Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

By Associazione KalyanamittaReligion & Spirituality
Download on the App Store

Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 92 Riflessioni su Dharma e poesia
    Una delle più grandi difficoltà per poter condividere le esperienze spirituali è data dal fatto che queste esperienze vanno oltre il campo di comprensione della mente, sono esperienze che vanno comprese in modo intuitivo, sono pre-verbali.
    Come è possibile allora comunicare l’incomunicabile?
    La poesia può essere uno di questi mezzi. Poesia che può essere espressa anche visivamente, come ci mostra questa storia del Buddha che è il fondamento dell’insegnamento diretto dello Zen:
    Si racconta che il Buddha, mentre si trovava sul monte Gridhrakuta, colse un fiore di fronte ai suoi discepoli e lo tenne a lungo davanti a sé contemplandolo. Coloro che lo circondavano si attendevano una spiegazione di quel gesto, mentre Mahākāśyapa si limitò a sorridere al maestro che reggeva il fiore. Il Buddha disse allora: «le parole non possono raggiungerlo, le parole non possono insegnarlo e questa è la verità che ho appena insegnato a Mahākāśyapa». Da quel giorno Mahākāśyapa divenne il primo patriarca dello Zen poiché, proprio in questo kōan, noto come “Il Sermone del fiore” (教外別傳) (ma anche “Il Fiore e il sorriso”), è racchiusa l’origine dell’interpretazione Zen, ossia una trasmissione conoscitiva (prajñā) capace di aver luogo oltrepassando il medium della parola o della scrittura. I quattro versi più importanti in questa storia sono infatti:            教外別傳 Una comunicazione che oltrepassa la scrittura           不立文字 non fondata sulla parola scritta                      直指人心 che mira direttamente alla mente umana                      見性成佛 e arriva alla buddhità attraverso se stessiSergio Caldarella, Digressione Zen: il dicibile nell’indicibile, una lezione per l’occidente in «Studi Collaterali. Rivista di Cultura e Pensiero», Nr. 43, Vol. IV, Milano, 2014
    Vi è una grande tradizione poetica nel buddhismo; il Buddha stesso ha recitato con grande abilità numerosissimi versi registrati nel Canone Pāli. Sempre nel Canone si trovano registrate numerose poesie dei monaci, nella sezione del Theragāthā, e delle monache, nella sezione del Therigāthā.
    Dharma e poesia
    Questa tradizione si è mantenuta costante negli anni, sia da parte del Sangha monastico che da parte dei praticanti laici.
    Vi è in particolare un sito web, Dhamma Moon, che raccoglie numerose poesie ispirate dal Dhamma. Il sito è curato da Ajahn Sucitto e Ajahn Abhinando. Leggiamo proprio una poesia di Ajahn Abhinando:
    Le Cose OrdinarieLe cose ordinarie sono profondequanto incubi e visioni,non nascondono i loro inviti. Ricorda il Maestro cineseche sprofondò nella pacedopo una lunga nott
    22 min
  • Ep. 91 Meditazione sul suono del silenzio e il proprio nome
    Questa meditazione sul suono del silenzio inizia con l’ascolto di tutti i suoni che ci circondano, i suoni delle automobili, delle persone vicine o che passano per strada, gli animali, i suoni del nostro corpo. Possiamo chiamare tutti questi suoni “l’orchestra del Buddha”, la musica della vita.
    Normalmente non ci rendiamo conto del concerto di questa “orchestra”, i nostri apparati sensori tendono a cancellare automaticamente le sensazioni ricorrenti. Portando però la consapevolezza sui suoni ci possiamo rendere conto di quanta vitalità ci sia nel mondo e ci possiamo permettere di meditare proprio su questi suoni. Possiamo anche osservare se c’è una reale differenza tra i suoni e chi li ascolta: meditare su questi suoni può essere una porta a intuizioni profonde.
    Il suono del silenzio
    Possiamo portare poi l’attenzione sui nostri suoni interni. Uno di questi è particolarmente interessante, il suono del silenzio. E’ quel suono che avvertiamo rivolgendo l’attenzione all’udito, una specie di fischio acuto e continuo, che normalmente si avverte solo quando siamo completamente in silenzio.
    Ajahn Sumedho ha insegnato una meditazione proprio portando l’attenzione su questo suono, una porta per portare la mente gentilmente ad aprirsi, ad essere ricettiva. Uno dei libri dell’antologia dei suoi discorsi è proprio “Sound of Silence” (anche tradotto in italiano con il titolo “Il Suono del Silenzio“), dove descrive questo suono:
    Qualcuno ha definito il suono del silenzio come un ronzio cosmico, un suono di sottofondo scintillante quasi elettrico. Anche se è in corso tutto il tempo generalmente non lo notiamo, ma quando la mente è aperta e rilassata si inizia a sentirlo. Ho trovato questo un riferimento molto utile perché per sentirlo, per notarlo, bisogna essere in uno stato rilassato di consapevolezza. Quando lo descrivo, le persone cercano di trovarlo. Vanno in un ritiro di dieci giorni cercando di trovare il suono del silenzio e poi dicono: «Non riesco a sentirlo, cos’ho che non va? Stanno cercando di trovare questa cosa. Ma non è una cosa che devi trovare: devi solo aprirti ad essa: è la capacità di ascoltare con la mente in uno stato ricettivo, che permette di sentire il suono del silenzio. Non state cercando di risolvere problemi, ma solo di ascoltare. State mettendo la vostra mente in uno stato di consapevolezza ricettiva. La consapevolezza che è disposta a ricevere ciò che è e una delle cose che si cominciano a riconoscere in questo è il suono del silenzio.Ajahn Sumedho, The Anthology, The Sound of Silence, Volume 4
    Il proprio nome
    Possiamo usare il suono del silenzio come base per investigare il nostro nome, ripetendolo interiormente sulla base di quel suono. Questa meditazione, descritta nel libro di Ajahn Amaro “L’Ascolto Interiore”, disponibile in ebook sul sito del Monastero Santacittarama, permette di scendere a fondo su questo suono, il suono del nostro nome, per osservare quanta forza dà al nostro senso di sé. Una investigazione davvero interessante!
    27 min
  • Ep. 92 Riflessioni su Dharma e poesia
    Riflessioni sul Dharma e la poesia. Come è possibile esprimere l'inesprimibile? Sviluppiamo la nostra vena poetica per vivere più pienamente!
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 5 febbraio 2021.
    22 min
  • Ep. 90 Riflessioni di Dharma sui desideri
    Queste Riflessioni di Dharma sui desideri continuano la meditazione sulle sensazioni e la mente che osserva, iniziando con un breve testo molto poetico del Vedanā Saṃyutta, la sezione del Samyutta Nikaya (sono i discorsi del Buddha collegati da un argomento), che rappresenta le sensazioni come il vento: 
    In aria, monaci, vari tipi di venti soffiano: venti dall’est, dall’ovest, dal nord e dal sud, venti che portano polvere e venti senza polvere, venti caldi e freddi, deboli e forti. Similmente, monaci, così nascono in questo corpo i vari tipi di sensazione: piacevole, dolorosa e neutra.”Come in aria diversi venti soffiano:dall’est o dall’ovest, dal nord o dal sudalcuni portano polvere, altri freddo ed altri caldo,alcuni sono forti ed altri deboli – il loro soffio è diverso.Così anche in questo corpo varie sensazioni sorgono:Sensazioni piacevoli, dolorose e neutre.Ma se un saggio è ardente e non trascurala pratica della presenza mentale e della chiara conoscenza,La natura di ogni volontà delle sensazioni egli capisce,E avendoli penetrate, sarà libero e puro in questa vita.Maturo nella conoscenza, attraverso il Dhamma.Quando la sua vita finisce, il suo corpo si dissolve,Ogni misura e concetto ha trasceso.“Akasa Sutta – In Aria”, Samyutta Nikaya, 36.12
    Queste riflessioni si possono anche ascoltare e vedere su YouTube:
    Le sensazioni (vedanā), dandoci un tono, una coloritura, a ciò che percepiamo, è l’anello che può (e sottolineo: può, non necessariamente) portare alla brama (taṇhā)
    Il termine “desiderio” è particolarmente a rischio di essere frainteso. Come spiega Ajahn Sucitto, nella lingua del Buddha ci sono due termini per esprimere la differenza dei desideri che inconsapevolmente ci obbligano ad agire e i desideri che ci lasciano la libertà di scelta:
    è utile comprendere che il termine “desiderio” può essere tradotto in lingua pali con due diverse parole: taṇhā o chanda. Questi termini pali si riferiscono però a due situazioni differenti. Taṇhā letteralmente significa “sete”. Taṇhā è quindi un riflesso, un istinto: la necessità di appropriarsi e consumare. Il termine chanda, invece, ha un significato più ampio; io preferisco tradurlo con “motivazione”. Chanda può essere riferito sia agli appetiti sensoriali che all’interesse verso il Dharma. È l’esperienza di focalizzare le proprie intenzioni verso una determinata direzione. La differenza evidente tra chanda e taṇhā è che
    32 min
  • Ep. 89 Meditazione sulle sensazioni e la mente che osserva
    Questa meditazione sulle sensazioni e la mente che osserva fa parte delle meditazioni sui Quattro Fondamenti della Consapevolezza, descritte del Buddha nel Satipatthana Sutta (Majjhima Nikaya 10), che è la somma di tutte le principali meditazioni della pratica buddhista, divise nei quattro fondamentali oggetti di meditazione: corpo, sensazioni, coscienza (la mente), formazioni mentali (i dhamma).
    Satipatthana-sutta-I-fondamenti-della-consapevolezzaDownload
    La meditazione può essere anche vista su YouTube:
    Le sensazioni
    Le sensazioni, in Pāli vedanā, sono quel processo automatico che avviene quando uno dei sensi, inclusa la mente, entra in contatto (in Pāli: phassa) con un oggetto, dando una coloritura all’esperienza, lo si definisce anche tono edonico, etichettandola secondo le categorie di piacevole, spiacevole o né piacevole né piacevole (o neutro).
    Perché le sensazioni sono così importanti? Nella descrizione del Buddha dei dodici anelli della coproduzione condizionata (in Pāli: paṭicca samuppāda), le sensazioni arrivano immediatamente prima della produzione della brama (taṇhā), che conduce all’attaccamento (upādāna) e quindi al divenire, alla nascita e alla morte. Questo anello tra sensazioni e brama è quello considerato più debole, su cui è più facile intervenire per interrompere questo ciclo altrimenti infinito di nascita e morte. E’ proprio riconoscendo quello che sta avvenendo in noi, questa coloritura che rischia di modificare in modo inconsapevole il resto dell’esperienza, che possiamo essere liberi di decidere, di fare una scelta.
    La mente che osserva
    Riconoscendo le sensazioni nel corpo e nella mente, osservandole attentamente, possiamo fare un passo ulteriore nella consapevolezza. Possiamo riconoscere che la mente che sta osservando le sensazioni non è influenzata dalle sensazioni, è stabile, è natura pura. Per facilitare questo aspetto possiamo chiederci: “chi è che sente le sensazioni?”, permettendo al cuore di ascoltare la risposta. E’ tramite l’esperienza diretta che la nostra pratica diventa viva, permettendoci di raggiungere l’oro puro della conoscenza diretta, delle intuizioni profonde.
    In aria ci sono i venti
    Questa meditazione guidata si basa non solo sugli insegnamenti del Satipatthana Sutta, ma anche su un breve testo molto poetico del Vedanā Saṃyutta, la sezione del Samyutta Nikaya (sono i discorsi del Buddha collegat
    29 min

About Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

From the publisher's feed

Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

More shows like Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

Love bombing - Storie di manipolazione by Roberta Lippi - Storielibere.fm

Love bombing - Storie di manipolazione

6 Listeners

Serendipity by Telmo Pievani, Giorgia Bollati - Lucy sui mondi

Serendipity

0 Listeners