Il futuro di Prato parla sempre più la lingua dei servizi. Negli ultimi cinque anni il baricentro dell’economia cittadina si è spostato dal manifatturiero al terziario, che oggi supera l’industria per numero di addetti e di imprese.
La rivoluzione è cominciata. I numeri raccontano una trasformazione netta: mentre la manifattura fatica a ripartire dopo la crisi della moda, commercio, turismo, ristorazione e servizi crescono. Negli ultimi 5 anni gli occupati del terziario aumentano a Prato del 5,8%, le imprese del 3,6%, in controtendenza rispetto alla media regionale. Una crescita diffusa, fatta di tante realtà piccole e mobili. A correre di più – secondo i dati raccolti da sindacati e diversi istituti di ricerca – sono i servizi ad alto valore aggiunto e il turismo, entrambi con incrementi superiori al 20%. Ingegneria, ricerca e consulenza spingono Prato verso funzioni sempre più progettuali e “cognitive”, fondamentali anche per il distretto tessile. Il turismo, con la ripresa dei flussi, torna a essere un pilastro strutturale dell’economia locale.
Ma il cambio di modello porta con sé nuove sfide. Cresce il lavoro qualificato, mentre arretrano le attività più esecutive: calano bar senza cucina, vigilanza privata e pulizie specializzate. Il terziario pratese appare così a due velocità: da un lato occupazione stabile e competenze alte, dall’altro lavoro fragile e discontinuo.