un potere reale, una vera forza di cambiamento, che non viene dal denaro, dalle borse, dalle tuniche, o dalle cose della terra: è il potere dell’amore senza limiti che viene dall’alto e che Gesù testimonia per primo. Questa prima missione evangelica è emblematica per ogni generazione cristiana: non c’è altra via per i discepoli di Gesù. Anche la nostra generazione è chiamata ad incamminarsi nel nuovo millennio vivendo alla lettera questa pagina evangelica. Nel Vangelo di Matteo il mandato è riferito solo “alle pecore perdute della casa di Israele”. Questo limite risponde ad una tradizione giudaico-cristiana dei primi anni della Chiesa. Storicamente la missione di Gesù e degli apostoli cominciò da Israele. Possiamo affermare che questa indicazione del Vangelo di Matteo, storicamente compresa, è stata felicemente superata dalla missione globale e senza confini della Chiesa, che certo corrisponde esattamente alla volontà di salvezza universale quale traspare dalla vita di Cristo e delle prime comunità cristiane.

    9 min
  • Quattordicesima settimana del Tempo Ordinario – martedi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/14/martedi.mp3
    Mt 9,18-26

        Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.

    Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì. Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

    Gesù si trova ancora in casa di Matteo per la “festa con i peccatori” ed ha appena detto che è venuto per i malati. Nel brano del Vangelo di oggi Gesù compie due miracoli: la resurrezione della figlia di Giairo (il nome del padre ce lo dice Marco) e la guarigione della donna che perdeva sangue. Secondo l’evangelista Marco la bambina è “agli estremi” mentre nel Vangelo appena ascoltato è detto che è già morta. La pagina evidenzia dunque la realtà di due grandi forze: la forza della fede e la potenza di Gesù che sconfigge la morte e ridona la vita. La fede di quel padre in Gesù è totale, si prostra davanti a lui e lo supplica: “Mia figlia è morta or ora; ma vieni, poni la tua mano su di essa e vivrà”. Molto probabilmente conosce bene Gesù per averlo visto frequentare la sinagoga e magari lo ha anche invitato qualche volta a prendere la parola. Senza dubbio conosce la bontà e la misericordia di questo giovane profeta. E’ comunque l’unica speranza rimastagli per riavere la figlia. Come non vedere in lui lo strazio di tanti genitori di fronte alla morte dei propri figli? Nella sua preghiera ci sono tante preghiere disperate per la perdita prematura di coloro che ci sono più cari. In questo uomo, c’è però una fede forte: crede che Gesù possa tutto. E’ la fede che il Signore ci insegna quando afferma: nulla è impossibile a Dio. La restituzione alla vita di questa piccola bambina è solo l’anticipazione della Pasqua e della definitiva vittoria del Signore sulla morte. Gesù subito si alza e si incammina. Giunto nella casa del capo della sinagoga prende per mano la bambina e la sveglia dal sonno della morte, riconsegnandola alla vita. L’uomo è impotente davanti allo strappo violento della morte. Affidiamo con fede al Signore coloro che perdono la vita ancora bambini e giovani. Impariamo dal Vangelo ad accompagnare chi subisce i dolori della morte dei propri cari perché cresca la fede consolante nella Resurrezione. Durante il tragitto – Gesù non cammina mai senza lasciare traccia – una donna che da dodici anni soffre di un’emorragia, pensa sia sufficiente toccare anche solo il lembo del mantello di Gesù per essere guarita. Una fiducia semplice che si esprime in un gesto apparentemente ancora più semplice, per di più fatto nascostamente. Gesù se ne accorge, la vede e le dice: “Coraggio, figliola: la tua fede ti ha salvata”. Matteo fa notare che è la parola di Gesù unita alla fede di quella povera donna a operare la guarigione: c’è bisogno di un rapporto personale tra quella donna e Gesù, tra noi e Gesù. Non siamo nel campo della magia, bensì in quello del rapporto di affetto e di fiducia con Gesù. E, inoltre, ci chiediamo, non è il discepolo, non è la comunità cristiana, il lembo del mantello di Gesù per i tanti che cercano consolazione e salvezza?

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  • Quattordicesima settimana del Tempo Ordinario – Lunedì
    http://www.reteblu.org/paglia/tempordinario/14settimana/lunedi.mp3

    Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». [19]Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. [20]Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. [21]Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». [22]Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì. [23]Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: [24]«Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. [25]Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. [26]E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

    Gesù si trova ancora in casa di Matteo per la “festa con i peccatori” ed ha appena detto che è venuto per i malati. In quel momento giunge, straziato dal dolore, un capo della sinagoga a cui è appena morta la figlia. Gli si prostra davanti e lo supplica: “Mia figlia è morta or ora; ma vieni, poni la tua mano su di essa e vivrà”. Molto probabilmente conosce bene Gesù per averlo visto frequentare la sinagoga e magari lo ha anche invitato qualche volta a prendere la parola. Senza dubbio è venuto a conoscenza della bontà e della straordinaria misericordia di questo giovane profeta. E’ comunque l’unica speranza rimastagli per riavere la figlia. Come non vedere in lui lo strazio di tanti genitori di fronte alla morte dei propri figli? Nella sua preghiera ci sono tante preghiere disperate per la perdita prematura di quello che ci sono più cari. Gesù subito si alza e si incammina. Giunto nella casa del capo della sinagoga prende per mano la bambina e la sveglia dal sonno della morte, riconsegnandola alla vita. Sono tanti i giovani e i bambini che attendono di essere presi per mano e essere ridati alla vita! E non siamo forse noi le mani del Signore? Durante il tragitto – Gesù non cammina mai senza lasciare traccia – una donna che da dodici anni soffre di un’emorragia, pensa sia sufficiente toccare anche solo il lembo del mantello di Gesù per essere guarita. Una fiducia semplice che si esprime in un gesto apparentemente ancora più semplice, per di più fatto nascostamente. Gesù se ne accorge, la vede e le dice: “Coraggio, figliola: la tua fede ti ha salvata”. Matteo fa notare che è la parola di Gesù unita alla fede di quella povera donna a operare la guarigione: c’è bisogno di un rapporto personale tra quella donna e Gesù, tra noi e Gesù. Non siamo nel campo della magia, bensì in quello del rapporto di affetto e di fiducia con Gesù. E, inoltre, mi chiedo, non è il discepolo, non è la comunità cristiana, il lembo del mantello di Gesù per i tanti che cercano consolazione e salvezza?

    11 min
  • Tredicesima settimana del Tempo Ordinario – sabato
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/13/sabato.mp3

    [14]Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». 

     [15]E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.[16]Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. [17]Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

    I discepoli di Giovanni, che conducevano una vita più austera rispetto a quella che Gesù conduceva, chiedono il perché di quella letizia. In effetti Gesù al suo passaggio dava speranza, creava un clima nuovo, come di allegria. Erano, ovviamente, soprattutto i poveri, i malati e i peccatori a gioire e a fare festa, perché liberati dal peso della tristezza e del peccato. E Gesù era il liberatore, colui sul quale avevano riposto la loro fiducia. In lui, infatti, potevano contare senza temere di essere abbandonati. E’ questo il senso della festa che si creava attorno a Gesù, una festa analoga a quella che si faceva per la venuta dello sposo. Insomma è venuto in mezzo agli uomini il Salvatore che inizia a instaurare il regno di Dio e la sua giustizia. Gesù avverte però che si tratta di una lotta contro il male e, come avviene in ogni battaglia, non mancheranno i momenti difficili per i discepoli e per le comunità. Ci saranno oppositori che cercheranno in ogni modo di accusare e di sconfiggere i discepoli che annunciano il Vangelo. Ma prima è necessario vestirsi a festa e bere il vino della misericordia; questo renderà forti anche nei momenti difficili.

     

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  • Tredicesima settimana del Tempo Ordinario – venerdi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/13/venerdi.mp3
    Mt 9,9-13

    [9]Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 

    [10]Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. [11]Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». [12]Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. [13]Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

    Gesù camminando vede Matteo, uno degli esat­tori incaricato di raccogliere le tasse che vanno a impinguare le casse del tetrarca o del governatore della regione. E’ l’autore del Vangelo che ci sta accompagnando in questo anno liturgico. Come esattore, appartiene alla odiata classe dei pubblicani, ritenuti imbroglioni e sfruttatori della gente e della legge. Per di più sono considerati impuri, perché maneggiano denari e compiono loschi affari pecuniari. Insomma, è gente da evitare. Accomunati agli scomunicati, ai ladri e agli strozzini, non sono neppure da sa­lutare. Gesù, invece, si avvicina e si mette a parlare con lui. Al termine gli rivolge persino un invito: “Seguimi”. Un pubblicano è chiamato a far parte dei discepoli. Altro che non avvicinarsi e non dar nep­pure la mano! Matteo, a differenza di tanti uomini che si ritenevano religiosi e puri, subito si alza dal suo banco e si mette a seguire Gesù. Da peccatore che era diviene un esempio di come si segue il Si­gnore. Anzi, ancor di più, con il Vangelo che porta il suo nome è divenuto guida di tanti. Anche noi seguiamo questo antico pubblicano e peccatore che ci conduce verso la conoscenza e l’amore del Signore Gesù. Matteo invita subito Gesù ad un banchetto. Vi accorrono anche i suoi amici. E’ uno strano banchetto; composto, appunto, da pubblicani e peccatori. Ma Gesù non si vergogna di stare con loro. Alcuni farisei, scandalizzati da questa scena, dicono ai discepoli: “Perché il vostro maestro mangia cori i pubblicani e i peccatori?” Gesù sente l’obiezione e interviene direttamente nella polemica con un proverbio inconfutabile per la sua chiarezza: “Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati”. Gesù non vuol dire che i farisei sono sani e gli altri malati. Per lui, infatti, non c’è mai sulla terra un divisione manichea tra gente buona e gente cattiva, tra giusti e peccatori. Gesù vuol solo spiegare qual è la sua missione: egli è venuto per aiu­tare e per guarire, per liberare e per salvare. Non è sceso dal cielo per comminare condanne e punizioni. Per questo, ri­volgendosi direttamente ai farisei, aggiunge: “Andate e imparate che cosa vuoi dire: Misericordia cerco non sacrificio”. E invita tutti a essere come lui: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Ma 11 ,29). E, avvicinandosi ancora di più a ognuno di noi, aggiunge: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Per questo non è difficile sentire il Signore accanto a sé.

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  • Tredicesima settimana del Tempo Ordinario – giovedi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/13/giovedi.mp3
    Mt 9,1-8

    [1]Salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. [2]Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». 

     [3]Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia». [4]Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? [5]Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?[6]Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua». [7]Ed egli si alzò e andò a casa sua. [8]A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

    Gesù sembra fare la spola da una riva all’altra per accorrere là dove c’è bisogno. Tornato a Cafarnao gli portano un paralitico steso su un lettuccio, e lo pongono al centro. Un centro non solo fisico, ma di attenzione, di interesse, di preoccupazione per quel malato prima che per se stessi. L’amore di quegli amici è in certo modo l’inizio del miracolo. L’evangelista invita a notarlo affermando che Gesù, vedendo la loro fede, si decide ad intervenire. Questa volta, però, prima di operare la guarigione, dice al paralitico parole che nessuno ha mai detto: “Sono rimessi i tuoi peccati!” Gesù non vuole insinuare che la malattia del paralitico sia stata causata dai suoi peccati. Vuol mostrare piuttosto un fatto ben più importante: il suo potere si estende anche sui peccati, per cancellarli. E qui la scena, comprensibilmente, si trasforma in un dibattito teologico. Gli scribi presenti, al sentire queste parole, pensano male di Gesù, senza dirlo. Ma Gesù, che vede nei cuori, li smaschera e fa vedere fin dove arriva la sua misericordia: “Alzati! – dice al paralitico – prendi il tuo letto e va’ a casa tua”. Il Signore ha compiuto in quel malato un doppio miracolo: lo ha perdonato dai peccati e lo ha guarito dalla paralisi. E’ venuto tra gli uomini uno che guarisce sia il corpo che il cuore. Ne abbiamo bisogno anche noi, subito.

     

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  • Tredicesima settimana del Tempo Ordinario – mercoledi
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/13/mercoledi.mp3
    Mt 8,28-34

    [28]Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. 

     [29]Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?». [30]A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; [31]e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». [32]Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. [33]I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.[34]Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

    La riva orientale del mare di Galilea, ove approda Gesù, confina con la regione semipagana delle dieci città (la Decapoli); una di queste è Gadara situata in una zona piena di caverne. Due ossessi, uscendo da una di esse, corrono verso Gesù. Può sembrare strano, ma le nostre città e i nostri paesi non sono talora simili ad un insieme di caverne, buie di vita, abitate da ossessi? Penso non solo alla crescita degli squilibri psichici in tante persone, ma anche all’addensarsi della violenza, dell’odio, della maldicenza, dell’indifferenza, della xenofobia che rendono amara la vita di tutti. E spesso siamo così rassegnati alla follia di una vita senza senso da non sperare più in nessun cambiamento. E’ questo il senso della opposizione che fu fatta anche a Gesù: “Che abbiamo noi a vedere con te?”, “Cosa c’entri con la nostra vita?” Gesù, in verità, è venuto a liberarci dagli spiriti del male che senza pietà ci soggiogano. Di fronte ai necessari cambiamenti che bisogna operare per avere una vita più degna (è forse questo il senso dell’affogamento di una mandria di porci), gli uomini preferiscono continuare la vita di sempre e allontanare Gesù.

     

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  • Tredicesima settimana del Tempo Ordinario – lunedì
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/13/lunedi.mp3

    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

    Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?

    Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
    Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

    Gesù si presenta in mezzo ai discepoli radunati nel cenacolo. Non c’è Tommaso. E non ci sono tutti gli uomini e le donne, tra i quali noi, che da quel giorno in poi avrebbero ricevuto l’annuncio del Vangelo della resurrezione. Tommaso non crede alle parole degli altri discepoli. È impossibile per Tommaso – e non solo per lui – che dai luoghi di morte possa nascere la vita; inconcepibile che un crocifisso possa tornare vivo. La domenica successiva Gesù ritorna e di nuovo dà loro il saluto di pace. Quindi dice a Tommaso: “Non essere più incredulo, ma credente” e lo esorta a mettere il dito nelle piaghe e la mano nella ferita del costato. A questo punto il discepolo si getta in ginocchio e professa la sua fede: “Signore mio e Dio mio!” Non è Tommaso che tocca il corpo ferito di Gesù, sono piuttosto le parole di Gesù che toccano il cuore di Tommaso e lo commuovono. Forse un po’ di Tommaso è presente in ognuno di noi, è presente in chi ha difficoltà e dubbi, è presente in chi soffre per non riuscire a credere, è presente in chi prova dolore per l’impossibilità d’amare, è presente in chi fatica a sperare. Ma tutto ciò in qualche modo avvicina alla fede. Gesù continua a tornare, di domenica in domenica, e a dirci: “Beati coloro che hanno creduto senza vedere”. Bastano le sue parole per credere, purché ci lasciamo toccare il cuore.

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  • Decima settimana del Tempo Ordinario – sabato
    http://www.reteblu.org/vincenzopaglia/tempoordinario/10/sabato.mp3
    Mt 5,33-37

    [33]Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; [34]ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; [35]né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re.

    [36]Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. [37]Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

    Lo spergiuro, da cui mette in guardia il Signore, avviene quando l’uomo è talmente egocentrico da sentirsi onnipotente fino a piegare ai suoi interessi Dio e gli altri. In verità, dice Gesù, non abbiamo potere neppure su un capello. L’umiltà è a fondamento dei rapporti tra gli uomini. E all’umiltà segue la verità e la franchezza. Il Signore ha creato l’uomo dandogli la dignità della parola; per questo Gesù dice: “Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno”. E’ a dire che le parole hanno un peso, non possono essere vane o ambigue. Attraverso di esse appare il cuore, come per Dio stesso. E’ il maligno infatti che cerca di allargare la sua forza con la corruzione delle parole.

    4 min