Mio padre era un “trafficone”. Io lo definivo così; uno che trafficava con le mani, che era sempre lì che costruiva, aggiustava, riparava le cose. Io ero piccolo e loosservavo sempre lì intento ad inchiodare o avvitare qualcosa, a dipingere, decorare. Come tanti della sua generazione, non aveva ricevuto una vera e propria formazione tecnica. Era un artigiano. Era “stato a bottega”, come si diceva un tempo, di uno scultore del legno, a Busca nel Cunese. In provincia di Cuneo, nei dintorni di Saluzzo in particolare c’era una fiorente attività di scultori del legno e falegnami che producevano arredamenti, decorazioniarchitettoniche, infissi, tutto in legno massello di noce, finemente lavorato con i classici riccioli del barocco piemontese. Mio padre era uno di quelli scultori che producevano in serie decorazioni, statue lignee di putti, angeli, santi e tante, tante casse da morto. Andava molto fiero nel raccontare del suo lavoro per l’arte funeraria, che evidente lo faceva sentire particolarmente utile e soddisfatto.