Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 103 Meditazione sulla rabbia
    La meditazione sulla rabbia serve a conoscere meglio questa emozione così forte e spesso così disturbante. Anche nella versione più leggera, la reattività, rischia di farci perdere contatto con la realtà, spostandoci in un “mondo parallelo” pieno di energie distruttive in libertà.
    La rabbia, in lingua Pāli vyāpāda, è considerata uno degli ostacoli alla vita spirituale, i nīvaraṇa. Definita come il desiderio di ferire, è lenita e curata dalla pratica della gentilezza amorevole, portando la calma al posto della furia, la gentilezza al posto del fronteggiarsi.
    Il Venerabile Thich Nhat Hahn è senz’altro un campione dell’assenza di rabbia. Dovuto fuggire come esiliato dal Vietnam, ha passato tutta la sua vita portando pace ed armonia in ogni parte del mondo.
    Il Venerabile Thich Nhat Hahn
    Il Venerabile Thich Nhat Hahn ha dato insegnamenti preziosi sulla rabbia, scrivendo anche un utilissimo libro, “Spegni il fuoco della rabbia”, completamente dedicato a questo tema.
    Thich Nhat Hanh, Spegni il fuoco della rabbia
    Meditazione sulla rabbia
    Ci ha anche donato questa bellissima meditazione, che puoi ascoltare in questo podcast. Iniziamo la meditazione portando alla mente un episodio in cui ci siamo arrabbiati e quindi seguiamo cinque passi, aiutandoci con queste frasi:
    Inspirando, sento questa rabbia. Espirando, sento questa rabbia.Inspirando, sento le reazioni a questa rabbia. Espirando, sento le reazioni a questa rabbia.Inspirando, mi sento calmo in questa rabbia. Espirando, mi sento calmo in questa rabbia.Inspirando, sono a mio agio in questa rabbia. Espirando, sono a mio agio in questa rabbia.Inspirando, conosco questa rabbia. Espirando, conosco questa rabbia.
    Possiamo così imparare a non farci dominare dalla rabbia, ma a conoscerla. A quel punto la rabbia non sarà più nostra nemica, ma potrà essere soltanto un segnale di qualcosa che non va, non potendo più trascinarci via.
    Buona pratica!
    Meditazione sulla rabbia registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 19 marzo 2021.
    Questa meditazione è stata seguita da queste riflessioni di Dharma:
    Ep. 104 Riflessioni di Dharma sulla rabbia
    33 min
  • Ep. 103 Meditazione sulla rabbia
    La meditazione sulla rabbia tocca una delle emozioni più forti, pericolosa ma anche nostra alleata nel capire attaccamenti, desideri e paure.
    Registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 19 marzo 2021.
    33 min
  • Ep. 102 Riflessioni di Dharma sull'equanimità
    La quieta serenità dell’equanimità è uno dei fattori chiave del sentiero di pratica buddhista. E’ l’ultimo della lista crescente dei Sette Fattori di Risveglio (bodhi-anga):
    perfetta consapevolezza (sati)perfetta analisi ed investigazione del Dharma (dhamma-vicaya) perfetto impegno o energia (viriya)perfetta gioia (piti)perfetta flessibilità o quiete (
    perfetta consapevolezza (sati)perfetta analisi ed investigazione del Dharma (dhamma-vicaya) perfetto impegno o energia (viriya)perfetta gioia (piti)perfetta flessibilità o quiete (passaddhi) perfetta stabilità meditativa (samadhi)perfetta equanimità (upekkha)
    )perfetta stabilità meditativa (samadhi)perfetta equanimità (upekkha)
    E’ il quarto delle Quattro dimore divine, i quattro stati salutari della mente:
    gentilezza amorevole (mettā)compassione (karunā)gioia compartecipe (muditā)equanimità (upekkha)
    e così continuando su molte altre liste.
    Ajahn Sumedho la descrive così:
    upekkhā: equanimità, serenità. Per essere in grado di rimanere nella serenità della mente, non stiamo andando in giro alla ricerca di cose belle per trovare piacere, perché non c’è sé. Voi rispondete alla bellezza con gioia, ma non è più qualcosa che cercate o cercate come persona. Quindi l’ordinarietà della vita è upekkhā, è serenità. Si tratta di avere pace con i dolori e i dolori del processo di invecchiamento e di separarsi dall’amato. Tutto questo è la realizzazione di upekkhā, di serenità. Upekkha non significa indifferenza. A volte si traduce come ‘indifferenza’ ma in realtà significa serenità quando le cose sono brutte, sgradevoli o ordinarie.Ajahn Sumedho. “Ajahn Sumedho Volume 3 – Direct Realization”
    Ajahn Amaro ha scritto un volumetto esclusivamente sull’equanimità. In quel testo ci indica come possiamo usare la pratica di upekkha nella vita di tutti i giorni:
    Direi che c’è un processo in tre parti da impiegare, momento per momento: 1. Coltivare un’accettazione radicale (mettā) verso tutte le influenze che arrivano nel presente; accettare questa realtà presente a cuore aperto. Ciò significa accettare pienamente gli effetti di tutte le cause passate, siano esse fisiche, chimiche, biologiche, karmiche, psicologiche o spirituali.2. Questa accettazione allora sboccia come l’atteggiamento di upekkhā – equilibrio mentale, serenità nella relazione con tutte le esperienze, sia i mondi interni che quelli esterni. Il cuore è in sintonia con la sua natura fondamentale, il Dhamma stesso, il principio integrativo che forma il tessuto della realtà. C’è apertura mentale, radicamento, equilibrio.3. Su questa base, avendo accettato tutti quegli effetti vari con equanimità – che siano piacevoli dolorosi o neutri
    25 min
  • Ep. 101 Meditazione sull'equanimità
    Un aspetto importante della pratica è la capacità di vivere pienamente sia gli aspetti piacevoli che quelli spiacevoli della vita, rimanendo in pace e serenità, permettendoci così di non farci influenzare da attaccamenti, avversioni o erronei punti di vista.
    Quarto dei Quattro Stati mentali incommensurabili è proprio l’equanimità, in Pāli upekkhā, insieme alla gentilezza amorevole, mettā, la compassione, karunā, e la gioia compartecipe, muditā.
    La meditazione di equanimità può essere fatta in modo analogo a quella di gentilezza amorevole, augurando di sperimentare l’equanimità prima a sé stessi, poi alle persone care, alle persone con cui abbiamo un rapporto “neutro”, quindi quelle con cui abbiamo un rapporto difficile per concludere augurando a tutti. Possiamo usare le parole:
    Che io possa accettarele cose così come sono. Che io possa accettarmi così come sono. Che [i miei cari/le persone che conosco appena/le persone con cui ho difficoltà/tutti gli esseri] possano accettare le cose così come sono. Che […] possano accettarsi così come sono. Che io possa accettarle così come sono
    Come insegna il Ven. Kiribathgoda Gnanananda Thero, un altro modo di praticare la meditazione sull’equanimità è quello di meditare sugli otto dharma mondani (“dharma” in questo caso non fa riferimento all’insegnamento del Buddha, ma ai fenomeni), ovvero le quattro coppie di piacere/dispiacere che più ci scombussolano la vita:
    Gli otto dharma mondani sono:
    Desiderio per i beni materialiDesiderio di essere liberi dalla mancanza di beni materialiDesiderio di felicità e agiDesiderio di essere liberi da infelicità e disagiDesiderio di una buona reputazioneDesiderio di essere liberi da una cattiva reputazioneDesiderio di lodeDesiderio di essere liberi dalle critiche
    Trovando la via di mezzo tra queste quattro coppie di estremi, possiamo coltivare in noi i semi della serena equanimità.
    Meditazione sull’equanimità
    Per ognuno degli otto dharma mondani, possiamo portare alla mente un ricordo di uno di quegli stati (guadagno/perdita/lodi/critiche/fama/disgrazia/piacere/dolore)osservare l’effetto che ci fa nel corpo e nella mente, se di agio o stress, se aumentano i pensieri o le emozioni oppure ci sente più in pacePermetterci di lasciar andare quel ricordo, usando le parole appropriate: Possa io non esaltarmi per il guadagno.Possa io non rattristarmi per la perdita.Possa io non esaltarmi per le lodi.Possa io non rattristarmi per le critiche.Possa io non esaltarmi per la fama.Possa io non rattristarmi per la disgrazia (cattiva reputazione).Possa io non esaltarmi per il piacere.Possa io non rattristarmi per il dolore.Riconoscere che quello stato, il guadagno, la perdita etc. non sono nostri, non siamo noi e così lasciandolo andare. Alla fine possiamo dimorare nella pace.
    Meditazione sull’equanimità registrata nel
    39 min
  • Ep. 101 Meditazione sull'equanimità
    Con questa meditazione sull'equanimità si sperimenta la pace e la serenità di quando non si accettano gli estremi di piacere/sofferenza.
    Registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 12 marzo 2021.
    39 min
  • Ep. 100 Riflessioni di Dharma sulle Quattro Visioni del Buddha
    Si racconta che le Quattro Visioni del Buddha vennero viste del Beato un giorno che uscì da palazzo, dove viveva schermato dalle brutture del mondo. Potè così incontrare un vecchio, un malato, un morto e, da ultimo, un asceta. Sono queste quattro visioni che lo motivarono a percorrere la vita monastica.
    Quattro Visioni del Buddha
    Sentiamo gli effetti di queste visioni direttamente dalle sue parole, che troviamo nel Sukhamala Sutta – Raffinatezza, AN 3.38:
    “Monaci, ho vissuto nella raffinatezza, la più grande raffinatezza, la raffinatezza totale. Mio padre aveva fatto costruire degli stagni di loto nel nostro palazzo: uno di essi era di loti rossi, un altro era di loti bianchi, un altro ancora era di loti blu, solo per me. Non utilizzavo che legno di sandalo che provenisse da Varanasi. Il mio turbante veniva da Varanasi, come la mia tunica, i miei vestiti intimi, così come il mio mantello. Si teneva un ombrellone bianco di giorno e per proteggermi dal freddo, dal caldo, dalla polvere, dalla sporcizia e dalla rugiada.Avevo tre palazzi: uno per la stagione fredda, uno per la stagione calda, uno per la stagione delle piogge. Durante i quattro mesi della stagione delle piogge, dei menestrelli mi distraevano nel palazzo della stagione delle piogge senza che ci fosse un solo uomo tra esse, ed io non scesi mai una sola volta dal palazzo. Mentre i servitori, gli operai ed i membri degli altri focolari mangiavano della zuppa di lenticchie e riso rotto, nella casa di mio padre, i servitori, gli operai ed i membri del mio seguito mangiavano del grano, del riso e della carne.Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta all’invecchiamento, ne vede un’altra che è vecchia, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta all’invecchiamento. Se io – che sono soggetto all’invecchiamento- dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è vecchio, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno [tipico] dei giovani per la gioventù cadde interamente.Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta alla malattia, ne vede un’altra che è malata, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta alla malattia. E se io – che sono soggetto alla malattia – dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è malato, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno della persona sana per la salute cadde interamente.Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta alla morte, ne vede un’altra che è morta, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta alla morte. E se io – che sono soggetto alla morte – dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è morto, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno della persona vivente per la morte cadde interamente.AN 3.38: Sukhamala Sutta – Raffinatezza, dal sito
    27 min
  • Ep. 99 Meditazione sulle origini
    La meditazione può essere una porta potente verso la comprensione che non siamo isolati, che non c’è davvero un sé permanente staccato dal resto delle persone, dal resto dagli animali e dalla natura. Come insegna il Venerabile Thich Nath Hanh quando parla di interessere, siamo composti da molte più parti che non siamo noi di quelle che apparentemente ci compongono: siamo il cibo che mangiamo, siamo il contadino che lo ha coltivato, il camionista che lo ha trasportato… siamo l’acqua che ha permesso alle piante di crescere e trasformarsi in cibo, il Sole che gli ha dato l’energia.
    Analizzando a fondo le cose, possiamo vedere che siamo essere dipendenti: senza i nostri genitori oggi non ci saremmo, ma anche senza i nostri nonni e così via scendendo sempre più in profondità, fino a toccare la terra, il mare, tutto l’universo.
    Questa meditazione sulle origini esplora proprio questa lunga catena che ci riunisce a tutti gli esseri, a tutte le cose. Possiamo così sviluppare il senso di inesistenza del sé permanente, in lingua Pāli chiamato anattā – non sé, ed anche il senso di continuo cambiamento, di impermanenza, in lingua Pāli chiamata anicca, due tra i più importanti aspetti dell’insegnamento del Buddha.
    Si può ascoltare la meditazione sulle origini o anche leggerla qui di seguito.
    Meditazione sulle origini
    Portiamo l’attenzione ai nostri genitori, con i loro pregi e i loro difetti, semplicemente visualizzandoli senza giudicarli.
    Ora portiamo l’attenzione ai loro genitori, i nostri nonni. Ogni genitore due genitori, quattro genitori.  Se possiamo visualizziamo i nostri nonni, sempre senza giudicarli. 
    Anche loro hanno avuto due genitori, otto nostri i bisnonni, che forse ricordiamo ancora.
    E poi scendiamo ancora, ogni nostro antenato con i suoi due genitori….
    Scendiamo ancora, visualizzando questi nostri antenati che sono sempre di più… 1000 anni fa erano un milione
    Eppure sarebbe bastato che uno di loro non ci fosse e noi oggi non saremmo qui. 
    Un filo che si estende nel passato… 
    Sarebbe bastato che non ci fosse uno dei nostri antenati per spezzare questo filo, e noi oggi non ci saremmo….
    10.000 generazioni per arrivare alla nascita dell’uomo. 
    E poi ancora ad arrivare alle scimmie, ai vertebrati, ai pesci….
    500 milioni di anni per arrivare al primo animale, miliardi di antenati.
    Se un uomo, una donna, un animale nostri antenati non ci fosse stato, noi oggi non saremmo qui. 
    E poi ancora indietro, i nostri antenati erano nella terra, nel mare. Erano piante, batteri…
    E per formarsi hanno avuto bisogno di calore, del sole, di un pianeta….
    Fino ad arrivare alla formazione della terra 4,5 miliardi di anni… siamo eredi della terra
    Siamo eredi dell’universo.
    Siamo il filo di tutti questi antenati, questa fila lunghissima, tutta necessaria, ogni singolo anello, per esserci oggi.
    Tocchiamo in noi l’eccezionalità, la meraviglia di essere qui, con milioni e miliardi di antenati, figli della terra, figli del mare,  figli del sole, figli dell’universo. 
    E poi risaliamo nel tempo, l
    38 min
  • Ep. 99 Meditazione sulle origini
    Meditazione guidata sulle nostre origini: i genitori, i nonni, tutti gli antenati fino a toccare anche animali, piante, il mare e la terra.
    Registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 5 marzo 2021.
    38 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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