3' Grezzi di M. Cristina Marras

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3' Grezzi di M. Cristina Marras episodes

  • 3' grezzi Ep. 138 Fenicotteri
    Dopo l'armaghedon gli unici a sopravvivere saranno i fenicotteri. Ve lo garantisco io.

    TESTO TRASCRITTO
    Io adoro i fenicotteri. Qualche puntata fa vi avevo detto che vi avrei raccontato delle caratteristiche pazzesche di questi animali meravigliosi, ecco lo voglio fare oggi. Quando ero bambina avevo poche opportunità di vedere i fenicotteri perché nonostante Cagliari ne sia piena, visto che è una quarantina d'anni fa i fenicotteri hanno deciso di non migrare più ma di rimanere qui stanziali, c'erano poche opportunità prima per vederli, poi hanno costruito delle belle strade che costeggiano gli stagni con i fenicotteri e anche i parchi, dove si possono andare a vedere molto da vicino, ma io voglio raccontare le caratteristiche pazzesche che hanno questi animali che sono tutt'altro che deboli, tutt'altro che che fragili. Infatti i fenicotteri riescono a vivere in luoghi molto inospitali, pensate che vivono dentro le saline ci trascorrono tutta la giornata, e sono le stesse Saline dove le persone che ci lavoravano dovevano mettere dei guanti di gomma pesantissimi, perché altrimenti il sale gli avrebbe completamente ridotto a brandelli e la pelle delle braccia. E e sono anche gli unici uccelli che riescono a bere l'acqua salata e infatti hanno dei filtri nel naso che come bevono col becco filtrano automaticamente fuori tutto il sale. Sono anche gli animali che riescono a vivere in ambienti molto molto molto più inospitali di quelli che hanno semplicemente il sale perché hanno, ci sono delle colonie di fenicotteri che vivono in questi e laghi dove ci sono tracce di addirittura di arsenico - un'altra cosa che ho letto sui fenicotteri - sì, mi sono proprio informata perché io sono fanatica dei fenicotteri, mi piacciono tantissimo e quindi mi ero messa a cercare tutte le cose strane sui fenicotteri. Un'altra cosa è che riescono a stare anche in posti dove l'acqua è caldissima. Ho letto che c'è questo questo lago in Africa a... non ricordo bene, forse in Tanzania, comunque c'è un un lago dove la temperatura è una specie di terma naturale, sono delle terme naturali dove la temperatura sfiora i 70 gradi centigradi, quindi quasi quasi temperatura di bollitura, ebbene lì i fenicotteri ci stanno a mollo e non gliene frega assolutamente niente. Riesco anche a vivere, tra l'altro dove c'è l'acqua è freddissima, infatti possono stare sempre su una zampa anche se l'acqua attorno a loro è completamente gelato non gli fa niente il caldo non gli fa niente il freddo non gli fa non gli fanno niente i veleni non gli fa niente il sale. E infatti mi ero immaginata una... avete presente fin del Armageddon dove muoiono tutti e poi quando si esce dal bunker sono rimasti solo i topi e blatte? Ecco, secondo me un un'immagine più veritiera sarebbe un mondo dove dopo l'Armageddon gli unici a rimanere lì sono i fenicotteri. Immaginatevi un pianeta deserto popolato di bellissimi fenicotteri rosa.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 137 Valina | Torra
    Quello che fa la mia amica Valina con la sua iniziativa 'Torra' mette insieme due delle cose che io adoro: i capi di abbigliamento 'preloved' e la possibilità di raccontare storie. Meraviglia! Date un'occhiata ai canali social per seguire i prossimi sviluppi!

    LINKS:
    La pagina FB di Torra con tutte le info
    https://www.facebook.com/usatoTORRA

    Torra anche su Instagram
    https://www.instagram.com/usato.torra/


    TESTO TRASCRITTO
    A me gli abiti sono sempre piaciuti. Da bambina, facevo i vestiti alla mia Barbie - Barbie e Tanya che era la Barbie taroccata - è così che ho imparato anche a cucire e mi è sempre piaciuto travestirmi, infatti nel mio armadio ci sono fogge molto, molto diverse, e mi è sempre piaciuto andare nei negozi che vendono abbigliamento usato, perché a differenza delle cose che si comprano nei negozi, l'abbigliamento usato porta con sé delle storie, poi si trovano sempre dei pezzi unici che vengono da chissà dov'è nel mondo e quindi non è una sorpresa il fatto che quando la mia amica Valina si è buttata in questa bellissima iniziativa che si chiama Torra (in sardo significa 'ritorna' per far capire che è una storia di riciclo e di riuso) mi ci sono buttata con grande entusiasmo,oe segue le sue avventure (dovrei fare un'altra puntata di 3 minuti grezzi per raccontarvi chi Perché lei anche a una storia che sto io, sto aprendo piano piano dei posti bellissimi in cui è stata vissuto in giro per il mondo è una me gli abiti sono sempre piaciuti. Da bambina, facevo i vestiti alla mia Barbie - Barbie e Tanya che era la Barbie taroccata - è così che ho imparato anche a cucire e mi è sempre piaciuto travestirmi, infatti nel mio armadio ci sono fogge molto, molto diverse, e mi è sempre piaciuto andare nei negozi che vendono abbigliamento usato, perché a differenza delle cose che si comprano nei negozi, l'abbigliamento usato porta con sé delle storie, poi si trovano sempre dei pezzi unici che vengono da chissà dov'è nel mondo e quindi non è una sorpresa il fatto che quando la mia amica Valina si è buttata in questa bellissima iniziativa che si chiama Torra (in sardo significa 'ritorna' per far capire che è una storia di riciclo e di riuso) mi ci sono buttata con grande entusiasmo,oe segue le sue avventure, dovrei fare un'altra puntata di 3 minuti grezzi per raccontarvi chi è Valina perché lei anche ha una storia che sto io, sto scoprendo piano piano dei posti bellissimi in cui è stata, ha vissuto, in giro per il mondo, è una persona fantastica, e si è inventata questa cosa dove lei prende, raccoglie abbigliamento usato, ma in ottimo stato, quindi niente che abbia seppur la minima macchia, sdruciture, niente, quindi devono essere cose belle, e le mette, tutte insieme, poi l'ultima domenica del mese fa lo 'Sbologno Day' dove la gente arriva e si sbologna le cose, si porta a casa quello che vuole, e per permettere a tutti di avere accesso a questi capi, che ripeto sono di altissima qualità, il costo è una donazione minima di €1 per 5 capi, quindi tu potenzialmente con €5 ti porti a casa cinque cose bellissime, io ho preso delle cose fantastiche! Una bellissima giacca di pelle e morbidissima, e un giubbotto con i fiori dietro una figata!. Eh, ma perché vi sto raccontando questo? Perché il mio sogno è di entrare dentro il garage, dove Valina tiene le sue cose tutti gli abiti e permette alla gente di andare a prendersi le cose che vuole, e lì di mettermi a raccontare storie. Ho quest'idea di andare lì e scegliere un capo e raccontare una storia legata a quel capo, inventandomi naturalmente la storia, un po' come quando giocavamo al gioco dei bottoni, non so se l'avete mai fatto: scatola di bottoni - che c'è in tutte le brave famiglie tutte le belle case - e a turno i bambini, o anche gli adulti, pescano un bottone (che sono sempre spaiati e di fogge diverse) e si inventano una storia basata proprio sulla foggia di quel bottone. Ecco, a me piacerebbe tantissimo fare questa cosa qua: Valina te lo dico adesso in pubblico, andare in mezzo agli abiti e mettermi a raccontare storie. Niente, una cosa fantastica che mi riprometto di fare e intanto ci vediamo il prossimo Sbologno Day.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 136 Fantasmi?
    Cos'erano quelle ombre che vedevo sempre di sfuggita, sempre con la coda dell'occhio e per le quali non riuscivo a trovare una spiegazione razionale? Erano forse fantasmi?

    TESTO TRASCRITTO
    Non sono una persona particolarmente spirituale, non sono una persona religiosa e diciamo che sono cresciuta in una famiglia religiosa dove si raccontavano, cioè mio papà, ne avete già sentito parlare, a lui piaceva raccontare le storie, a volte anche un po' esagerate, e una delle cose che ci raccontava, ricordo da bambina, era che se si passa davanti a uno specchio a mezzanotte con la candela in mano si vede il diavolo. Quando puoi ci provai a fare l'esperimento non accadde niente con mio grande disappunto. Perché vi dico questo? Perché non credo particolarmente nemmeno alle cose soprannaturali e non credo ai fantasmi a queste cose qua, ma semplicemente perché non le ho mai viste, però c'è, ci fu un momento della mia vita quando credetti di aver visto proprio i fantasmi. Ora vi racconto di cosa si tratta. Qualche anno fa, quando... ho cambiato casa abbastanza spesso, uno di questi cambi casa sono andata a stare in quella che è stata la mia ultima casa a Melbourne, una casa molto bella su due piani. con il parquet, un bel parquet lucido in tutte le stanze, frontyard, backyard, insomma una casa molto caruccia. E come voi saprete, quando si va a vivere in nuovo in un nuovo ambiente, ci si deve un po' abituare agli spazi. All'epoca facevo la freelancer quindi trascorrevo anche molto tempo a casa da sola, e mi doveva abituare ai rumori della nuova casa. Era proprio davanti alla stazione, alla stazione ferroviaria, quindi avevo il rumore del treno, ricordo che quando stavo nella nello studio al piano di sopra dalla finestra vedevo proprio il treno che arrivava in stazione, ed è una cosa fantastica. Però dopo dopo esser stata l Nelle prime settimane che abitava andare a casa nuova mi ha preso una strana sensazione perché ogni tanto con la coda dell'occhio. Era come se vedessi boom di sfuggita qualcosa che che passava e ripeto, non sono una persona particolarmente spirituale qui, però diciamo che il pensiero mi è venuto anche perché mi è capitato diverse volte e non riuscivo a spiegarmi che cavolo fosse questa cosa il parquet, un bel parquet lucido in tutte le stanze, frontyard, backyard, insomma una casa molto caruccia. E come voi saprete, quando si va a vivere in nuovo in un nuovo ambiente, ci si deve un po' abituare agli spazi. All'epoca facevo la freelancer quindi trascorrevo anche molto tempo a casa da sola, e mi doveva abituare ai rumori della nuova casa. Era proprio davanti alla stazione, alla stazione ferroviaria, quindi avevo il rumore del treno, ricordo che quando stavo nella nello studio al piano di sopra dalla finestra vedevo proprio il treno che arrivava in stazione, ed è una cosa fantastica. Però dopo dopo esser stata lì, nele prime settimane che abitavo nella casa nuova mi ha preso una strana sensazione perché ogni tanto con la coda dell'occhio, era come se vedessi 'boom' di sfuggita, qualcosa che che passava e ripeto, non sono una persona particolarmente spirituale, però diciamo che il pensiero mi è venuto anche perché mi è capitato diverse volte e non riuscivo a spiegarmi che cavolo fosse questa cosa che vedevo sempre con la coda dell'occhio, non riuscivo mai a mettere a fuoco, non riusciamo mai a vedere mai di che cosa si tratta, e poi finalmente l'arcano venne risolto: non si trattava di un fantasma di qualcuno che abitava lì prima di me bensi, era il fatto che appunto nella casa dappertutto c'era il parquet estremamente lucido e le cose che vedevo di sfuggita erano i riflessi delle cose, del gatto, delle cose che passavano e che si riflettevano appunto su questo perché molto lucido. Mistero svelato, quindi sto ancora in attesa dei miei fantasmi, quando li vedrò ve lo farò sapere.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 135 Elenchi telefonici
    Ricordo la mia felicità la prima volta che vidi il mio nome nell'elenco telefonico.

    TESTO TRASCRITTO
    Uno degli oggetti che non esiste più nelle nostre case e l'elenco telefonico. Io ricordo da bambina, come si aspettava con trepidazione una volta all'anno che 'passassero gli elenchi' e io andavo a controllare religiosamente che il nostro numero di telefono fosse incluso, è chiaro che lo includevano, e all'epoca era il capofamiglia, il telefono era il nome dell'uomo di casa. Ricordo anche come mi piacesse sfogliare le pagine quelle pagine sottili sottili dell'elenco telefonico, e leggere i nomi, le vie e poi quando arrivarono le pagine gialle, con tutte quelle pubblicità che facevano pensare a chissà cosa, e ricordo anche molto bene la prima volta che ebbi il mio nome nell'elenco telefonico che per me rappresentava veramente essere arrivata, non tanto essere adulta perché già mi sentivo molto adulta, anche perché vivevo in modo indipendente, però vedere il mio nome sull'elenco telefonico per me la prima volta fu una cosa pazzesca che mi piaceva tantissimo. E se oggi ci guardiamo bene dal distribuire il nostro numero di cellulare, il nostro indirizzo, all'epoca (la prima volta che vidi il mio nome sull'elenco telefonico fu in Germania), invece ero un molto fiera e orgogliosa di vedere il mio nome e il mio cognome e l'indirizzo Niebuhrstraße. Poi in seguito ebbi molti altri, molte altre volte mi è capitato di avere il mio nome nell'elenco telefonico perché anche quando abitavo con altre persone ci tenevo ad essere io l'intestatario. Più avanti, però cominciai ad esempio a chiedere un numero silent, cioè un numero che non compariva nell'elenco telefonico. Ripensando a quei giorni fa un po' di tenerezza un po' come quando passo davanti alle poche e cabine telefoniche rimaste in giro per la città perché mi ricordano quando ero ragazzina e nessuno aveva, cioè c'era il telefono a casa, però non è che si potesse usare per fare certe chiamate e quindi mi torna in mente tutto questo immaginario. Ecco l'elenco telefonico è uno di quegli oggetti che l'unico posto dove io lo vedo ancora è a casa di mia mamma perché mia mamma è una delle poche persone che ancora ha il telefono fisso perché ha anche il cellulare, però deve per forza avere il telefono fisso perché abita in una zona della città dove non c'è ricezione, poi lei abita in una casa dove i muri sono letteralmente di un metro di spessore, quindi non c'è ricezione se non ci si affaccia fino alla pancia, ci si sporge fuori dalla finestra, forse si riesce a prendere la linea, ma sicuramente quasi mai neanche così.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 134 Vecchie foto
    Guardo una foto di quando avevo 16 anni, una di quelle foto fatte alle macchinette della stazione. Il mio pensiero? La mia io di allora sarebbe felicissima di sapere com'è la mia vita oggi. È un bel pensiero da avere, no?


    TESTO TRASCRITTO
    Mi è capitata in mano una mia vecchia fotografia, avevo circa 16 anni ed ero con mia cugina. È una di quelle fotografie che un tempo si facevano dentro le macchinette per fare le foto che si trovavano in città, sicuramente c'erano in tutte le stazioni ferroviarie prima dei telefonini con la macchina fotografica dentro. Quello era uno dei pochi modi che noi ragazzini avevamo di toglierci lo sfizio di fare delle fotografie così, al volo, estemporanee, per vedere subito l'effetto che fa. Questa fotografia è molto carina, abbiamo circa 16, 17 anni e una faccia molto sfrontata, si vede già il carattere mio molto sfrontato, e guardandola però non provo né nostalgia né "ah, se potessi tornare indietro" perché non lo so, ho questa specie di strato di teflon che mi permea l'esistenza per cui anche quando penso al passato, alle decisioni che ho preso, non non ho mai avuto rimpianti in vita mia. Perché abbastanza giovane ho capito che il fatto che guardando indietro oggi possa pensare che è una decisione avrei potuta prendere anche
    diverso, però nel momento in cui quella decisione l'ho presa era sicuramente la decisione giusta. Sono una persona molto testarda e molto molto sicura di sé, anche quando non sono assolutamente sicura delle cose che vorrei fare, anche quando non so quello che vorrei fare, e quando avevo 16 anni mi trovavo spesso in questa in questa situazione. Vivevo a Cagliari, una città che mi stava stretta da tutti i punti di vista, ne ho parlato diverse volte di questo il fatto che paradossalmente per me fu più facile andare via dall'Italia piuttosto che spostarmi all'interno dell'Italia, perché era molto difficile pensare per me un futuro stando in questa piccola città, che adesso adoro ma adesso ci sono tornata con un bagaglio, non indifferente e con delle munizioni da sparare di tutto rispetto, adesso ho una mia professionalità, ho i miei contatti in giro per il mondo e non sono costretta a fare affidamento su quello che la città offre dal punto di vista soprattutto economico, perché fin da piccola avevo questa fissa che dovevo rendermi indipendente dal punto di vista economico. Infatti anche questo nonostante i consigli dei miei professori delle medie, mi iscrissi ad un istituto tecnico, perché il mio sogno era diplomarmi e mettermi subito a lavorare perché dovevo andare a vivere da sola ed essere indipendente. Scelte della vita.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 133 Magritudine
    Oggi parlo di televisione, della magritudine dei cagliaritani e delle abitudini e politiche alimentari di certi paesi che fanno sì che mangiar sano sia una cosa da ricchi.

    TESTO TRASCRITTO
    La tv non la guardo, la uso solo come uno strumento per guardare Netflix e gli altri canali che mi fanno vedere i film e le serie che mi piacciono. Il fatto che non guardi la tv significa anche che non sono anestetizzata sulle cose che passano in TV, per cui quando mi capita che a fine giornata, dopo aver visto le mie cose, a volte prima di spegnere di andare a dormire, incuriosita, voglio vedere cosa offrono i canali dalla televisione, e dicevo, non sono anestetizzata per cui le immagini che vedo a volte mi scioccano. È successo ieri notte che appunto stavo per andare a dormire e sono rimasta letteralmente folgorata da un'immagine di un programma che credo che vada in onda regolarmente ed è un programma dove gente obesa in modo patologico, cioè gente che non riesce nemmeno ad alzarsi in piedi, va da questo medico per farsi aiutare a dimagrire in una cosa che dura mesi e vengono naturalmente pagati credo dal canale televisivo che poi mette in onda che crea questo format, e si seguono tutte le vicissitudini di queste persone, ovviamente malate che ovviamente avrebbero bisogno di ben altro sostegno che di una troupe televisiva che li segue eccetera. Sono rimasta veramente colpita e mi ha fatto riflettere sul fatto che da quando mi sono trasferita in Italia, non vedo più persone obese. Quando stavo in Australia era normale vedere nella vita di tutti i giorni una grande quantità di persone che lì in Australia venivano considerate 'persone grosse' - nemmeno grasse, grosse - ma che qui a Cagliari dove vivo verrebbero considerate, verrebbero viste come obese. I motivi sono molti. Prima di tutto l'alimentazione, la vita sedentaria, il fatto stesso che se vai in un supermercato in Australia è difficilissimo trovare confezioni piccole di qualsiasi cosa, mi ricorda questo mi aveva colpito molto quando mi sono trasferita qui perché cercavo gli scatoloni di muesli da 1 kg, invece qua li trovi solo da 250 grammi e poi c'è anche il fatto che in effetti io vivo a Cagliari che è una città che è piena di gente, diciamo più sul magro che sul robusto, forse anche per via della conformazione della città con molte salite e molte discese, il mare, la gente che va in spiaggia non lo so, però in effetti Cagliari è una città piena di gente che va più sul magro che sulla sul grasso/grosso mentre l'Australia e - immagino mi sono mai stata ma da quello che ho letto ho letto che ho sentito - anche gli Stati Uniti sono dei posti dove invece le abitudini alimentari, ma anche una certa politica di distribuzione degli alimenti fa sì, che mangiar bene sia una cosa solo per persone ricche. E quindi che non tutti lo possano fare.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 132 Doppiaggi
    Immaginate Alberto Sordi che parla con la voce di un altro attore italiano. Lo stesso effetto straniante lo provo quando vedo De Niro doppiato.

    LINK
    "I am a podcaster" il mio podcast andato in onda sull'emittente australiana All the Best http://allthebestradio.com/featured/459-lost-connections/

    I miei 3 minuti grezzi dove parlo della lingua sarda (per chi volesse riascoltarselo)
    https://www.spreaker.com/episode/44201227

    TESTO TRASCRITTO
    Oggi voglio parlare ancora una volta di lingue, le lingue che si parlano e lingue che si ascoltano. Il pretesto me lo da il fatto che una radio australiana 'All the Best' ha appena pubblicato una mio podcast che è si chiama "I am a Podcaster" e in questo podcast parlo un po' delle cose di cui ho parlato già nei miei 3 minuti grezzi, mi pare non episodio 90, 91, comunque un po' indietro, e cioè il paradosso che io che parlo tre lingue, però non parlo il sardo che è la lingua madre dei miei genitori, dei miei nonni eccetera. Però oggi voglio parlare di un altro aspetto della lingua, quello della lingua ascoltata, quello della lingua che noi impariamo quando ascoltiamo, ad esempio un film in lingua originale. Ogni volta che io sollevo questo argomento molti italiani partono subito in quarta dicendo: noi in Italia abbiamo i doppiatori più bravi del mondo! Il problema un po' diverso, il problema è che immaginate un famosissimo attore italiano, Totò, Alberto Sordi, immaginateli parlare sempre italiano, ma con la voce di un
    altro attore, doppiati, sarebbe un'esperienza incredibilmente straniante, nel senso che non riuscireste neanche per un momento a concentrarvi su quello che dicono e su quello che sta succedendo nel film perché sareste sempre costantemente distratti dal fatto che c'è uno scarto tra l'immagine e il suono che udite, un po' come quando si va in macchina e viene la nausea perché il cervello non riesce a mettere insieme il fatto che si è fermi ma sia in movimento. Ecco a me vedere i film doppiati dà esattamente la stessa sensazione di nausea, e lo dico senza senza essere spocchiosa niente, solo che quando per una per tantissimi anni hai visto i film con Robert De Niro e tutti gli attori famosi che parlano in inglese, e ti sia abituata al loro tono di voce, poi vederli doppiati da chiccessia e qua non si fa nessun, non si dice nessun giudizio sulla bravura del doppiatore, perché per quanto bravo possa essere il doppiatore non potrà mai imitare al 100% la lingua del dell'attore originale e tutti gli attori lo sanno. Ma anche gli spettatori lo sanno che la voce è un aspetto fondamentale della recitazione, pensate a Carmelo Bene, pensate cosa sarebbe doppiare un qualcosa recitato da Carmelo Bene, una bestemmia! Quindi mettetevi l'anima in pace, imparate a leggere i sottotitoli una buona volta per tutte e gli attori che fanno i doppiatori possono riciclarsi facendo podcast, qualsiasi altra cosa, ma non roviniamo i film.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 131 Chi ha ucciso'the radio stars'?
    Un podcast che prende in giro i podcast e lo fa investigando su curiosissimi (e notissimi) cold case... uno spasso! Consigliatissimo l'ascolto.


    LINK
    Cold Case Crime Cuts
    https://www.spreaker.com/show/cold-cuts

    A Very Fatal Murder
    https://podcasts.apple.com/us/podcast/a-very-fatal-murder/id1333714430

    Veleno
    https://open.spotify.com/show/66fZ8K1hHPhnBrbWxIODEi

    TESTO TRASCRITTO
    In Italia, l'industria del podcast non è ancora matura, cioè hanno incominciato relativamente da poco le persone a fare seriamente podcast in Italia e ancora non si è raggiunto quel punto per cui la gente conosce molto bene le strutture del podcast e le conosce così tanto bene da poterci scherzare sopra. Nei paesi di lingua inglese, invece questo questo punto si è già raggiunto diverso tempo fa. Infatti già da non mi ricordo quanti anni fa hanno fatto questa cosa fantastico podcast che si chiama A Very Fine Murder dove praticamente si prendono in giro tutti i topos tutte le cose stereotipate che vengono fatte nei podcast di 'true crime'. In Italia pensate un po' a 'Veleno', questo atteggiamento molto aggressivo del podcaster che non si limita a essere semplicemente un cronista, ma diventa. egli stesso essa stessa, spesso diventano i protagonisti e danno delle coloratura molto particolari. È proprio in questi giorni che ho scoperto un altro di questi podcast divertentissimi che prendono in giro i podcast e questo è molto particolare, me lo sto gustando episodio per episodio, perché non solo prende in giro i podcaster, lo strumento di podcast e tutto quello che c'è intorno, ma è scritto in modo delizioso, ha una scrittura scenica veramente brillante piena di 'one liners' e quindi battute che a volte devi tornare dietro a riscoltarla, e un paio di volte mi sono proprio messa a ridere - hahaha - in mezzo alla strada mentre lo ascoltavo perché è veramente spassosissimo. Si chiama 'Cold Case Crime Cuts', è sul filone dei 'cold case', cioè quei casi spesso di omicidio ma irrisolti che sono finiti nel dimenticatoio, e questo podcast - che si prende in giro lui stesso - ha riesumato dei casi molto particolari, infatti ogni episodio indaga su un crimine, vi dico un paio di titoli e capite subito di cosa sto parlando: 'Who killed the radio star?' chi ha ammazzato le star della radio, e 'Who shot the sheriff?' chi ha ammazzato lo sceriffo. Praticamente ogni episodio analizza come se fosse un cold case, qualcosa che è successo l'interno di una canzone, però nel corso del podcast non si dice mai che si sta parlando di una canzone, quindi si prende la cosa molto seriamente, è divertentissimo, spassosissimo,'Cold Case Crime Cuts' metto il link nelle note del programma e se un po' masticate l'inglese vi consiglio di ascoltarlo.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 130 Artiste e Wikipedia
    Perchè la pagina Wikipedia in inglese inizia dicendo che Lavinia Fontana è stata la prima donna a vivere della sua arte, mantenendo il marito (che le faceva da agente) e i loro 11 figli, mentre la pagina in italiano inizia dicendo che era figlia di, dice che il marito chiese la sua mano quando era ormai attempata a 25 anni e che trovò il tempo di dipingere nonostante gli 11 figli? Ma si può?

    LINKS
    Pagina su Lavinia Fontana in inglese https://en.wikipedia.org/wiki/Lavinia_Fontana
    Pagina su Lavinia Fontana in italiano https://it.wikipedia.org/wiki/Lavinia_Fontana

    TESTO TRASCRITTO
    Aarghh! Mi hanno fatto arrabbiare stamattina, mi hanno fatto arrabbiare! Wikipedia mi ha fatto molto arrabbiare. Allora, stavo leggendo le mie newsletter, quelle che ricevo la mattina e che leggo a colazione, e sono capitata su Lavinia Fontana che è una pittrice che io non conoscevo, magari qualche quadro l'avrò pure visto però il nome non mi era familiare, mi arriva nominata nel contesto di boh, faceva un sacco di cose era molto brava, allora sono andata a guardarmela su Wikipedia e la pagina che mi si è aperta in Wikipedia - perché il mio computer è settato tutto in inglese - è stata automaticamente la pagina di Wikipedia in italiano, cioè in inglese. Ecco, e se voi aprite Wikipedia in inglese e cercate Lavinia Fontana viene fuori che era una pittrice nata a Bologna a metà Cinquecento e la prima cosa che dice è che era molto prolifica e che è stata la prima donna la prima artista, quindi in tutte le arti, la prima artista dell'Europa occidentale a vivere del suo lavoro di artista perché le venivano commissionati quadri. Non solo, ma nel primo paragrafo di Wikipedia si legge anche che con il suo lavoro manteneva la famiglia, manteneva i suoi 11 figli e che suo marito le fungeva da agente, Quindi è stata la prima donna ad avere un agente e a fare l'artista per professione e a mantenere la sua famiglia e in questo primo paragrafo di Wikipedia, si legge pure che il marito ha allevato i figli e faceva l'uomo di casa. Sono andata a vedere che cosa dice invece Wikipedia in italiano della stessa pittrice e ancora un po' e cadevo dalla sedia. Allora, le prime cose che dice è che lei è "figlia di" e dice il nome di questo altro importante pittore che io non sono brava in pittura, quindi vabbè, quindi la prima cosa non dice niente ma "figlia di". Poi non menziona minimamente il fatto che lei è stata la prima artista nell'Europa occidentale a vivere del suo lavoro, non dice minimamente che fosse lei a mantenere la famiglia, a un certo punto dice che un tipo le ha chiesto di sposarla "ormai attempata" e tra parenti mettono a 25 o 24 25 anni, lei decide di farlo solo se lui avesse permesso di continuare a dipingere e così lei fece, e poi Wikipedia dice che lei trovò tempo di fare 11 figli, nonostante la sua copiosa produzione continua ad aver tempo di dipingere nonostante 11 figli, ma si può? È una vergogna, cioè, io proprio non ho tempo adesso rimettermi a correggere a fare editing su Wikipedia in italiano, però veramente ci sarebbe da guardare pagina per pagina e correggere queste brutture che continuano a fare dell'Italia l'ultima ruota del carro in quanto a parità di genere.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 129 Riflessioni
    Mi sto interrogando sul futuro di questo mio podcast, quanto tempo ancora lo farò, se ha senso continuare all'infinito, metto tra virgolette la parola infinito, va bene approfitto di questa puntata di riflessione per invitarvi a mandarmi i messaggi a iscrivervi al canale, non costa niente qualsiasi supporto usiate per ascoltarmi, non costa niente e magari farmi sapere quello che ne pensate, così non ho l'impressione di essere da sola davanti al microfono.

    TESTO TRASCRITTO
    Ho iniziato a registrare i miei tre minuti grezzi il 4 gennaio di quest'anno. Questa è la puntata
    numero 129 e così come dice il titolo già, e così, come spiego nelle note del programma, è nato
    come un esperimento, perché se quando faccio i miei podcast metto una cura meticolosa e impiego tanto tempo a editare anche un solo minuto, volevo mettermi alla prova e volevo vedere come funziona quando una persona apre il microfono senza avere uno script, senza essersi preparata, senza fare nessun editing dopo, quindi senza eliminare tutte le storture, gli sbagli, le ripetizioni, senza avere un filo conduttore, senza avere un programma davanti. Ecco, come funziona quando si accende il microfono e inizia a parlare. Come dicevo è un esperimento che ho iniziato il 4 gennaio e che da allora ho fatto tutti i giorni, e ora cominciO a chiedermi quanto andrò avanti con questo mio programma di 3 minuti. Devo dire che ho iniziato senza nessuna velleità di avere un pubblico, però naturalmente mi fa piacere quando qualcuno mi dice che mi ha ascoltato e poi ci sono giornate come ieri che ho guardato nelle statistiche ci sono stati 89 ascolti che sono tantissimi per il mio podcast in un giorno, soprattutto se poi si va a vedere che sono stati fatti da tre persone, non so chi siano queste persone, evidentemente hanno cominciato ad ascoltare e poi il programma ha fatto quello che io spero faccia, come quando mangi le ciliegie, una tira l'altra: inizi ad ascoltare 3 minuti - ascoltare una cosa che dura 3 minuti è un investimento fattibile perché non ci si non ci si spreca tanto tempo, 3 minuti passano prima che te ne accorga - e poi parte automaticamente l'Altro, e se i racconti sono sono piacevoli - come spero che siano - e sono soprattutto, trattano di argomenti ai quali tutti si possono relazionare, proprio perché non parlano di chissà che ma di piccoli stralci di vita quotidiana, così come mi succedono, così come mi vengono alla mente, ecco, penso che questo è quello che magari spinge una persona ascoltare di seguito 10-20 dei miei piccoli 3 minuti. So che ci sono degli amici che lo fanno - tipo Alessio che fa delle pause lunghe d'ascolto e poi se ne ascolta una decina, una ventina tutti insieme, vabbè, ma lui è un amico quindi non conta. Sì non lo so. Mi sto interrogando sul futuro di questo mio podcast, quanto tempo ancora lo farò, se ha senso continuare all'infinito, metto tra virgolette la parola infinito, va bene approfitto di questa puntata di riflessione per invitarvi a mandarmi i messaggi a iscrivervi al canale, non costa niente qualsiasi supporto usiate per ascoltarmi, non costa niente e magari farmi sapere quello che ne pensate, così non ho l'impressione di essere da sola davanti al microfono.
    4 min

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L'ironia distillata in queste pillole quotidiane conforta e concede una pausa. Tre minuti nell'imprevedibile.