La meditazione non è soltanto quando siamo seduti, ma possiamo praticarla anche durante una meditazione camminata e, perché no, anche durante una passeggiata immersi nella natura, che può diventare una passeggiata nella nostra mente.
Camminare consapevolmente ci può infatti illuminare sul funzionamento della nostra mente. Così come vediamo in un sentiero tracce di una vecchia strada e il ritorno della natura, possiamo analizzare così gli effetti della pratica su noi stessi: ci possiamo rendere conto che la pratica del Dharma ci sta permettendo di sciogliere i legami del karma, questa incessante coazione a ripetere ancora una volta i processi che abbiamo appreso, ma ci possiamo anche rendere conto che non tutto è stato ancora lasciato andare. Ci sono i solchi delle innumerevoli volte che abbiamo fatto e pensato allo stesso modo e c’è la strada nuova della libertà della consapevolezza, allo stesso tempo, mischiate tra di loro.
Riconoscere come stiamo
Rendercene conto ci permette di gioire degli effetti della pratica, riconoscere che siamo meno vincolati e più liberi. Ci permette anche di fare il punto sul grado di lasciar andare che abbiamo raggiunto, osservando dove i solchi sono più profonda, riconoscendo dove è più opportuno lavorare. Questo ci permette di fare una pratica che non è meccanica, ma guidata dal nostro reale percorso. Osserviamo, riconosciamo come stiamo, iniziamo il processo di lasciare andare. Processo che è naturale: nel momento in cui sappiamo che qualcosa non ci porta beneficio ma anzi ci fa star male, ci conduce ad una vita meno libera, automaticamente lo lasceremo andare. E’ come mangiare un cibo di buon sapore, ma che poi un medico ci dice che ci porterà inevitabilmente alla malattia: sarà naturale non mangiarlo più. Per la pratica del Dharma, il Buddha è il nostro medico e siamo noi stessi a dover vigilare su come applichiamo le sue prescrizioni, le Quattro Nobili Verità.
Un mondo in ogni foglia
Guardando attentamente un fiore in un bosco scopriamo che sotto di esso ci sono muschio, piantine che stanno crescendo, insetti che trovano rifugio sotto i sassi e le foglie. Quello che vedevamo come un fiore e una foglia, guardando con attenzione scopriamo essere un mondo.
Guardare la nostra mente non è diverso. Esplorando una sensazione fisica, un pensiero nella nostra mente, ci permette di scoprire il processo karmico per cui si sono presentati, gli effetti su di noi, gli effetti sulle persone e gli esseri con cui entriamo in contatto. Ma guardandoli con compassione, con calma, come guarderemmo un lago che viene colorato dal luce della sera, possiamo entrarci in contatto e vedere davvero cosa c’è in noi.
Il risultato sarà eccezionale. Con la pratica della consapevolezza impariamo a non rimanere bloccati nelle stradine impervie, ma piuttosto a godere della libertà dell’acqua, dove possiamo vivere liberi. Come dice il Buddha stesso con grande poesia:
91Pronto alle necessità del viaggiochi percorre il sentiero della consapevolezzascivola via silenzioso come un cignoabbandonando i vecchi luoghi di riposo.