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"Un musicista con una combinazione di qualità artistiche rare: intelletto, temperamento, ottima memoria, immaginazione vivida e grande controllo”. Queste sono le parole usate da Andrej Gavrilov a proposito di Filippo Gorini, uno dei più interessanti talenti della sua generazione. Lo scorso anno Filippo Gorini ha ricevuto il “Borletti Buitoni Trust Award”, prestigioso riconoscimento internazionale, con il sostegno del quale ha potuto dar vita a un disco, a un ciclo di concerti e a un progetto di approfondimento multidisciplinare dedicato all’Arte della Fuga di Bach. Questo è il tema di questa e della prossima puntata di “Arabesque”, in cui troveremo Filippo Gorini a colloquio con Roberto Corrent.
Prima emissione 3 novembre 2021
Poco più di un mese fa la pianista venezuelana Gabriela Montero ha compiuto 52 anni, e da poco meno di 52 anni ha un rapporto simbiotico con il pianoforte: aveva infatti sette mesi quando le fu regalato un pianoforte giocattolo, e invece ‒ di cercare di smontarlo, come avrebbero fatto molti di noi ‒ riproduceva con pollice e indice le melodie che sua mamma le cantava… Lo scorso 23 maggio Gabriela Montero è tornata a Lugano, dove fece parte integrante del “Progetto Martha Argerich” fin dalla prima edizione, nel 2002: è stata infatti ospite lunedì 23 maggio di LuganoMusica con la City of Birmingham Symphony Orchestra diretta dalla Mirga Gražinyté-Tyla (Mìrga Grajinìte Tilá). L’incontro realizzato da Roberto Corrent con Gabriela Montero inizia con un frammento da una pagina di Čajkovskij che pochi pianisti hanno in repertorio, la Fantaisie de Concert op. 56, registrata proprio nell’ambito di una maratona Čajkovskij al “Progetto Martha Argerich” edizione 2005. L’OSI era diretta da Alexandre Rabinovitch.
Lo scorso 8 febbraio 2022 la serie di concerti del “Live di Reteduecinque” ha ospitato il giovane pianista ticinese Andrea Jermini: dalla registrazione Roberto Corrent ha ricavato due puntate di “Arabesque”, e quella che ascoltiamo oggi è la seconda parte.
Lo scorso 8 febbraio 2022 la serie di concerti del “Live di Reteduecinque” ha ospitato il giovane pianista ticinese Andrea Jermini: dalla registrazione Roberto Corrent ha ricavato due puntate di “Arabesque”, e quella che ascoltiamo oggi è la prima parte.
Al centro di questa puntata di “Arabesque” c’è un giovane pianista uzbeco di grande talento, Behzod Abduraimov (pron. Bechzòd Abduraìmoff) incontrato al Lucerne Festival da Roberto Corrent.
Non si può dire che il repertorio classico per chitarra e pianoforte sia molto vasto: è già qualcosa se si può affermare che ne esista uno. Eppure ad occuparsi di questa insolita combinazione timbrica furono alcuni dei musicisti più in vista nella Vienna di inizio Ottocento: Mauro Giuliani, Johann Nepomuk Hummel e Ignaz Moscheles. Al repertorio per chitarra e fortepiano nato dall’amicizia di questi tre personaggi è dedicato il bellissimo CD che il pianista Jan Schultsz e il chitarrista Pablo Márquez hanno registrato per l’etichetta Pan Classics, disco che ha per titolo “A Joyful Brotherhood”, ossia “Una gioiosa confraternita”. Roberto Corrent ne ha parlato con Jan Schultsz.
Uno dei rischi che spesso prendono le case discografiche consiste nel fare esordire giovani talenti con pagine che richiederebbero riflessione, maturazione, ossia tempo… Oggi sembrerebbe che l’idea di tempo dia più che altro fastidio, bisogna «superare il concetto di tempo»… Col risultato che così si producono stelle cadenti, non punti fissi nel firmamento della musica.
Quando la Deutsche Grammophon pubblicò nel 2010 il primo disco del pianista canadese ‒ di origine polacca ‒ Jan Lisiecki, qualcuno azzardò invece l’idea che il quindicenne ragazzino (si fa per dire, già allora era alto 1 metro e 90) si sarebbe ritagliato uno spazio nel panorama musicale. E così è stato, anche grazie al fatto che a riconoscerne il talento e a supportarlo sono stati eccezionali pianisti che lo hanno affiancato in veste di direttori: dopo i due Concerti del suo connazionale Chopin (con Howard Shelley), ecco due Concerti di Mozart (con Christian Zacharias); e poi l’opera per pianoforte e orchestra di Schumann (con Antonio Pappano), quella di Chopin (con Krzysztof Urbański, in origine anche lui pianista). E non è di secondaria importanza il fatto che dopo l’integrale registrata da Maurizio Pollini nel 1972 nessun altro pianista legato all’etichetta gialla di Amburgo aveva osato l’impresa dell’integrale delle Études op. 10 e 25 di Fryderyk Chopin, che Lisiecki ha registrato nel 2014, a 19 anni. «Last but not least»: l’anno discografico beethoveniano ha proposto alcune integrali dei Concerti di Beethoven: la DG ha “commissionato” l’impresa all’ormai ventiquatrenne pianista canadese-polacco!
Lisiecki è già stato più volte ospite della Svizzera italiana, sia con l’OSI, sia in recital a LuganoMusica: in una di queste occasioni si è raccontato per “Arabesque” al microfono di Roberto Corrent. Questa è la seconda parte dell’incontro.
Uno dei rischi che spesso prendono le case discografiche consiste nel fare esordire giovani talenti con pagine che richiederebbero riflessione, maturazione, ossia tempo… Oggi sembrerebbe che l’idea di tempo dia più che altro fastidio, bisogna «superare il concetto di tempo»… Col risultato che così si producono stelle cadenti, non punti fissi nel firmamento della musica.
Quando la Deutsche Grammophon pubblicò nel 2010 il primo disco del pianista canadese ‒ di origine polacca ‒ Jan Lisiecki, qualcuno azzardò invece l’idea che il quindicenne ragazzino (si fa per dire, già allora era alto 1 metro e 90) si sarebbe ritagliato uno spazio nel panorama musicale. E così è stato, anche grazie al fatto che a riconoscerne il talento e a supportarlo sono stati eccezionali pianisti che lo hanno affiancato in veste di direttori: dopo i due Concerti del suo connazionale Chopin (con Howard Shelley), ecco due Concerti di Mozart (con Christian Zacharias); e poi l’opera per pianoforte e orchestra di Schumann (con Antonio Pappano), quella di Chopin (con Krzysztof Urbański, in origine anche lui pianista). E non è di secondaria importanza il fatto che dopo l’integrale registrata da Maurizio Pollini nel 1972 nessun altro pianista legato all’etichetta gialla di Amburgo aveva osato l’impresa dell’integrale delle Études op. 10 e 25 di Fryderyk Chopin, che Lisiecki ha registrato nel 2014, a 19 anni. «Last but not least»: l’anno discografico beethoveniano ha proposto alcune integrali dei Concerti di Beethoven: la DG ha “commissionato” l’impresa all’ormai ventiquatrenne pianista canadese-polacco!
Lisiecki è già stato più volte ospite della Svizzera italiana, sia con l’OSI, sia in recital a LuganoMusica: in una di queste occasioni si è raccontato per “Arabesque” al microfono di Roberto Corrent. Questa è la prima parte dell’incontro.
Il 7 maggio dello scorso anno il “Live di Reteduecinque” Roberto Corrent ha ospitato Alex Cattaneo, pianista nato a Locarno nel 1997. La registrazione della conversazione ‒ punteggiata da pagine di Ravel, Chopin e Saint-Saëns ‒ è stata divisa in due parti per poterla riproporre in “Arabesque”: quella che ci apprestiamo ad ascoltare è la seconda parte dell’incontro, che si apre con Alex Cattaneo interprete dello "Scherzo dalla Terza Sonata" di Fryderyk Chopin.
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