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Cos'è la vacuità nel buddhismo? Non è la "mente vuota" da raggiungere sul cuscino e non vuol dire che niente esiste. Parto da una tazza di caffè per spiegare cosa significa śūnyatā: ogni cosa esiste grazie a innumerevoli condizioni ed è vuota di un'esistenza separata, noi compresi. Smonto quattro equivoci comuni, racconto da dove viene questo insegnamento, dai discorsi del Buddha al Sutra del Cuore fino allo zen, e propongo tre esercizi per sperimentarla nella vita di tutti i giorni.
L'articolo sul blog: https://zeninthecity.org/vacuita-buddhismo/
Pratica con noi: https://corsi.zeninthecity.org
#meditazione #buddhismo #vacuità #zen #mindfulness
Si può fare del male con la meditazione? In parte sì, a certe condizioni, ed è un tema di cui chi insegna o pratica parla malvolentieri. Parto da un articolo uscito su The Atlantic e dalla rassegna di ricerche che ho pubblicato sul blog per raccontarti cosa può succedere: insonnia, ansia, distacco eccessivo, sintomi fisici e - raramente - episodi più seri, quasi sempre legati ai ritiri intensivi e alle aspettative sbagliate, a cominciare dall'idea che meditare serva a rilassarsi o a dormire. Ti racconto anche un ritiro Vipassana che mi ha scosso profondamente. Poi cinque indicazioni concrete per praticare con saggezza: la dose giusta, non iniziare con un ritiro, scegliere la tecnica adatta, fermarsi se qualcosa non va, e la chiarezza che chi insegna deve avere. Per finire, la via di mezzo del Buddha.
Articolo di The Atlantic: https://www.theatlantic.com/ideas/2026/09/meditation-willoughby-britton-downsides/688474/
Le ricerche sugli effetti collaterali (blog Zen in the City): https://zeninthecity.org/effetti-collaterali-della-meditazione/
Pratica con noi: https://corsi.zeninthecity.org#meditazione
#mindfulness #zen #effetticollaterali #benesserementale
La meditazione camminata è il complemento naturale della pratica seduta: si insegna in tutte le scuole e le tradizioni, coltiva la stessa attenzione al momento presente, ma nel movimento — e per questo entra nella vita di tutti i giorni molto più facilmente. Nella prima parte ti racconto perché camminare consapevolmente ci mette in contatto con l'impermanenza e con il non dualismo, cioè con l'idea che non esiste una separazione fra chi cammina e il camminare. Nella seconda passo alle istruzioni pratiche: la camminata lenta della tradizione, con la postura, lo sguardo, le mani e l'attenzione alla pianta del piede che tocca terra, e una variante a passo normale che puoi fare nel corridoio dell'ufficio, andando a prendere un caffè o tornando a casa a piedi. Per cominciare bastano cinque o dieci minuti, e se la mente se ne va altrove non è un errore: te ne accorgi e riporti l'attenzione al piede. Se sei alle prime armi o hai già una pratica seduta e vuoi affiancarle qualcosa di quotidiano, qui trovi tutto quello che ti serve per partire.
Pratica con noi: https://corsi.zeninthecity.org
#meditazione #meditazionecamminata #mindfulness #zen #camminareconsapevole
La tua mente non è qualcosa da controllare o addomesticare, ma da coltivare giorno dopo giorno, come un giardiniere fa col proprio giardino.
Parto dalla parola bhavana - "coltivare" nei testi buddisti - per mostrarti l'innaffiatura selettiva dei semi della coscienza: nutrire deliberatamente la gioia e la compassione invece della rabbia e della paura.
Vedrai come le abitudini mentali ripetute forgiano il tuo carattere e il tuo destino, e perché il Buddha invitava a essere isola e rifugio per se stessi, confidando solo nelle proprie capacità.
Un invito a prenderti la responsabilità del tuo spazio interiore e, insieme, a scoprirne la libertà: perché, come ricordano Dogen e Jon Kabat-Zinn, ciò che conta non è il raccolto - il giardiniere è felice di coltivare.
Pratica con noi: https://corsi.zeninthecity.org
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Il tuo spazio interiore - pensieri, emozioni, stati d'animo - è ciò che determina davvero la qualità della tua vita, più di qualunque circostanza esterna. Partendo dalla metafora di un giardino giapponese, questo episodio presenta una pratica concreta: il non incoraggiare e il non negare. Il non incoraggiare significa riconoscere i pensieri che sorgono e lasciarli andare, tornando con l'attenzione al respiro invece di alimentare la ruminazione. Il non negare significa guardare con coraggio anche le emozioni dolorose, anziché distrarsi, accogliendole con gentilezza e autocompassione. Con la perseveranza, questa pratica quotidiana diventa il retto sforzo di cui parla il buddhismo: prenderti cura attiva/a del tuo mondo interiore.
Pratica con noi: https://corsi.zeninthecity.org
#meditazione #mindfulness #zen #spaziointeriore #pensieri #emozioni
Rilassarsi, ridurre lo stress, gestire le emozioni: sono motivazioni validissime per avvicinarsi alla meditazione. Ma se ci sediamo per ottenere qualcosa, attiviamo proprio quella mente agitata che vorremmo calmare. È una contraddizione in termini.
In questo episodio vediamo perché il non-striving - l'assenza di sforzo di cui parla Jon Kabat-Zinn - è un atteggiamento fondamentale per la pratica, e come la tradizione zen, da Dogen a Shunryu Suzuki, abbia sempre insistito sul sedersi senza voler ottenere nulla. Quando lasciamo andare ogni scopo, si apre lo spazio del testimone: osservare senza fare, accogliere senza giudicare.
Il paradosso? I frutti della meditazione arrivano proprio quando smettiamo di inseguirli.
Articolo completo sul blog: https://zeninthecity.org/meditare-senza-obiettivi/
Community e pratica settimanale: https://corsi.zeninthecity.org
Tutti desiderano essere felici, proprio come me.
Anche quando ce ne dimentichiamo. Anche quando l’altro ci sembra distante, difficile o incomprensibile.
In questo episodio esploriamo come il desiderio di felicità sia un denominatore comune dell’esperienza umana e come ricordarlo possa cambiare il nostro modo di guardare gli altri.
Attraverso una breve riflessione e una pratica guidata, coltiviamo uno sguardo più umano, lucido e compassionevole sulle relazioni quotidiane.
In questo episodio del podcast di Zen in the City, ti accompagno in una riflessione essenziale e spesso controintuitiva: non sei il tuo corpo.
Attraverso la lettura dell’articolo, esploriamo il rapporto che intratteniamo con il corpo, le identificazioni automatiche che costruiamo intorno ad esso e la sofferenza che nasce quando lo consideriamo come “io” o “mio” in modo rigido. La pratica della meditazione ci offre uno sguardo diverso: il corpo come esperienza, come processo, come insieme di condizioni in continuo cambiamento.
Un episodio per rallentare, ascoltare e aprire uno spazio di consapevolezza in cui il corpo può essere sentito profondamente, senza essere ridotto a un’identità.
🎧 Ascoltalo come pratica di ascolto consapevole o come introduzione a una meditazione sul corpo e sull’impermanenza.
L’intelligenza artificiale ci semplifica la vita, ma ci rende anche più soli. In questa puntata rifletto su come cambia il nostro modo di lavorare, comunicare e relazionarci con l’arrivo dell’IA generativa.
Parlo dell’impatto emotivo delle interazioni con la macchina, della solitudine digitale e di come la mindfulness possa aiutarci a restare umani.
Concludo con una breve pratica guidata e 5 consigli per un uso più consapevole della tecnologia.
In questo episodio condivido una riflessione su una forma di solitudine silenziosa, ma sempre più diffusa. Non è l’assenza di qualcuno, ma un vuoto sottile che si insinua anche quando siamo costantemente “connessi”. Attraverso esperienze personali, domande cruciali e spunti ispirati da Anthony Silard, esploriamo la differenza tra informazione sociale e connessione autentica. Un invito a fermarsi, ascoltare, e scegliere con consapevolezza come usare il nostro tempo e le tecnologie.
Per tornare a ciò che conta davvero: la presenza, il contatto umano, la relazione viva.
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