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  • 240 - Il Santo Sacrificio della Messa Il centro del culto cattolico Parte IV
    Durante la celebrazione della Messa diciamo: "Ecco, o Padre Celeste, a Te dobbiamo infinita lode a causa della Tua infinita maestà; per le Tue innumerevoli grazie e benefici, Ti dobbiamo infinite grazie; per le innumerevoli offese che abbiamo commesso contro di Te, Ti dobbiamo espiazione infinita; e a causa dei nostri molteplici bisogni e pericoli, Ti dobbiamo il tributo della nostra umile supplica; ma tutti i nostri atti di lode, di ringraziamento, di espiazione e di supplica, come sono miserabili e indegni di essere offerti a Te! Pur li uniamo al Sacrificio di lode, ringraziamento, propiziazione e petizione del Tuo Figlio Gesù Cristo, infinitamente gradito a Te, col quale li offriamo a Te, implorandoTi che per amor Suo accetti con grazia questo nostro indegno omaggio, con tutto ciò che siamo e che abbiamo, e sii misericordioso e propizio a noi!" 
    Poiché nel Sacrificio Eucaristico sono misticamente rappresentate la storia divina del Redentore e della Sua redenzione, la Santa Messa ha la precedenza anche nelle feste ecclesiastiche. Ciò che rappresenta il sole nei cieli per tutta la natura, spargendo luce e diffondendo calore, il Sacrificio Eucaristico lo è nella casa di Dio, abbellendo e adornando ogni sua festa con celestiale splendore. Perciò la Chiesa di Cristo celebra i misteri della grazia mediante il Sacrificio Eucaristico, al quale i fedeli uniscono i loro atti di adorazione, lode, ringraziamento, petizione, amore e ammirazione. Allo stesso modo celebriamo i misteri, i privilegi, le grazie, le virtù, le glorie, la potenza e la bontà della Vergine Madre di Dio attraverso il Santo Sacrificio della Messa. E in che modo celebriamo degnamente l'annuale commemorazione dei Santi? Offrendo il Sacrificio Eucaristico per lodare e ringraziare Dio, perché Egli è meraviglioso nei Suoi Santi, in quanto li ha adornati con la più grande
    5 min
  • 191 - VITA – Antilingua e grandi aziende a sostegno dell’aborto
    Davvero a volte “basta la parola”, come recitava lo slogan di una vecchia pubblicità. È il caso del sostantivo «feto». Cercandone la definizione sul principale motore di ricerca Internet al mondo, Google, quella proposta così recita: «Il prodotto del concepimento dei mammiferi durante la vita intrauterina, dalla comparsa dei caratteri distintivi della specie al parto; nella specie umana, il prodotto del concepimento dalla fine del secondo mese di vita intrauterina fino alla nascita». Un incredibile esercizio d’acrobazia lessicale, che evita in qualsiasi punto di parlare di «bambino».
    Lo stesso, qualora si cercasse la definizione su Wikipedia: «Stadio dello sviluppo prenatale degli organismi vivipari già dotato delle forme e delle caratteristiche della relativa specie. Il feto, diversamente dall’embrione, non subisce particolari modificazioni negli organi, ma questi maturano strutturalmente e funzionalmente fino al parto. Il passaggio da embrione a feto nella specie umana avviene intorno al 60°-70° giorno dal concepimento». Come a dire, ha già tutte le caratteristiche dell’essere umano fatto e finito, ma guai a definirlo tale. Lo stesso sul vocabolario online della Treccani: «Il prodotto del concepimento dei mammiferi considerato durante il suo sviluppo intrauterino; il termine in passato veniva usato solo con riferimento al periodo, che comincia con la riconoscibilità dei caratteri morfologici della specie (nella specie umana, tra la fine del 2° mese dal concepimento ed il compimento della gestazione), mentre si preferiva chiamare embrione lo stadio precedente». L’elenco potrebbe continuare. «Prodotto» o «stad
    6 min
  • 46 - XI Domenica dopo Pentecoste
    AD 2021
    Guardando verso il Cielo, sospirò
    Il dettaglio che san Marco registra in questo passo del Vangelo è unico, credo, tra tutti i miracoli di Nostro Signore. Da nessun’altra parte troviamo che Gesù, quando sta per fare un miracolo, geme; o, come dicono alcune traduzioni, sospira. L’Evangelista non ci dice il motivo di questo sospiro o gemito; ma lo Spirito Santo non avrebbe ispirato a san Marco di registrarlo, se non avesse voluto che lo conoscessimo e vi riflettessimo. Allora, proviamo a farlo.
    Mi vengono in mente tre ragioni per cui Nostro Signore può aver sospirato nel guarire questo sordomuto, e nessuna esclude le altre. Il primo motivo è il più semplice. Non è possibile che Gesù fosse stanco e che l’atto di compiere un miracolo fosse fisicamente impegnativo? Da un altro brano evangelico, sembra di comprendere che Cristo, nell’effettuare una guarigione miracolosa, sperimentasse abitualmente un potere che passava da Sé al guarito. Così, quando l’emoroissa Gli andò dietro e toccò il Suo mantello, san Marco ci dice che Gesù conobbe dentro di Sé la potenza che era uscita da Lui. Questo è un argomento misterioso, sul quale possiamo solo speculare; ma sappiamo che Gesù Si trovava spesso di fronte a grandi folle di persone tutte alla ricerca di qualche tipo di guarigione. Ed è possibile che ogni miracolo che operasse Gli sia costato qualcosa, a livello fisico. Se è così, ce lo avrebbe comunicato, come segno della realtà della Sua natura umana, con il sospiro o il gemito che ha dato in questa occasione unica. Forse voleva anche insegnare agli Apostoli che il loro ministero e i loro miracoli sarebbero stati parimenti impegnativi. Onora il Signore con i tuoi beni, come dice una delle antifone della Messa.
    9 min
  • 168 - La festa del Cuore Immacolato di Maria
    Il 22 agosto la liturgia tradizionale della Chiesa celebra la festa del Cuore Immacolato di Maria. Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, la festa è stata spostata al sabato della seconda settimana dopo Pentecoste.
    La devozione al Cuore Immacolato di Maria è antica come il Cristianesimo. Il suo primo grande apostolo fu, nel secolo XVII, san Giovanni Eudes (1601-1680) che la cominciò a celebrare con i religiosi della congregazione da lui fondata, gli Eudisti. Il Cuore Immacolato di Maria dice san Giovanni Eudes è il Cuore depositario e custode delle grazie meritate dal Signore con la sua vita e con la sua morte e sappiamo che Dio non distribuì mai, né distribuirà grazie ad alcuno se non per le mani e il Cuore di Colei, che è tesoriera e dispensatrice di tutti i doni. È il Cuore, infine, che ci è stato dato con quello di Gesù, "non solo per modello, ma perché sia il nostro, perché, essendo membra di Gesù e figli di Maria, dobbiamo avere con il nostro Capo e con la nostra Madre un solo cuore e dobbiamo compiere tutte le nostre azioni con il Cuore di Gesù e di Maria" (Il Cuore ammirabile di Maria, l. xi, c. 2).
    7 min
  • 258 La magnanimità
    In queste serie di letture considereremo la virtù della Magnanimità, prima di tutto nella sua natura, e poi nel suo ruolo nel cammino verso la perfezione.
    Natura
    Appoggiandoci sull'analisi di padre Tanquerey nel suo Compendio di teologia ascetica e mistica e più precisamente sull'insegnamento di san Tommaso d'Aquino, intendiamo questa virtù come una delle quattro virtù integranti ed annesse della fortezza; la fortezza costituendo con la prudenza, la giustizia, e la temperanza le quattro virtù cardinali.
    Le altre virtù integranti della fortezza sono la magnificenza, la pazienza e la costanza. Mentre la magnanimità e la magnificenza ci aiutano a fare le cose difficili; la pazienza e la costanza ci aiutano a ben soffrire.
    Ebbene, la magnanimità, che si dice pure grandezza d'animo o nobiltà di carattere, è una nobile e generosa disposizione a intraprendere grandi cose per Dio e per il prossimo. Differisce dall'ambizione che è essenzialmente egoista e cerca di innalzarsi sopra gli altri con l'autorità e con gli onori; carattere distintivo della magnanimità è invece il disinteresse: è virtù che vuol prestare servizio ad altrui.
    5 min
  • 239 - Il Santo Sacrificio della Messa Il centro del culto cattolico Parte II
    2. L'opera di redenzione compiuta da Cristo sulla Croce è sempre inclusa in modo vivo e misticamente rappresentata nel Sacrificio Eucaristico, per rendere il dovuto onore e adorazione a Dio, e applicare all'uomo tutti i benefici e le benedizioni della redenzione. Da ciò consegue che il Sacrificio Eucaristico deve essere il centro, il cuore e l'anima di tutta la liturgia, cioè, del culto divino e della dispensazione della grazia. L'oggetto principale dell'attività liturgica e dell'efficacia della Chiesa consiste nel rendere a Dio nel più alto onore ogni adorazione e gloria, e ottenere per l'uomo sulla terra la riconciliazione, la remissione dei peccati e la santificazione.
    Nella liturgia la lode e il ringraziamento salgono al cielo, la benedizione e la grazia scendono sulla terra; nella liturgia l'uomo si eleva a Dio e Dio scende agli uomini. La liturgia quotidianamente procura e mantiene la relazione soprannaturale, il rapporto reciproco, la comunione mistica di vita e di amore tra Cielo e terra, tra Dio e gli uomini. Il predetto obiettivo viene perfettamente raggiunto nella celebrazione della Messa, – che eccelle ed eclissa tutti gli altri atti di adorazione. Questi atti sono numerosi e molteplici; perché nel suo culto liturgico la Chiesa ha sempre donato i suoi tesori celesti di grazia, in forma più bella e con una mano più generosa ed ha rivelato esteriormente la sua pienezza interiore di vita più pienamente e universalmente.
    6 min

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