3' Grezzi di M. Cristina Marras

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3' Grezzi di M. Cristina Marras episodes

  • 3' grezzi Ep. 118 Parole crociate
    Mio papà mi ha insegnato a fare le parole crociate da bambina, mi ricordo comprava la Settimana Enigmistica e io mi sedevo a fianco a lui e lui leggeva a voce alta le definizioni e poi, sempre a voce alta, scriveva la risposta all'interno del cruciverba, e mentre faceva così mi insegnava anche altre cose che sono utili per compilare le parole crociate e mi diceva non bisogna mai usare la matita, e poi mi diceva sempre di fare attenzione quando scrivi dentro le caselle a non oscurare i numeri perché se scrivi la lettera troppo grande poi non riesci a leggere il numero e comunque non va bene. I cruciverba della Settimana Enigmistica che comprava mio papà una volta che erano tutti compilati sembravano delle piccole opere d'arte, perché erano tutti compilati o risolti i cruciverba con la sua scrittura che era molto regolare e sembrava quasi che venissero disegnati. E c'era un ordine particolare che lui seguiva per risolvere i cruciverba: le più difficili, quelle a schema libero, se le lasciava per ultime, poi tra un cruciverba e l'altro risolveva i piccoli quiz, e risolveva anche i rebus. Mi ha insegnato anche a fare i rebus e ricordo che è una cosa che ho preso da lui che è un'abitudine che ho anch'io è scrivere la soluzione dei rebus sul lato sinistro in verticale: girava la pubblicazione, la Settimana Enigmistica così da poter scrivere bene e scriveva sul lato la soluzione del rebus, a fare i rebus mi ha insegnato lui: come pensare, quali elementi guardare, e poi ogni tanto leggevamo anche barzellette insieme, quando c'era una barzelletta particolarmente divertente me la faceva notare mi chiedeva, hai visto quella barzelletta? A casa nel cassetto della scrivania dove si sedeva mio papà ci sono ancora due numeri di parole crociate compilate da lui, sono le ultime due parole crociate che ha fatto, sono lì e io ci tengo molto a quelle parole crociate, le conserva mia mamma e sono gelosamente custodite e quando ogni tanto le tolgo dal cassetto le guardo sorrido e vedo le descrizioni e vedo le definizioni e niente, mi fai ricordare mio papà, questo grande amore, questa grande passione che mi ha trasferito per le parole crociate. E non le compro sempre, però le compro sempre quando vado in vacanza. Le compravo sempre quando abitavo in Australia prima di salire in aereo per tornare a casa, ci sono molto affezionata. Tutto qui.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 117 Parcheggi
    Non ricordo mai dove parcheggio l'auto. Oggi uscirò prima per trovarla.

    TRASCRIZIONE TESTO
    Il parcheggio non è un diritto è un lusso e lo sanno bene le persone che hanno avuto modo di visitare una qualsiasi capitale europea, anche extraeuropea, e hanno provato a parcheggiare in centro città. In molte capitali in macchina non si entra proprio nel centro cittadino, pensate a Londra, e in altre, sì puoi entrare però se vuoi parcheggiare - e puoi parcheggiare per un massimo di un'ora - e per quell'ora paghi anche cifre da noi inimmaginabili paghi €10 per un'ora. E quindi perché costa tanto il parcheggio? Perché lo spazio che un'auto occupa senza fare niente viene sottratto all'utilizzo di tutto il resto della popolazione che potrebbe utilizzarlo, molte più persone potrebbero utilizzare quello spazio. Questa considerazione è la faccio stamattina che tra un po' devo uscire e devo accompagnare mia mamma a fare delle delle visite. Però io uscirò di 10 minuti prima perché non uso la macchina tutti i giorni, anzi la uso raramente perché a Cagliari la macchina veramente serve poco, a meno che non debba andare, diciamo, un po' più lontano, e non mi ricordo dove ho parcheggiato la macchina. Il quartiere dove abito è uno dei quartieri più popolosi della città, ci sono molti palazzi con molti piani, insomma, anche moltissimi anziani, gli anziani come me usano pochissimo l'auto, quindi ci sono molti spazi per il parcheggio che rimangono occupati per moltissimo tempo, e che quindi non c'è una una snella turnazione di automobili. Io parcheggio la macchina sempre in posti diversi, a volte devo girare anche... penso che il record assoluto del mio cercare parcheggio qui sia stato una volta tre quarti d'ora: tornavo dalla palestra (quando le palestre ancora erano aperte) e avevo contato il numero delle canzoni che ero riuscita ad ascoltare prima di trovare parcheggio e sì, non mi ricordo mai dove parcheggio la macchina. E avevo un tempo scaricato la App che mi mi ricordava 'You parked there' poi però per fare spazio sul mio cellulare che era troppo pieno, non avevo voglia di mettermi a selezionare foto, allora mi ero messa a cancellare tutte le app che non usavo tutti i giorni e quella era stata la prima a partire. Sì, quello del parcheggio è un problema che noi in Italia dovremmo però rivedere perché - ripeto - il concetto che dovrebbe guidare l'uso dei parcheggi è che sono un lusso e non sono certamente un diritto. Perché non funziona così nella città.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 116 Powerpoint (ancora!)
    Parli e mostri in pratica i principi per una comunicazione efficace, e tutti lì ad annuire, ti chiamano proprio perché fai le cose in modo diverso. Ma poi continuano a fare le cose come le hanno sempre fatte perché come le fai tu sono troppo diverse. Vi è mai capitato?

    LINK
    L'ottima presentazione di Alexi Kapterev Dead by Powerpoint.
    https://online225.psych.wisc.edu/wp-content/uploads/225-Master/225-UnitPages/Unit-13/Kapterev_PowerPoint_2010.pdf

    TRASCRIZIONE TESTO
    A volte mi capita di fare delle presentazioni a dei workshop per spiegare come comunicare in modo efficace, soprattutto per quanto riguarda la creazione di presentazioni Powerpoint e cose di questo tipo. Cosa succede? Questo mi succedeva molto spesso anche quando lavoravo in organizzazioni un po' più grandi e con maggior numero di dipendenti. Mi chiamavano a fare le presentazioni per i manager delle latre units e io spiegavo cose anche facendolo vedere nelle mie presentazioni, mettendole in pratica immediatamente per mostrare l'efficacia, cose tipo non scrivete mai troppo testo nelle nelle schermate perché la gente tende automaticamente a leggere con gli occhi e legge molto più velocemente di quanto voi non possiate parlare, quindi c'è uno strano uno straniamento: voi state parlando ma loro sono per i fatti loro a leggere, perdete completamente il rapporto con il pubblico e poi se scrivete tutto nelle vostre nelle vostre slide, che senso ha avere un presentatore? Mandateglieli email la gente se le legge nei tempi propri. Durante queste presentazioni che io, ripeto, cercavo di fare anche in modo molto coinvolgente, quindi mettendo in pratica subito le cose che di cui parlavo per mostrare praticamente l'effetto che avevano, che era appunto quello coinvolgente, tutti dicevano 'sì, sì bene bene bene', invece poi quando si mettevano a fare le loro presentazioni ricadevano molto spesso nei loro nei loro errori, quindi che mettevano un sacco di materiale, un sacco di scrittura, usavano come sfondo delle fotografie, per cui non si capiva niente, cose di questo tipo, mettevano sempre troppa roba che non era necessaria per comunicare il loro messaggio, e io mi chiedevo perché mi chiamano a fare questi workshop e tutti poi dicono sì, sì, ha ragione ha ragione funziona così e invece poi non mettono in atto quello che hnno detto, su cui mi hanno dato ragione? Non lo so. Cioè questo tipo di atteggiamento, che è un atteggiamento strano eche mi è capitato di verificare molto spesso: che noi chiamiamo a collaborare delle persone che a noi piacciono perché pensano in modo diverso, perché vedono le cose in modo diverso, perché ci fanno vedere anche la realtà in modo diverso, quindi ci aiutano a cambiare in positivo. Ecco chiamiamo a collaborare queste persone però poi cosa succede? Quando queste persone ci danno consigli che porterebbero a cambiare quello che facciamo, a farlo in modo diverso, eh, a quel punto diciamo no, questo non lo possiamo fare perché è troppo diverso, quando lo presenti tu va bene, ma quello è un'altra cosa qui, però non si può fare perché cambierebbe troppo quello che invece noi avremmo voluto cambiare.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 115 Bizantinismi
    Perché usare PEC e firma digitale quando si pososno usare fax e piccione viaggiatore? Procedure bizantine e dove trovarle.

    TRASCRIZIONE TESTO
    Quando penso di essere stata vittima di un'ingiustizia o comunque quando vedo qualcosa che secondo me è anacronistico e si potrebbe migliorare e snellire, c'è sempre quel momento in cui dico vabbè faccio qualcosa oppure me ne frego. Ecco, stamattina ho fatto qualcosa. La mia carta della banca si è smagnetizzata perché - come già detto in uno dei miei precedenti 3 minuti grezzi, io cerco di non usare mai la borsa, quindi non mi porto mai dietro il portamonete: metto la carta della banca in una taschina del telefono e probabilmente si è smagnetizzata così, comunque sono aandata sul sito della banca e per vedere la procedura per la richiesta di un duplicato e lì si parlava di spedire lettera raccomandata, cioè cose folli. Ho chiamato il call center della banca che mi ha detto 'No, signora, guardi visto il covid abbiamo snellito quindi non dovrà più fare la fila all'ufficio postale. Può mandarci un'email, deve stampare il modulo e compilarlo a mano, scannerizzarlo' eccetera. Vabbè, ma io c'ho la c'ho la firma digitale che senso ha farmi stampare un modulo che poi io la stampante la uso pochissimo e ogni volta che mi si scarica la cartuccia costa l'ira di dio e non la voglio comprare perché tanto non la uso, quasi da nessuna parte si richiede la stampa pratica della carta e quando devo stampare qualcosa perché mi serve per insegnare o per qualcos'altro, vado preferisco andare alla copisteria e risparmio. Niente, questi qua invece vogliono che si seguono queste procedure che io percepisco poco più moderne dell'uso del piccione viaggiatore e quindi mi sono messa di buona lena e ho mandato, ho cercato il l'indirizzo PEC di posta certificata per i reclami alla banca e mi sono lamentata. Le banche, mi sono molto antipatiche in generale, perché io considero un furto che io debba pagare per l'utilizzo dei miei soldi e se non fosse che effettivamente è comodo avere una cartina anziché doversi portare dietro il contante, io i soldi me li metterei sotto il materasso, però è una rottura avere i contanti in effetti niente. Volevo condividere con voi questo momento di rabbia della cittadina che che si sente presa in giro, anche perché questa banca queste procedure 'snellite' non le ha messe nemmeno sul sito, ma porca miseria! Ma tenetevi questi siti aggiornati! Entrate nella ventunesimo secolo nel 22esimo secolo, che ne so! Si parla tanto di snellimento delle procedure, ma avete visto, avete mai letto un documento pubblicato da una università? 'Visto... Considerato... Omiss...' e cos'è? Non lo so. Non trovo nemmeno un aggettivo per descrivere queste cose bizantine, sono bizantinismi. Vabbè finisco qua oggi. Va bene buona giornata.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 114 Gomme (il podcast)
    Quando i podcast sono fatti bene, riescono anche a farti appassionare a storie di macchine e motori. Gomme, il podcast di Gianfranco Bitti, è fatto bene. Disclaimer #1: conosco molto bene Gianfranco. Disclaimer #2: è vero che lo conossco molto bene, ma non parlerei del suo podcst se non pensassi veramente che vale la pena ascoltaro.

    LINK
    Il podcast Gomme https://www.spreaker.com/show/gomme

    TRASCRIZIONE TESTO
    Oggi voglio dedicare i miei tre minuti gezzi ad un podcast, un podcast che non è mio. Inizio però con un'avvertenza, e cioè che quello che in inglese si chiama disclaimer: è il poodcast del mio compagno di vita e di avventure e di tutto il resto, Gianfranco. Il podcast in questione si chiama Gomme e ne voglio parlare non perché il podcast del mio compagno, ma perché è un podcast che mi piace, Allora, di cosa parla Gomme? Come dal titolo avrete capito, parla di motori. A me dei motori non me n'è mai fregato niente, non sono un'appassionata di motori nè di macchine, però Gomme ha la caratteristica di parlare di macchine, ma di tutto quello che c'è attorno di costume di società di filosofia e anche di storia. Ad esempio, una delle ultime puntate parla del sesso in macchina, cioè come dagli anni '60 quando era normale fare sesso in macchina, fino agli anni '70 agli anni '80, come oggi siano sempre meno le persone che fanno sesso in macchina e fa una piccola una piccola analisi della società e spiega che mentre prima tutti ragazzi non vedevano l'ora di compiere 18 anni per avere la macchina finalmente avere un po' di libertà, ai ragazzi alle ragazze, non ne frega più niente di prendere la patente, posso confermare, e magari se vogliono intrattenersi con il compagno o la compagna preferiscono prendersi un Airbnb un bed and breakfast o qualcosa, mentre negli anni '80 tutte queste piccole strutture facili, agili, dove si poteva andare a dormire non esistevano. Un'altra delle delle puntate che ho fatto racconta, l'ultima, racconta di questo rally in Africa stranissimo dove c'erano i cannibali, i tagliatori di teste, dove nessuno è arrivato in finale. Però ripeto sono storie che lui racconta sempre, sì sono storie che parlano di macchine, però possono interessare anche una persona che è poco interessata alle macchine e mi fa sempre piacere parlare di podcast quando trovo qualcosa in italiano che mi piace e qui forse sono un po' di parte perché l'autore del podcast lo conosco molto bene, gli ho anche dato qualche consiglio, però non ve lo suggerirei se non pensassi realmente che è un podcast che, diciamo, migliora il panorama di quello che è disponibile in Italia. Sto diventando un po', un po' burbera per quanto riguarda i podcast. Diciamo che sono stanca di capitare nei nei forum di podcast dove c'è gente che scrive 'Ah mi è venuta un'idea, voglio fare un podcast. Mi potete dire come si fa a registrare? Come si fa a pubblicarlo? Come si fa a fare il logo? Come si fa...?' insomma vogliono che gli altri facciano tutto per loro senza fare un minimo di ricerca. Invece Gianfranco ha fatto i compiti e li ha fatti bene.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 113 L'astronauta afroamericano
    Il primo astronauta afroamericano che non arrivò mai sulla luna. Me lo fece conoscere la Biennale di Venezia del 2019 con un'opera che ancora, quando ci penso, mi commuove. Andate a cercarvi la storia di Robert Henry Lawrence Jr.

    UPDATE: vi metto anche il link ad una mini storia che mi è stata ispirata da lui!

    LINK
    L'opera tributo a Robert Henry Lawrence Jr dell'artista Tavares Strachan
    https://www.inexhibit.com/case-studies/the-main-exhibition-at-arsenale-venice-art-biennale-2019/

    Pagina della NASA dedicata a Robert Henry Lawrence Jr
    https://www.nasa.gov/feature/robert-lawrence-first-african-american-astronaut/

    Robert H. Lawrence Jr. Trailblazing Astronaut - la mia storia
    https://soundcloud.com/kommunic8/robert-h-lawrence-jr-trailblazing-astronaut



    TRASCRIZIONE TESTO
    Quest'anno la mostra della Biennale di Venezia ci sarà. La Biennale è un appuntamento che mi è molto caro. Quando abitavo fuori dall'Italia e cercavo di far coincidere le mie visite in Italia con qualche giorno a Venezia per vedere la Biennale. Mi ricordo come giornate affollatissime, piene, perché stavo, si stava una notte a Venezia e quindi due giornate: mezza giornata per l'Arsenale e una giornata intera per i Giardini o viceversa. L'ultima Biennale che ho visto è stata nel 2019 perché poi lo scorso anno non c'è stata, come tutti sappiamo, e di quella biennale mi è rimasta impressa un'opera che parlava del primo astronauta americano che però non arrivo mai da nessuna parte perché morì in fase di allenamento. Stava provando la discesa rapida da non so quale marchingegno volante e quando fece espellere il sedile, lui morì sul colpo era il 1967. Robert Henry Lawrence Jr. sarebbe stato il primo astronauta, avrebbe potuto essere il primo astronauta nero e passarono più di 10 anni da quando puoi la NASA si decide a far allenare un altro un altro afroamericano. E la cosa che mi colpì di questa questa opera d'arte alla Biennale del 2019 era proprio cioè, non mi ricordo benissimo c'era un testo scritto dove si raccontava come anche dopo la sua morte la vedova continuò a ricevere lettere razziste che dicevano siamo contenti che sia morto così non sarà uno nero - usando naturalmente parole molto più cariche di odio razziale - non sarà uno di loro ad andare sulla luna, quindi c'era una parete con una scritta neon dove riportava stralci di queste lettere raccontava quello che è successo anche dopo la sua morte, e poi c'era una parete di vetro sempre fatta con credo luce neon o una cosa tipo laser, non lo so, comunque, che appariva e scompariva uno scheletro che si illuminava esplodeva. E una cosa che mi che mi colpì tantissimo, tanto che ancora me lo ricordo così, io che mi dimentico tutto, andai a cercare, mi lessi tutte le note dell'opera, non mi ricordo però il nome del'autore dell'opera, chiedo scusa cercherò, poi lo metterò nelle note e del programma. E mi ha colpito tantissimo perché era un'opera di una delicatezza, di una poesia e che poi ha risvegliato in me anche questi fortissimi sentimenti di disperazione rispetto a queste persone che covano dentro l'odio razziale. Comunque mi fa piacere che sia tornata la Biennale di Venezia e ora scappo a vedere se riesco a prenotarmi dei voli incrociando le dita di poter partire.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 112 Calvino e i videogiochi
    Il mio nuovo videogioco ispirato alle Cosmicomiche di Calvino mi ha fatto riflettere sulla scelta dell'università.

    LINK:
    Genesis Noir (guardatevi il trailer) https://genesisnoirgame.com
    Le Cosmicomiche di Italo Calvino https://it.wikipedia.org/wiki/Le_cosmicomiche

    TESTO TRASCRITTO
    Genesis Noir è un bellissimo videogioco. Immaginate un gioco in bianco e nero con molti grigi, disegnato con tratti bianchi un po' come, avete presente il personaggio dell'Agostina? Ecco così, l'unico altro colore oltre al grigio e al bianco è un giallo sporco. Genesis Noir racconta una storia fantasmagorica che parla di Big Bang, che parla di creazione di mondi e però questo lo fa con un design molto anni '50, molto hardboiled, molto noir con la musica jazz. Io appena ho visto la descrizione di questo gioco l'ho comprato, ma a farmelo comprare non è stato il gioco in sé: non è uno sparatutto, non è un gioco che piacerà alle persone che sono semplicemente appassionate di videogiochi. L'ho acquistato perché nella spiegazione si diceva che era ispirato alle Cosmicomiche di Italo Calvino, un libro che io amo molto di un autore che adoro. E questo perché ve lo sto raccontando? Perché mi viene sempre in mente, come a volte la gente si restringa le possibilità oppure semplicemente perché non ha gli strumenti non ha l'immaginazione di pensare a quello che potrebbe essere. Cioè nel concreto mi è venuto in mente come oggi una ragazza o un ragazzo che si appresta a scegliere il corso di studi perché magari deve iscriversi all'università o deve decidere se iscriversi all'università, scarta a priori facoltà umanistiche come filosofia e letteratura perché dice tanto che cosa posso fare, al massimo posso mettermi a insegnare? No, ragazza mia, ti sbagli e non ascoltare chi ti dice queste cose perché una persona che ha conoscenze letterarie filosofiche può ad esempio come mestiere scrivere, inventare, creare universi per i videogiochi. Diversi anni fa, sarà almeno 5-6 anni fa, lessi una bellissima intervista a questa donna di cui purtroppo non ricordo il nome, che raccontava come lei - che era una persona laureata in materie umanistiche - aveva trascorso più di 4 anni creando un mondo per un videogioco (di cui naturalmente non ricordo il nome). Però quello che voglio raccontarvi è che avendo conoscenze letterarie, umanistiche e filosofiche
    si possono utilizzare per la creazione di mondi ad esempio per i videogiochi, perché ogni videogioco che si rispetti ha un mondo con le sue regole e con tutti i suoi legami. Pensateci la prossima volta che pensate all'università.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 111 Sabato mattina
    Una puntata che è come un bichciere d'acqua fresca, anzi, come un caffè con la pasta un sabato mattina di osle e cielo azzurro.

    TRASCRIZIONE TESTO
    Puntata registrata molto in ritardo rispetto al solito questa perché stamattina quando mi sono alzata, anziché mettermi a registrare i miei tre minuti grezzi (i miei 3 minuti senza paracadute, in caduta libera senza editing) subito dopo colazione, visto che c'era un sole pazzesco fuori e allora sono andata, anzi siamo andati a fare una passeggiata - sempre nell'ambito dei nostri, delle nostre restrizioni, visto che la Sardegna è l'unica regione in zona rossa in tutta Italia che non si capisce bene perché... Comunque, sì, è una di quelle mattina e pazzesche, sono uscita con una magliettina una giacca molto leggera e a un certo punto ho tolto la giacca perché non lo so, ci saranno 20 ° sapete, quei cieli azzurri belli belli belli belli che il primo istinto era quello di prendere la macchina e andare a vedere i miei bellissimi fenicotteri rosa. No, invece abbiamo fatto un giro dell'isolato e mentre facevamo attraversavamo l'isolato siamo passati nel parco della musica che è proprio sotto casa mia, quindi non mi sono allontanata più di tanto, e mentre passeggiavamo nel Parco della Musica in direzione mercato di San Benedetto, il mercato generale di Cagliari, c'è un'altra coppia di due ragazzi abbastanza giovani e si erano appena alzati da una panchina e si sono girati verso di noi e ci hanno chiesto 'Avete già letto il giornale?' io il quotidiano di Cagliari non lo compro e neanche lo leggo, però siamo rimasti un po' così e abbiamo detto 'No' - 'Ecco, lo volete?' Avevano appena finito di leggere il giornale e ce l'hanno dato e l'abbiamo preso anche se - ripeto - non è tra le mie letture preferite. Ma comunque l'abbiamo preso. Mi sembra un gesto un gesto carino, un gesto un gesto simpatico. Sono le cose che solitamente faccio io, ma che raramente fanno gli altri nei miei confronti. Sì poi dopo questa questa questa passeggiata attraverso il Parco della Musica siamo andati verso il mercato di San Benedetto con l'intenzione di fare un po' di spesa ma davanti a ciascuno dei numerosi ingressi del mercato c'erano almeno 10 persone che
    aspettavano che facevano la fila, quindi niente, abbiamo lasciato perdere abbiamo fatto ancora un po' di gironzolamenti attraversando, passando da un marciapiede all'altro cercano sempre di stare dalla parte dove c'era il sole, perché io soprattutto volevo godermi tantissimo questo sole, e poi siamo entrati alla Pasticceria Piemontese a penderci delle paste - non abbiamo preso il caffè perché mi sembra una cosa cretina, abito lì a 5 minuti e me ne sto fuori con un bicchierino di plastica in mano a bere il caffè - che poi a me il caffè dalla tazzina di plastica neanche piace. Infatti sto pensando di portarmi dietro una tazzina di ceramica e chiedere al barista di mettermelo lì dentro, quindi abbiamo preso le pastarelle e siamo tornati a casa e ci siamo fatti un bel caffè - che poi si sente anche dalla pastosit. Dalla mia bocca che appena finito di bere il caffè di mangiare la pasta e questa è la fine dei tre minuti i prezzi per oggi. che facevano la fila, quindi niente, abbiamo lasciato perdere abbiamo fatto ancora un po' di gironzolamenti attraversando, passando da un marciapiede all'altro cercano sempre di stare dalla parte dove c'era il sole, perché io soprattutto volevo godermi tantissimo questo sole, e poi siamo entrati alla Pasticceria Piemontese a penderci delle paste - non abbiamo preso il caffè perché mi sembra una cosa cretina, abito lì a 5 minuti e me ne sto fuori con un bicchierino di plastica in mano a bere il caffè - che poi a me il caffè dalla tazzina di plastica neanche piace. Infatti sto pensando di portarmi dietro una tazzina di ceramica e chiedere al barista di mettermelo lì dentro, quindi abbiamo preso le pastarelle e siamo tornati a casa e ci siamo fatti un bel caffè - che poi si sente anche dalla pastosità della mia bocca che ho appena finito di bere il caffè e di mangiare la pasta e questa è la fine dei tre minuti grezzi per oggi.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 110 Ring
    Il mio nuovo giocattolo tecnologico per tenermi in allenamento è il Ring per il Nintendo Switch. In attesa di poter tornare dai miei fenicotteri.

    TESTO TRASCRITTO
    Beh diciamo che il pretesto per l'acquisto del Ring Fit Adventure per il Nintendo Switch mi è stato dato dal fatto che la Sardegna si trova in zona rossa. È un po' complicato andare a correre al Parco di Molentargius in mezzo ai fenicotteri o lungo la spiaggia del Poetto perché, diciamocelo, nessuno ancora ha capito bene quello che si può è quello che non si può fare in zona rossa. Ho parlato con due amici che indipendentemente l'uno dall'altro m'hanno chiesto 'Cristina, ma tu sai se si può andare a correre al Poetto?' Perché a quanto pare se parti da casa in bicicletta e arrivi in spiaggia in bicicletta e poi torni a casa, si può fare. Ma io non ho capito bene se posso andare in macchina in spiaggia (o al Parco di Molentargius), lasciare lì la macchina, poi correre e poi tornare in macchina e tornare a casa. Non lo so, siccome non ho voglia di mettermi a spiegare, insomma, mi sono fatta prendere un po' dalla pigrizia di questa zona rossa è ho acquistato il Ring Fit Adventure Nintendo Switch. Credo di averlo acquistato, non mi ricordo se eravamo già in zona se eravamo ancora in zona arancione, perché ho sentito che ci sono i negozi che ora non ti vengono più le cose che non sono essenziali, e sinceramente questo Ring Fit Adventure non è essenziale. Ma che cosa ed è il RIng Fit Adventure? È una cosa fantastica. Se avete mai fatto pilates o comunque avete visto immagini di pilates, avete presente quel cerchio di plastica, vuoto al centro? È semplicemente un cerchio che oppone resistenza quando vuoi cercate di stringerlo. Ecco immaginate questo cerchio che è grande quanto le mie braccia fatte a cerchio. A questo cerchio è attaccato uno dei comandi della Nintendo switch e l'altro comando del Nintendo switch viene infilato in una in una benda elastica che poi viene fissata nella gamba, poi aprite il programma ed vi trovate veramente dentro un videogioco. Ma a differenza del mio povero Wii Balance Board di cui ho parlato qualche settimana fa, qua siamo ai massimi livelli di.. se non ai massimi però ad altissimo livello di definizione
    e soprattutto di risposta, nel senso che un minimo mio movimento porta al movimento dell'avatar che mi rappresenta sullo schermo. Insomma da una decina di giorni, da 12 giorni circa sto usando questo Ring Fit Adventure tutti i giorni ed è un vero e proprio gioco nel senso che ogni giorno scopro scopro nuove schermate, scopro nuove avventure, nuovi esercizi e mi sto divertendo tantissimo, mi sto anche tenendo fit. Però non vedo l'ora di poter tornare a correre all'alba con i miei fenicotteri che mi volano sulla testa. Tornerà, tornerà tornerà.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 109 Cuffie
    Le mie nuove cuffie trasmettono il suono direttamente attraverso le ossa del cranio!

    LINK
    Le mie nuove cuffie a conduzione https://us.aftershokz.com/products/openmove

    TRASCRIZIONE TESTO
    Meraviglia! Ieri, mi sono arrivate le mie nuove cuffie, sono delle cuffie che fanno passare il suono non attraverso le orecchie, ma attraverso le ossa del cranio. Allora io diversi tipi di cuffie. Ho le cuffie grandi, quelle con tutta la gommapiuma tipo materasso che vanno, che coprono completamente l'orecchio, quelle comode un po' pesanti che però mi permettono di poterle usare quando faccio l'editing per ore e ore. Poi ho le cuffie, quelle del cellulare. Ho un iPhone quindi sono quelle tutte storte che mi creano un po' di problemi, anche perché so che le cuffie che vanno dentro, proprio l'orecchio, quindi i pods sono un po' pericolosi perché boh, l'avevo letto che fanno una specie di solco, non so dove. Comunque poi sono , diciamoci la verità, poi cadono quando cammino, tra mascherina e cose un po' un casino. Poi ho le cuffie che sono sempre di quelle che si mettono sulle orecchie, però sono un po' più piccole e quindi non coprono completamente l'orecchio e quelle però ho smesso di usarle perché eliminano anche i rumori che ci sono fuori, completamente. Quando le ho comprate pensavo che figata così non senti rumori di fuori, però invece è un problema perché le avevo prese anche perché erano bluetooth quindi non avevo bisogno di un cavo perché avevo sempre questo cavo in mezzo quando uscivo a correre, però queste non le ho praticamente usate per uscire perché effettivamente eliminano completamente i rumori di fuori, addirittura quando cammino, mi ricordo la prima volta che le ho messe per uscire sulle scale, non sentivo il rumore dei miei passi ed è una sensazione molto brutta e poi è molto pericoloso usare quelle cuffie quando si è fuori per strada. Ecco invece le nuove cuffie che mi sono arrivate ieri sono... aspetta che prendo la scatola... Ecco qua ce l'ho ancora qua: "Openmove aftershokz" con la k e la z e sono questa cosa incredibile, perché tu le metti hanno due specie di cose tipo quelli che si mettono nelle orecchie, però li metti subito sopra le orecchie nell'osso che c'è proprio sopra l'orecchio, e poi sono unite con una una fascia di plastica rigida che passa dietro così che non cadono. Effettivamente è pazzesco, si sente benissimo come con le cuffie normali. No, sono molto excited. Perché il mio nuovo giocattolino che è arrivato a casa Niente. Ora devo vedere un po' che non mi facciano venire mal di testa, perché mio figlio le ha provate, giusto per vedere come funzionano, "Ah mamma, mi è venuto subito mal di testa!" - "Ma le hai solo messe un secondo!" - "Mi è venuto mal di testa" Adesso son paranoica che potrebbero farmi venire mal di testa. Comunque le userò e vi farò sapere. E i 3 minuti grezzi oggi finiscono così.
    4 min

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L'ironia distillata in queste pillole quotidiane conforta e concede una pausa. Tre minuti nell'imprevedibile.