In questa puntata vi proporremo di indagare su una parola antica, ambigua, potentissima: monstrum. Il mostro non è soltanto ciò che ci spaventa, ciò che respingiamo, ciò che vorremmo tenere fuori dal campo del visibile. È anche ciò che - etimologicamente - mostra: una forma estrema, un segno, una possibilità della natura, dell’animo umano, della storia.
Proveremo ad attraversare il concetto in tre movimenti.
Con Paolo Mereghetti, partiremo da L’uomo elefante di Frederick Treves, il caso clinico e umano di John Merrick che David Lynch avrebbe poi portato sullo schermo in The Elephant Man. Qui il mostro è guardato da un medico vittoriano, ma quello sguardo, pur nato dentro un’epoca di teatri anatomici e freak show, si apre a qualcosa di più fragile e più alto: la pietas, la partecipazione, la possibilità di riconoscere l’umano là dove il mondo vede soltanto deformità. Con Nadia Fusini, entreremo poi nel territorio ambiguo disegnato da Robert Louis Stevenson col suo Master di Ballantrae, dove il mostruoso non ha bisogno di un corpo fuori norma: può abitare il fascino, l’eleganza, la forza seduttiva del male. Infine, con Benjamín Labatut, allargheremo il campo fino alla scienza, al progresso, alle accelerazioni e alle catastrofi attraverso cui l’uomo sembra continuamente rifondare sé stesso.
I libri di cui si parla in questo episodio sono:
* L'uomo elefante, di Frederick Treves. Traduzione di Matteo Codignola. Microgrammi. 51 pp. Adelphi Edizioni 2026
* Il Master di Ballantrae, di Robert Louis Stevenson. A cura di Masolino D'Amico. Biblioteca Adelphi. 314 pp. Adelphi Edizioni 2026
* Maniac, di Benjamín Labatut. Traduzione di Norman Gobetti. Gli Adelphi. 357 pp. Adelphi Edizioni 2025
* Dialettica del mostro, di Sylvain Piron. Traduzione di Angela Guidi Nissim. Imago. 349 pp. Adelphi Edizioni 2019