Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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By Associazione KalyanamittaReligion & Spirituality
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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Meditazione sulle cause e gli effetti
    Il Buddha ci ha insegnato questi quattro versi che sono la sintesi della catena causale:
    Quando c’è questo, c’è quelloCon il sorgere di questo, quello sorgeQuando questo non c’è, non c’è quelloCon la cessazione di questo, quello cessa di esistere.AN 10.92
    Sono la sintesi del paticca samuppada, la catena della dipendenza condizionata, che inizia con l’ignoranza, che condiziona e genera i fenomeni condizionati, che generano la coscienza, che genera mente e corpo, che generano le basi sensoriali (i cinque sensi e la mente), che generano il contatto, e poi la sensazione, poi la brama, che genera la fonte di dukkha – l’attaccamento, da cui il voler divenire, che dà luogo alla nascita, che inevitabilmente porta a vecchiaia e morte. Come insegna il Buddha, chi vede il Dhamma vede il paticca samuppada e chi vede il paticca samuppada vede il Dhamma.
    Comprendere a fondo la catena causale, in pali idappaccayatā , è quindi davvero importante.Non basta però la conoscenza intellettuale, ma possiamo usare questa meditazione per praticarla e fare nostra questa conoscenza profonda.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 2 ottobre 2020.
    Photo by Hasan Almasi on Unsplash
    30 min
  • Ep. 55 Meditazione sulle cause e gli effetti
    Il Buddha ci ha insegnato questi quattro versi che sono la sintesi della catena causale:
    Quando c’è questo, c’è quello
    Con il sorgere di questo, quello sorge
    Quando questo non c’è, non c’è quello
    Con la cessazione di questo, quello cessa di esistere.
    AN 10.92
    Sono la sintesi del paticca samuppada, la catena della dipendenza condizionata, che inizia con l’ignoranza, che condiziona e genera i fenomeni condizionati, che generano la coscienza, che genera mente e corpo, che generano le basi sensoriali (i cinque sensi e la mente), che generano il contatto, e poi la sensazione, poi la brama, che genera la fonte di dukkha – l’attaccamento, da cui il voler divenire, che dà luogo alla nascita, che inevitabilmente porta a vecchiaia e morte. Come insegna il Buddha, chi vede il Dhamma vede il paticca samuppada e chi vede il paticca samuppada vede il Dhamma.
    Comprendere a fondo la catena causale, in pali idappaccayatā , è quindi davvero importante.
    Non basta però la conoscenza intellettuale, ma possiamo usare questa meditazione per praticarla e fare nostra questa conoscenza profonda.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 2 ottobre 2020.
    30 min
  • Riflessioni di Dharma sull’importanza della meditazione di gentilezza
    Spesso tendiamo a dividere le pratiche meditative in comparti totalmente separati: c’è la pratica di calma concentrata, o samatha, che ci permette di calmare la mente ed accedere al samādhi, gli stati di concentrazione; c’è la pratica di visione profonda, o vipassanā, che ci permette di osservare i fenomeni e riconoscerli come impermanenti. In realtà non c’è una vera separazione tra le due pratiche, come insegnava Ajahn Chah sono come il palmo e il dorso di una mano, c’è sempre l’una e l’altra insieme.
    La pratica di gentilezza amorevole, o mettā bhāvanā, è spesso considerata come “un’altra pratica ancora”. Ma come è possibile accedere alla calma concentrata senza accettare con gentilezza tutte le distrazioni, e come poter osservare tutti i pensieri disturbanti che possono sorgere nelle meditazioni di visione profonda. Possiamo così considerare questa meditazione la base di un cambio di atteggiamento che ci permette di vivere la pratica senza dover combattere.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 25 settembre 2020.
    Photo by Yoann Boyer on Unsplash
    21 min
  • Meditazione di gentilezza e accettazione
    Un sentimento nobile è quello del benessere universale, augurare a tutti gli esseri, vicini e lontani, visibili e invisibili, di star bene, felici e in pace, liberi da difficoltà e problemi, augurando di raggiungere il successo spirituale e di saper affrontare i problemi e le difficoltà che inevitabilmente si presentano.
    Spesso però è meno facile augurare questo benessere a noi stessi. Questa meditazione è proprio sull’accettazione di ciò che sperimentiamo, nella mente e nel corpo, e nel contatto diretto con il benessere che si presenta quando osserviamo i fenomeni con gentilezza, grazie alla meditazione di mettā.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 25 settembre 2020.
    Photo by Faye Cornish on Unsplash
    29 min
  • Ep. 54 Riflessioni di Dhamma sulla gentilezza amorevole
    Spesso tendiamo a dividere le pratiche meditative in comparti totalmente separati: c’è la pratica di calma concentrata, o samatha, che ci permette di calmare la mente ed accedere al samādhi, gli stati di concentrazione; c’è la pratica di visione profonda, o vipassanā, che ci permette di osservare i fenomeni e riconoscerli come impermanenti. In realtà non c’è una vera separazione tra le due pratiche, come insegnava Ajahn Chah sono come il palmo e il dorso di una mano, c’è sempre l’una e l’altra insieme.
    La pratica di gentilezza amorevole, o mettā bhāvanā, è spesso considerata come “un’altra pratica ancora”. Ma come è possibile accedere alla calma concentrata senza accettare con gentilezza tutte le distrazioni, e come poter osservare tutti i pensieri disturbanti che possono sorgere nelle meditazioni di visione profonda. Possiamo così considerare questa meditazione la base di un cambio di atteggiamento che ci permette di vivere la pratica senza dover combattere.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 25 settembre 2020.
    21 min
  • Ep. 53 Meditazione di gentilezza e accettazione
    Un sentimento nobile è quello del benessere universale, augurare a tutti gli esseri, vicini e lontani, visibili e invisibili, di star bene, felici e in pace, liberi da difficoltà e problemi, augurando di raggiungere il successo spirituale e di saper affrontare i problemi e le difficoltà che inevitabilmente si presentano.
    Spesso però è meno facile augurare questo benessere a noi stessi. Questa meditazione è proprio sull’accettazione di ciò che sperimentiamo, nella mente e nel corpo, e nel contatto diretto con il benessere che si presenta quando osserviamo i fenomeni con gentilezza, grazie alla meditazione di mettā.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 25 settembre 2020.
    29 min
  • Ep. 51 Meditazione sull'aprire il cuore ricettivo
    Questa meditazione parte dall’osservazione del respiro per incontrare le costruzioni mentali, i sankhara, che la nostra mente ci propone in continuazione: pensieri, idee, ricordi del passato, conflitti non risolti, speranze e timori per il futuro, desideri e sensazioni che arrivano dal corpo.
    La domanda che ci possiamo fare è: a chi appartengono tutte queste costruzioni mentali? Riconoscendo quando si formano, il tempo in cui permangono e poi quando svaniscono, possiamo renderci conto della totale impermanenza di tutti questi fenomeni. Al tempo stesso possiamo aprire il cuore per trovare quella spaziosità, quella libertà, quella calma che il perfetto vuoto del cuore ci offre. Un vuoto pieno di gioia incondizionata.
    Meditazione registrata nel gruppo di meditazione il 19 settembre 2020.
    32 min
  • Ep. 52 Riflessioni di Dhamma sulla pratica informale
    Come possiamo portare la pratica del Dhamma nella vita di tutti i giorni? Quali sono gli elementi guida che possiamo utilizzare per percorrere il Sentiero?
    La meditazione formale è un’ottima palestra che ci deve però insegnare come portare la pratica in ogni momento della nostra vita. Il Buddha ha insegnato i Quattro Grandi Impegni di rinunciare e abbandonare, sviluppare e preservare, con l’obiettivo di non sviluppare gli stati mentali non salutari ancora non sorti, di abbandonare quelli che siano già sorti, di sviluppare gli stati salutari ancora non sorte e mantenere quelle che siano già sorte.
    Possiamo usare una mappa che prenda in esame gli stati mentali non salutari di avidità, avversione e illusione e quelli salutari dei Sette Fattori di Risveglio per trovare delle pratiche informali adatte a noi.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 19 settembre 2020.
    20 min
  • Riflessioni di Dhamma sulla pratica informale
    Come possiamo portare la pratica del Dhamma nella vita di tutti i giorni? Quali sono gli elementi guida che possiamo utilizzare per percorrere il Sentiero?
    La meditazione formale è un’ottima palestra che ci deve però insegnare come portare la pratica in ogni momento della nostra vita. Il Buddha ha insegnato i Quattro Grandi Impegni di rinunciare e abbandonare, sviluppare e preservare, con l’obiettivo di non sviluppare gli stati mentali non salutari ancora non sorti, di abbandonare quelli che siano già sorti, di sviluppare gli stati salutari ancora non sorte e mantenere quelle che siano già sorte.
    Possiamo usare una mappa che prenda in esame gli stati mentali non salutari di avidità, avversione e illusione e quelli salutari dei Sette Fattori di Risveglio per trovare delle pratiche informali adatte a noi.
    Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 19 settembre 2020.
    Photo by Bonnie Kittle on Unsplash
    20 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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