Cosa hanno in comune Leonid Cypkin, Olga Berggol’c e Anna Andreevna Achmatova? Sono vissuti nel secolo scorso, amavano la poesia e la scrittura, vedevano nella cultura e nell’arte una forma di resistenza alle atrocità e alle ingiustizie del loro tempo. Olga Berggol’c, tra i protagonisti dell’intenso volume "La resistenza dell’arte durante l’assedio di Leningrado”, declamava i suoi versi e i suoi poemi appassionati alla radio per sollevare il morale della gente. Negli anni dell’assedio di Leningrado (1941-1944), tra le più sonore sconfitte della guerra lampo di Hitler contro l’Unione Sovietica, la radio attraverso l’impegno e il coraggio di tecnici e giornalisti portava la poesia a la musica nelle case delle persone povere e affamate. Per fare la minestra si bollivano le cinture di cuoio, per riempire lo stomaco si mangiava la colla di legno o la carta, i morti si tenevano sul tavolo della cucina per tutto l’inverno prima di poterli seppellire. Per non soccombere si leggevano libri, i più richiesti erano i romanzi di Tolstoj e di Dostojevskij. I comandanti del battaglione portavano al fronte i libri di Puškin, Lermontov e altri grandi poeti russi per farne lettura ai soldati la sera.
Dostojevskij, così come tutta la grande letteratura russa, fu il grande amore anche di Leonid Cypkin. Nato a Minsk da medici ebrei nel 1926 con la famiglia fu vittima prima delle persecuzioni naziste e poi delle campagne antisemite staliniane lanciate nel 1949. Patologo e ricercatore coltivò per tutta la vita la sua passione per la prosa e per la poesia influenzata dalle letture di Marina Cvetaeva e Pasternak. Il suo capolavoro fu "Estate a Baden-Baden", scritto tra il 1977 e il 1980, in cui Cypkin racconta il soggiorno di Dostojevskij e della moglie nella città che fu meta favorita dell’aristocrazia europea, di intellettuali e artisti del tempo ma anche famosa per i suoi tavoli da gioco.
Dalla Russia di Cypkin e Berggol’c in questa puntata di "Alice" passiamo alla Milano del Novecento che risorge dalle macerie della guerra per divenire in poco tempo una città moderna illuminata dai neon. Qui si incontrano registi, editori, scrittori, imprenditori, comici, fumettisti e cantanti accomunati dalla volontà di credere nel nuovo. A raccontare il capoluogo lombardo di quegli anni nel volume uscito per Casagrande dal titolo "Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più" attraverso gli incontri e i ricordi famigliari è Alberto Saibene, saggista e storico della cultura.
Di “Estate a Baden-Baden” uscito per Neri Pozza parleremo con Alex Marcolla, curatore e consulente editoriale, del volume di Annette Melot -Henry “La resistenza dell’arte durante l’assedio di Leningrado” ci parlerà l’editore di Pagine d’arte Matteo Bianchi e di “Milano fine Novecento” Alberto Saibene ne parlerà al microfono di Moira Bubola, produttrice di "Alice".