Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 248 - La Santa Messa è il più efficace Sacrificio di impetrazione - Parte II
    “Nella Messa – dice Kisseli – non imploriamo soltanto la misericordia, ma ci
    indirizziamo anche alla giustizia. Infatti noi offriamo l’umanità di Cristo,
    che per l’unione ipostatica è stata nobilitata al più alto grado e
    che per la gloria del Padre suo e per la nostra salute, è stata flagellata,
    coronata di spine, crocifissa. Offriamo le sue ferite, le sue lacrime, il suo sangue
    prezioso. Tutto questo è nostro in maniera che comperiamo ad un altissimo
    prezzo le grazie che domandiamo”.
    6 min
  • 227 - I Partecipanti ai Frutti della Messa - Parte II
    a) Ogni santo Sacrificio della Messa ha la sua efficacia e il suo vantaggio per tutta la Chiesa – per tutti coloro che sono incorporati nel Corpo mistico di Cristo e hanno ancora bisogno di essere assistiti dalla grazia, se sono annoverati tra i vivi o tra i morti. Ed effettivamente, in un grado minore, e almeno indirettamente, questo frutto generale è diffuso anche tra coloro che non sono sotto l’egida della Chiesa, e che, anche se fuori di essa, sono chiamati e tenuti ad entrare o tornare nel suo seno. Il calice del Prezioso Sangue sale ogni giorno dall'altare verso il cielo, in modo che tutti gli uomini possano venire alla conoscenza della verità ed essere salvati (1 Tim 2, 1-4).
    Gesù Cristo è il Redentore del mondo (Gv 3, 17); perché Egli versò il Suo Sangue e subì i tormenti della Croce, per ottenere per tutti gli uomini, senza eccezione, il perdono dei peccati, la grazia e la felicità eterna. Senza sosta e in tutti i luoghi sgorga e sgorga questa sorgente universale di grazia e di salvezza del Sacrificio della Croce nella Messa, le cui benedizioni danno beneficio al mondo intero. Inoltre, è a questo Santo Sacrificio, come un sole di grazia, che queste parole del Salmista sono applicabili: "
    5 min
  • 178 - Francia, un ministro «divisivo»
    Dallo scorso 20 maggio, Pap Ndiaye è il nuovo ministro dell’Educazione nazionale e della Gioventù francese.
    Storico di professione, padre senegalese e madre francese, Ndiaye si è sempre distinto per il suo impegno volto a favore di una sempre più ampia integrazione della comunità africana sul suolo d’Oltralpe: come membro del Comitato Mbambe, era stato incaricato di ripensare le relazioni tra Africa e Francia, poi ha proposto la creazione di una casa africana a Parigi e di un Fondo per la democrazia, infine ha messo a punto un saggio sulla condizione degli immigrati africani in Francia, valutandone problematiche storiche, antropologiche e sociologiche, a suo avviso in genere trascurate.
    La sua nomina a capo dell’Educazione nazionale non è dunque una nomina qualsiasi, bensì è «simbolica», come avverte il settimanale Jeune Afrique. Una nomina volutamente in contrasto con le posizioni «anti-woke» attribuite al suo predecessore, Jean-Michel Blanquer. Ma Ndiaye di «wokismo» o di «islamo-gauchismo» ha dichiarato di non voler nemmeno sentir parlare, pur non facendo mistero delle proprie simpatie a Sinistra, verso l’amministrazione del democratico Biden, ad esempio, tra i cui meriti include anche gli incarichi in posizioni-chiave attribuiti a diversi afroamericani, perché «in politica – ha spiegato Ndiaye - conta la rappresentanza, l’incarnazione di una posizione».
    5 min

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Analisi e commenti sull'attualità religiosa, politica e culturale. Ascolta il podcast di radioromalibera.org a cura del prof. Roberto de Mattei. Ogni venerdì alle ore 17 una nuova…