Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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By Associazione KalyanamittaReligion & Spirituality
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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep 88. Riflessioni di Dharma sullo spazio di meditazione
    Se la nostra pratica meditativa diventa una parte importante della nostra vita, perché non dedicarci uno spazio di meditazione, un angolo della nostra casa dove erigere un piccolo altare per aiutarci a entrare in contatto con noi stessi e i Tre Gioielli del Buddha, del Dharma e del Sangha?
    Si possono vedere queste riflessioni di Dharma anche su YouTube, sul canale di Terrapura:
    L’altare può essere semplicemente una piccola statuetta del Buddha, o anche una bella foglia che lo simboleggi o una statuetta di un elefante.
    All’epoca del Buddha non si usavano sue statue ma lo simboleggiava con una foglia dell’albero della Bodhi (l’albero sotto cui si è illuminato), con l’impronta di un piede, con l’immagine di un elefante
    Possiamo poi aggiungere al nostro altare degli altri elementi, avendo cura di porre l’immagine del Buddha più alta di tutte le altre cose. Possiamo aggiungere altre statue, anche dei Bodhisattva come Avalakiteshvara o Tara, delle belle pietre o cristalli, qualche oggetto della natura come una ghianda, un rametto particolarmente bello.
    Offerte
    Possiamo poi offrire sull’altare le tre offerte che rappresentano sila, samadhi e pañña, ovvero la moralità, l’assorbimento meditativo unificato, la conoscenza. Queste offerte sono rispettivamente i fiori, la cui grazia e profumo richiamano la bellezza di una retta condotta della vita; sono l’incenso, che si libera nel cielo occupando tutto lo spazio, come la mente concentrata; le candele, che illuminano il mondo come la saggezza illumina la nostra mente.
    Lo spazio di meditazione
    Possiamo, se possibile, aggiungere al nostro altare uno spazio dove lasciare in modo permanente un cuscino dove meditare, curando di mantenere tutto questo spazio sempre pulito e ordinato. Così avremo sempre modo, durante la giornata, di meditare anche cinque minuti, di riprendere contatto con noi stessi nei momenti di difficoltà.
    Avere un altare, anche se fosse soltanto una semplice immagine, è un regalo che facciamo a noi stessi, è stabilire che lo spazio di meditazione, lo spazio della nostra pratica
    27 min
  • Ep. 87 Meditazione sui quattro elementi del corpo e il vuoto
    Questa meditazione sui quattro elementi del corpo e il vuoto è ripresa dai quattro fondamenti fondamenti della consapevolezza, descritti nel Satipatthana Sutta (Majjhima Nikaya 10).
    Satipatthana-sutta-I-fondamenti-della-consapevolezzaDownload
    Si può ascoltare e vedere questa meditazione guidata anche su YouTube, sul canale di Terrapura:
    I quattro fondamenti oggetto della consapevolezza sono il corpo, le sensazioni, la coscienza (la mente), le formazioni mentali (i dhamma). In questo caso si prende spunto dal corpo per arrivare a riconoscere uno dei Tre Sigilli del Dhamma, la non esistenza di un sé permanente, in lingua Pāli chiama anatta, non-sé.
    Riconoscere l’assenza del sé è come riconoscere l’essere vuoti del sé, essere vuoti di una realtà unica indipendente. Questo vuoto (suññatā in Pāli, Śūnyatā in Sanscrito) è però particolarmente caldo e pieno, perché ci permette invece di riconoscere la totale inderdipendenza dei fenomeni, e quindi andare anche oltre di essa.
    Il Buddha stesso risponde ad una domanda del Ven. Ananda sul significato del vuoto:
    «Si dice che il mondo è vuoto, il mondo è vuoto, Signore. Sotto quale aspetto si dice che il mondo è vuoto? “Il Buddha rispose:“Nella misura in cui è vuoto di un sé o di qualsiasi cosa che lo riguardi: così si dice, Ānanda, che il mondo è vuoto.» Suñña Sutta, SN 35.85
    Commenta Thanissaro Bhikku:
    Il vuoto è un modo di percezione, un modo di vedere l’esperienza. Non aggiunge nulla e nulla toglie ai dati grezzi di eventi fisici e mentali. Si possono guardare gli eventi nella mente e nei sensi senza pensare se c’è qualcosa dietro di loro. Questa modalità è chiamata vuoto perché è vuota dei presupposti che di solito aggiungiamo all’esperienza per darle un senso: le storie e le visioni del mondo che modelliamo per spiegare chi siamo e il mondo in cui viviamo. Sebbene queste storie e visioni abbiano i loro usi , il Buddha ha scoperto che alcune delle domande più astratte che sollevano – della nostra vera identità e della realtà del mondo esterno – distolgono l’attenzione da un’esperienza diretta di come gli eventi si influenzano a vicenda nell’immediato presente. Così si intromettono quando cerchiamo di capire e risolvere il problema della sofferenza.
    40 min
  • Ep. 86 Sayalay Khema Cari, discorso di Dharma e risposte a domande
    Sayalay Khema Cari ci offre delle profonde riflessioni sui diritti e sul karma, registrate online in un evento organizzato dal gruppo di meditazione di Terrapura. Ogni mese il gruppo offre un incontro con un monaco, una monaca o un insegnante di Dharma; questo mese siamo stati fortunati ad avere un incontro di così alto livello.
    Sayalay Khema Cari è monaca buddhista, allieva di Sayadaw U. Ottamathara e responsabile del Thabarwa Center Cinquefrondi (RC).
    Gli insegnamenti offerti mettono in relazione i nostri diritti e le aspettative che abbiamo su di essi, in particolare volerli dare per scontati quando invece dipendono da una rete di causa ed effetto che ha portato a creare le condizioni per la nostra vita attuale.
    Sayalay Khema Cari risponde quindi a numerose domande su molti temi, da come gestire la cura degli altri, in particolare per persone con gravi problemi, a come il Dharma possa dare supporto alle persone con problemi mentali, a come correttamente interpretare gli effetti del karma, al fine della meditazione e altre ancora.
    E’ possibile vedere l’audio della registrazione su YouTube
    La qualità dell’audio non è molto alta per problemi di connessione, ma la qualità degli insegnamenti è invece talmente alta da consigliare a tutti di ascoltarli con attenzione. 
    Buon ascolto!
    1 hr 10 min
  • Ep. 85 Meditazione guidata sui sensi e la natura che cambia
    Sayalay Khema Cari ci offre una profonda meditazione guidata sui sensi e la natura in continuo cambiamento, il cuore dell’impermanenza, registrata online in un evento organizzato dal gruppo di meditazione di Terrapura. Ogni mese il gruppo offre un incontro con un monaco, una monaca o un insegnante di Dharma; questo mese siamo stati fortunati ad avere un incontro di così alto livello.
    Sayalay Khema Cari è monaca buddhista, allieva di Sayadaw U. Ottamathara e responsabile del Thabarwa Center Cinquefrondi (RC).
    La meditazione che ci ha offerto permette di esplorare i sensi, ciò che è percepito, ciò che percepisce. In ogni cosa possiamo trovare soltanto natura, una natura sempre in cambiamento.
    E’ una meditazione sull’impermanenza, in pāli anicca, e sull’assenza di un sé permanente, in pāli anattā, due elementi vitali nella pratica buddhista che, unitamente al dolore, all’insoddisfazione, in pāli dukkha, sono considerati i tre segni dell’esistenza, condivisi da tutti i dhamma mondani.
    Molto importante in questa meditazione guidata sui sensi e la natura è lo sviluppo della comprensione della differenza tra la mente che osserva e la mente che pensa, tra ciò che percepisce e ciò che è percepito.
    In modo unico, Sayalay Khema Cari ci invita a distinguere le fasi di costruzione degli oggetti, osservando con cura cosa esattamente percepiamo attraverso le porte sensoriali di vista, udito, olfatto, tatto, gusto, e cosa invece viene costruito a livello mentale. Si va così a decostruire l’esperienza: quello che pensiamo sia una singola percezione, un dato di fatto, viene finalmente scoperto come una costruzione mentale fallibile e convenzionale. In questo modo si può andare oltre, osservando le cose così come sono, pure, nella loro essenza di natura in continuo cambiamento.
    La qualità dell’audio non è molto alta per problemi di connessione, ma la qualità della meditazione è invece talmente alta da consigliare a tutti di praticarla più volte.
    Potete vedere e ascoltare la meditazione anche su YouTube.
    Buona meditazione!
    37 min
  • Ep. 84 Riflessioni di Dharma su una passeggiata nella nostra mente
    La meditazione non è soltanto quando siamo seduti, ma possiamo praticarla anche durante una meditazione camminata e, perché no, anche durante una passeggiata immersi nella natura, che può diventare una passeggiata nella nostra mente.
    Camminare consapevolmente ci può infatti illuminare sul funzionamento della nostra mente. Così come vediamo in un sentiero tracce di una vecchia strada e il ritorno della natura, possiamo analizzare così gli effetti della pratica su noi stessi: ci possiamo rendere conto che la pratica del Dharma ci sta permettendo di sciogliere i legami del karma, questa incessante coazione a ripetere ancora una volta i processi che abbiamo appreso, ma ci possiamo anche rendere conto che non tutto è stato ancora lasciato andare. Ci sono i solchi delle innumerevoli volte che abbiamo fatto e pensato allo stesso modo e c’è la strada nuova della libertà della consapevolezza, allo stesso tempo, mischiate tra di loro.
    Riconoscere come stiamo
    Rendercene conto ci permette di gioire degli effetti della pratica, riconoscere che siamo meno vincolati e più liberi. Ci permette anche di fare il punto sul grado di lasciar andare che abbiamo raggiunto, osservando dove i solchi sono più profonda, riconoscendo dove è più opportuno lavorare. Questo ci permette di fare una pratica che non è meccanica, ma guidata dal nostro reale percorso. Osserviamo, riconosciamo come stiamo, iniziamo il processo di lasciare andare. Processo che è naturale: nel momento in cui sappiamo che qualcosa non ci porta beneficio ma anzi ci fa star male, ci conduce ad una vita meno libera, automaticamente lo lasceremo andare. E’ come mangiare un cibo di buon sapore, ma che poi un medico ci dice che ci porterà inevitabilmente alla malattia: sarà naturale non mangiarlo più. Per la pratica del Dharma, il Buddha è il nostro medico e siamo noi stessi a dover vigilare su come applichiamo le sue prescrizioni, le Quattro Nobili Verità.
    Un mondo in ogni foglia
    Guardando attentamente un fiore in un bosco scopriamo che sotto di esso ci sono muschio, piantine che stanno crescendo, insetti che trovano rifugio sotto i sassi e le foglie. Quello che vedevamo come un fiore e una foglia, guardando con attenzione scopriamo essere un mondo.
    Guardare la nostra mente non è diverso. Esplorando una sensazione fisica, un pensiero nella nostra mente, ci permette di scoprire il processo karmico per cui si sono presentati, gli effetti su di noi, gli effetti sulle persone e gli esseri con cui entriamo in contatto. Ma guardandoli con compassione, con calma, come guarderemmo un lago che viene colorato dal luce della sera, possiamo entrarci in contatto e vedere davvero cosa c’è in noi.
    Il risultato sarà eccezionale. Con la pratica della consapevolezza impariamo a non rimanere bloccati nelle stradine impervie, ma piuttosto a godere della libertà dell’acqua, dove possiamo vivere liberi. Come dice il Buddha stesso con grande poesia:
    91Pronto alle necessità del viaggiochi percorre il sentiero della consapevolezzascivola via silenzioso come un cignoabbandonando i vecchi luoghi di riposo.
    25 min
  • Ep. 83 Meditazione per osservare i pensieri come bolle
    Perché fare una meditazione per osservare i pensieri come bolle? La mente è organizzata per essere continuamente distratta. Ci sono dei processi, come il Default Mode Network, che attivano continuamente aree del cervello anche se siamo in completo riposo. Dal punto di vista evoluzionistico questo ha il vantaggio di mantenerci sempre all’erta, di non permettere al cervello di andare totalmente in stati, per poter rispondere meglio ai pericoli dell’ambiente. Ma sono passati milioni di anni da quando questa evoluzione era decisamente necessaria, i rischi dell’ambiente si sono grandemente ridotti, ma il nostro cervello è sempre là, un’automobile che anche quando è spenta fa rombare i motori.
    Dal punto di vista più alto, questa attività neurale può sfociare in un flusso continuo di pensieri, il chiacchiericcio mentale, che in inglese è definito come mind wandering e nella lingua Pāli è definito papañca, la proliferazione mentale. Il risultato è che spesso ci perdiamo in questa proliferazione di pensieri, dove un pensiero porta all’altro e poi ad un’altro ancora in una catena dove è molto facile perdere l’inizio.
    La proliferazione mentale non è nemmeno neutra. E’ stato scientificamente provato che all’aumentare del chiacchiericcio della mente aumenta il cosiddetto negativity bias, che fa vedere il mondo come negativo e pericoloso. Anche questo è un effetto dell’evoluzione: meglio vedere il mondo come negativo e non essere mangiati da una tigre che rilassati a un passo dalle zanne! Ma quante tigri abbiamo nel nostro salotto?
    La meditazione per osservare i pensieri come bolle
    La meditazione che proponiamo ha lo scopo di osservare i pensieri in modo isolato, senza perderci dentro di essi. Per questo li osserviamo ognuno di essi all’interno di una bolla, permettendo anche di percepire la mente che osserva dalla mente che pensa. Permette anche di vedere la mente come un processo e non come un blocco rigidamente definito. In questo modo possiamo fare esperienza della spaziosità della consapevolezza, praticando la gentilezza verso noi stessi e la capacità di essere pazienti nel mentre che esploriamo la nostra vita mentale interna. Questa meditazione guidata è ripresa da una proposta da Enrique Collazo.
    Meditiamo con l’aiuto del respiro
    Per praticare questa meditazione, che si può ascoltare nell’audio, possiamo seguire i seguenti passi.
    Sediamoci comodi, non importa se su un cuscino, una sedia o un panchetto. Proviamo a portare la schiena eretta, per garantirci stabilità ed energia. Possiamo portare le mani in grembo, lasciando aprire le braccia per favorire la respirazione. Iniziamo ad osservare tutto il corpo, iniziando dalla cima della testa e scendendo sugli occhi, la bocca, la mandibola, il collo, il torace e così via fino ad arrivare i piedi. Per ogni parte del corpo osserviamo se vi è una tensione e, se è così, respiriamo permettendogli di rilassarsi. Portiamo l’attenzione al momento presente, con l’aiuto del respi
    30 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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