In un momento di estrema instabilità geopolitica, con Putin da una parte e Trump dall’altra, l’Europa deve fare delle scelte importanti. Come trovare o recuperare il suo spazio sulla scena globale? Come conciliare la ricerca di un nuovo peso geopolitico con i suoi valori tradizionali, cultura, democrazia, diritti umani? La risposta - a volte esplicita altre volte meno - è ormai chiara: di fronte alle minacce esterne l’Europa ha scelto di riarmarsi. La stessa commissione europea ha annunciato un piano da 800 miliardi di euro per la difesa militare. Questa è la priorità assoluta, tutto il resto sta passando in secondo piano.
Una delle conseguenze di questa nuova politica, molto poco raccontata, è la riduzione dei fondi - a livello comunitario ma anche dei singoli stati - per i progetti di peacebuilding. Costruzione della pace, prevenzione e gestione dei conflitti armati, mediazione non vengono più considerati strumenti utili, o comunque non così utili in un momento di estrema instabilità.
L’Europa deve imparare il linguaggio del potere
In realtà bisognerebbe investire in questa direzione proprio in questo momento, ma la politica europea ha fretta e vuole risultati nell’immediato.
In questa puntata di “Laser” parleremo di questi temi con chi lavora quotidianamente nel settore del peacebuilding in Europa: Lorenzo Conti (di EPLO, European Peacebuilding Liaison Office), Anna Penfrat (Nonviolent Peaceforce), Bernardo Venturi (Agency for Peacebuilding).
Prima emissione: 13 maggio 2026