Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 228 - I Partecipanti ai Frutti della Messa - Parte III
    I guardiani e i protettori della Sposa di Cristo, quindi, in primo luogo, fanno esperienza dell'influenza salutare e degli effetti benefici del Sacrificio Eucaristico elargito loro affinché possano sempre dimostrarsi servi di Dio con grande costanza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle nerbate, nelle prigionie, nelle veglie, nelle fatiche .... nella parola di verità, mediante la potenza di Dio, con le armi della giustizia (2 Cor 6, 4-7). 
    In che cosa consiste effettivamente questo frutto del Sacrificio, e se si estende ad ogni singolo membro della Chiesa, non può essere determinato in modo assoluto. Alcuni teologi sono dell'opinione che il frutto sacrificale generale includa non solo quelle benedizioni ottenute attraverso la petizione, ma anche un effetto di soddisfazione, cioè la remissione della punizione temporale dovuta al peccato – e, inoltre, una remissione più o meno abbondantemente impartita a tutti i membri della Chiesa che sono disposti a riceverla. 
    b) Cristo, il Sacerdote invisibile, quindi, si offre continuamente per l'intera Chiesa per mezzo delle mani e attraverso il ministero del sacerdote visibile. Quest'ultimo, allo stesso tempo, sta sull'altare in nome e su mandato della Chiesa. La Chiesa offre e prega per bocca del sacerdote che, in ogni Messa, è il suo delegato e mediatore con Dio per tutti i suoi figli sulla terra e in purgatorio. Mentre ella, la santa e amata Sposa di Cristo, è sempre accettabile per Dio, le sue richieste, specialmente quando è unita alla Messa, sono sempre esaudite; quindi, in considerazione del Sacrificio e della preghiera della Chiesa, l'Altissimo, giorno dopo giorno, riversa le più ricche benedizioni sui suoi figli bisognosi. 
    Nelle preghiere liturgiche della Messa si fa di solito menzione dei doni e delle grazie che la Chiesa desidera ottenere per mezzo della Messa, per se stessa in generale o per singoli membri in particolare. Così, per esempio, essa implora l'Onnipotente durante la celebrazione della Messa per la grazia "che, dopo aver superato tutti gli attacchi e gli errori, possa servire Dio con perfetta libertà" e "essere in grado di godere di indisturbata devozione".
    5 min
  • 144 - Storia della devozione al Sacro Cuore di Gesù in Austria
    Storia della devozione al Sacro Cuore di Gesù in Austria
    L’autore del libro, don Marc Hausmann, ricercatore e docente di filosofia e teologia, ripercorre in queste pagine la storia plurisecolare del culto al Sacro Cuore di Gesù in Austria, dalle lontane origini nel primo millennio, origini da ricercarsi nella venerazione delle cinque piaghe di Cristo sulla Croce, sino alle più recenti devozioni presenti nei territori di lingua tedesca all’inizio del secondo millennio.
    Esaminando i diversi filoni devozionali, che poi confluiscono nel grande culto al Sacro Cuore del Settecento, don Hausmann analizza la profonda crisi, subita da questa devozione a seguito dell’affermarsi del giansenismo e dell’illuminismo: «il primo sarà il suo nemico religioso o “intra-ecclesiale” e il secondo il suo nemico “politico” o “laico”».
    Pagine appassionate danno conto tuttavia anche della vivace e ferma reazione cattolica contro il mondo laicista nel Tirolo, che conferì nuova vita e inedito vigore al culto del Sacro Cuore nell’Ottocento, incentivando ed insistendo «sull’intimità spirituale fra Cristo nel suo Cuore ed il fedele. Tale impegno della conformazione personale del fedele ad unirsi al Cuore di Gesù nella sua sofferenza e passione rappresenta il contributo alla mistica del Sacro Cuore, cioè al culmine della spiritualità e religione cattolica. Tale mistica ed interiorizzazione sono anche da augurarsi oggi per la coltivazione della Tradizione cattolica in questi tempi, in cui essa dev’essere praticata e vissuta spesso e volentieri in disparte, sotto forma di una vera e propria resistenza».
    3 min
  • 33 - Domenica dopo Ascensione
    Domenica dopo l’Ascensione
    AD 2021
    Siate prudenti e perseverate nella preghiera
    Siamo nel tempo tra l’Ascensione e la Pentecoste, un periodo di nove giorni completi. Nostro Signore, prima della Sua Ascensione, disse agli Apostoli: Restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto; ed anche: sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni. Questo è il tempo, quindi, che intercorre tra le missioni di due Persone divine. La missione visibile di Gesù Cristo si è conclusa con l’Ascensione: rimane sulla terra, ma invisibile, nel cuore dei credenti e nel Santissimo Sacramento. La missione visibile dello Spirito Santo avrà luogo la domenica di Pentecoste, quando sarà inviato dal Cielo nel Cenacolo, con lingue di fuoco e un vento potente. Ma ora, tra la missione visibile del Figlio e la missione visibile dello Spirito Santo, abbiamo un tempo di attesa.
    Quali lezioni dobbiamo imparare da questo periodo tra l’Ascensione e la Pentecoste? Me ne vengono in mente due. La prima lezione è il potere della preghiera. La seconda lezione è la necessità di perseverare nella preghiera.
    Il potere della preghiera, prima di tutto. Gli Apostoli, la Madonna e tutti gli altri che sono riuniti con loro nel Cenacolo otterranno con le loro preghiere la venuta dello Spirito Santo. Chi è lo Spirito Santo? È una Persona divina. È vero Dio; è l’unico Dio, uguale al Padre e al Figlio. E fino a questo momento, non è stato ancora dato. Questo è ciò che leggiamo nel vangelo di san Giovanni: lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato glorificato. Cristo doveva prima entrare nella Sua gloria con la Sua Ascensione al Cielo, e in questo modo manifestare pienamente la Sua divinità, che è la divinità della seconda Persona divina. Solo allora poteva essere data la terza Persona divina. Prima di essere pronti a conoscere la divinità dello Spirito Santo, gli Apostoli dovevano essere perfettamente istruiti sulla divinità del Figlio.
    Perché san Giovanni dice che lo Spirito non era ancora stato dato? Perché non era ancora entrato nel cuore dei credenti in modo tale che potessero rivolgersi a Dio come Padre. Gli Ebrei nell’Antico Testamento non parlavano a Dio come Padre. Sono solo i cristiani che osano farlo. È lo Spirito Santo che procede dal Padre che ci permette di chiamare Dio nostro Padre e di andare, come dice san Paolo, con fiducia al trono della grazia. Ancora, lo Spirito non era ancora stato dato perché non c’erano ancora sacramenti vivificanti sulla terra. Le cerimonie dell’antica Legge non davano la grazia come fanno i nostri sacramenti. Le cerimonie degli Ebrei erano come l’acqua in confronto al vino. Questo è il motivo per cui Gesù cambiò l’acqua in vino alle nozze di Cana, per mostrare che Egli era venuto per cambiare l’Antico Testamento nel Nuovo. E lo Spirito non era ancora stato dato, perché non abitava nel popolo ebraico come sua anima indistruttibile. Naturalmente c’erano singoli Ebrei in stato di grazia, ma il popolo non era indissolubilmente unito a Dio. In realtà, il Venerdì Santo, i capi dei sacerdoti avevano ripudiato formalmente il loro Dio, dicendo a Pilato: Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare. Ma lo Spirito Santo dimora nella Chiesa come sua anima, rendendola la sposa che è unita per sempre a Cristo suo sposo.
    Ecco chi è lo Spirito Santo; ecco quanto è grande; eppure fu ottenuto, con tutti i Suoi doni, mediante la preghiera. Fu ottenuto con le preghiere di coloro che erano riuniti nel Cenacolo. Tale è il potere che Dio ha posto nella preghiera. Questa è la prima lezione che possiamo imparare da questo tempo dell’anno.
    Ma c’è anche un’altra lezione, ed è la necessità di perseverare nella preghiera. Per quanto possiamo arguire dal Vangelo e dagli Atti degli Apostoli, Nostro Signore non disse loro quando avrebbe mandato loro lo Spirito Santo dal Padre Suo. Disse semplicemente: Sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni, ed anche: restate in città, finché non siate...
    9 min
  • 179 - LGBT – Ora inventata anche la «Barbie transgender»
    Se la Disney ha “sposato” la causa Lgbt, pur tra cali nelle vendite, proteste dei dipendenti e sit-in di famiglie, la Mattel non intende essere da meno: detto fatto, ecco uscire sui mercati la nuova «Barbie transgender», ispirata al “modello” di Laverne Cox, transessuale e attivista Lgbt. Può essere acquistata online al prezzo di 40 dollari con tanto di abiti di ricambio già in catalogo.
    L’iniziativa non ha mancato di sconcertare il pubblico e di scatenare prevedibili polemiche, anche perché questa, più che un giocattolo, è un’arma ideologica. Molte le organizzazioni pro-life e pro-family, che hanno alzato la propria voce, biasimando la scelta del noto marchio di bambole. Giuliana Caccia, presidente dell’associazione Origen, ha parlato espressamente di «un sistema noto e perverso».
    Il fatto che la mossa della Mattel possa rivelarsi un prevedibile fallimento sul fronte commerciale probabilmente poco importa ai suoi paladini, già soddisfatti d’aver messo a punto l’ennesimo «strumento politico utile all’agenda Lgbt», come ha aggiunto Caccia, lasciando intendere che chi procede su questa strada lo fa «perché c’è qualcuno dietro le quinte che finanzia», facendo così intravvedere una sorta di regia più o meno occulta.
    D’altra parte, tutto questo si colloca in un brodo socio-culturale sostanzialmente favorevole o quanto meno ammiccante ai “piani alti” ovvero in una significativa parte del sistema politico, culturale e mass-mediatico, benché risulti al contempo problematico e turbolento a livello di opinione pubblica, di gente comune. Da un lato, infatti, il tribunale regionale di Brema ha assolto nei giorni scorsi un pastore luterano, Olaf Latzel, accusato di «incitamento all’odio» per un suo intervento critico circa il corteo Lgbt del «Christopher Street Day», definito «profondamente diabolico e satanico», nonché «un attacco all’ordine della Creazione di Dio», intervento tenuto nel corso di un seminario sul matrimonio. In primo grado era stato condannato ad una multa da 8.100 euro, ora invece l’ammenda è stata cancellata, in quanto la Corte d’Appello ha invocato i principi di libertà di religione e di opinione. D’altra parte, però, a vanificare tale risultato, provvedono notizie quali quella relativa alla concessione da parte della diocesi di Friburgo a Theo Schenkel, biologicamente donna ma dichiaratamente transgender, di una licenza permanente per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. La decisione contrasta nettamente col Codice di Diritto Canonico e viene complicata ulteriormente dalle annunciate “nozze lesbo” dell’insegnante con la sua “compagna”. Ciò che fa ancora problema a Roma, del resto, non fa più problema per la Chiesa tedesca, che ha da tempo intrapreso una propria deriva, pur proclamandosi ancora “cattolica” ed essendolo, almeno per ora, sulla carta, il che dovrebbe indurla a condotte coerenti e non a naufragi dottrinali.
    Intanto, nell’Europarlamento si cerca di rimpiazzare il termine «sesso» con quello di «genere». In una direttiva sulla trasparenza salariale, si propone infatti di ridurre il divario retributivo tra uomini e donne, come auspicato precedentemente dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, nonché dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. Tuttavia, la parola «sesso» è stata sistematicamente sostituita nel testo dal termine «gender», che non è esattamente la stessa cosa, mentre le parole «donne» o «uomini» sono state rimpiazzate dall’iperbolica espressione «lavoratori di genere diverso», trasformando una campagna retributiva in una campagna ideologica. Per l’approvazione, Strasburgo ha peraltro deciso furbescamente di bypassare il dibattito in plenaria, sottraendosi così al voto – e soprattutto alla discussione in aula – dei 705 deputati, per avviare piuttosto negoziati interistituzionali diretti con altri organi legislativi dell’Ue.
    È del gennaio scorso, inoltre, la decisione della Corte di Giustizia europea d’imporre a tutti...
    5 min
  • 32 - Ascensione di nostro Signore
    Fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube Lo sottrasse al loro sguardo
    Nella nostra vita umana possiamo fare due tipi di viaggi. Prima di tutto, possiamo fare viaggi in un nuovo luogo: in una nuova città o in un nuovo paese. Vediamo luoghi, paesaggi e usanze che non abbiamo mai visto prima. L’esempio più perfetto di questo tipo di viaggio è il pellegrinaggio: in questo caso, ci lasciamo alle spalle il nostro ambiente familiare solo per la gloria di Dio. L’altro tipo di viaggio è l’opposto di questo. È quando torniamo; torniamo alla nostra città natale, o alla nostra terra natale, o alla nostra famiglia. Lo chiamiamo un ritorno a casa. Di entrambi questi viaggi, il pellegrinaggio e il ritorno a casa, sono state scritte bellissime opere di poesia. E agli uomini piacciono entrambi, poiché sia ciò che è nuovo sia ciò che ci è familiare ci procurano piacere.
    6 min
  • 183 - Senza amici, senza famiglia, senza Dio: la società del grande zero
    Ogni tanto si leggono articoli agghiaccianti su cui però vale la pena di riflettere. Ne segnalo uno della giornalista Daniela Hamaui su “La Repubblica” del 26 maggio, dal titolo “Noi con tanti followers, ma soli nella vita vera”.

      Così inizia l’articolo: “Zero amici, zero relazioni, zero complicità, zero anima gemella. Nessuno con cui condividere un segreto, nessuno da amare e da cui essere riamati. Nessuno a cui confessare la propria solitudine e il desiderio di avere appunto almeno un amico. Solo un grande zero”

    In queste poche righe la giornalista ci offre la fotografia terribile della situazione psicologica ed esistenziale dei giovani di oggi, americani ed europei, immersi nei social network, ma incapaci di rapporti sociali. L’Occidente sta diventando una società di numeri, di individui. Nel mondo dell’interconnessione, ognuno vive isolato. E mentre Mark Zuckerberger continua a fissare un tetto massimo di 5000 amici da aggiungere su Facebook, la realtà, sempre più distopica, scrive la giornalista, sta andando nella direzione opposta: “la distanza tra il nostro io virtuale e quello concreto è diventata siderale: da una parte si cerca di arrivare a 5000 amici su Facebook, di avere l’agognato like, di essere seguiti da schiere di followers, dall’altra ci si accorge che questi numeri non rappresentano nulla e che avere un amico vero nella vita di tutti i giorni è sempre più difficile”.
    8 min

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