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  • 247 - Il Santo Sacrificio della Messa – Il centro del culto cattolico PARTE VII
    Chi non ha sin dall'infanzia i più dolci e puri ricordi della celebrazione della Messa, anche se vi ha assistito solo in una povera chiesa di villaggio! E questa attrazione magnetica non è di oggi, né di ieri, né morirà forse domani. 
    Non è il potere fittizio della novità. Più di quindici secoli fa, il Santo Sacrificio ha attirato i nostri antenati attorno all'altare con un potere che ha vinto tutti i terrori della persecuzione, che spesso irrompeva nella pacifica celebrazione della Santa Messa. S. Dionigi di Alessandria, che visse nel terzo secolo, così racconta: “Pur se cacciati e perseguitati da tutti, anche allora non abbiamo omesso la celebrazione del Santo Sacrificio. In ogni luogo, ovunque ci trovassimo, strappati gli uni dagli altri, sopportando le nostre numerose prove, il campo, il deserto, la nave, le tane degli animali ci servivano come templi per la celebrazione del Santo Sacrificio”.
    5 min
  • 2 - Oggetto di studio e definizione della morale
    In questo primo podcast introdurremo lo studio della morale dapprima definendo qual è l’oggetto di cui si occupa tale disciplina, che vedremo poi essere una scienza a tutti gli effetti, per poi darne una definizione il più possibile rigorosa. Quando parliamo di “oggetto della morale” intendiamo rispondere alla domanda: “cosa studia la morale?”. La risposta in genere è scontata per le scienze che studiamo a scuola: la biologia è la scienza che studia la vita nelle sue molteplici forme, la chimica è la scienza che studia la composizione microscopica delle sostanze, la fisica è la scienza che studia i fenomeni naturali e le leggi che li regolano. Per la morale è un po’ meno scontato, ma andiamo con ordine.
    13 min
  • 201 - EUROPA – L’arma della “libertà di espressione”
    La Corte europea dei Diritti dell’Uomo le ha dato ragione: così una “Femen” si vedrà risarcire dalla Giustizia francese 9.800 euro a seguito della condanna subita per aver profanato nel 2013 la chiesa di S. Maria Maddalena, a Parigi.
    Quel giorno la donna, in topless, con indosso una corona di spine ed un velo azzurro, si pose davanti all’altare ed al tabernacolo, tenendo tra le mani due pezzi di fegato di bue, per simulare l’aborto di Cristo da parte della Vergine. Sul suo petto era scritto «Il Natale è cancellato» ed altri slogan blasfemi.
    Secondo la Corte dei Diritti dell’Uomo, però, il raccapricciante gesto rientrerebbe nella libertà di espressione, poiché «l’unico scopo» della donna sarebbe stato quello non di offendere gratuitamente la sensibilità religiosa dei fedeli cattolici, bensì di contribuire «al dibattito pubblico sui diritti delle donne, più specificamente su quello all’aborto», rimproverando anche ai tribunali francesi di non aver tenuto conto di questa distinzione e di aver inflitto alla donna una pena giudicata «severa», vale a dire un solo mese di reclusione con la sospensione della pena ed una multa di 2 mila euro.
    6 min
  • 53 - XIX Domenica dopo Pentecoste
    Ill re entrò per vedere i convitati
    Questa parabola non è raccontata ai discepoli o alla moltitudine, ma ai Sacerdoti anziani e ai farisei di Gerusalemme, che avevano già deciso di mettere a morte Cristo. Nostro Signore, a quanto pare, mostrando loro di essere consapevole dei loro piani, fa un ultimo appello alla loro coscienza. Anche se sa che il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto, Egli ha ancora una carità perfetta verso di loro e un grande desiderio di salvare le loro anime. Perciò insegna loro attraverso una parabola che il loro comportamento è tanto irrazionale e pericoloso quanto lo sarebbe il comportamento dei sudditi di un re terreno i quali uccidessero i messaggeri che li invitano a un matrimonio reale.
    Questa parabola è simile alla parabola di san Luca, contenuta nel capitolo 14° del suo Vangelo: ma lì la festa è descritta come una cena, cioè un pasto serale. Qui, in san Matteo, è il prandium, cioè il pasto di metà giornata. Perché c’è questa differenza? Penso che la festa descritta da san Luca rappresenti il Paradiso. Non si dice che alcuno sarà cacciato da quella festa, così come nessuno sarà scacciato dal Cielo. Si chiama cena perché, come dice il salmista, l’uomo esce al suo lavoro, per la sua fatica fino a sera, e il Cielo è una ricompensa per coloro che hanno lavorato bene. Al contrario, questa festa, in san Matteo, non è una cena ma un prandium. Si fa a metà giornata e rappresenta la vita cristiana sulla terra, che viviamo nel mezzo delle nostre occupazioni quotidiane, e soprattutto la Santa Eucaristia, che la sostiene. E, ahimè, è possibile essere cacciati da questa festa, come ben sperimenta l’uomo senza l’abito nuziale.
    10 min
  • 176 Il Vaticano II e il fumo di Satana all’interno del tempio di Dio
    L’11 ottobre, celebrando il sessantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, papa Francesco ha detto: “Quell’evento ci ricorda che la Chiesa, a immagine della Trinità, è comunione. Il diavolo, invece, vuole seminare la zizzania della divisione. Non cediamo alle sue lusinghe e alla tentazione della polarizzazione. Una Chiesa innamorata di Gesù non ha tempo per scontri, per veleni e polemiche”. “Quante volte si è preferito essere “tifosi del proprio gruppo” anziché servi di tutti; progressisti e conservatori piuttosto che fratelli e sorelle, “di destra” o “di sinistra” più che di Gesù; ergersi a “custodi della verità” o a “solisti della novità”, anziché riconoscersi figli umili e grati della santa Madre Chiesa”.  ha detto il Papa, secondo il quale "sia il progressismo che si accoda al mondo, sia il tradizionalismo o 'indietrismo' che rimpiange un mondo passato, non sono prove d'amore, ma di infedeltà".  

    Come spesso fa, papa Francesco insinua, allude, ma non chiarisce le sue parole. Sarebbe stato meglio se il Papa avesse definito con chiarezza gli errori a cui si riferisce e chiamato per nome i responsabili degli errori che denuncia. Mantenendosi sul vago, alimenta quella cultura del sospetto, quei veleni e quelle polemiche che indica come mali nella Chiesa. Chi sono infatti i tradizionalisti e i progressisti a cui si riferisce?

    Il mondo che comunemente si definisce tradizionalista oggi si presenta altrettanto frammentato e complesso del mondo progressista, al quale poi lo stesso papa Francesco appartiene. E’ molto difficile sapere chi sono e cosa pensano oggi tradizionalisti e progressisti. E’ più facile sapere chi erano i progressisti e conservatori all’epoca del Concilio Vaticano II. I progressisti erano convinti che il Vaticano II avrebbe smantellato i bastioni liturgici, teologici, e morali della Chiesa costantiniana e inaugurato una nuova primavera della Chiesa. I conservatori mettevano in guardia contro queste illusioni, mostrando i pericoli di un’apertura indiscriminata al mondo. I conservatori chiedevano ad esempio la condanna del comunismo, mentre i progressisti, convinti che l’umanità andava in quella direzione, sostenevano la politica della mano tesa.

    Chi ha avuto ragione? La Chiesa è riuscita ad evangelizzare il mondo o c’è stata una contro-evangelizzazione da parte del mondo verso la Chiesa? La società è più evangelica o è più mondana di sessant’anni fa? Papa Francesco deplora spesso la “mondanizzazione” della Chiesa, ma questo processo non ha avuto inizio, o almeno un grande sviluppo, proprio a partire dal Vaticano II?

    La discussione per stabilire se i documenti del Concilio Vaticano II sono stati attuati o traditi è del tutto irrilevante. Ciò che conta sono i risultati e non si può negare che essi siano stati disastrosi per la Chiesa. Dopo sessant’anni, ci si ostina a ignorare i risultati del Concilio Vaticano II per parlare di un Concilio ideale, che non c’è mai stato, del Concilio non come fu, ma come avrebbe dovuto essere.

    Quali sono stati i risultati? Mi sia permesso citare un passo del mio libro Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau, Torino 2011, p. 575).  “Il crollo della sicurezza dogmatica; il relativismo della nuova morale permissiva; l’anarchia in campo disciplinare, l’abbandono del sacerdozio e della vita religiosa da parte di sacerdoti e di religiosi e l’allontanamento dalla pratica religiosa di milioni di fedeli, l’infiltrarsi dell’eresia attraverso i nuovi catechismi e i nuovi riti, le continue profanazioni dell’Eucarestia, la strage delle anime mentre le chiese si sbarazzavano di altari, balaustre, crocifissi, statue di santi, arredi sacri, quadri finiti nei magazzini di antiquari. La “primavera della fede”, che avrebbe dovuto seguire al Concilio Vaticano II, appariva piuttosto un rigido inverno, documentato soprattutto dal crollo delle vocazioni e dall’abbandono della vita religiosa”. 

    Il quadro naturalmente andrebbe aggiornato, fino al Pachamama e al Sinodo dei vescovi tedeschi. 

    Tutto questo non ha nulla a che fare con i documenti del Vaticano II? Ma se c’è stata un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio, di chi è la responsabilità? Solo dei cattivi ermeneuti o non anche dei documenti che, a causa di equivoci o di ambiguità, hanno permesso questa cattiva lettura? Solo dei cattivi ermeneuti o non anche delle autorità che hanno mancato di condannare con sufficiente fermezza le cattive interpretazioni?

    E se un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio ha prevalso nei media, di chi è la responsabilità? Solo dei media o non anche dell’evento storico che questi documenti ha prodotto. E’ estraneo il Concilio Vaticano II, come evento, alla crisi del nostro tempo?
    8 min

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Analisi e commenti sull'attualità religiosa, politica e culturale. Ascolta il podcast di radioromalibera.org a cura del prof. Roberto de Mattei. Ogni venerdì alle ore 17 una nuova…