Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 32 - Le apologie - Il monachesimo
    Le Apologie (segue). Il Monachesimo
    Apologie contro il Nestorianesimo. S. Cirillo di Alessandria.
    Apologie contro il Monofisismo. Papa Leone Magno. Il Monachesimo.
    La nascita. Ascesi. Monaco. Eremita. Anacoreta. Cenobio
    9 min
  • 4 - I due princìpi metafisici della Morale
    Dobbiamo ora precisare la natura della filosofia morale, vale a dire determinare tutto ciò che è assolutamente implicato nell'analisi del fatto morale e nella definizione con la quale ne abbiamo riassunto i dati essenziali. Dovremo dimostrare in che senso la morale è una scienza, - una scienza pratica, - e infine una scienza filosofica.
    Quando affermiamo che la morale è una scienza, distinguendola così essenzialmente da ogni empirismo morale, vogliamo dire che essa è un sistema di conclusioni sicure, fondate su princìpi universali. Il senso morale si pronuncia immediatamente sull'onestà degli atti umani, ma non è una scienza più di quanto il buon senso non sia la logica. 
    Quali sono dunque i princìpi sui quali deve fondarsi tutto il sistema della scienza morale? Abbiamo già esaminato i due caratteri essenziali della morale, scienza delle leggi ideali della condotta umana in quanto tale, e per conseguenza disciplina al tempo stesso speculativa e pratica. Questo doppio punto di vista implica il ricorso a due princìpi metafisici, che sono, da una parte, la natura umana, dall'altra parte il fondamento dell'obbligo morale.
    a) La natura umana. Le leggi morali sono necessariamente funzione della natura dell'uomo, poiché il fine e il bene dell'uomo, in quanto uomo, possono essere determinati soltanto in riferimento alla natura umana. È evidente che le leggi della condotta saranno del tutto differenti se l'uomo sarà considerato un semplice animale o un essere dotato di anima spirituale, un essere votato all'annientamento totale oppure promesso all'immortalità. Vediamo così che i concetti di natura, di fine e di bene (che sono metafisici) coincidono e sono intercambiabili. Il bene di un essere consiste nell'attuazione del suo fine, e questo fine stesso in quanto termine ultimo di tutte le sue attività molteplici e diverse, è definibile soltanto per mezzo della sua natura. E ciò faceva sì che Pascal scrivesse: «La vera natura dell'uomo, il suo vero bene e la vera virtù [...] sono cose la cui conoscenza è inseparabile»
    9 min
  • 203 - Ora la persecuzione anticristiana è globale
    Dopo gli Stati Uniti, anche in Canada si moltiplicano i cosiddetti «crimini d’odio» contro la
    Chiesa cattolica, aumentati del 260% in un solo anno, dai 43 del 2020 ai 155 del 2021. A rivelarlo,
    è il recente rapporto pubblicato dall’agenzia statistica del governo.
    Per lo più si tratta di vandalismi, di profanazioni, di minacce ai sacerdoti, di incendi ai danni di
    parrocchie, cappelle e oratori. Molte comunità di fedeli lamentano l’assenza di risposta a tali
    esecrabili azioni: le istituzioni preposte brillano per latitanza, indifferenza, trascuratezza, governo e
    media non ne parlano e, di conseguenza, non affrontano il problema.
    L’allarme non sarebbe solo locale: secondo quanto dichiarato dalla direttrice dell’Osservatorio
    sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa, Madeleine Enzbelger, la tendenza
    del fenomeno sarebbe ormai globale. Infatti, anche oltre i confini del Vecchio Continente non poca
    inquietudine suscitano casi di intolleranza sempre più numerosi.
    6 min
  • 55 XXI domenica dopo Pentecoste
    Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
    Perché questo vangelo [del re e dei due servi] è adatto per oggi? È perché ieri è stata la commemorazione delle anime sante, e questo vangelo sembra gettare molta luce sulla provvidenza di Dio nei confronti di noi sulla terra e delle anime in purgatorio.
    Qual è la prima lezione che impariamo? L’intenzione principale di Dio onnipotente nei confronti dei peccatori è di avere misericordia di loro. Il servo portato a vedere il re al quale deve diecimila talenti è un’immagine di un’anima in stato di peccato. Diecimila talenti non erano solo una grande somma, era una somma straordinariamente grande per il debito di un privato. È come se andassimo dal nostro direttore di banca e ci dicesse che abbiamo uno scoperto pari al debito nazionale degli Stati Uniti d’America. Nostro Signore usa questa immagine perché anche un solo peccato mortale ha una sorta di infinità, essendo un’offesa alla maestà divina. Eppure, per pietà, il re cancella l’intero debito. È un’immagine dell’amore di Dio Padre, Che ha mandato il Figlio sulla terra con tanti rimedi con cui l’umanità, se vuole, può essere liberata dai lacci del peccato. Prima c’è il battesimo; poi, dopo il battesimo, la confessione; poi, perché la confessione, sebbene tolga tutti i peccati, non sempre toglie tutto il debito di pena loro dovuto, le indulgenze. Si pensi, ad esempio, al perdono apostolico, che fa parte degli ultimi riti, e che mette a disposizione del moribondo un’indulgenza plenaria, proprio nel momento in cui l’anima lascia il corpo. Tutto questo ci mostra che non solo il nostro Padre celeste non vuole che nessuna anima si perda, ma non vuole nemmeno che alcuna anima passi per il purgatorio; vuole invece che sia pronta ad entrare in paradiso subito dopo la morte.
    6 min
  • In memoriam: il principe Sforza Ruspoli (1927-2022)
    La stampa italiana ha ricordato la scomparsa del principe Sforza Ruspoli, definendolo “l’ultimo principe dell’aristocrazia romana” (“La Repubblica”, 25 ottobre 2022). Le famiglie principesche romane sono infatti ancora numerose, ma non tutte conservano la coscienza del loro ruolo storico. Il principe Ruspoli, nella sua lunga vita, talvolta estrosa e contraddittoria, ma sempre generosa e appassionata, fu consapevole della necessità di una presenza pubblica dell’aristocrazia. Aveva inoltre la consapevolezza della romanità della sua casata, che significava servizio disinteressato alla città che ospita la Cattedra di Pietro e che ha nel Romano Pontefice il proprio sovrano.  

    Sforza Marescotti Ruspoli nacque a Roma il 23 gennaio 1927, figlio di Francesco Ruspoli e di Claudia Matarazzo. Per parte di padre discendeva da una delle più illustri dinastie romane che conta, tra i personaggi storici, Mario lo Scoto, un condottiero al servizio di Carlo Magno, Fabrizio Ruspoli che comandò alcune galee pontificie a Lepanto, santa Giacinta, monaca francescana, e i due fratelli Costantino e Marescotti, paracadutisti della Folgore e medaglie d’oro al valor militare, che nell’ottobre del 1942 sacrificarono la loro vita durante la battaglia di El Alamein. Anche il padre di Sforza aveva combattuto valorosamente come aviatore nella Seconda Guerra mondiale e fu l’ultimo Gran Maestro del Sacro Ospizio, una delle grandi cariche civili della Corte Pontificia. Di istituzione antichissima il Gran Maestro interveniva a tutte le solenni funzioni pontificie, indossando un costume settecentesco nero con la spada dall’elsa d’argento e ricevendo onori pari a quelli dei cardinali, scortato da quattro guardie svizzere. A lui spettava ricevere e accompagnare i Sovrani che si recavano in udienza dal Santo Padre. Dal 1811 al 1968, quando Paolo VI abolì la Guardia Nobile, la carica, non ereditaria, fu conferita costantemente a membri della famiglia Ruspoli, in successione dell’antichissima famiglia Conti, estintasi nel Settecento.
    9 min
  • 265 - La Lotta contro il peccato 2. Brani patristici
    Se diciamo che non abbiamo peccato, ci inganniamo, dice san Giovanni (Ep. 1.80). San Gregorio scrive: “Se sei esaltato per le tue conoscenze, richezze ecc., sai forse chi sei? Sei un peccatore. Sai cos’è il peccato? È ciò che è il più vile, il più misero, il male più grande del mondo, perché si oppone nella misura più alta al bene più grande. É proprio l’odio più grande di Dio, l’ingratitudine più grande, l’offesa più grande contro di Lui: è uccidere Cristo, è uccidere Dio, poiché se Dio potesse essere assassinato, l’arma sarebbe il peccato.’
    La santa Chiesa di Dio chiama l’uomo nel tempo della vita terrena un viator, un viaggiatore, perché sta sulla via che lo conduce al cielo. Ma questo viaggio non è solo un viaggio temporale, bensì in primo luogo un viaggio morale nel quale dobbiamo sempre avanzare nelle virtù.
    Sant’Agostino scrive: Vedi che siamo viaggiatori. Cos’è dunque il viaggiare? In una parola è un progredire, affinché tu non lo disconosca e cammini troppo lentamente. Sii sempre scontento con ciò che sei, se vuoi arrivare a ciò che non sei ancora. Perché si rimane nello stesso posto dove si è contenti di essere. Se dici che basta così, sei perso. Sempre aggiungere, sempre viaggiare, sempre progredire. Mai soffermarti sulla via, mai tornare indietro. Si sofferma chi non va avanti; si torna in dietro chi torna al punto di partenza; chi apostata si svia dalla strada. Uno zoppo che cammina sulla strada è meglio di uno che corre velocemente, ma che si svia dalla strada.’
    6 min

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