Versione audio:
Il Barocco nacque a Roma intorno agli anni Venti del XVII secolo, grazie al genio estroverso di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Bernini è universalmente considerato come il più importante artista del Seicento europeo: scultore, architetto, pittore, scenografo, urbanista, raggiunse sempre, e in ogni campo, livelli di assoluta eccellenza. Apollo e Dafne
Nel 1615, a soli diciassette anni, era già un brillante professionista che lavorava, a fianco del padre Pietro, come lui scultore, al servizio del papa regnante, Paolo V, del cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, e soprattutto di Scipione Borghese (1576-1633). Scipione, nipote del pontefice, fu uno degli uomini più potenti di Roma. Grande mecenate, e già sostenitore di Caravaggio, si distinse per la straordinaria cultura e l’incontenibile passione per il collezionismo.
Proprio il cardinale Borghese offrì al giovane Bernini la prima grande occasione della sua carriera: i quattro gruppi scultorei che avrebbero fatto la sua fortuna di artista. Queste opere, commissionate da Scipione nel 1618 per la sua Villa Borghese al Pincio, e conosciute come Statue Borghese, andarono ad arricchire la già famosa collezione d’arte del cardinale (la quale vantava dei bellissimi Caravaggio) e ancora oggi si trovano a Roma, nella Galleria Borghese. Si tratta dell’Enea e Anchise, del Ratto di Proserpina, dell’Apollo e Dafne e del David.
Apollo e Dafne
Il gruppo di Apollo e Dafne, in particolare, fu scolpito da Bernini tra il 1622 e il 1625. Il soggetto non era nuovo nella storia dell’arte ma gli scultori non lo avevano mai affrontato. Bernini osò quanto sino ad allora era apparso impossibile: rappresentare nel marmo un corpo umano che si trasforma in pianta.
Narra Ovidio, nelle sue Metamorfosi, che Apollo, travolto da una passione incontenibile, inseguiva la ninfa Dafne; la fanciulla, che invece provava repulsione per lui, non voleva neppure essere toccata e scappava. Durante la corsa, ella implorò il padre, il dio fluviale Peneo, di salvarla; così, al tocco di Apollo venne trasformata in albero di alloro.
Nel capolavoro di Bernini, Apollo riesce a raggiungere, alla fine di una lunga corsa, la bella Dafne e questa, sfiorata dalle dita del giovane, inizia la sua trasformazione in albero. Apollo ha il corpo di un adolescente, con i muscoli in tensione; sbilanciato in avanti, compie una rotazione con il busto per afferrare Dafne. Il mantello, che gli sta scivolando via, si gonfia nel vento. È confuso e ansimante.
Dafne, invece, intuisce cosa sta accadendo e urla, più per lo stupore che per il dolore: si inarca all’indietro, ruota il busto e allarga le braccia in alto. Le sue mani e i capelli stanno prendendo la forma di rami e di foglie, le gambe stanno diventando tronco e i piedi radici.
In un attimo la trasformazione sarà completata, la dura corteccia ricoprirà completamente il suo bel corpo di donna, le braccia e la chioma, già in parte mutate, saranno fronde.
L’opera, le cui figure sono in scala naturale, è concepita per offrire molti punti di vista differenziati. Bernini volle collocarla in modo che, entrando nella stanza, si potesse inizialmente vedere solo Apollo di spalle e appena intuire il crescendo della metamorfosi di Dafne. Da quell’angolazione si scorgeva, infatti, la corteccia che già avvolge il corpo della ninfa ma anche la mano del dio che, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno ancora sentiva batterle il cuore. Solo girando attorno alla scultura si sarebbero scoperti i particolari della trasformazione.
Una mirabile rappresentazione del movimento
Con Apollo e Dafne (e le altre sculture per Scipione Borghese) Bernini raggiunse la più alta e compiuta espressione della rappresentazione del movimento. Egli riuscì a fissare un solo istante dell’azione, quello cruciale. Le sue figure, infatti, non rappresentano più un fatto ma l’accadere di quel fatto,