Ad Fontes

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By Brown, Coluccia e FiorettiReligion & SpiritualityEducationHistory
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Ad Fontes episodes

  • Ep.43: I segni dei tempi

    A volte, i cristiani usano l’espressione i “segni dei tempi” per descrivere certi eventi o situazioni che il Nuovo Testamento dice che precedono, oppure indicano il ritorno di Cristo. Per esempio, la tribolazione, l'apostasia e l'anticristo.

    Però, se questi segni indicano certi eventi che devono ancora accadere prima che Gesù ritorni, come possiamo essere sempre pronti per questo ritorno? Una riflessione su questi segni, non comporta il pericolo di spingere il ritorno di Cristo in un lontanissimo futuro, in modo da non curarsi troppo di essere sempre pronti? Oppure c'è un aspetto "già" e uno "non ancora" in questi segni?

    I pastori Mike, Gavino e Vincenzo parlano dei segni dei tempi che ricordano alla chiesa di vigilare costantemente e che Dio ha il controllo assoluto sulla storia e la guiderà fino alla sua conclusione in Cristo.

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    50 min
  • Ep.41: Il millennio

    Nel libro dell’Apocalisse si parla di persone che vivono e regnano con Cristo per mille anni (Apocalisse 20.4). In effetti, questo testo è l’unica citazione del millennio nella Bibbia. Eppure, interpretazioni divergenti di questo brano, hanno portato alla formazione di almeno tre modi diversi di comprendere la natura del millennio qui descritto: il premillenarismo, il postmillenarismo e l’amillenarismo. Qual è l'interpretazione corretta e ha importanza?

    In quest’episodio, i pastori Michael Brown, Vincenzo Coluccia e Gavino Fioretti fanno una breve definizione di cos’è il pre- il post- e l’amillenarismo. Poi parlano delle basilari regole ermeneutiche per interpretare Apocalisse 20. Inoltre, spiegano cosa insegna questo controverso capitolo, mostrando alcuni importanti risvolti pastorali per noi che viviamo al di qua del ritorno di Cristo!

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    1 hr 2 min
  • Ep.40: La natura del ritorno di Cristo

    Come seguito dell’episodio 39: “Il ritorno di Cristo”, presentiamo questo intervento fatto da Francesco Pollicino alla Conferenza sulla Teologia Riformata a Milano nel 2024.

    Sin dall’ascensione di Cristo, la Chiesa ha atteso il ritorno di Cristo. Confessiamo nel credo niceno che Cristo «di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine». Il Signore è venuto per inaugurare il suo regno, ma verrà di nuovo per portarlo a compimento. Sebbene in un senso il regno di Dio è già presente, in un altro, è futuro. Viviamo tra il primo e il secondo avvento di Cristo. Guardando indietro, con gioia, alla prima venuta di Cristo, pensiamo al futuro nell’attesa del suo ritorno promesso.

    Storicamente, la chiesa in ogni epoca ha capito che la Bibbia insegna che il ritorno di Cristo sarà personale, visibile e glorioso. Ma nel XIX secolo emerse un nuovo sistema teologico di interpretazione biblica chiamato “dispensazionalismo”, nato in gran parte dagli scritti di John Nelson Darby, e, durante il XX secolo, si è diffuso rapidamente tra gli evangelici specialmente negli Stati Uniti a causa della pubblicazione della Bibbia Scofield, con le sue note di studio. Questo sistema di interpretazione, che non è riformato né biblico, ha creato molta confusione riguardo all’escatologia e al modo in cui comprendiamo il ritorno di Cristo.

    In questa serie parleremo del dispensazionalismo, perché si tratta di un sistema di interpretazione moderno e non biblico. Il nostro obiettivo non è solo quello di offrire una critica del dispensazionalismo, ma soprattutto di presentare e difendere la dottrina storica e biblica del ritorno di Cristo e delle ultime cose, poiché il ritorno di Cristo, come dice Tito 2:13, è veramente la nostra “beata speranza”.

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    48 min
  • Ep.39: Il ritorno di Cristo

    Sin dall’ascensione di Cristo, la Chiesa ha atteso il ritorno di Cristo. Confessiamo nel credo niceno che Cristo «di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine». Il Signore è venuto per inaugurare il suo regno, ma verrà di nuovo per portarlo a compimento. Sebbene in un senso il regno di Dio è già presente, in un altro, è futuro. Viviamo tra il primo e il secondo avvento di Cristo. Guardando indietro, con gioia, alla prima venuta di Cristo, pensiamo al futuro nell’attesa del suo ritorno promesso.

    Storicamente, la chiesa in ogni epoca ha capito che la Bibbia insegna che il ritorno di Cristo sarà personale, visibile e glorioso. Ma nel XIX secolo emerse un nuovo sistema teologico di interpretazione biblica chiamato “dispensazionalismo”, nato in gran parte dagli scritti di John Nelson Darby, e, durante il XX secolo, si è diffuso rapidamente tra gli evangelici specialmente negli Stati Uniti a causa della pubblicazione della Bibbia Scofield, con le sue note di studio. Questo sistema di interpretazione, che non è riformato né biblico, ha creato molta confusione riguardo all’escatologia e al modo in cui comprendiamo il ritorno di Cristo.

    In questa serie parleremo del dispensazionalismo, perché si tratta di un sistema di interpretazione moderno e non biblico. Il nostro obiettivo non è solo quello di offrire una critica del dispensazionalismo, ma soprattutto di presentare e difendere la dottrina storica e biblica del ritorno di Cristo e delle ultime cose, poiché il ritorno di Cristo, come dice Tito 2:13, è veramente la nostra “beata speranza”.

    In questa puntata, i pastori Vincenzo, Gavino e Mike parlano della natura del ritorno di Cristo.

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    54 min
  • Ep.38: Il “già” e il “non ancora”: L’introduzione all’escatologia

    La parola “escatologia” deriva da due parole greche, eschatos e logos, e significa la dottrina delle ultime cose. Ma dobbiamo comprendere che tutto il cristianesimo è, in un vero senso, escatologico. I teologi sistematici mettono l’escatologia alla fine dei loro sistemi a motivo di una organizzazione logica. Però, i teologi biblici – come Geerhardus Vos – ci ricordano che in realtà l’escatologia precede tutto. Essa è il tessuto e la trama della Scrittura. Dall’inizio alla fine, dalla Genesi all’Apocalisse, l’intera Bibbia è escatologica nella sua prospettiva. Ogni credente è già nel Regno di Dio, gode le sue benedizioni e ne condivide le responsabilità. Allo stesso tempo, il credente comprende che il Regno è ora presente solo nel suo stato provvisorio e incompleto, e, quindi, aspetta la sua finale realizzazione alla fine dell’età nella risurrezione.

    In quest’episodio, i pastori Mike, Gavino e Vincenzo iniziano una serie sull’escatologia, parlando della tensione tra il “già” e il “non ancora”.

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    50 min
  • Ep.37: Il grande mandato

    Poco prima la sua ascensione, il nostro Signore disse ai suoi apostoli: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente» (Matteo 28:18-20).

    Conosciamo questo brano come “Il grande mandato”. È indiscutibilmente il testo più importante in tutta la Scrittura per comprendere il caso biblico delle missioni. In quest'episodio, i pastori Mike, Vincenzo e Gavino, con l'ospite speciale Humberto Arisa de Oliveira, il pastore della Chiesa Presbiteriana di Legnano, parlano del fondamento, dell’obiettivo, dei mezzi e della promessa della missione della chiesa nel mondo.

    1 hr 6 min
  • Ep.36: La vera natura della Santa Cena

    Cosa succede quando un credente riceve la Santa Cena con fede? Cosa dice la Bibbia? Cosa dice la Riforma Protestante del XVI secolo? È solo un simbolo per aiutarci a ricordare la morte di Cristo? O è qualcosa di più?

    Purtroppo oggi la maggior parte delle chiese evangeliche non celebra la Santa Cena settimanale, come era usanza della chiesa primitiva. Come ha detto uno scrittore, oggi molti evangelici vedono i video durante il culto più spesso di quanto non vedano la Santa Cena. Cosa è successo nella chiesa evangelica? Sembra che gran parte di ciò sia dovuto a una reazione eccessiva ad alcuni degli errori e delle superstizioni della Chiesa cattolica romana riguardo ai sacramenti.

    Come spesso accade, tuttavia, le reazioni eccessive teologiche a una posizione particolare possono produrre nuovi errori e nuove superstizioni. Ecco perché dobbiamo esaminare le Scritture: deve essere la Parola e non le nostre paure, pregiudizi o preoccupazioni che formano la nostra teologia e pratica. Inoltre, dobbiamo riscoprire la saggezza della Riforma Protestante ed applicarla al nostro tempo. Se siamo veramente protestanti, dobbiamo capire le reali differenze tra Roma e la Riforma.

    Per questa puntata, i pastori Mike, Gavino e Vincenzo prendono in considerazione la dottrina dell’Eucaristia in quattro parti: 1) Che cosa insegna la Bibbia? 2) Che cosa insegna la Chiesa Cattolica Romana? 3) Che cosa insegnò la Riforma Protestante? 4) Perché questo è importante per noi oggi?

    1 hr 8 min
  • Ep.35: Cristianesimo e liberalismo

    J. Gresham Machen (1881-1937) fu ministro nella chiesa presbiteriana storica negli Stati Uniti, cioè la Presbyterian Church USA. Fu anche professore di Nuovo Testamento al Seminario teologico di Princeton. Eppure, ai tempi di Machen, l’ascesa del liberalismo teologico aveva talmente permeato la chiesa che anche queste istituzioni calvinistiche e riformate iniziarono ad abbracciare il liberalismo ed abbandonare le dottrine bibliche e storiche di Dio e dell’uomo. Per Machen questo era peggio di un errore teologico; questo era niente meno di una separazione dal Vangelo e dal cristianesimo. «Con riferimento a tali presupposti», dice lui nel suo libro classico del 1923, Cristianesimo e liberalismo, «e per quanto riguarda il Vangelo stesso, il liberalismo moderno è diametralmente opposto al cristianesimo». Per Machen, il liberalismo non era una legittima espressione del cristianesimo storico, bensì una religione completamente diversa.

    Le idee hanno conseguenze. Oggi, la Presbyterian Church USA esiste ancora, ma è molto difficile trovarne una che predichi il Vangelo. Non si trovano prediche sulla santità di Dio, sulla peccaminosità dell’uomo e sulla redenzione che è solo in Cristo attraverso la sua vita, morte e risurrezione. Invece, si trovano prediche sulle opinioni umane dei problemi sociali, e quasi sempre da una posizione fortemente di sinistra. Spesso sui suoi bellissimi edifici storici c’è la bandiera LGBTQ a sostegno del gay pride. Come denominazione, consente l’ordinazione di pastori apertamente gay, lesbiche o bisessuali.

    Com’è possibile? Come ha fatto una Chiesa che per più di duecento anni ha predicato, insegnato e difeso la Bibbia e la teologia riformata ad allontanarsi così tanto che oggi è nota per predicare, insegnare e difendere i diritti dei transgender e l’ideologia “woke”? Potremmo porre la stessa domanda riguardo alla Chiesa valdese o alla Chiesa di Scozia. Cosa è successo a queste chiese? C’era una volta in cui queste chiese erano come un transatlantico della fede riformata, una nave enorme e stabile. Ma, come la storia del Titanic, ad un certo punto non sono riuscite ad evitare gli iceberg e cominciarono ad affondare. Ecco perché dobbiamo essere vigili e fedeli con le dottrine storiche come quella di Dio e quella dell’uomo. Se questo problema fu cruciale ai tempi di Machen cento anni fa, quanto più urgente è per noi oggi che viviamo in un mondo molto più laico ed estremamente ignorante delle dottrine bibliche.

    In quest’episodio, i pastori Mike, Vincenzo e Gavino, con l'ospite speciale, il pastore Francesco Pollicino, parlano del libro di Machen, Cristianesimo e liberalismo, e perché è ancora attuale ed utile per noi oggi.

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    1 hr 13 min
  • Ep.34: Unione con Cristo

    Leggendo le lettere dell’apostolo Paolo, siamo colpiti dalla frequenza e dall’espressione “in Cristo”. In effetti, egli usa questo termine 164 volte. Ma cosa significa essere “in Cristo”? Perché questo linguaggio è importante?

    L’identità del cristiano è definita dalla sua posizione “in” Cristo, unito a Lui. Più approfondisce la questione, più scopre che essa racchiude una verità centrale per la comprensione cristiana della salvezza.

    In realtà, la nostra unione con Cristo comprende ogni aspetto della nostra salvezza, dalla sua origine nel patto della redenzione prima la fondazione del mondo tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, fino alla consumazione nella nostra glorificazione.

    In altre parole, solo in Cristo, siamo stati eletti. Solo in Cristo siamo rigenerati. Solo in Cristo siamo giustificati. Solo in Cristo siamo adottati. Solo in Cristo siamo santificati. In Cristo saremo glorificati.

    Ognuno di questi aspetti della nostra redenzione si trova nella nostra unione con Cristo. Anche se Cristo è asceso al cielo ed è fisicamente assente dalla terra, siamo comunque uniti a lui in un modo molto più intimo della comunione di cui godevano i discepoli originali durante il suo ministero terreno.

    Come Cristo si è unito a noi nella nostra carne, nei nostri peccati, nella nostra sofferenza e morte, così ora ci unisce a sé per mezzo dello Spirito, affinché possiamo già godere della nuova creazione che Egli ha inaugurato.

    In questa unione - un’unione legale, mistica e organica - cresciamo in un rapporto di alleanza con Cristo, Colui al quale siamo uniti per sempre.

    In quest’episodio speciale, i pastori Mike, Vincenzo, Gavino e special ospite Manuel Morelli, il pastore della Chiesa Solo Cristo a Ravenna, parlano della dottrina dell’unione con Cristo.

    1 hr 2 min

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