Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 119 Introduzione al Buddhismo: Insegnamenti fondamentali
    Questa è la terza puntata dell’introduzione al buddhismo: Insegnamenti fondamentali. 
    Precedenti puntate:
    Descrizione della serieVita del Buddha
    Introduzione al Buddhismo: Insegnamenti fondamentali
    Questa puntata tratterà gli insegnamenti fondamentali  del Buddha.
    Lui stesso ne fa una  sintesi nel verso 183 del Dhammapada: 
    “Smetti di fare il malecoltiva il benepurifica il cuore.E’ questa la Viadei risvegliati.”
    La purificazione del cuore e della mente che conduce alla liberazione da ogni sofferenza è  proprio l’obiettivo del Buddhismo, espresso in alcuni aspetti fondamentali.  E’ importante sottolineare come il Buddha abbia dato questi insegnamenti non come verità rivelata, ma come strumenti e pratiche da sperimentare per poter raggiungere la liberazione da ogni forma di insoddisfazione e dolore; consigliava infatti ai propri discepoli di non basarsi soltanto sulle sue parole, ma di provare a mettere in pratica i suoi insegnamenti così da verificarne effetti e verità, con un approccio simile a quello della scienza moderna.  Ha inoltre fornito moltissime pratiche, con diversi livelli di approfondimento, in modo che  i praticanti potessero scegliere tra quelli più adatti al proprio percorso spirituale; non va da ultimo dimenticato che ciò che abbiamo è la trascrizione di insegnamenti orali, dati quindi a delle particolari persone in un particolare momento e contesto. 
    Le Quattro Nobili Verità
    Senz’altro l’insegnamento più importante del Buddha è quello delle Quattro Nobili Verità. Il Beato ha più volte affermato che per tutta la sua vita aveva insegnato soltanto il dolore e la cessazione del dolore. Questa è stata  l’essenza del suo insegnamento, il Dharma, ed è stato il primo insegnamento che ha dato dopo l’illuminazione, nel Sermone della Messa in Moto della Ruota del Dharma, il Dhammacakkappavattana Sutta, dove espone proprio le Quattro Nobili Verità.
    L’obiettivo esplicito del Dharma è il superamento della sofferenza, termine che traduce in modo grossolano il termine Pāli dukkha, che è più vasto, includendo oltre il dolore anche l’insoddisfazione, l’infelicità e lo stress. 
    Usando un approccio tipico della medicina indiana, il Buddha inizia con una diagnosi, portando all’attenzione che c’è qualcosa che non va bene – dukkha, poi indica la causa di questa “malattia”, quindi effettua una prognosi affermando che il paziente si può curare, e da ultimo fornisce la cura, i passi da compiere per guarire. 
    Ma quali sono queste Nobili Verità che il Buddha ci ha insegnato?
    La Prima Nobile Verità è quella della presenza di dukkha, dell’insoddisfazione, dello stress, del dolore. Il Buddha ci
    16 min
  • Ep. 118 Riflessioni di Dharma sul recidere gli attaccamenti
    Queste riflessioni di Dharma sul recidere gli attaccamenti per dipanare le nostre vite puntano ad una pratica che il Buddha ha insegnato in diverse modalità: quella dell’osservazione del corpo, della parola e della mente per osservare i nodi che ci tengono attaccati, che ci forzano a percorrere ancora e ancora comportamenti poco salutari per noi.
    E’ spesso facile vedere questi nodi nelle altre persone, ma è invece spesso molto difficile vedere i nostri. Per questo la pratica dal Dharma è fortemente sostenuta dagli amici spirituali, i kalyanamitta, gli amici belli, incantevoli, di buon auspicio, disponibili, e moralmente buoni, come riporta la traduzione letterale del termine in lingua Pāli. Con un gentile incoraggiamento, con l’indicazione di quelli che possono essere i punti su cui lavorare, si potrà procedere molto più velocemente nella pratica. Offrire e ricevere questi consigli richiede una considerevole dote di coraggio e gentilezza, per trovare le parole migliori per dirlo e per permettersi di accettarle non come una critica ma come un retto consiglio. Potremo così praticare la Retta Parola, terzo passo dell’Ottuplice Sentiero, portando il Retto Sforzo, sesto passo, verso la liberazione. Ogni cosa fa parte della pratica, sta a noi riconoscerlo come tale!
    Recidere gli attaccamenti
    Il punto critico è uscire dai cicli di ripetizione continui. Il Buddha ha insegnato delle pratiche per gestire i pensieri non salutari durante la pratica meditativa, nel Vitakkasanthāna Sutta (MN 20). Benché siano incoraggiamenti per la meditazione, possiamo farli nostri anche per dipanare la nostra vita. Riporto qui i primi due consigli, con degli esempi particolarmente forti ed incisivi:
    “Chi tende all’alto, monaci, deve di tempo in tempo tenere presenti cinque specie di idee. Se un monaco concepisce o si raffigura un’idea, e facendo ciò sorgono in lui deliberazioni nocive e indegne, immagini di brama, di avversione e di accecamento, allora il monaco deve passare a un’altra idea, a una immagine degna. Così facendo si disperdono, si dissolvono le deliberazioni nocive e indegne, le immagini di brama, di avversione e di accecamento; cosicché l’intimo cuore si rinsalda, si calma, diviene unito e forte. Così come un abile muratore o garzone muratore con un cuneo sottile può estrarre e espellerne uno grosso, così un monaco con un’idea degna e valida può scacciarne un’altra nociva e indegna.Se nel farlo sorgono ancora in lui deliberazioni nocive e indegne, immagini di brama, di avversione e di accecamento, allora egli deve considerare la miseria di tali deliberazioni indegne, dannose, che provocano dolore. Nel farlo esse si disperdono, si dissolvono, e il cuore si rinsalda, si calma, diviene unito e forte. Così come una donna o un uomo giovani, fiorenti, avvenenti potrebbero spaventarsi se fosse loro legata al collo una carogna di serpe, di cane o una carogna umana; allo stesso modo un monaco che nel suo sforzo di elevarsi vedesse sorgere ancora in lui deliberazioni nocive e indegne, immagini di brama, di avversione e di accecamento, dovrebbe nel considerarne la miseria, vederle disperdersi, dissolversi.”MN 20: Vitakkasanthâna Sutta – Il ri
    25 min
  • EP. 117 Meditazione anapanasati per liberare la mente
    Con questa Meditazione anapanasati per liberare la mente continuiamo a praticare i metodi descritti nell’Anapanasati sutta, il discorso del Buddha sulla consapevolezza del respiro, e in particolare i punti undici e dodici:
    11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
    Con queste pratiche arriveremo a provare ciò che il poeta cinese Li Po ci racconta in versi:
    Nel cielo gli uccelli sono svaniti,E ora anche l’ultima nuvola si dissolve.Sediamo insieme, la montagna ed io,Fino a che solo la montagna rimane.Li Po
    Meditazione anapanasati sulla mente
    La prima parte della meditazione è uguale a quella della meditazione anapanasati sulla mente.
    In questa meditazione ripercorriamo i primi dodici passi dell’anapanasati sutta. Manterremo per tutto il tempo l’attenzione sul processo del respiro; qualora ci distraessimo, semplicemente e con gentilezza torniamo al respiro. 
    Troviamo una posizione comoda, con la schiena più eretta che ci riesce. Possiamo fare degli allungamenti verso l’alto con la schiena per favorire questa posizione. Possiamo anche muovere la testa a destra e a sinistra allungandola verso l’alto, in modo che anche la testa sia allineata alla schiena. Possiamo quindi lasciare andare il corpo, in modo che si sostenga da solo. Portiamo quindi l’attenzione sul respiro. Possiamo fare tre lunghi respiri per facilitare questa consapevolezza. Inspirando ed espirando, osserviamo quando il respiro è breve e quando il respiro è lungo. Ogni respiro è unico, una volta terminato non ci sarà più, quindi prestiamo massima attenzione a come avviene. Se ci sono pensieri e distrazioni, lasciamoli gentilmente andare, senza seguirli. Inspirando ed espirando siamo consapevoli di tutto il corpo. Portiamo così l’attenzione su tutto il corpo, osservando dalla cima della testa alla pianta dei piedi che sensazioni ci sono. Alla fine, portiamo l’attenzione su tutto il corpo. Inspirando ed espirando calmiamo e rassereniamo l’intero corpo. Portiamo così calma e serenità in ogni parte del corpo, inspirando energia ed espirando calma in ogni parte del corpo che ne abbia bisogno, fino a far pervadere il corpo di calma.Inspirando ed espirando proviamo gioia. Proviamo la gioia di poter essere in meditazione qui, in questo momento, al sollievo di poterci dedicare a noi, lasciando andare le tensioni e le complicazioni della giornata. Portiamo l’attenzione su un punto dove proviamo questa gioia e, respiro dopo respiro, sentiamola crescere. Inspirando ed espirando siamo felici. Sentiamo com’è quando abbiamo lasciato andare le tensioni e le preoccupazione della giornata, sentendo la pace e la felicità di stare qui, semplicemente, senza obblighi, senza fatica. Proviamo la gioia della libertà. Anche questa vo
    35 min
  • Ep. 115 Introduzione al Buddhismo - descrizione della serie
    Con questa puntata del podcast inizia una serie di brevi audio (circa 10/15 minuti ciascuno) che comporranno una introduzione al buddhismo tramite un percorso che affronterà la vita del Buddha, i suoi insegnamenti fondamentali a partire delle Quattro Nobili Verità, esplorando quindi in dettaglio l’Ottuplice Sentiero e terminando con altri insegnamenti quali i Dodici Anelli della catena dell’originazione dipendente o i Quattro Incommensurabili Stati Mentali.
    Introduzione al Buddhismo – descrizione della serie
    Introduzione
    Con questa introduzione al buddhismo inizieremo andando a illustrare i fondamenti degli insegnamenti del Buddha, in particolare le Quattro Nobili Verità e il Nobile Ottuplice Sentiero. Vedremo poi brevemente le principali pratiche meditative per poi continuare con altri insegnamenti importanti quali il ciclo di nascita e morte o gli stati mentali salutari come la gentilezza amorevole, la compassione e la gioia. 
    Gli insegnamenti del Buddha sono  tali da permettere a chi li ascolta di essere ben compresi e di trarne beneficio, con un approccio sperimentale molto moderno: ogni cosa che il Buddha ha insegnato va praticata e sperimentata direttamente. Ogni singolo insegnamento ha valore a sé, ma per trarne il massimo del beneficio è  utile osservare i continui collegamenti tra di loro, perché ciò permette di vederli non come insegnamenti isolati ma parte di un unico, grandioso, stile di vita. 
    Le raccolte degli insegnamenti del Buddha, i cosiddetti “canoni”, ci sono stati trasmessi dai monaci e dalle monache in diverse lingue che grossolanamente corrispondono a diverse tradizioni.
    Il più antico è il Canone Pāli, raccolta degli insegnamenti del Tipitaka redatto nella lingua Pāli, molto simile alla lingua del Buddha, il māgadhī. La raccolta del Canone Pāli è la più completa per quanto riguarda  gli insegnamenti antichi, i sutta, ed è infatti la base del buddhismo antico e viene associato alla tradizione Theravada. Esistono varianti in altre lingue, come quella cinese, gli Āgam
    3 min
  • Ep. 114 Riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga
    Queste riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga partono da una meditazione importante della tradizione del Buddha è quella dell’anapanasati, che hai punti nove e dieci insegna ad osservare e calmare la mente (questa meditazione anapanasati sulla mente precede la registrazione di queste riflessioni). Il Buddha ci insegna in numerosi punti perché è opportuno osservare e controllare la mente e lo riassume in questi versi del Dhammapada:
    233Occorre prevenire l’intemperanza della mente,essere padroni della propria mente.Abbandonata la cattiva condotta della mente,si pratichi con essa la buona condotta234I saggi che sono padroni del proprio corpo,che sono padroni della propria parola,i saggi che sono padroni della propria mente,sono davvero pienamente padroni di sé stessi. Dhammapada, versi 233 e 234 (17.13 e 17.14). Traduzione di Francesco Sferra, da “La Rivelazione del Buddha”, a cura di Raniero Gnoli
    Prima del verso 233, ci sono altri due versi simili relativi al corpo e alla parola.
    Per poter mantenere la moralità, per poter creare un campo di pratica propizio al samadhi, lo stato di concentrazione unificata, per poter portare alla luce la saggezza, non dobbiamo, ma potremmo meglio dire “non possiamo” fare altro che controllare corpo, parola e mente.
    Il punto è che facile fare questo quando siamo tranquilli, sereni. Ma non è altrettanto facile farlo quando siamo agitati, in una situazione di emergenza o di pericolo, e in quei momenti rischiamo di perdere il controllo e dire e fare cose che potrebbero arrecare danni considerevoli a noi e agli altri. Per questo la pratica formale dovrebbe essere un buon allenamento per sviluppare quelle qualità, la capacità di controllare il corpo, in modo da coltivare azioni, linguaggio e pensieri salutari.
    Ma anche nell’addestramento formale possiamo entrare in contatto con stati mentali che non vogliamo vedere, non vogliamo toccare. A questo punto sembra quasi naturale scappare, allontanarci da essi, cosa che possiamo fare con la distrazione, con l’esplosione con l’esplosione dei pensieri, la proliferazione mentale (in pāli: papañca), il voler volgere la mente verso cose che sembrano più coerenti con le nostre aspirazioni. Questo processo potrebbe essere del tutto automatico, sfuggire alla nostra attenzione. E’ proprio in quel momento che dobbiamo utilizzare la massima consapevolezza, ponendo il massimo della energia per rimanere ad osservare le cose che non ci piacciono. Questa energia (in pāli: viriya) è uno dei sette fattori di illuminazione, ma possiamo anche chiamarla con un altro nome: coraggio! E ci vuole davvero coraggio per rimanere saldi nell’osservare tutto quello che non vogliamo vedere.ma l’essenza della meditazione e conoscere noi stessi, la nostra mente, il processo continua che siamo, per poter andare oltre, per raggiungere lo stato di pace stabile.
    15 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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