Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

By Associazione KalyanamittaReligion & Spirituality
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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 49 Meditazione in tre minuti
    Questa meditazione in tre minuti è una pratica della Mindfulness che possiamo praticare in qualunque luogo e in qualunque momento, adatta per i principianti. Ci permette di “tornare a casa”, sentirci a nostro agio anche in situazioni complicate.
    E’ una pratica sviluppata nel protocollo MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy), che unisce la Mindfulness così come espressa dalla MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) e la terapia cognitiva e definita da Zindel Segal e Mark Williams, e da loro denominata “Three minute Breathing Space”, spazio per il respiro di tre minuti.
    Nei tre minuti, nel primo minuto si osservano pensieri, sensazioni ed emozioni; nel secondo il respiro; nel terzo il corpo.
    Nel primo minuto, il primo passo è chiedersi “Dove sono?” , “Come sono? Come mi sento?” “Cosa sto pensando?” In questo modo, si esce per un momento dalla “modalità del fare”, uscendo dai modelli abituali e introducendo la consapevolezza dell’esperienza corrente.
    Nel secondo minuto, si prevede un unico centro di attenzione. L’attenzione è diretta lontano dal pensiero e focalizzata sul respiro.
    Durante la terza e ultima fase, il terzo minuto, l’attenzione viene espansa in modo da includere anche la consapevolezza delle sensazioni del corpo. L’attenzione qui è sul corpo nel suo insieme.
    Lo spazio per respirare di tre minuti implica un modo diretto di affrontare il problema, caratterizzato dalla consapevolezza e dalla volontà di sperimentare ciò che è presente.
    4 min
  • Ep. 64 Riflessioni di Dharma sull'essere sé stessi un'isola
    Essere sé stessi un’isola è il tema del verso 25 del Dhammapada, che recita così:
    “Con l’impegno, l’attenzione
    la rinuncia e la padronanza di sé
    il saggio fa di se stesso un’isola
    che nessuna inondazione può sommergere”
    Dhammapada, verso 25, traduzione di Ajahn Munindo, “Dhammapada Per La Contemplazione”
    Mai come in questo momento, con il ritorno dell’emergenza del coronavirus e del COVID-19, rischiamo di sentirci destabilizzati, impauriti, privi di energia. Sentiamo che non possiamo contare più sul mondo e forse sentiamo anche il nostro mondo, il lavoro, gli affetti, messi a rischio dalla pandemia. Questa sensazione di angoscia probabilmente non ci è nuova, ma adesso anziché essere una presenza sporadica potrebbe essere diventata una sensazione permanente, anche ingigantita dalle notizie che fanno spesso apparire tutto come una catastrofe.
    Non rimane che trovare rifugio nella pratica, per un buddhista possono essere i rifugi nel Buddha, nel Dhamma (il suo insegnamento), e nel Sangha (la comunità dei suoi praticanti). Quello che ci dicono questi versi è che tramite l’impegno nella pratica, lo sviluppo di una costante consapevolezza, possiamo imparare a rinunciare a quello che non è necessario, che siano oggetti esteriori o anche attaccamenti mentali. Sarà la stessa rinuncia ad aumentare la padronanza in noi stessi, sempre meno legati agli aspetti esteriori e sempre più vicini al cuore stesso, che ci renderà più saggi, fino al punto di diventare un’isola stabile, che nessun flutto, nemmeno quelli dell’illusione, della rabbia, della paura, dell’avversione e dell’avidità, potrà sommergere. A quel punto saremo totalmente liberi!
    È un processo che può essere lungo, ma perché non iniziare a percorrerlo? Anche il Buddha ha dovuto percorrerlo, ma noi abbiamo i suoi insegnamenti come magnifica guida!
    Per unire gli insegnamenti alla pratica, si può ascoltare una meditazione guidata sul lasciar andare .
    Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 30 ottobre 2020.
    30 min
  • Riflessioni di Dharma sul Sermone del Fuoco
    Queste riflessioni di Dharma partono dal terzo insegnamento del Buddha, il Sermone del Fuoco, che il Beato diede a mille monaci seguaci di una scuola di adorazione del fuoco.
    Puoi trovare una meditazione guidata basata su questo sutta, “Meditazione guidata sull’apprezzare gli eventi della vita“.
    Tutti i sensi, compresa la mente, ci insegna il Buddha, bruciano mediante il fuoco dell’attaccamento, dell’avversione e dell’illusione, i tre veleni che sono alla base della continua presenza dell’insoddisfazione e del dolore, di dukkha. Ma sebbene sia questi i mezzi del fuoco, la ragione per cui il fuoco c’è è la nostra nascita, che porta alla vecchiaia, al dolore e, alla fine, alla morte.
    Questo insegnamento di Dharma del Buddha sembra incredibilmente pessimista, ma in realtà è un gioiello prezioso, perché ci indica che, in quanto umani, siamo soggetti a questo fenomeno, a questo processo, ma che possiamo fare qualcosa per interromperlo. Che cosa? Usando la retta consapevolezza, riconoscere che quello che tocchiamo, percepiamo, sentiamo e pensiamo non è esattamente quello che realmente è, ma che lo stiamo costruendo con la nostra mente, e che questa costruzione non è reale e possiamo farla decantare alla luce della calma profonda della coscienza. Così il fuoco andrà a placarsi, e magari potremo guardarlo con affetto, come guardiamo il fuoco di un caminetto di inverno.
    SN 35.28: Adittapariyaya sutta – Il sermone del fuoco
    Così ho sentito. Una volta il Beato soggiornava presso Gaya, sul colle Gayasisa, insieme a mille monaci. Ivi rivolgendosi ai monaci disse:“ Monaci, tutto brucia! E cosa brucia, o monaci?La vista brucia, o monaci, le forme ed i colori bruciano, la coscienza visiva brucia, il contatto visivo brucia, e qualsiasi sensazione sorga in dipendenza dal contatto dell’occhio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.L’udito brucia, o monaci, i suoni bruciano, la coscienza uditiva brucia, il contatto uditivo brucia, e qualsiasi sorga in dipendenza dal contatto dell’orecchio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.L’olfatto, o monaci, brucia, gli odori bruciano, la coscienza olfattiva brucia, il contatto olfattivo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto del naso con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.Il gusto, o monaci, brucia, i sapori bruciano, la coscienza gustativa brucia, il contatto gustativo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della lingua con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angos
    27 min
  • Meditazione guidata sull’apprezzare gli eventi della vita
    Questa meditazione guidata va al centro di come percepiamo ogni oggetto, per tutti gli eventi della vita. Senza l’addestramento della meditazione, tendiamo a farci scuotere da ogni contatto, da ogni percezione, lasciando liberi i pensieri di perdersi in catene infinite. Con l’aiuto di questa meditazione guidata possiamo però imparare a riconoscere questo processo, liberandoci da questo strato continuo del fuoco dell’insoddisfazione e dolore e percependo le cose più naturali, pacificate.
    Questa meditazione sugli eventi della vita si basa sul Sermone del Fuoco (Adittapariyaya sutta, SN 35.28), terzo insegnamento che il Buddha diede pochi mesi dopo aver raggiunto l’illuminazione.
    Si può leggere il Sermone del Fuoco o ascoltare delle riflessioni di Dharma sul Sermone del Fuoco sul podcast successivo a questo.
    Meditazione registrata nel gruppo di meditazione il 23 ottobre 2020.
    Photo by Zoltan Tasi on Unsplash
    33 min
  • Ep. 61 Meditazione guidata sull'apprezzare gli eventi della vita
    Questa meditazione guidata va al centro di come percepiamo ogni oggetto, per tutti gli eventi della vita. Senza l’addestramento della meditazione, tendiamo a farci scuotere da ogni contatto, da ogni percezione, lasciando liberi i pensieri di perdersi in catene infinite. Con l’aiuto di questa meditazione guidata possiamo però imparare a riconoscere questo processo, liberandoci da questo strato continuo del fuoco dell’insoddisfazione e dolore e percependo le cose più naturali, pacificate.
    Questa meditazione sugli eventi della vita si basa sul Sermone del Fuoco (Adittapariyaya sutta, SN 35.28), terzo insegnamento che il Buddha diede pochi mesi dopo aver raggiunto l’illuminazione.
    Si può leggere il Sermone del Fuoco o ascoltare delle riflessioni di Dharma sul Sermone del Fuoco sull'episodio successivo a questo.
    Meditazione registrata nel gruppo di meditazione il 23 ottobre 2020.
    33 min
  • Ep. 62 Riflessioni di Dharma sul sermone del fuoco
    Queste riflessioni di Dharma partono dal terzo insegnamento del Buddha, il Sermone del Fuoco, che il Beato diede a mille monaci seguaci di una scuola di adorazione del fuoco.
    Puoi trovare una meditazione guidata basata su questo sutta, “Meditazione guidata sull’apprezzare gli eventi della vita“.
    Tutti i sensi, compresa la mente, ci insegna il Buddha, bruciano mediante il fuoco dell’attaccamento, dell’avversione e dell’illusione, i tre veleni che sono alla base della continua presenza dell’insoddisfazione e del dolore, di dukkha. Ma sebbene sia questi i mezzi del fuoco, la ragione per cui il fuoco c’è è la nostra nascita, che porta alla vecchiaia, al dolore e, alla fine, alla morte.
    Questo insegnamento di Dharma del Buddha sembra incredibilmente pessimista, ma in realtà è un gioiello prezioso, perché ci indica che, in quanto umani, siamo soggetti a questo fenomeno, a questo processo, ma che possiamo fare qualcosa per interromperlo. Che cosa? Usando la retta consapevolezza, riconoscere che quello che tocchiamo, percepiamo, sentiamo e pensiamo non è esattamente quello che realmente è, ma che lo stiamo costruendo con la nostra mente, e che questa costruzione non è reale e possiamo farla decantare alla luce della calma profonda della coscienza. Così il fuoco andrà a placarsi, e magari potremo guardarlo con affetto, come guardiamo il fuoco di un caminetto di inverno.
    Riflessioni di Dharma registrate nel gruppo di meditazione il 23 ottobre 2020.
    27 min
  • Riflessioni di Dharma sull’aprire il cuore
    Quanto è difficile aprire il nostro cuore! Vorremo favorire l’apertura del cuore, ma lo sentiamo freddo, silenzioso. È un problema comune a molti praticanti, non deve essere una ragione per aggiungere dolore e fatica ad una vita che è già di per sé dolorosa e faticosa.
    Proviamo invece a capire come ascoltare il nostro cuore, a conoscerlo meglio, per poter fornire cura a noi e agli altri.
    Nelle riflessioni ho citato il Sedaka sutta, più noto come la parabola degli acrobati (SN 47.19), che è possibile leggere nella traduzione inglese di Bhikkhu Bodhi o di Thanissaro Bhikkhu, o in italiano:
    La parabola degli acrobati (Sedaka Sutta, Samyutta Nikaya, Satipatthanasamyutta 47.19)Una volta il Beato dimorava tra i Sumbha in una città chiamata Sedaka. Lì il Beato si rivolse ai monaci, dicendo: C’era una volta un acrobata che dopo aver fissato a terra il suo palo di bambù disse alla sua asMsistente Medakathalika: “Vieni, cara M., arrampicati sul palo di bambù e sali sulle mie spalle”. “Sì maestro”, rispose M. e arrampicatasi sul palo montò sulle spalle del maestro.L’acrobata disse poi: “Tu bada a me M., e io baderò a te. Proteggendoci a vicenda, dimostreremo le nostre abilità, guadagneremo qualcosa e scenderemo sani e salvi dal palo”.L’apprendista rispose. “Non è questo il modo migliore, maestro. Tu bada a te stesso, e io baderò a me. Così, se ciascuno protegge se stesso e bada a se stesso, dimostreremo le nostre abilità, guadagneremo qualcosa e scenderemo sani e salvi dal palo”. E’ così che si fa, osservò il Beato, come dice l’apprendista. “Proteggerò me stesso”, con questa motivazione bisognerebbe praticare la meditazione di consapevolezza. satipatthana “Proteggerò gli altri”, con questa motivazione bisognerebbe praticare satipatthana. Prendendoti cura di te stesso, ti prendi cura degli altri; prendendoti cura degli altri ti prendi cura di te stesso. E in che modo, monaci, si proteggono gli altri proteggendo se stessi? Con la pratica, lo sviluppo e la dedizione alla presenza mentale. E in che modo, monaci, si protegge se stessi proteggendo gli altri? Con la pazienza (khanti) la non violenza (avihimsa) la benevolenza amicizia (metta) e l’empatia (anuddayata)”.Traduzione ripresa da Letizia Baglioni
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 16 ottobre 2020.
    Foto di Nick Bondarev da Pexels
    33 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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