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  • 246 - Il Santo Sacrificio della Messa – Il centro del culto cattolico - PARTE VI
    Il primo, vale a dire gli Ordini minori, responsabilizza il chierico con una partecipazione più remota al
    servizio dell'altare; mentre il suddiaconato e il diaconato hanno rapporti più stretti con il Santo
    Sacrificio e permettono un'assistenza più stretta nella sua celebrazione. Il sacerdote possiede il
    potere di trasformare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, cioè di celebrare il Sacrificio
    della Nuova Alleanza, che gli conferisce una dignità indescrivibilmente sublime. Infine, il vescovo è
    elevato ed esaltato al di sopra del semplice sacerdote, in quanto egli possiede questo potere celeste
    del sacrificio non solo per se stesso, ma anche per comunicarlo agli altri, e propagarlo con
    l'ordinazione sacramentale dei sacerdoti.
    3. Il Sacrificio Eucaristico, quindi, è l'anima o la vita dell'intero culto divino, il sole che
    illumina tutte le celebrazioni religiose, il cuore che dà impulso a tutto il culto sacramentale, la
    sorgente di tutta la vita ecclesiastica di grazia – in breve, è il centro della Liturgia cattolica. Se la
    Liturgia cattolica è un torrente possente, con le sue dolci acque salutari che purificano, santificano,
    vivificano, fruttificano, abbelliscono, trasformano, inondano l'intera Chiesa, tutto questo è dovuto alla
    santa fonte della Messa, che non smette di fluire sull'altare e di diffondere il vigore della vita in tutte le
    membra del corpo mistico di Cristo. Ogni grazia, ogni consacrazione, ogni benedizione esce dal
    profondo del Sacrificio di Cristo. Sotto l'influenza della luce e del calore celeste che irradiano di
    nuovo ogni giorno da quel sole di grazia, il Sacrificio Eucaristico, tutta la creazione tende al suo
    compimento finale e alla sua trasfigurazione eterna.
    Il Sacrificio della Messa è e rimane il centro della Religione cristiana, il sole degli esercizi
    spirituali, il cuore della devozione e l'anima della pietà. Da qui "quel potere sempre nuovo, infallibile,
    con cui il Santo Sacrificio della Messa attira tutti i Cuori cattolici e riunisce le Nazioni cattoliche
    intorno ai suoi altari. Già prima dell'alba, prima che le luci del mattino entrino nelle nostre chiese, le
    campane suonano il loro richiamo al Santo Sacrificio; e presto, qua e là, una luce appare alla finestra;
    sopra la neve fresca i passi si stanno affrettando verso la casa di Dio, mentre la luna guarda ancora
    giù dal cielo.
    “Felice si alza all'alba chi si sforza per ciò che è buono”! Ovunque la Santa Messa conserva questo
    potere magnetico di attrazione, se celebrata tra le pareti di marmo di San Pietro a Roma, in splendidi
    paramenti, in mezzo a migliaia di luci brillanti, circondata dai capolavori dell’arte cristiana e ornata
    con la sua veste festiva più bella di fiori e boccioli; o se celebrata senza sfarzo in una povera tettoia di
    legno, o sotto una copertuta di rami di alberi, eretta dalle mani dei nuovi convertiti intorno al
    missionario che celebra i santi misteri; – una prova evidente che i Cattolici non adorano la parte
    esteriore, ma la sostanza, e che non è il fascino dello sfarzo religioso che li attrae ma la realtà.
    4 min
  • 1 - Elementi di Teologia Morale – Introduzione
    Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. Approcceremo l’argomento cominciando dalla “filosofia morale”, che si pone a fondamento della teologia morale. Tra filosofia e teologia morale intercorre la stessa relazione che sussiste tra ragione e fede: l’una funge da base per la seconda e l’altra amplia e perfeziona la prima. Per questo motivo, ci avvarremo primariamente della lettura di uno scritto di Régis Jolivet (1891-1966), sacerdote e professore nell’Università Cattolica di Lione dal 1926. Nel 1932, per sua iniziativa, venne creata in tale università la Facoltà di Filosofia della quale fu decano per molti anni. Una delle sue opere principali fu il Trattato di Filosofia del 1954, suddiviso in cinque volumi: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica e Morale. In particolare, ci apprestiamo a leggere e studiare il primo di due tomi relativi alla Morale i quali trattano rispettivamente della Morale Generale, che ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani, e della Morale Speciale, ovvero l’applicazione dei princìpi universali della moralità alle diverse situazioni dell’esistenza e ai rapporti che noi stabiliamo con il prossimo. Di tanto in tanto ci avvarremo anche dell’ausilio di un testo più propriamente di Teologia Morale, scritto dal padre Joseph Mausbach (1861-1931) e del Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000). Quanto a quest’ultimo, risulta utile citare uno degli scopi con cui i cardinali lo hanno redatto:
    “[…] La morale domina tutta l’attività umana ed essa sola è capace di condurla al suo perfetto sviluppo. Le più gravi obiezioni contro la religione non provengono dalla speculazione ma dai costumi. Molti crederebbero, se accanto al Credo non ci fosse il Decalogo. Le difficoltà di ordine teoretico sorgono quando servono per giustificare o nascondere gli ostacoli di ordine pratico. L’uomo agisce secondo quello che pensa, ma finisce col pensare quello che fa”.
    Lo studio approfondito della morale è certamente di grande attualità in quanto, anche all’interno del mondo cattolico, sembra essersi persa la cognizione in primis di una corretta concezione dell’uomo e della sua natura, e in secundis dei fini a cui essa tende. Da ciò deriva il fatto che le persone non siano più in grado di discernere se un atto sia o meno conforme all’ordine stabilito da Dio e, di conseguenza, se sia buono, e quindi da desiderarsi e compiersi, o malvagio e quindi da rigettare ed evitare, secondo il noto principio morale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. Tale smarrimento ha dei riscontri nella vita quotidiana a partire proprio da quei temi che, nel gergo comune, vengono definiti “etici” e sui quali ci si esprime continuamente senza però dire nulla di decisivo: temi come aborto, eutanasia, suicidio assistito e famiglia, tanto per citarne alcuni, sono continuamente oggetto della discussione filosofica e politica, ma sempre trascurando la dimensione morale che dovrebbe caratterizzarli. Il risultato di questo è una confusione generalizzata su ciò che, oggettivamente, sia moralmente lecito o meno, dando luogo ad una anarchia morale de facto che spinge le persone a vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con una norma morale soggettiva e relativizzata o, addirittura, senza norme morali. Una fra le conseguenze pratiche di questo è l’instaurarsi, nell’ordinamento giuridico, di leggi ingiuste che mietono giornalmente una quantità indefinita di vittime. Non solo: da ciò deriva anche una crisi culturale, sociale, morale e spirituale apparentemente impossibile da sanare, in quanto è venuta meno quella griglia valoriale di riferimento tramite cui offrire una soluzione ai problemi del nostro tempo, inquadrandoli correttamente nelle loro radici profonde....
    7 min
  • 151 I giardini di Torino. Storia, incontri & leggende nei parchi della città
    Il testo, curato da Sergio Donna, è suddiviso in oltre sessanta capitoli, ciascuno dedicato ad un
    giardino ed al suo titolare o ai personaggi storici, che lo hanno frequentato. Il testo è frutto dalle
    ricerche condotte da un’équipe di nove esperti, accurati nel descrivere le glorie di una città, Torino,
    che, con oltre 400 tra parchi e giardini, detiene il primato nazionale per estensione e si colloca nei
    primi 15 posti a livello mondiale.
    Tra gli spazi più significativi la città vanta, ad esempio, i Giardini Reali nella porzione racchiusa
    dai Bastioni con la fontana delle Nereidi e dei Tritoni: il primo loro impianto risale all’epoca di
    Emanuele Filiberto di Savoia (1528-1580), mentre importanti modifiche sono intervenute alla fine
    del Seicento e nel 1886. Presentano eleganti viali geometrici con giochi prospettici e sculture.
    Ma v’è anche il giardino botanico medioevale di palazzo Madama, di cui a partire dal 1402 si ha
    documentazione scritta: lo spazio è stato suddiviso, sulla scorta delle antiche carte, in hortus (orto),
    viridarium (bosco e frutteto) e iardinum domini (giardino del principe) e presenta arredi
    tradizionali, tra i quali spicca la falconara.
    Un richiamo merita anche il giardino dei Principi di Palazzo Cisterna, costituito nel suo primo
    embrione nel 1673, poi rimaneggiato più volte sino al 1859 con un’aiuola centrale ellissoidale ed
    una fontana al centro ed attorno altre aiuole di varie forme, divise da sentieri, che vanno a disegnare
    prati, boschetti e coltivazioni di fiori.
    Il volume è corredato da oltre novanta foto a colori e dagli spartiti di alcuni brani dedicati proprio
    ai giardini del capoluogo piemontese.
    4 min
  • 10 LGBT Il motus in fine velocior del provvedimento Draghi
    Motus in fine velocior»: la nota sentenza latina indica quanto un moto divenga più veloce sul suo finire. Mai verità si attaglia meglio a quest’ultimo scorcio del dimissionario governo Draghi, che con un colpo di coda, a sorpresa (o a tradimento, come molti osservatori hanno commentato…), lo scorso 5 ottobre non ha mancato di varare in zona Cesarini ovvero allo scadere della legislatura una «Strategia nazionale» pro-Lgbt con carattere programmatico, valida per un triennio, fino al 2025, in grado quindi con una serie di «azioni vincolanti» di condizionare anche il prossimo esecutivo.
    7 min
  • 52 - XVIII Domenica dopo Pentecoste
    Quand’ecco Gli presentarono un paralitico giacente nel letto
    Sebbene siamo solo in ottobre, e quindi l’Avvento è ancora un po’ lontano, la liturgia inizia già oggi a volgere la nostra mente verso ciò che non dovrebbe mai essere troppo lontano dal pensiero di un cristiano: il ritorno di Nostro Signore nella gloria. San Paolo dice ai Corinzi che la grazia che hanno ricevuto attraverso il battesimo e la cresima dà loro il potere, tra le altre cose, di attendere la venuta di Nostro Signore Gesù Cristo e di essere trovati innocenti nel giorno della Sua venuta. Altrove, nella stessa lettera, dice loro che passa la scena di questo mondo. Se questo era vero nel I secolo, quanto più lo è oggi, per noi, che siamo quasi venti secoli più vicini alla fine. Anche l’Introito e il Graduale della Messa ci ricordano quel grande giorno: O Signore – dice l’Introito –, dà pace a coloro che sperano in Te, e i Tuoi profeti siano riconosciuti fedeli: ascolta la preghiera del Tuo servo e del popolo Tuo Israele. Mi rallegrai per ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Il Graduale lo ripete: Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. L’ultimo giorno, quando Cristo verrà di nuovo, la Chiesa gioirà, perché avrà terminato il suo tempo di prova in questo mondo, ed entrerà nella casa del Signore, cioè in Paradiso.
    Ma perché il Signore tarda a dare questa gioia al Suo popolo fedele? Perché sono passati già quasi venti secoli, durante i quali la Chiesa ha avuto così tanto da soffrire? San Pietro ce ne ha dato il motivo nella sua seconda Epistola: Il Signore non ritarda nell’adempiere la Sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il ritorno di Cristo nella gloria è “ritardato”, per usare un’espressione umana, perché Dio sta ancora dando all’umanità il tempo di pentirsi. C’è un numero stabilito di eletti da raggiungere, un numero che solo Dio conosce e, finché non sarà raggiunto, i giorni di questo mondo devono continuare. E finché il mondo dura, tutti hanno la possibilità di rivolgersi a Dio ed essere salvati.
    Dico che tutti sulla terra hanno la possibilità di essere salvati: e questo è vero dal punto di vista di Dio, il Quale, come ci dice il libro della Sapienza, non odia nulla di ciò che ha fatto. Eppure, da un altro punto di vista, ci sono molte persone che al momento, per quanto sta in loro, non hanno la possibilità di salvarsi. Possiamo anche dire che l’umanità, considerata nel suo insieme, è come il paralitico del Vangelo, che giace impotente sul suo letto. O che un gran numero di uomini ha altrettanto poco potere di compiere atti di fede, speranza e amore, atti che possono portarli in Paradiso, quanto ne aveva quel paralitico per alzarsi e camminare. Non è in potere della mera natura umana compiere questi atti salvifici. La Colletta della Messa di oggi ce lo ricorda: tibi sine te placere non possumus, “Senza di Te, non possiamo piacerTi”.
    Ma quale atteggiamento dobbiamo avere noi, come cattolici, nei confronti di coloro che si trovano in questa posizione, cioè che sono paralizzati dalla loro mancanza delle tre virtù teologali? Dobbiamo alzare le spalle e dire: “Non c’è niente che possiamo fare a riguardo; l’hanno voluto loro e ora si arrangino”? Certo che no: il nostro modello sono i quattro uomini che hanno portato il loro amico paralizzato a Gesù, su una barella. Uno degli altri Vangeli mostra la loro determinazione e ingegnosità: non essendo in grado di farsi strada tra la folla che era in piedi intorno alla porta della casa dove si trovava Gesù, questi quattro uomini tolsero le tegole dal tetto e calarono giù il loro amico in quel modo. San Matteo descrive la risposta di Nostro Signore: Veduta la loro fede, Gesù disse al paralitico: Figlio, confida: ti sono perdonati i tuoi peccati. Si noti che non dice “Veduta la sua fede”, ma veduta la loro fede. Cristo assolve il giovane dai suoi peccati non tanto a causa...
    9 min
  • 175 Contro-Rivoluzionari a Civitella del Tronto
    Si è svolto l’8 ottobre, l’ incontro annuale della “Fedelissima Civitella del Tronto,” organizzato per 35 anni di seguito, con coraggio e perseveranza, da Pucci Cipriani, che anche quest’anno è riuscito  a raccogliere tanti giovani e meno giovani, provenienti da tutte le parti di Italia nell’antica cittadella detta la “Fedelissima”, perché fu ultimo baluardo del regno borbonico contro l’invasione piemontese, nel 1861. Il convegno anche quest’anno è stato preceduto la sera prima da una suggestiva Via Crucis attorno alle mura della Fortezza.   

    L’incontro del 2022 era dedicato ai pensatori e letterati della Contro-Rivoluzione. Tra questi si è parlato del conte Joseph de Maistre, il grande pensatore savoiardo, nato a Chambery nel 1753 e morto a Torino nel 1821.
    7 min

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Analisi e commenti sull'attualità religiosa, politica e culturale. Ascolta il podcast di radioromalibera.org a cura del prof. Roberto de Mattei. Ogni venerdì alle ore 17 una nuova…