Queste Riflessioni di Dharma sui desideri continuano la meditazione sulle sensazioni e la mente che osserva, iniziando con un breve testo molto poetico del Vedanā Saṃyutta, la sezione del Samyutta Nikaya (sono i discorsi del Buddha collegati da un argomento), che rappresenta le sensazioni come il vento:
In aria, monaci, vari tipi di venti soffiano: venti dall’est, dall’ovest, dal nord e dal sud, venti che portano polvere e venti senza polvere, venti caldi e freddi, deboli e forti. Similmente, monaci, così nascono in questo corpo i vari tipi di sensazione: piacevole, dolorosa e neutra.”Come in aria diversi venti soffiano:dall’est o dall’ovest, dal nord o dal sudalcuni portano polvere, altri freddo ed altri caldo,alcuni sono forti ed altri deboli – il loro soffio è diverso.Così anche in questo corpo varie sensazioni sorgono:Sensazioni piacevoli, dolorose e neutre.Ma se un saggio è ardente e non trascurala pratica della presenza mentale e della chiara conoscenza,La natura di ogni volontà delle sensazioni egli capisce,E avendoli penetrate, sarà libero e puro in questa vita.Maturo nella conoscenza, attraverso il Dhamma.Quando la sua vita finisce, il suo corpo si dissolve,Ogni misura e concetto ha trasceso.“Akasa Sutta – In Aria”, Samyutta Nikaya, 36.12
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Le sensazioni (vedanā), dandoci un tono, una coloritura, a ciò che percepiamo, è l’anello che può (e sottolineo: può, non necessariamente) portare alla brama (taṇhā)
Il termine “desiderio” è particolarmente a rischio di essere frainteso. Come spiega Ajahn Sucitto, nella lingua del Buddha ci sono due termini per esprimere la differenza dei desideri che inconsapevolmente ci obbligano ad agire e i desideri che ci lasciano la libertà di scelta:
è utile comprendere che il termine “desiderio” può essere tradotto in lingua pali con due diverse parole: taṇhā o chanda. Questi termini pali si riferiscono però a due situazioni differenti. Taṇhā letteralmente significa “sete”. Taṇhā è quindi un riflesso, un istinto: la necessità di appropriarsi e consumare. Il termine chanda, invece, ha un significato più ampio; io preferisco tradurlo con “motivazione”. Chanda può essere riferito sia agli appetiti sensoriali che all’interesse verso il Dharma. È l’esperienza di focalizzare le proprie intenzioni verso una determinata direzione. La differenza evidente tra chanda e taṇhā è che