A qualcuno piace leggere

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By Marco PalagiArtsBooks
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A qualcuno piace leggere episodes

  • "Di salmastro e di terra" di Cesare Pavese
    Di salmastro e di terra
    è il tuo sguardo. Un giorno
    hai stillato di mare.
    Ci sono state piante
    al tuo fianco, calde,
    sanno ancora di te.
    L'agave e l'oleandro.
    Tutto chiudi negli occhi.
    Di salmastro e di terra
    hai le vene, il fiato.

    Bava di vento caldo,
    ombre di solleone
    tutto chiudi in te.
    Sei la voce roca
    della campagna, il grido
    della quaglia nascosta,
    il tepore del sasso.
    La campagna è fatica,
    la campagna è dolore.
    Con la notte il gesto
    del contadino tace.
    Sei la grande fatica
    e la notte che sazia.

    Come la roccia e l'erba,
    come terra, sei chiusa;
    ti sbatti come il mare.
    La parola non c'è
    che ti può possedere
    o fermare. Cogli
    come la terra gli urti,
    e ne fai vita, fiato
    che carezza, silenzio.
    Sei riarsa come il mare,
    come un frutto di scoglio,
    e non dici parole
    e nessuno ti parla.

    Questa poesia fa parte delle nove poesie che compongono “La terra e la morte” di Cesare Pavese, apparsa per la prima volta nella rivista «Le tre Venezie», n. 4-5-6, Padova 1947.


    https://www.storyblocks.com/audio/stock/wistful-thinking-sy-qirmxdkctn2upl.html
    2 min
  • “Fammi essere ancora figlio” di Gabriele Corsi
    Fammi essere ancora figlio.
    Solo una volta. Una volta sola.
    Poi ti lascio andare.
    Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.
    Proteggimi dal mondo.
    Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
    Guida tu. Che io sono triste e stanco.
    Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
    Metti la musica che ti piace.
    Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
    Fammi essere piccolo.
    Pensa tu per me.
    Decidi tu per me.
    Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
    Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
    Raccontami storie.
    E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
    Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
    Abbracciami forte come dopo un gol.
    Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
    Rassicurami.
    Carezzami la testa.
    Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
    Ma io non voglio.
    Non ora.
    Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
    Non andare, papà.
    Ti prego.
    Fammi essere ancora figlio.
    Fammi essere per sempre tuo figlio.

    Gabriele Corsi


    Music from https://bit.ly/3dNWjcQ
    3 min
  • "Donne in rinascita" di Diego Cugia (alias Jack Folla)
    Più dei tramonti, più del volo di un uccello,
    la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
    Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
    Che uno dice: è finita.
    No, non è mai finita per una donna.
    Una donna si rialza sempre,
    anche quando non ci crede, anche se non vuole.
    Parlo di te, che questo periodo non finisce più,
    che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile,
    che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
    Te, implacabile arbitro di te stessa,
    che da come il tuo capo ti guarderà
    deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
    Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
    E sei tu che lo fai durare.
    Sei stanca:
    c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,
    che ti vuole cambiare,
    o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
    Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
    Eppure te la racconti,
    te lo dici anche quando parli con le altre:
    “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
    E il cielo si abbassa di un altro palmo.
    Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,
    ci hai abitato Natali e Pasqua.
    In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima
    ed è passato tanto tempo,
    e ne hai buttata talmente tanta di anima,
    che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio
    perché non sai più chi sei diventata.
    Comunque sia andata,
    ora sei qui
    e so che c’è stato un momento
    che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
    Dovunque fossi, ci stavi stretta:
    nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
    Ed è stata crisi, e hai pianto.
    Dio quanto piangete!
    Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
    Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,
    alla fermata della metro, sul motorino.
    Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
    E quella notte
    che hai preso la macchina e hai guidato per ore,
    perché l’aria buia ti asciugasse le guance?
    E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
    Lacrime e parole.
    Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri
    che dia un senso al tuo dolore.
    “Perché faccio così?
    Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
    Se lo sono chiesto tutte.
    E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia,
    a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
    Un puzzle inestricabile.
    Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
    È da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,
    scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
    Perché una donna ricomincia comunque,
    ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
    Ti servirà una strategia,
    dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
    Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo,
    di presentarti a te stessa.
    Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
    Non ti entusiasma?
    Ti avvincerà lentamente.
    Innamorarsi di nuovo di se stessi,
    o farlo per la prima volta, è come un diesel.
    Parte piano, bisogna insistere.
    Ma quando va, va in corsa.
    È un’avventura, ricostruire se stesse.
    La più grande.
    Non importa da dove cominci,
    se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
    Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,
    per questo meraviglioso modo di gridare al mondo
    “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
    Perché tutti devono capire e vedere:
    “Attenti: il cantiere è aperto,
    stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
    Più delle albe, più del sole,
    una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
    Per chi la incontra e per se stessa.
    È la primavera a novembre.
    Quando meno te l’aspetti…

    (Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla)
    6 min
  • Estratto da "Nulla , solo la notte" di John Williams
    "Ecco cosa univa gli uomini e le donne: non l'incontro delle loro menti e delle loro anime, non la congiunzione dei corpi nell'oscura follia della copula. Niente di tutto ciò. Era il bisogno sottile di creare un vincolo, un legame più fragile del merletto più delicato. Era per questo che lottavamo incessantemente - e sempre, in fondo, da soli; era per questo che si amavano e si odiavano, si avvicinavano e si separavano. soltanto per quel piccolo filo, che non potevano mai misurare, per paura di distruggerlo; soltanto per quel filo delicato, che non potevano mai annodare, per paura di spezzarlo in due.
    'Come siamo soli', pensò. 'Come siamo soli, sempre'."

    "Nulla, solo la notte", John Williams
    2 min

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