Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 33 - Il Monachesimo
    Significato del deserto. Fuga dal mondo? I discepoli. L'esigenza
    di una Regola. Paolo di Tebe. Antonio il Grande. I monaci si
    raggruppano in nuclei.
    12 min
  • 5 - Il concetto di scienza pratica
    Oggi vedremo assieme che cosa si intenda per scienza pratica. Questo concetto riveste qui grande importanza, perché esso solo permette, di acquisire una idea esatta della morale come scienza, dei suoi limiti, e anche dei problemi che le appartengono.
    SCIENZA SPECULATIVA E SCIENZA PRATICA - Le scienze speculative e le scienze pratiche si distinguono per i loro fini. Le prime mirano a conoscere solo per conoscere e raggiungono il loro oggetto solo a titolo di puro intelligibile, cioè un concetto concepibile dall’intelletto, mediante astrazione dall'esistenza concreta. Ad esempio, io posso pensare ad una porta in particolare, in legno, in ferro, alta o bassa, stretta o larga, ma questa sarebbe una ben determinata porta, legata all’esistenza concreta. L’intelletto umano permette di astrarre e di pensare non “una” porta specifica, ma “la” porta generica, il concetto stesso di porta come oggetto che mi permette di passare da una stanza all’altra.
    Le scienze pratiche, invece, cercano di conoscere, non solo per conoscere, ma per agire e, per il fatto stesso mirano al loro oggetto, in modo più o meno diretto, sotto il suo aspetto di realtà concreta.
    Tra scienza speculativa e scienza pratica vi è una differenza essenziale: la distinzione si stabilisce dal punto di vista non tanto del soggetto che studia, ma piuttosto dell'oggetto, formalmente preso, per il quale è essenziale, se sia preso di mira o no come operabile. Qui per “operabile” si intende ciò che si può operare, ciò che si può fare. L'atteggiamento del soggetto che studia non basta quindi a modificare la natura della scienza: la geometria non diviene scienza pratica quando è studiata in vista d'un esame, né la medicina diviene scienza speculativa quando è studiata senza tener conto della pratica. Ne consegue che ogni scienza che ha per oggetto (materiale) un operabile, ma che lo considera formalmente soltanto sotto un aspetto teorico, come una essenza da analizzare e definire (tale è lo studio che il fisico fa al microscopio), e il cui fine e metodo restano speculativi, è una scienza propriamente speculativa. D’altra parte ogni scienza che ha non solo per oggetto un operabile (oggetto materiale), ma che lo prende di mira formalmente come operabile (oggetto formale) è necessariamente una scienza pratica e non può avere che un metodo pratico, quale che sia il fine cui lo scienziato mira personalmente.
    11 min
  • 204 - Il prezzo della fede
    Se, come già denunciato la scorsa settimana, il Canada è scosso da una grave ondata di violenza anti-cattolica, che ha fatto tristemente registrare un incremento del 260% in atti vandalici, profanazioni, minacce a sacerdoti, incendi ai danni di parrocchie, cappelle e oratori, tutti verificatisi tra il 2020 ed il 2021, è anche vero che forse gli interrogativi più seri sorgono all’interno delle comunità cattoliche: negli ultimi dieci anni, infatti, nel Paese la Chiesa ha “perso” qualcosa come due milioni di fedeli, passando dai 12,8 milioni del 2011 ai 10,9 milioni del 2021 pari al 29,9% soltanto della popolazione totale. Il Cattolicesimo resta la religione maggioritaria in quasi tutte le province canadesi, compreso il Québec, dove tuttavia il calo è stato particolarmente pesante, dal 74,7% del 2011 al 53,8% del 2021. L’unica eccezione è rappresentata dal Nunavut, rimasto una “roccaforte” anglicana.
    I dati, sconcertanti, sono stati forniti dall’Ufficio Statistica nazionale, che ha reso noti i risultati emersi dal censimento realizzato lo scorso anno. La stessa pratica religiosa, in generale, avrebbe registrato una flessione, passando dal 40% del 1985 al 20% del 2019. È diminuito il numero di coloro che si riconoscono anche solo genericamente cristiani, dal 67,3% della popolazione nel 2011 al 53,3% nel 2021 ovvero 19,3 milioni di credenti in meno, mentre coloro che si dicono espressamente non cristiani sono il 12,1% del totale. Il 34,6% della popolazione si dichiara privo di appartenenze confessionali. I musulmani sono il 5%, ma il dato è raddoppiato rispetto al censimento del 2011 e questo vuol ben dire qualcosa; gli induisti sono il 2,3%, i sikh sono il 2,1%. Gli ebrei sono in tutto 335 mila, anch’essi in calo. Solo lo 0,2% aderisce ad una sorta di spiritualità autoctona.
    5 min
  • 56 - XXII Domenica dopo Pentecoste
    Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio
    Dom Prosper Guéranger, nel suo commento alla Messa odierna della XXII domenica dopo Pentecoste, ci dice che alcuni degli antichi commentatori associano questa Messa ai tempi dell’anticristo. Mentre l’anno liturgico si avvicina alla fine, dicono, la Chiesa pone davanti alla mente dei suoi figli il pensiero dell’uomo del peccato, destinato a sorgere e ad ingannare molti alla fine del mondo. Ora, se Dio nostro Padre permetterà a questo avversario di Cristo di sorgere in quel momento e fare tanto male, non è perché la Sua carità verso il mondo si sarà raffreddata, poiché Dio è carità, e non può cambiare. È piuttosto perché la carità dell’uomo si è raffreddata; come Cristo predisse nella grande profezia che presto ascolteremo, poiché le iniquità si moltiplicano, la carità di molti si raffredderà. Quando non ci sarà più abbastanza carità sulla terra per impedirne la venuta, allora arriveranno i tempi dell’anticristo.
    Ma poiché il giorno e l’anno preciso della sua venuta non sono noti, la Chiesa vuole che i suoi figli in ogni tempo stiano all’erta, e ancor più man mano che il tempo si avvicina. Perciò, nell’Introito della Messa di oggi, pone queste parole sulle nostre labbra: Se consideri le nostre colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? La prima condizione per resistere alle tentazioni, specialmente alle tentazioni crudeli o sottili degli ultimi giorni, è di non confidare nella nostra giustizia, ma piuttosto, di dire a Dio: presso di Te è la propiziazione; cioè, “presso di Te è Gesù Cristo, che è la propiziazione (ossia la vittima di espiazione) dei nostri peccati”.
    11 min
  • 176 - L’immortalismo scientifico e la risurrezione dei corpi
    In un articolo su Corrispondenza Romana (https://www.corrispondenzaromana.it/elon-musk-un-campione-dellantiglobalismo/ ) mi sono soffermato sulla figura di Elon Musk, il magnate americano, di origine sudafricana, che ha acquistato Twitter e che ha creato aziende innovative nel campo delle energie rinnovabili e della conquista degli spazi stellari: un personaggio che crede nella possibilità dell’espansione cosmica dell’umanità, ispirandosi al movimento culturale dei cosmisti russi. Chi erano questi cosmisti? 

    I materialisti ottocenteschi negavano ogni forma di immortalità dell’anima, sostenendo che tutto è materia e la morte del corpo ci precipita nel nulla. I cosmisti del XX e del XXI secolo, sono filosofi che sostengono la possibilità di rendere immortale il corpo, o di risuscitarlo, attraverso gli strumenti della scienza.

      Questo “immortalismo” scientifico non ha nulla a che fare con la visione cristiana della vita eterna, ma ripropone, in maniera tecnologicamente aggiornata la ricerca dell’elisir di lunga vita praticata nel corso dei secoli da alchimisti ed esoteristi. Quando morì Lenin i cosmisti russi ne fecero imbalsamare la salma, convinti che sarebbe un giorno risuscitato. Se Cristo era il primogenito della risurrezione promessa dalla religione, Lenin sarebbe stato il primo risorto della scienza. E Lenin ancora oggi attende quel giorno nella sua bara di vetro davanti a cui si recano in pellegrinaggio vetero e neo-comunisti.
    8 min
  • 266 - L’UMILTÁ L’Umiltà in Genere
    Chi si esalta sarà umiliato; chi si umilia sarà esaltato. Queste parole le “grida la divina scrittura” dice san Benedetto,  le grida così forte e chiaro si può dire, che non si può dubitare che, seguendole fedelmente si raggiungerà con sicurezza alle vette della santità.  
    Modificando il detto di Demostene, dichiara sant’Agostino: “Se mi chiedi qual è la virtù la più importante, rispondo l’umiltà; se mi chiedi qual è la seconda più importante, rispondo l’umiltà; se mi chiedi la terza, rispondo l’umiltà, e così via.” Lo stesso santo insegna che se vogliamo che l’edificio spirituale sia alto, si deve basare su fondamenta profonde; e più alto lo vogliamo, più profonde devono essere le fondamenta; e queste fondamenta sono l’umiltà. 
    Tuttavia l’umiltà non è fine a sé stessa, bensì mezzo per un fine, che è la carità, la Regina di tutte le virtù. L’umiltà opera in questo modo: removens prohibens, togliendo gli ostacoli, ossia gli ostacoli alla carità.
    Si può definire la superbia come guardare un dono di Dio come se fosse qualcosa di proprio. I doni si distinguono in naturali come l’intelligenza, i talenti, la bellezza, una natura amichevole, e sovrannaturali: la virtù della speranza per esempio. Perché mi vanto dunque della mia natura amichevole ad esempio? “Cos’hai che non hai ricevuto? chiede san Paolo, “e se l’hai ricevuto, perche ti vanti come se non lo avessi ricevuto?” 
    Sul livello più profondo, la superbia consiste nel dirigere la volontà via da Dio verso sé stessi: per compiacersi non di Dio, Bene Infinito, donatore di tutti i doni, bensì di sé stessi, beni finiti. Questo era il dramma di Lucifero, il dramma di Adamo e di Eva, ed è il dramma pure di ognuno di noi.
    9 min
  • 248 -  Il Santo Sacrificio della Messa – la Scuola e la Fonte da cui La Vita Cattolica riceve il suo Spirito di Sacrificio
    Il Santo Sacrificio della Messa è l'anima e il cuore della liturgia della Chiesa; è il calice mistico che presenta alle nostre labbra il dolce frutto della passione del Dio-Uomo – ovvero, grazia. Possiamo quindi concludere [questa prima parte] considerando quale influenza deve avere e avrà la Messa sulla vera vita cristiana, e su tutti gli sforzi per tendere alla perfezione. Il mondo empio, estraniato da Dio, che sta sotto al maligno (1 Gv 5, 19), ha un aspetto desolato; assomiglia a uno sterile, arido deserto, "privo di frutti e spogliato di fiori". 
    Ma in mezzo a questo deserto si trova la Chiesa come un'oasi fiorita e feconda, come un giardino di Dio, dove dimorano gioia e letizia, e risuona il ringraziamento e l’inno di lode (Is 51, 3). Per la gioia di Dio e degli angeli, questo giardino della Chiesa, piantato dal Signore, brilla della più bella e profumatissima varietà di fiori, con abbondanza di germogli e frutti celesti. Bellissimo è questo giardino dove "fioriscono le viole dell'umiltà, i gigli della purezza brillano luminosi, e le rose del martirio risplendono”. 
    Ma queste nobili piante celesti da dove traggono la linfa della loro vita, il loro nutrimento, la loro crescita, il loro profumo e i loro colori brillanti? Principalmente dal Sacrificio Eucaristico e fonte di grazia. Le fontane del Salvatore che nel giardino della Chiesa scorrono incessantemente su migliaia di altari, irrigano e fruttificano il suolo, rinfrescano e rafforzano i teneri germogli, e fanno fiorire e maturare il seme della virtù. Se l'uomo giusto fiorisce come la palma ed è paragonato ad un albero piantato vicino alle acque correnti, e produce frutti a tempo debito, tutto questo è da attribuire principalmente al flusso di grazia che emana dal Sacrificio della Messa.
    2 min

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