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Il 7 maggio dello scorso anno il Live di ReteDueCinque Roberto Corrent ha ospitato Alex Cattaneo, pianista nato a Locarno nel 1997. La registrazione della conversazione ‒ punteggiata da pagine di Ravel, Chopin e Saint-Saëns ‒ è stata divisa in due parti per poterla riproporre in Arabesque: quella che ci apprestiamo ad ascoltare è la prima parte dell’incontro, che si apre con Alex Cattaneo interprete di "Jeux d’eau" di Maurice Ravel.
Proseguiamo oggi il miniciclo di “Arabesque” dedicato al secondo volume del “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach, che stiamo ascoltando nella recente registrazione effettuata per l’etichetta Arthaus Musik dal pianista Andrea Bacchetti. Nato a Genova nel 1977, Bacchetti ha al suo attivo numerose registrazioni di un repertorio molto ampio, che va da Baldassarre Galuppi a Luciano Berio, centrandosi sull’opera di Johann Sebastian Bach, a cui ha dedicato una decina di registrazioni.
La terza e ultima parte dell’incontro con Andrea Bacchetti si apre con il Preludio in fa diesis minore.
Proseguiamo oggi il miniciclo di “Arabesque” dedicato al secondo volume del “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach, che stiamo ascoltando nella recente registrazione effettuata per l’etichetta Arthaus Musik dal pianista Andrea Bacchetti. Nato a Genova nel 1977, Bacchetti ha al suo attivo numerose registrazioni di un repertorio molto ampio, che va da Baldassarre Galuppi a Luciano Berio, centrandosi sull’opera di Johann Sebastian Bach, a cui ha dedicato una decina di registrazioni.
La seconda parte dell’incontro con Andrea Bacchetti si apre con il Preludio in mi minore.
Iniziamo oggi un miniciclo di “Arabesque” dedicato al secondo volume del “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach, che ascolteremo nella recente registrazione effettuata per l’etichetta Arthaus Musik dal pianista Andrea Bacchetti. Nato a Genova nel 1977, Bacchetti ha al suo attivo numerose registrazioni di un repertorio molto ampio, che va da Baldassarre Galuppi a Luciano Berio, centrandosi sull’opera di Johann Sebastian Bach, a cui ha dedicato una decina di registrazioni.
Iniziamo il nostro incontro con Andrea Bacchetti dal primo Preludio.
Succede di notte. Una notte di inizio marzo del 1953. Il fruscio della puntina scava il solco di un disco che gira a vuoto. Si direbbe che l’uomo riverso sul divano sia addormentato se non fosse per la mano inerte, protesa verso il pavimento quasi a cercare un appoggio. Nella dacia di Kuntsevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio ormai. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, edizioni Melodyia, ascoltato così tante notti, e anche quell’ultima. Mozart, chissà per quali vie segrete, era riuscito a giungere nella zona oscura dell’anima di Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, fino a strappargli delle lacrime. Ma a turbarlo non era soltanto la musica. Era chi la eseguiva: la pianista Marija Judina. Poco nota in Occidente perché osteggiata dal regime sovietico per la religiosità estrema e la spregiudicatezza intellettuale, Marija Judina è stata una delle grandi figure del pianismo russo del Novecento. Intrecciando documentazione storica e libertà narrativa, questo libro racconta la storia di una donna appassionata e ribelle, una “monaca” in scarpe da ginnastica innamorata di Dio e di Bach, paladina di tutte le avanguardie. Leggendari il suo scontro con Stalin, che pur tenendola a distanza ne apprezzava il talento geniale, e i suoi incontri con poeti e musicisti scomodi come Achmatova e Mandel’štam, Pasternak e Florenskij, Šostakovič e Prokof’ev. Il ritratto di un’artista eccentrica, protagonista di tempi roventi. Continuiamo in questa terza e ultima puntata di “Arabesque” l’incontro con Giuseppina Manin autrice del romanzo che racconta la vita di Marija Judina, “Complice la notte”, realizzato da Roberto Corrent.
Succede di notte. Una notte di inizio marzo del 1953. Il fruscio della puntina scava il solco di un disco che gira a vuoto. Si direbbe che l’uomo riverso sul divano sia addormentato se non fosse per la mano inerte, protesa verso il pavimento quasi a cercare un appoggio. Nella dacia di Kuntsevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio ormai. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, edizioni Melodyia, ascoltato così tante notti, e anche quell’ultima. Mozart, chissà per quali vie segrete, era riuscito a giungere nella zona oscura dell’anima di Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, fino a strappargli delle lacrime. Ma a turbarlo non era soltanto la musica. Era chi la eseguiva: la pianista Marija Judina. Poco nota in Occidente perché osteggiata dal regime sovietico per la religiosità estrema e la spregiudicatezza intellettuale, Marija Judina è stata una delle grandi figure del pianismo russo del Novecento. Intrecciando documentazione storica e libertà narrativa, questo libro racconta la storia di una donna appassionata e ribelle, una “monaca” in scarpe da ginnastica innamorata di Dio e di Bach, paladina di tutte le avanguardie. Leggendari il suo scontro con Stalin, che pur tenendola a distanza ne apprezzava il talento geniale, e i suoi incontri con poeti e musicisti scomodi come Achmatova e Mandel’štam, Pasternak e Florenskij, Šostakovič e Prokof’ev. Il ritratto di un’artista eccentrica, protagonista di tempi roventi. Continuiamo in questa seconda e nella prossima puntata di “Arabesque” l’incontro con Giuseppina Manin autrice del romanzo che racconta la vita di Marija Judina, “Complice la notte”, realizzato da Roberto Corrent.
Succede di notte. Una notte di inizio marzo del 1953. Il fruscio della puntina scava il solco di un disco che gira a vuoto. Si direbbe che l’uomo riverso sul divano sia addormentato se non fosse per la mano inerte, protesa verso il pavimento quasi a cercare un appoggio. Nella dacia di Kuntsevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio ormai. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, edizioni Melodyia, ascoltato così tante notti, e anche quell’ultima. Mozart, chissà per quali vie segrete, era riuscito a giungere nella zona oscura dell’anima di Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, fino a strappargli delle lacrime. Ma a turbarlo non era soltanto la musica. Era chi la eseguiva: la pianista Marija Judina. Poco nota in Occidente perché osteggiata dal regime sovietico per la religiosità estrema e la spregiudicatezza intellettuale, Marija Judina è stata una delle grandi figure del pianismo russo del Novecento. Intrecciando documentazione storica e libertà narrativa, questo libro racconta la storia di una donna appassionata e ribelle, una “monaca” in scarpe da ginnastica innamorata di Dio e di Bach, paladina di tutte le avanguardie. Leggendari il suo scontro con Stalin, che pur tenendola a distanza ne apprezzava il talento geniale, e i suoi incontri con poeti e musicisti scomodi come Achmatova e Mandel’štam, Pasternak e Florenskij, Šostakovič e Prokof’ev. Il ritratto di un’artista eccentrica, protagonista di tempi roventi. In questa e nelle prossime due puntate di “Arabesque” Roberto Corrent incontra l’autrice di una splendida biografia di Marija Judina intitolata “Complice la notte”, Giuseppina Manin.
I fratelli Cristina e Luca Palmas costituiscono da anni un duo pianistico estremamente affiatato, che si è affermato in numerosi concorsi internazionali. Nel 2009 furono ospiti del «Bis di Paganini», dove avevano presentato un bel disco dedicato ad opere cameristiche di Antonín Dvořák trascritte per pianoforte a quattro mani da Ernő Dohnányi; l’anno dopo nel 200° anniversario della nascita di Schumann presero parte a una puntata di «Sabato Pian Piano» con la registrazione del Quintetto op. 44 ed al Quartetto op. 47 nelle trascrizioni di Clara Schumann e Johannes Brahms. Lo scorso anno Cristina e Luca Palmas sono tornati ospiti di Rete Due con un disco dedicato alla musica di Franz Schubert: oggi ci propongono un progetto curioso, ossia la trascrizione per pianoforte a quattro mani del "Clavicembalo ben temperato" di Johann Sebastian Bach da parte di Théodore Dubois.
Pietro De Maria è un pianista nato a Venezia nel 1967, ma è molto legato alla Svizzera, essendo stato per anni allievo di Maria Tipo – la straordinaria pianista e didatta che lo scorso 23 dicembre ha compiuto 90 anni – e avendo vinto nel 1994 il prestigioso Concorso Géza Anda. È stato il primo pianista italiano a proporre in sei recital l’integrale delle opere pianistiche di Fryderyk Chopin. L’ultima edizione del Festival di Zermatt è stato aperto con un recital di De Maria alla Gianadda di Martigny, dedicato a pagine di Chopin, Liszt, Čajkovskij (trascritto da Pletnev) e Martial Caillebotte – alla Fondation Gianadda era in corso una bella esposizione dedicata alle opere di Gustave, il fratello pittore del fotografo e compositore…
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