Spesso la nostra vita sembra un gomitolo di lana dopo che ci ha giocato un gatto: dappertutto nodi, filo intrecciato su sé stesso, avvolto intorno a tutto ciò che ha incontrato: sedie, gambe del tavolo…
Il problema diventa tanto più grande se vogliamo fare un maglione di lana senza renderci conto della condizione di questo gomitolo, ma addirittura pensiamo che sia tutto a posto.
Come rendere la pratica viva
Sembra assurdo, ma è proprio quello che facciamo abitualmente nella vita, dove non ci rendiamo davvero conto di quali sono gli aspetti della vita che ci creano problemi e quali ci portano invece beneficio. Come dice il grandissimo monaco birmano, il Ven. Sayadaw Ashin Ottamathara, maestro della Ven. Khema Cari, responsabile del Centro Thabarwa Cinquefrondi in Calabria:
Se conosci le tue abitudini, debolezza, attaccamento, hai la possibilità di studiarne, più studi, più conosci la causa e l’effetto.Se li conosci davvero, potresti essere libero dall’attaccamento, conoscere il potere, quindi dobbiamo sapere sempre di più, dobbiamo essere consapevoli di noi stessi, della nostra debolezza, delle nostre abitudini, in questo modo, possiamo staccarci.Ci permettiamo l’attaccamento a causa dell’ignoranza, quindi, se siamo consapevoli del nostro attaccamento, si cambierà nel distacco.Ven. Sayadaw Ashin Ottamathara
Il punto critico è l’ignoranza, che è alla base anche dell’attaccamento, l’elemento decisivo da abbandonare per ottenere la pace. Ma se siamo ignoranti, come possiamo scoprire i nodi che ci fanno soffrire e quello che ci porta beneficio?
Esploratori del Dharma
Il Buddha ci ha indicato il Nobile Ottuplice Sentiero come strada per rimuovere l’attaccamento. L’insegnamento di fondo è quello di toccare in prima persona ciò che è e non è salutare, purificando la mente e il cuore. E’ questa la sensibilità che dobbiamo sviluppare per essere dei praticanti autonomi, per iniziare ad essere isola di noi stessi, come ci ha esortato il Buddha nel suo ultimo insegnamento.
Dobbiamo essere esploratori del Dharma, vedere ogni cosa della nostra vita alla luce di questo metro, se aumenta o diminuisce la nostra libertà. Il Dharma non è statico, non è un testo scritto su un libro sacro grazie alla lettura del quale potremo trovare la pace stabile. E’ molto di più, è il catalizzatore che posto nella nostra vita ci permette da noi di renderla armonica, ci permette da noi di non soffrire più.
Se l’esploratore nella jungla usa un faro per orientarsi, noi potremo usare il faro della consapevolezza, sati, che ci permetterà di osservare le sensazioni che proviamo, se c’è piacere o dispiacere, se ci sentiamo armonici o disarmonici in una situazione. Prendendoci la responsabilità di quello che succede, non rimandando nulla al comportamento degli “altri”, a “quello che sta succedendo” all’esterno. Perché, come dice il Ven. Ajahn Viradhammo:
L’esperienza non è il problema, il desiderio non è il problema, la paura non è il problema, la noia non è il problema. Il problema è l’attaccamento ad essi. Ajahn Viradhammo
Nel discorso “Rendere vivi g