Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

By Associazione KalyanamittaReligion & Spirituality
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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 77 Meditazione sulle fonti di insoddisfazione e di gratitudine
    La meditazione non può essere un processo meccanico, né è opportuno considerarla soltanto come un mezzo per stare rilassati, altrimenti lo saremo soltanto per quei minuto salvo poi tornare allo stress della vita quotidiana.
    Possiamo provare ad esplorare un modo diverso di meditare scegliendo quegli aspetti della vita che ci portano disagio e sofferenza e osservandoli in profondità con la meditazione di visione profonda (vipassanā).
    Meditazione come scoperta
    E’ un processo di scoperta, che ci permette di chiederci:
    Qual è la causa della sofferenza? Qual è la causa della gratitudine?Quali sono gli effetti di questa cosa/persona/situazione per cui sto soffrendo o sto provando gratitudine? Che intenzione ho avuto quando ho posto in essere queste condizioni?
    Non sono domande a cui dobbiamo rispondere in modo intellettuale, tramite un ragionamento logico. Non che sia sbagliato farlo, ma durante la meditazione possiamo sperimentare un altro modo, un altro approccio: quello dell’intuizione diretta.
    Come avere un’intuizione profonda
    Come fare per avere queste intuizioni? Possiamo portare alla mente l’oggetto su cui vogliamo lavorare, semplicemente avendolo come singola immagine, senza portare dietro tutta la storia, tutte la parole intorno ad esso. Lasciandolo là, osservandolo con gentilezza e cautela, possiamo iniziare ad ascoltare il corpo e la mente, avvertendo le sensazioni, i dolori, i fastidi, i piaceri del corpo, osservando le emozioni e i pensieri della mente. Quando avremo raggiunto una certa stabilità, possiamo “buttare un sasso nello stagno”, possiamo porci una domanda e rimanere in attesa della risposta che si formerà naturalmente nel nostro cuore.
    Che domanda? Sono proprio quelle che abbiamo appena detto: qual è la causa? quali sono gli effetti? qual è l’intenzione?
    Con molta gentilezza, senza forzare, rimaniamo in attesa di una risposta. Se non arriva, possiamo provare ancora in un’altra sessione di meditazione. Non dimentichiamo che la base di tutta la vita spirituale è la pazienza!
    Meditazione sulle fonti di insoddisfazione e di gratitudine
    Tra tutti gli oggetti di contemplazione, questa meditazione è orientata all’insoddisfazione (dukkhā) e la gratitudine. Il Buddha ci insegna che gli elementi dell’insoddisfazione, del dolore, sono la nascita, l’invecchiamento e la morte; dolore, lamento e disperazione sono dukkha. E poi ci sono tre aspetti cruciali:
    L’associazione con ciò che che non ci piaceLa separazione da ciò che ci piaceNon ottenere i propri desideri
    Sono tre fonti di dolore e insoddisfazione, rimuovendole possiamo vivere una vita non solo più felice, ma più presente e più piena.
    Al tempo stesso, non possiamo dimenticare che abbiamo tante occasioni di essere felici e grati. Abbiamo una casa, del cibo, non abbiamo guerre, non abbiamo carestie… ognuno di noi potrà trovare da sé le molte ragioni per essere grato di questo momento presente, ragioni che possiamo riassumere:
    L’associazione con ciò che ci piaceLa separazione da ciò che non ci piace
    Anche in questi casi possiamo osser
    33 min
  • Ep. 76 Riflessioni di Dharma sulla Retta Visione
    Il Nobile Ottuplice Sentiero, l’insegnamento del Buddha descritto nella Quarta Nobile Verità, la medicina che ci può portare alla pace suprema del nirvana, è composto da otto elementi, ognuno fortemente legato a tutti gli altri; il primo di questi è la Retta Visione. Ma cosa si intende precisamente con questo termine?
    Cos’è la Retta Visione
    La Retta Visione è la capacità di comprendere appieno come funziona il mondo, e quali possono essere i modi per arrivare a vederlo direttamente. Significa quindi capire appieno le Quattro Nobili Verità, capire la legge di causa ed effetto sintetizzata dal karma, riconoscere e capire cosa ci impedisce di essere stabilmente sereni.
    Come ci insegna Ajahn Viradhammo, la Retta Visione è il filo continuo della nostra pratica del Dharma (o Dhamma):
    La Retta Visione guida i nostri sforzi sulla Via e tiene il nostro intelletto in armonia con il Dhamma. Una volta capito tale progetto – basato sul lasciare andare dei khandha – ci sarà però ancora tanto lavoro da fare. Ma almeno sarà molto più chiaro il modo in cui svolgerlo e che cosa fare. Ajahn Viradhammo, “Tentare di trovarne uno dolce“
    La Retta Visione è un processo
    Come tutti gli insegnamenti del Buddha, non è un oggetto dall’esistenza che esiste di per sé, ma un processo che dobbiamo sviluppare al nostro interno. Inizialmente sarà un piccolo seme che vogliamo far crescere, ma poi questo seme comincerà a sbocciare e a dare i suoi frutti. Il nutrimento del seme non potrà essere che la consapevolezza.
    La Retta Visione diventa così uno strumento di misura capace di dirci in ogni momento se quello che stiamo facendo ci sta portando beneficio, sotto forma di maggiore calma, tranquillità, serenità, chiarezza, o invece ci sta portando nella direzione opposta, quella dell’insoddisfazione, dell’essere inquieti, senza sapere cosa fare della nostra vita. Per questo dobbiamo osservare attentamente cosa sta succedendo nella nostra mente e nel nostro cuore:
    Il Buddha ha fortemente incoraggiato questa sistematica indagine su se stessi. La mia visione delle cose mi dà depressione, non mi aiuta ad elevarmi, mi dà la sensazione che la vita sia senza scopo o frustrante? Oppure la mia visione delle cose mi fa vedere che è possibile progredire, che vi è anche un buon kamma e buoni risultati nel tempo? Quest’ultima è Retta Visione. Invece di aspettarsi di aver tutto ora, chiedersi se quello che faccio ora è buono o cattivo. Che risultati avrà il mio comportamento ora e nel futuro? Se vedete che avete fatto del male, potete cominciare a correggere la situazione? Riconoscere dove si è sbagliato, cercare di capirlo e poi iniziare a fare il bene, questo è considerato un modo giusto di procedere nel Buddhismo. Reinstaura la bontà del cuore.Ajahn Sucitto, “
    34 min
  • Ep. 75 Meditazione per sviluppare la sensibilità
    A che serve meditare?
    A cosa serve davvero la meditazione? La pratica formale della mediazione, quando esplicitamente ci poniamo a meditare, da seduti, da sdraiati, camminando, è un allenamento della nostra mente in modo che diventi sempre più sveglia, sempre più attenta a riconoscere i meccanismi interni che ci possono condurre verso il benessere o far ripetere continuamente dei percorsi che portano all’insoddisfazione e al dolore.
    La pratica formale punta quindi a sviluppare una pratica informale, consapevolezza di ogni momento della nostra vita, da vivere appieno, pienamente vivi.
    Ma per questo serve una specifica pratica? In realtà no, non c’è una pratica che ci possa risolvere i problemi. E’ la nostra responsabilità quella di rimanere consapevoli nelle attività di tutti giorni, vivendo semplicemente, con naturalezza, osservando la mente e il corpo. Il rischio è infatti quello di meditare per diventare qualcos’altro, volendo cambiare qualcosa, raggiungere qualche stato estatico, volendo “fare” la “meditazione perfetta”. Questo non fa altro che aggiungere impedimenti alla calma interiore, portando la fatica del fare anche nei momenti meditativi. Nelle parole del Ven. Ajahn Sumedho:
    Ajahn Sumedho, uno dei monaci Theravada della Foresta più importanti
    La parola “meditazione” copre molti diversi tipi di esperienze mentali. L’obiettivo della meditazione buddista è vedere le cose come sono; è uno stato di attenzione risvegliata. Questa è una cosa molto semplice da fare; non è complicato o difficile o qualcosa che richiede anni per essere realizzato. È così facile che non te ne accorgi nemmeno. Quando dici: “Devi praticare la meditazione”, lo concepisci come qualcosa che devi raggiungere: devi sottomettere le tue contaminazioni, controllare le tue emozioni e sviluppare virtù per raggiungere una sorta di stato mentale ideale. Sembra molto remoto e lontano da ciò che possiamo aspettarci nella nostra vita come esseri umani.Ajahn Sumedho
    Quello che dobbiamo sviluppare è la sensibilità di ciò che ci porta beneficio, libertà e ciò che invece ci aumenta il senso di disagio e stress. Per meditare in questo modo è necessario sviluppare un senso di calma interiore, avere un luogo in cui prendere rifugio, di calma stabile. Come racconta ancora Ajahn Sumedho:
    Sviluppare la sensibilità con la meditazione
    Ajahn Chah chiamava la meditazione una vacanza per il cuore. Abbiamo la tendenza a pensare che la meditazione sia qualcosa che dobbiamo ottenere, un’altra cosa che dobbiamo fare e ottenere, ma Ajahn Chah la metterebbe in termini di vacanza. Prova, prova a vedere la meditaz
    30 min
  • Ep. 76 Riflessioni sulla Retta Visione
    Il Buddha ha insegnato di sviluppare la Retta Visione. Vediamo insieme cosa è, e in che modo può portare beneficio alla nostra vita.
    Riflessioni di Dharma registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il giorno 11 dicembre 2020.
    34 min
  • Ep. 74 Insegnamenti di Ajahn Chandapalo
    Venerdì 4 dicembre 2020 abbiamo avuto come ospite del gruppo di meditazione Terrapura l’abate del Monastero Santacittarama, il Venerabile Ajahn Chandapalo. E’ stata un’occasione unica per poter porre domande di Dharma a un grandissimo monaco!
    Insegnamenti di Ajahn Chandapalo
    Gli insegnamenti di Ajahn Chandapalo si sono basati sulle domande scritte e sulle domande poste dalle persone, tra cui:
    come rapportarci alle azioni salutari e quelle non salutari,come gestire la solitudine e l’incertezza, come trovare la speranza anche in una grave malattia, qual è il limite tra imparare a stare con le cose così come sono e diventare passivi e quindi rinunciare ad agire per migliorare il futuro, se conviene focalizzarsi su un tipo di meditazione (samatha, vipassana, metta o altro) e che tipi di meditazioni ci sono ed altre ancora
    Il Monastero Santacittarama
    Trenta anni fa fu creato il primo monastero buddhista Theravada della tradizione della Foresta. È una storia di devozione e impegno di laici e monaci raccontata in modo affascinante sul sito del monastero e adesso anche in un libro commemorativo dei primi 30 anni, disponibile in italiano, in inglese e in thailandese, con una grande rassegna fotografica.
    Libro – Santacittarama: I primi trent’anni
    Ajahn Chandapalo è stato il punto di riferimento del monastero. Allievo di Ajahn Sumedho, già nel 1981 aveva contribuito a costituire un nuovo monastero, mentre l’anno successivo riceve gli ordini di monaco, per continuare a fondare monasteri, nel Devon, vicino Londra con il monastero Amaravati, poi in Svizzera e infine in Italia. Dopo essere stato invitato da Ajahn Thanavaro nel 1993, che lo aveva creato tre anni prima, nel 1996 ne diventa abate, carica che ancora ricopre con energia, integrità ed efficacia. Queste doti sono state riconosciute anche con il titolo di “precettore” (upajjhaya) dal sangha thailandese, autorizzato a selezionare i candidati adatti alla formazione monastica, che chiedono di entrare nella comunità europea di bhikkhu, e a celebrare le cerimonie di ordinazione.  Puoi leggere l’intera biografia sul sito del monastero.
    1 hr 44 min
  • Ep. 63 Meditazione samatha-vipassana sul respirare e lasciar andare
    Nella pratica meditativa sentiamo spesso l’invito a lasciar andare, ma come è possibile farlo? E cosa vuol dire? In effetti questo è uno degli aspetti più importanti, ma rischiamo di farlo rigidamente, cercando di rimuovere, cancellare, i pensieri, le sensazioni che si presentano. In questo modo aumentiamo l’avversione, dando ancora più forza a ciò che volevamo lasciar andare, ottenendo l’effetto opposto di aggrapparcene ancora di più, solo avendolo posto sotto il tappeto.
    Lasciar andare è invece un atto di gentilezza, un riconoscimento compassionevole di tutto, di ciò che desideriamo e di ciò che non vogliamo, permettendogli di esistere senza che noi dobbiamo portarli sulle nostre spalle. Con l’aiuto del respiro, della calma concentrata del samatha, possiamo sviluppare l’attenzione del vipassana che ci aiuta a comprendere intuitivamente come farlo.
    È possibile ascoltare delle riflessioni di Dharma legate a questo aspetto, sul come essere sé stessi isola di stabilità.
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione il 30 ottobre 2020.
    31 min
  • Ep. 73 Il cuore dell'insegnamento del Buddha
    Il cuore dell’insegnamento del Buddha, così completo ed anche così complesso, come possiamo descriverlo in breve? Lo fa lui stesso in questi versi giustamente molto famosi del Dhammapada:
    183Smetti di fare il malecoltiva il benepurifica il cuore.E’ questa la Viadel Risvegliato.Dhammapada, traduzione di Ajahn Munindo
    Comprendere questi versi può essere fatto per via intuitiva, ma c’è il rischio di confondere i termini. Il concetto di “male” e “bene” come lo intendiamo in Occidente è piuttosto lontano dalla tradizione indiana dell’epoca del Buddha e ancora più lontano è da come lui intendeva quei termini. Il Buddha infatti non si esprime in termini di “male” e “bene” ma di “appropriato” o “salutare” e nei suoi opposti di “inappropriato” e “non salutare”.
    I Cinque Precetti
    In particolare smettere di fare il male fa riferimento ai cinque precetti della pratica morale, che sono tutti in forma negativa, di rinuncia, ovvero di:
    astenersi dall’uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;astenersi dal rubare;astenersi dall’erronea condotta sessuale;astenersi dall’uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;astenersi dall’alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale.
    Con questa forma di rinuncia, poniamo la nostra vita su un binario di appropriatezza che difende noi stessi e gli altri con cui entriamo in contatto. Stiamo rinunciando a qualcosa, ma allora cosa dovremmo coltivare?
    I Quattro Incommensurabili
    Vi sono quattro stati mentali così salutari, così ampi e spaziosi che vengono definiti i Quattro Incommensurabili, o Brahmavihara, le dimore divine. Quali sono? Sono:
    gentilezza amorevole (metta)compassione (karuna)gioia compartecipe (mudita)equanimità (upekkha)
    Praticandoli, possiamo far crescere il cuore, la capacità di entrare in sintonia profonda con gli altri e noi stessi, dimorando nello stato mentale sereno della perfetta accettazione dell’equanimità.
    Purificare la mente
    Possiamo così arrivare a purificare la mente e il cuore, sviluppando la saggezza (pañña), la comprensione del mondo così come è, sviluppando la comprensione del Dharma.
    Questi tre aspetti rimandano ai tre pilastri dell’Ottuplice Sentiero: moralità, meditazione di unificazione e saggezza: sila, samadhi e pañña. Non possiamo svilupparne uno se non sviluppando anche gli altri due, in modo organico e completo. Così possiamo prendere l’insegnamento dato da questi versi, che sono il cuore dell’insegnamento del Buddha, comprenderlo appieno ed usarlo come mappa per il nostro cammino spirituale.
    Riflessioni di Dharma registrate nel gruppo di meditazione il 27 novembre 2020.
    Photo by John Thomas on
    32 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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