Con quali parole posso trasmettere al mondo il senso del vero Natale? Una settimana fa ci eravamo lasciati con tre parole: AttesaLucePace Avevamo visto che Natale è la fine dell'attesa per un salvatore, e che come credenti dobbiamo parlare di Gesù a coloro che sono in attesa. Avevamo visto che la nascita di Gesù è stata segnata da una luce nel cielo, che Gesù stesso è la stella del mattino che ci guida, ma che ha anche trasferito la sua luce in noi, e che ora siamo luce del mondo. E per questo dobbiamo essere luce per chi è nel buio. E infine avevamo parlato della voglia di pace che c'è a Natale, ma che la pace che offre Gesù non è la pace che ci aspettiamo noi, ma è una pace che nasce non da cosa fa o non fa Gesù, ma da chi è Gesù. E che Gesù offre una pace diversa da quella che offre il mondo, e che noi dovremmo offrire agli altri questa pace speciale. Oggi vediamo le altre tre parole. La quarta è Gloria Il racconto del Natale che fanno i vangeli è pieno di riferimenti alla gloria che viene in quella notte. Ma per poter capire quello che stava per accadere a Betlemme, dobbiamo prima capire cosa significhi la parola “GLORIA” Il Esodo Mosè ad un certo punto, fa una domanda “strana” a Dio "Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!»" (Esodo 33-18) La parola che usa Mosè è “kabod”, che significa “peso”: Che strano! Se io fossi stato Mosè, la prima cosa che avrei chiesto a Dio, sarebbe stato di vedere la sua faccia, non di sapere quanto pesava! Ma “kabod” non significa solo peso. Significa anche “valore”, consistenza, ricchezza, onore. Mosè stava chiedendo a Dio : fammi vedere quello che sei realmente capace di fare. Dio risponderà: “Il Signore gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà». “ Se la domanda era strana, la riposta lo è ancora di più! Dio, in effetti, sta rispondendo a Mosè, che gli aveva chiesto “fammi vedere quanto pesi, quello che sei capace di fare” Se io fossi stato Dio, onnipotente, avrei scelto, che so, di far comparire un mare lì davanti, o avrei fatto piovere fuoco dal cielo... Per fortuna io non sono Dio, e lui decide che la cosa più devastante per mostrare il suo valore, è quella di fare grazia ed avere pietà non di chi se la merita, ma di colui che egli deciderà, senza che abbia merito. La nostra situazione prima di quella notte a Betlemme era quella che descrive Paolo: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete: né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (1 Corinzi 6:9-10) Non ci meritavamo la grazia, ma la condanna, non ci meritavamo la pietà, ma la giustizia. Ma Dio aveva detto a Mosè che per fargli vedere quello di cui era capace, avrebbe proclamato il nome del Signore. Cosa avrebbe fatto di così potente, di così devastante quel nome? “E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.” (1 Corinzi 6:11) La cosa più potente che Dio poteva mostrare a Mosè, e al mondo, era la grazia e la pietà che sarebbe arrivata tramite Gesù. La gloria di Gesù, la potenza di Gesù, il peso di Gesù, stava per arrivare. “E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:9-12a) Come deve cambiare la mia testimonianza a Natale, sapendo che la gloria di Dio, la sua potenza inaudita, è arrivata attraverso Gesù. La prima cosa per mostrare la gloria di Gesù, è obbedire a quello che chiede Paolo: