Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 67 Meditazione: i componenti dell'esperienza
    Il Buddha ci ha insegnato che vi sono cinque componenti dell’esperienza, cinque aggregati (khandha in lingua Pali), che sono i fattori materiali e mentali che prendono parte all’ascesa del desiderio e dell’attaccamento, modellando così l’esperienza. Credere nel fatto che siano permanenti conduce all’attaccamento, per cui vengono anche chiamati in Pali pañcupādānakkhandhā.
    I cinque aggregati sono:
    Rupa: il corpo, la forma
    Vedana: le sensazioni di piacevole, spiacevole o neutro; è il tono volitivo che colora la nostra esperienza
    Sañña: le percezioni, quando attribuiamo un nome e un riconoscimento a ciò che è stato percepito
    Sankhāra: le formazioni mentali quali possono essere i pensieri, le memorie, le emozioni, l’immaginazione, le intenzioni
    Viññana: la coscienza sensoriale, sapere di aver percepito; la cognizione di questo atto
    Sono una parte fondamentale dell’insegnamento del Buddha, perché è tramite il loro riconoscimento che possiamo iniziare a smontare la falsa credenza in un sé permanente e toccare la libertà che viene dal non essere più limitati a questo potente attaccamento.
    Con questa meditazione, esaminiamo come questi componenti dell’esperienza risuonano in noi, esaminando tramite una meditazione vipassana, di osservazione profonda, la nostra relazioni con essi. I cinque aggregati possono essere usati per risvegliarci, come ci insegna Ajahn Sucitto:
    Il Buddha si è risvegliato all’interno dei cinque khandha; per esempio, all’interno della percezione, notando in che modo cambia e si muove. Notare i pensieri e le pulsioni è un segno di risveglio: osserviamo l’energia sorgere, sia essa lenta o agitata, o dove si sta muovendo. Quando non ci aggrappiamo agli aggregati, essi diventano una base per la realizzazione della natura momentanea e danzante dell’esperienza. Quando ci accorgiamo che la mente si è bloccata, possiamo sempre rivolgerci ai cinque khandha e alle sei sfere dei sensi o della coscienza. L’occhio, la coscienza visiva e l’oggetto della vista; l’orecchio, la coscienza uditiva e l’oggetto dell’udito – questi sono tutti disponibili.
    Ajahn Sucitto, Puja, dal sito del Monastero Santacittarama
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione il 13 novembre 2020.
    37 min
  • Ep. 66 Riflessioni di Dharma sul martellare una pentola
    Cosa c’entra martellare una pentola con le “Riflessioni Filosofiche” di Ludwig Wittgenstein? Il filosofo ha avuto modo di osservare un aspetto importante di come chiamiamo le cose e di come, spesso, non le vediamo con chiarezza:
    66. Considera, ad esempio, i processi che chiamiamo «giuochi». Intendo giuochi da scacchiera, giuochi di carte, giuochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Che cosa è comune a tutti questi giuochi? – Non dire: «Deve esserci qualcosa di comune a tutti, altrimenti non si chiamerebbero ‘giuochi’» – ma guarda se ci sia qualcosa di comune a tutti. – Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie.Ludwig Wittgenstein. “Ricerche filosofiche”
    Quel forte suggerimento di “guarda!” a cui ci invita Wittgenstein è l’invito a portare il faro della nostra consapevolezza, in Pali sati, su quello che sta effettivamente succedendo. Quando lo facciamo ci rendiamo conto che può accadere che vediamo le cose, gli eventi e addirittura le persone come se fossero una fotografia statica perdendoci il processo di continuo cambiamento. Così ci perdiamo quello che sta effettivamente accadendo, come il sorriso di una persona cara o la sua preoccupazione; e allo stesso modo spesso guardiamo noi stessi.
    Si finisce così a distaccarci dalla realtà e a finire a martellare una pentola, e quella pentola siamo noi stessi. Bisognerà martellarla ancora, con più gentilezza, per ritrovarci, continuamente mutevoli come una statua di Balla, come la persona che siamo. E per farlo possiamo usare gli strumenti dell’Ottuplice Sentiero, quelli di sila, la moralità, di samadhi, la calma concentrata che permette di osservare in profondità, di pañña, la saggezza. Perché non cominciare, o continuare, proprio ora?
    22 min
  • Ep. 65 Meditazione di body scan (scansione del corpo)
    La meditazione di body scan , o scansione del corpo, è una delle meditazioni guidate più importanti della Mindfulness; come le altre meditazioni, è derivata da meditazioni buddhiste, in particolare questa osservazione del corpo è compresa nel sutta dei Quattro Fondamenti della Consapevolezza, il Satipatthana sutta.
    La si pratica tipicamente stando sdraiati, con l’intenzione di rimanere vigili e non addormentarsi e consiste nell’osservare le sensazioni in ogni parte del corpo, da cui il nome “body scan”. Non si tratta di creare sensazioni particolari, ma soltanto porre l’attenzione su queste sensazioni, in modo da poter calmare la mente, rendendo possibile osservare le sensazioni, riconoscerle come tali, osservando come queste vanno e vengono, potendo così sviluppare in modo intuitivo la conoscenza dell’impermanenza, nella lingua Pali degli insegnamenti del Buddha è chiamata anicca, il fatto che tutte le cose che sorgono, nascono, sono destinate a cambiare continuamente e a dissolversi. E’ così anche per il nostro corpo e in modo gentile è possibile scoprirlo praticando questa meditazione apparentemente così semplice.
    Osservando il corpo si potrà anche osservare come non ci sia un sé permanente che lo possegga, arrivando all’intuizione della non esistenza intrinseca del sé, in Pali chiamata anatta. E si potrà toccare anche come ci siano dolori, e l’insoddisfazione di non trovare più i piaceri, sviluppando la conoscenza diretta del dolore e dell’insoddisfazione, in Pali dukkha.
    Dukkha, anicca e adatta sono chiamati i “tre sigilli del Dharma”, o i “tre segni dell’esistenza”, e si intendono le tre caratteristiche che sono condivise da tutti i dharma, ovvero da tutti i fenomeni fisici e mentali. E’ quindi di importanza vitale conoscerli e riconoscerli direttamente nelle esperienze che facciamo.
    La pratica della meditazione di body scan consiste nell’osservare le diverse parti del corpo, iniziando dal piede sinistro, osservando il palmo del piede, tutte le dita, il dorso, la caviglia e così via esplorando poi tutto il corpo. E’ anche un’ottima meditazione di rilassamento, da poter fare prima di andare a dormire.
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione il 6 novembre 2020.
    Photo by Pim Chu on Unsplash
    34 min
  • Ep. 66 Riflessioni su come martellare una pentola
    Cosa c’entra martellare una pentola con le “Riflessioni Filosofiche” di Ludwig Wittgenstein? Il filosofo ha avuto modo di osservare un aspetto importante di come chiamiamo le cose e di come, spesso, non le vediamo con chiarezza:
    «66. Considera, ad esempio, i processi che chiamiamo «giuochi». Intendo giuochi da scacchiera, giuochi di carte, giuochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Che cosa è comune a tutti questi giuochi? – Non dire: «Deve esserci qualcosa di comune a tutti, altrimenti non si chiamerebbero ‘giuochi’» – ma guarda se ci sia qualcosa di comune a tutti. – Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie.»
    Ludwig Wittgenstein. “Ricerche filosofiche”
    Quel forte suggerimento di “guarda!” a cui ci invita Wittgenstein è l’invito a portare il faro della nostra consapevolezza, in Pali sati, su quello che sta effettivamente succedendo. Quando lo facciamo ci rendiamo conto che può accadere che vediamo le cose, gli eventi e addirittura le persone come se fossero una fotografia statica perdendoci il processo di continuo cambiamento. Così ci perdiamo quello che sta effettivamente accadendo, come il sorriso di una persona cara o la sua preoccupazione; e allo stesso modo spesso guardiamo noi stessi.
    Si finisce così a distaccarci dalla realtà e a finire a martellare una pentola, e quella pentola siamo noi stessi. Bisognerà martellarla ancora, con più gentilezza, per ritrovarci, continuamente mutevoli come una statua di Balla, come la persona che siamo. E per farlo possiamo usare gli strumenti dell’Ottuplice Sentiero, quelli di sila, la moralità, di samadhi, la calma concentrata che permette di osservare in profondità, di pañña, la saggezza. Perché non cominciare, o continuare, proprio ora? 🙂
    Riflessioni di Dharma registrate nel gruppo di meditazione il 6 novembre 2020.
    22 min
  • Ep. 65 Meditazione della scansione del corpo (body scan)
    La meditazione di body scan , o scansione del corpo, è una delle meditazioni guidate più importanti della Mindfulness; come le altre meditazioni, è derivata da meditazioni buddhiste, in particolare questa osservazione del corpo è compresa nel sutta dei Quattro Fondamenti della Consapevolezza, il Satipatthana sutta.
    La si pratica tipicamente stando sdraiati, con l’intenzione di rimanere vigili e non addormentarsi e consiste nell’osservare le sensazioni in ogni parte del corpo, da cui il nome “body scan”. Non si tratta di creare sensazioni particolari, ma soltanto porre l’attenzione su queste sensazioni, in modo da poter calmare la mente, rendendo possibile osservare le sensazioni, riconoscerle come tali, osservando come queste vanno e vengono, potendo così sviluppare in modo intuitivo la conoscenza dell’impermanenza, nella lingua Pali degli insegnamenti del Buddha è chiamata anicca, il fatto che tutte le cose che sorgono, nascono, sono destinate a cambiare continuamente e a dissolversi. E’ così anche per il nostro corpo e in modo gentile è possibile scoprirlo praticando questa meditazione apparentemente così semplice.
    Osservando il corpo si potrà anche osservare come non ci sia un sé permanente che lo possegga, arrivando all’intuizione della non esistenza intrinseca del sé, in Pali chiamata anatta. E si potrà toccare anche come ci siano dolori, e l’insoddisfazione di non trovare più i piaceri, sviluppando la conoscenza diretta del dolore e dell’insoddisfazione, in Pali dukkha.
    Dukkha, anicca e adatta sono chiamati i “tre sigilli del Dharma”, o i “tre segni dell’esistenza”, e si intendono le tre caratteristiche che sono condivise da tutti i dharma, ovvero da tutti i fenomeni fisici e mentali. E’ quindi di importanza vitale conoscerli e riconoscerli direttamente nelle esperienze che facciamo.
    La pratica della meditazione di body scan consiste nell’osservare le diverse parti del corpo, iniziando dal piede sinistro, osservando il palmo del piede, tutte le dita, il dorso, la caviglia e così via esplorando poi tutto il corpo. E’ anche un’ottima meditazione di rilassamento, da poter fare prima di andare a dormire.
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 6 novembre 2020.
    34 min
  • Ep. 64 Riflessioni di Dharma sull’essere sé stessi un’isola
    Essere sé stessi un’isola è il tema del verso 25 del Dhammapada, che recita così:
    “Con l’impegno, l’attenzionela rinuncia e la padronanza di séil saggio fa di se stesso un’isolache nessuna inondazione può sommergere”Dhammapada, verso 25, traduzione di Ajahn Munindo, “Dhammapada Per La Contemplazione”
    Mai come in questo momento, con il ritorno dell’emergenza del coronavirus e del COVID-19, rischiamo di sentirci destabilizzati, impauriti, privi di energia. Sentiamo che non possiamo contare più sul mondo e forse sentiamo anche il nostro mondo, il lavoro, gli affetti, messi a rischio dalla pandemia. Questa sensazione di angoscia probabilmente non ci è nuova, ma adesso anziché essere una presenza sporadica potrebbe essere diventata una sensazione permanente, anche ingigantita dalle notizie che fanno spesso apparire tutto come una catastrofe.
    Non rimane che trovare rifugio nella pratica, per un buddhista possono essere i rifugi nel Buddha, nel Dhamma (il suo insegnamento), e nel Sangha (la comunità dei suoi praticanti). Quello che ci dicono questi versi è che tramite l’impegno nella pratica, lo sviluppo di una costante consapevolezza, possiamo imparare a rinunciare a quello che non è necessario, che siano oggetti esteriori o anche attaccamenti mentali. Sarà la stessa rinuncia ad aumentare la padronanza in noi stessi, sempre meno legati agli aspetti esteriori e sempre più vicini al cuore stesso, che ci renderà più saggi, fino al punto di diventare un’isola stabile, che nessun flutto, nemmeno quelli dell’illusione, della rabbia, della paura, dell’avversione e dell’avidità, potrà sommergere. A quel punto saremo totalmente liberi!
    È un processo che può essere lungo, ma perché non iniziare a percorrerlo? Anche il Buddha ha dovuto percorrerlo, ma noi abbiamo i suoi insegnamenti come magnifica guida!
    Per unire gli insegnamenti alla pratica, si può ascoltare una meditazione guidata sul lasciar andare .
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione il 30 ottobre 2020.
    Photo by Tom Winckels on Unsplash
    30 min
  • Ep. 63 Lasciar andare, meditazione samatha-vipassana sul respiro
    Nella pratica meditativa sentiamo spesso l’invito a lasciar andare, ma come è possibile farlo? E cosa vuol dire? In effetti questo è uno degli aspetti più importanti, ma rischiamo di farlo rigidamente, cercando di rimuovere, cancellare, i pensieri, le sensazioni che si presentano. In questo modo aumentiamo l’avversione, dando ancora più forza a ciò che volevamo lasciar andare, ottenendo l’effetto opposto di aggrapparcene ancora di più, solo avendolo posto sotto il tappeto.
    Lasciar andare è invece un atto di gentilezza, un riconoscimento compassionevole di tutto, di ciò che desideriamo e di ciò che non vogliamo, permettendogli di esistere senza che noi dobbiamo portarli sulle nostre spalle. Con l’aiuto del respiro, della calma concentrata del samatha, possiamo sviluppare l’attenzione del vipassana che ci aiuta a comprendere intuitivamente come farlo.
    È possibile ascoltare delle riflessioni di Dharma legate a questo aspetto, sul come essere sé stessi isola di stabilità.
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione il 30 ottobre 2020.
    Photo by Nicolas Tissot on Unsplash
    31 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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