Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 113 Meditazione anapanasati sulla mente
    Con questa meditazione anapanasati sulla mente continuiamo a praticare i metodi descritti nell’Anapanasati sutta, il discorso del Buddha sulla consapevolezza del respiro, e in particolare i punti nove e dieci:
    9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
    Meditazione anapanasati sulla mente
    La prima parte della meditazione è uguale a quella della meditazione anapanasati sulle sensazioni.
    In questa meditazione ripercorriamo i primi dieci passi dell’anapanasati sutta. Manterremo per tutto il tempo l’attenzione sul processo del respiro; qualora ci distraessimo, semplicemente e con gentilezza torniamo al respiro. 
    Troviamo una posizione comoda, con la schiena più eretta che ci riesce. Possiamo fare degli allungamenti verso l’alto con la schiena per favorire questa posizione. Possiamo anche muovere la testa a destra e a sinistra allungandola verso l’alto, in modo che anche la testa sia allineata alla schiena. Possiamo quindi lasciare andare il corpo, in modo che si sostenga da solo. Portiamo quindi l’attenzione sul respiro. Possiamo fare tre lunghi respiri per facilitare questa consapevolezza. Inspirando ed espirando, osserviamo quando il respiro è breve e quando il respiro è lungo. Ogni respiro è unico, una volta terminato non ci sarà più, quindi prestiamo massima attenzione a come avviene. Se ci sono pensieri e distrazioni, lasciamoli gentilmente andare, senza seguirli. Inspirando ed espirando siamo consapevoli di tutto il corpo. Portiamo così l’attenzione su tutto il corpo, osservando dalla cima della testa alla pianta dei piedi che sensazioni ci sono. Alla fine, portiamo l’attenzione su tutto il corpo. Inspirando ed espirando calmiamo e rassereniamo l’intero corpo. Portiamo così calma e serenità in ogni parte del corpo, inspirando energia ed espirando calma in ogni parte del corpo che ne abbia bisogno, fino a far pervadere il corpo di calma.Inspirando ed espirando proviamo gioia. Proviamo la gioia di poter essere in meditazione qui, in questo momento, al sollievo di poterci dedicare a noi, lasciando andare le tensioni e le complicazioni della giornata. Portiamo l’attenzione su un punto dove proviamo questa gioia e, respiro dopo respiro, sentiamola crescere. Inspirando ed espirando siamo felici. Sentiamo com’è quando abbiamo lasciato andare le tensioni e le preoccupazione della giornata, sentendo la pace e la felicità di stare qui, semplicemente, senza obblighi, senza fatica. Proviamo la gioia della libertà. Anche questa volta portiamo l’attenzione su un punto dove proviamo felicità e, respiro dopo respiro, permettiamogli di crescere.Inspirando ed ispirando siamo consapevole delle attività della mente in noi. Osserviamo che sensazioni ci sono in noi, che percezioni stanno arrivando. Qualunque esse siano, portiamole alla luce della consapevolezza;
    34 min
  • Ep. 112 Riflessioni di Dharma sul momento presente
    Il Buddha insegna di concentrarsi sul momento presente, come magnificamente detto in questi versi del Bhaddekaratta sutta, “Il discorso di colui che si diletta dell’unica cosa che conta”:
    Che nessuno insegua il passato, né coltivi speranze (kankhā) per il futuro, perché il passato non c’è più e il futuro non è ancora arrivato.Si osservi via via attentamente (vipassati)ogni condizione (dhamma) che sorge nel presente,in maniera invincibile ed incrollabile,la si conosca e se ne sia certi.E in questo preciso momento che occorre praticare con ardore.Domani potrebbe sopraggiungere la morte, chi lo sa?Non è possibile scendere a patti con essa,la morte, e le sue possenti schiere.Colui che dimora ardentemente così (nel momento presente)che si impegna di continuo, giorno e notte,è detto colui che si diletta nell’unica cosa che conta,è definito calmo, saggio.Bhaddekaratta sutta,”Il discorso di colui che si diletta dell’unica cosa che conta”, Majjhima Nikaya 131. Traduzione di Francesco Sferra, da “La Rivelazione del Buddha”, a cura di Raniero Gnoli
    Praticare nel momento presente
    Ma cosa di preciso dovremmo fare nel momento presente? Essere consapevoli è il primo stadio, ma di per sé non è sufficiente. Dobbiamo sviluppare non soltanto la retta consapevolezza, ma anche la saggezza, riconoscendo direttamente, da noi stessi, tutti gli aspetti delle Quattro Nobili Verità: la verità del dolore, dell’origine del dolore – l’attaccamento, della possibilità del superamento del dolore lasciando cadere gli attaccamenti, la verità del Nobile Ottuplice Sentiero per raggiungere questo obiettivo.
    Un aspetto particolarmente importante è anatta, l’osservazione che non c’è un sé permanente, qualcosa che ci identifichi perfettamente, distinti dal resto dell’universo. Per osservare profondamente questo aspetto, possiamo osservarlo nei componenti di cui siamo costituiti, i cinque aggregati, i cinque khandha, che compongono la nostra esistenza, che sono rispettivamente:
    rūpa: forma (il corpo), vedanā: sensazioni (o toni edonici),saññā: percezioni,saṅkhāra: formazioni mentali (o fattori mentali) e viññāṇa: coscienze sensoriali (i cinque sensi più la mente).
    Osservando questi aspetti possiamo riconoscere che non siamo davvero nessuno di quegli aggregati:
    O monaci che cosa significa “non essere sopraffatti dalle condizioni (dhamma) che sorgono nel presente”? Dunque, o monaci, se un discepolo bene istruito, che ha ricevuto gli insegnamenti, che prova rispetto per i nobili, che conosce e pratica i loro insegnamenti, rispetta gli uomini virtuosi, conosce e pratica i loro insegnamenti e non pensa: “Questo corpo è me; io sono questo corpo. Il corpo è in me, io sono nel corpo. Queste sensazioni sono me; io sono queste sensazioni… Questa percezione è me, io sono questa percezione… Questo fattore mentale è me; io sono questo fattore mentale̷
    27 min
  • Ep. 111 Meditazione anapanasati sulle sensazioni
    Con questa meditazione anapanasati sulle sensazioni continuiamo a praticare i metodi descritti nell’Anapanasati sutta, il discorso del Buddha sulla consapevolezza del respiro, e in particolare i punti sette e otto:
    7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
    Osservando le sensazioni che si muovono nel corpo e nella mente, possiamo davvero sperimentarle e conoscerle. Spesso la nostra mente è agitata dagli oggetti fisici e mentali con cui veniamo in contatto, ma non ne siamo del tutto consapevoli, per cui vediamo solo il risultato finale di questo contatto, che sembra quasi scaturito per magia, o per caso. Potrebbe accadere che si presenta in noi una memoria di un episodio difficile (un oggetto mentale) e che da quella memoria scaturiscano tutta una serie di pensieri, una proliferazione mentale, in lingua pāli chiamata papañca, che alla fine ci porta a pensare cose come “quanto sono infelice!”, “mi sento triste…”. In realtà questa infelicità, questa tristezza sono del tutto illusori, prodotti proprio da quel semplice pensiero iniziale che, se fosse stato conosciuto e riconosciuto – possiamo dire: “sperimentato”, sarebbe stato del tutto innocuo. Allo stesso modo potrebbe essere qualcosa che abbiamo visto o sentito (un oggetto fisico) che ha scatenato questa ridda di pensieri, di sensazioni che sentiamo come fastidiose, dolorose, nostre nemiche.
    Con questa tecnica di meditazione, si vuole interrompere questa catena di poca consapevolezza provando invece a riconoscere direttamente cosa sta avvenendo nella nostra mente, nel nostro corpo, accogliendo tutto quello c’è. Le parole chiave di questo metodo meditativo sono proprio riconoscere e accogliere. Una volta che ci permettiamo di osservare le cose come sono, compresa la nostra mente, possiamo anche permetterci di accogliere quello che troviamo senza considerarlo più un nemico, qualcosa da sopprimere. Sono semplice cose che ci sono, come quando camminando per strada incontriamo persone, alberi, case senza pensare che sono nostri o che ci possano dare la felicità. Come ben espresso in versi dal Buddha:
    In qualsiasi circostanza le buone persone [lasciano andare (l’attaccamento e l’avversione].I buoni non parlano desiderando il piacere.Toccàti ora da piacere, ora da dolore,i saggi né si esaltano né si abbattono.Dhammapada, verso 83. Traduzione di Francesco Sferra, da “La Rivelazione del Buddha”, a cura di Raniero Gnoli
    Meditazione anapanasati sulle sensazioni
    La prima parte della meditazione è uguale a quella della meditazione anapansati su gioia e la felicità.
    In questa meditazione ripercorriamo i primi otto passi dell’anapanasati sutta. Manterremo per tutto il tempo l’attenzione sul processo del respiro; qualora ci distraessimo, semplicemente e con gentilezza torniamo al respiro.
    36 min
  • Ep. 110 Riflessioni su samvega e pasāda
    Il Buddha ci insegna che la nostra pratica può essere fortificata da un senso di urgenza spirituale, in lingua Pāli chiamato samvega, urgenza che nasce da un senso di angoscia e disillusione sulla vita come di solito è vissuta, dal terrore di rimanere intrappolati nel dolore e nell’insoddisfazione, dalla determinazione a trovare una via più stabile e significativa.
    Questo senso di angoscia viene però bilanciato da un senso di serena fiducia, in Pāli pasāda, che sorge nel momento in cui si trova un modo affidabile per andare oltre il senso di urgenza di samvega.
    Il Buddha ci ha raccontato di come sia sorta in lui la forte urgenza spirituale quando incontrò i cosiddetti “quattro messaggeri divini”: la vista di un uomo anziano, di un uomo malato e di un morto, come abbiamo discusso nelle riflessioni sulle Quattro Visioni. Queste visioni hanno colpito così fortemente il Beato al punto da fargli sentire che non poteva continuare a vivere senza aver trovato una stabilità rispetto a questi temi così scioccanti. Questo è proprio l’effetto di samvega, sentirsi aprire la terra sotto i piedi, intuire che nella vita c’è di più, la paura di non aver ancora toccato quel di più, quella stabilità.
    Il Buddha però incontrò anche un quarto messaggero, la vista di un monaco itinerante, un samana.
    Osservando la libertà, la pace di quel monaco, il futuro Buddha percepì la possibilità di trovare delle risposte a quei temi così vitali, risposte a quelle domande così ineludibili. Sviluppò così il senso di pasāda, la chiara e serena confidenza che esiste un cammino, che lo portò ad essere a sua volta un monaco, offrendosi la possibilità di andare oltre quel senso di terrore pur spinto da un forte senso di urgenza.
    Possiamo così dire che samvega sia il motore che accende la trasformazione e pasāda la conoscenza che possiamo fare qualcosa per andare oltre la sofferenza e che quindi valga la pena di praticare. Come dice Thānissaro Bhikkhu:
    Così l’atteggiamento buddhista verso la vita coltiva samvega – una chiara accettazione dell’insensatezza del ciclo della nascita, dell’invecchiamento e della morte – e lo sviluppa in pasāda: un percorso sicuro verso il Senza morte. Tale percorso include non solo un orientamento comprovato nel tempo, ma anche un’istituzione sociale che lo nutra e lo mantenga in vita. Sono tutte cose di cui la nostra società ha disperatamente bisogno. È un peccato che, nei nostri attuali sforzi per integrare il Buddhismo, siano aspetti della tradizione buddhista di solito ignorati. Continuiamo a dimenticare che una delle fonti della forza del Buddhismo è la sua capacità di tenere un piede fuori dalle mode, e che la metafora tradizionale per la pratica è che attraversa il torrente andando oltre fino alla riva successiva.Thānissaro Bhikkhu, “Affirming the Truths of the Heart: The Buddhist Teachings on Saṁvega & Pasāda“
    Nel Sutta Nipāta, Snp. 4.15, “Attananda Sutta&#
    25 min
  • Ep. 109 Meditazione anapanasati su gioia e felicità
    Questa meditazione è parte dell’insegnamento del Buddha che si trova nell’Anapanasati sutta, “la consapevolezza del respiro”, MN 118, dove vengono esposte sedici tecniche meditative organizzate in quattro tetrodi, ognuna composta da tre meditazioni:
    Consapevolezza del corpo1. Inspirando un lungo respiro, egli sa, “Io inspiro un lungo respiro”; espirando un lungo respiro, egli sa, “Io espiro un lungo respiro”. 2. Inspirando un breve respiro, egli sa, “Io inspiro un breve respiro”; espirando un breve respiro, egli sa, “Io espiro un breve respiro”. 3. “Sperimentando l’intero corpo io inspirerò”, così egli si esercita; “Sperimentando l’intero corpo io espirerò”, così egli si esercita. 4. “Calmando le formazioni corporee io inspirerò”, così egli si esercita; “Calmando le formazioni corporee io espirerò”, così egli si esercita.Consapevolezza delle sensazioni5. “Sperimentando l’estasi [la gioia] io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 6. “Sperimentando la felicità io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.Consapevolezza della mente9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.Consapevolezza degli oggetti mentali13. “Contemplando l’impermanenza io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 14. “Contemplando il distacco io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 15. “Contemplando la cessazione io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita. 16. “Contemplando la rinuncia io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
    In questa meditazione percorreremo i passi dall’uno al sei, dalla consapevolezza della durata del respiro fino alla sperimentazione della felicità.
    Importanza delle meditazioni sulla consapevolezza del respiro
    Le meditazioni indicate nel Sutta sulla consapevolezza del respiro sono particolarmente importanti. Spesso si ritiene che la meditazione sul respiro sia una meditazione per principianti e soltanto una meditazione introduttiva prima di arrivare a quelle “più serie”, ma nell’insegnamento del Buddha è vero proprio il contrario, come è attestato che questo sermone, questo sutta, venne dato alla presenza di numerosissimi monaci pienamente illuminati o già nei livelli di illuminazione, proprio per rimarcare l’importanza di questo insegnamento.
    Possiamo così con confidenza praticare queste meditazioni dedicandogli tutto il tempo che riteniamo necessario, possibilmente praticando più volte queste meditazioni fino ad interiorizzarle.
    Meditazione anapanasati su gioia e felicità
    28 min
  • Ep. 110 Riflessioni su samvega e pasāda
    Riflessioni su samvega e pasāda, l'urgenza spirituale e la serena confidenza che ci spingono a praticare sapendo che esiste una via d'uscita.
    Registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 9 aprile 2021.
    25 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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